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Editoriali

Tutto va bene, dice il presidente del Consorzio Barolo Ascheri, ma come diavolo fa a dirlo?

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Ragionamenti e conti della serva sulla produzione dei vini albesi

Lo so che ho solennemente promesso (non scherzavo) che finché qualche maleducato e arrogante non farà quello che non ha l’onestà e gli attributi per fare non scriverò più di vini albesi, e quello continuerò a fare. Nessun articolo, né positivo, né negativo, su Barolo, Barbaresco, Dolcetto, Barbera, Pelaverga, Nascetta, ecc. e non mi contraddico (ringrazio diversi noti e importanti produttori di Barolo che mi hanno chiamato invitandomi a ripensarci e manifestandomi la loro stima e amicizia ma non cambio idea) se invece dei vini e delle aziende scriverò dei problemi.

Che ci sono, eccome, nel mondo del vino albese. E solo miopi, incapaci, fafiuché, post democristiani, buonisti inutili, personaggi obnubilati dal tenace attaccamento alla poltrona possono far finta di non vedere. O peggio ancora dire che non esistono. E minacciare in maniera ridicola chi li denuncia.

Oggi ho letto su La Stampa, pagina 39 Economia, a firma del mio bravissimo collega Roberto Fiori, un interessante articolo dal titolo emblematico: “il vino piemontese più forte della pandemia”, un’analisi meticolosa dei numeri dell’imbottigliato forniti dai vari Consorzi piemontesi.

Ho letto anche che l’ineffabile (ormai faccio fatica a trovare gli aggettivi per definirlo, per contenere la sua debordante fantasia e creatività, lui porta il Barolo a Taormina, mica à Paris o Tokyo o Londra, a Taormina, Caserta, Lecce e Senigallia) presidente del Consorzio Barolo Barbaresco (Alba, Langhe, Dogliani), Monsù Matteo Ascheri, ha testualmente dichiarato: “i dati  sono sorprendentemente positivi” e ha parlato dell’esigenza di semplificare le denominazioni albesi.

Di questa promessa, inquietante, parleremo in seguito, per ora, prendendo atto (e la prossima settimana ci faremo dei ragionamenti) che anche in Roero le cose non vanno benissimo (-711.368 bottiglie, ovvero un – 10,6%) proporrei di fare, non ho studiato alla Bocconi, non ho fatto il militare a Cuneo, non abito a Bra (mi limito ad amarne la salsiccia), quattro conti della serva. Stiamo nell’albese e ragioniamo sul numero di bottiglie prodotte.

Elementi positivi:

Barolo + 3,7%

Langhe + 8%

Nebbiolo d’Alba + 5,2%

Langhe Nebbiolo + 3,9%

In totale una crescita del 20,8%

Elementi negativi:

Barbaresco – 7,9%

Barbera d’Alba – 6,1%

Diano d’Alba – 14,2%

Dolcetto d’Alba – 5,3%

Dogliani – 0,4%

Verduno Pelaverga – 1,7%

In totale un calo del 35,6%

Il Barbaresco cala quasi dell’8%, la Barbera d’Alba del 6 abbondante, tre denominazioni di Dolcetto tra loro sommate perdono il 20% e Monsieur Ascheri riesce a dire che “i dati sono sorprendentemente positivi”, ma su quale pianeta vive, in quale realtà separata?

Va bene, i Nebbiolo crescono oltre il 9%, che assommati alla crescita dell’otto per cento del Langhe portano ad un incremento dei vini a denominazione base Nebbiolo del 17% e il Barolo cresce quasi del 4%, ma con quali riscontri, le bottiglie di Barolo Docg a 9 euro sugli scaffali della GDO a 9 euro che Monsù Ascheri giudica come un “male necessario”?

Come diamine fanno al Consorzio Barolo Barbaresco (Alba, Langhe, Dogliani) a sostenere che i vini albesi non pagano pesantemente la crisi con questi risultati devastanti? Cosa hanno intenzione di fare al Consorzio per tutelare, rilanciare, promuovere seriamente un vino come il Dolcetto che nel 2020 ha perso un quinto dell’imbottigliato?

Come si fa, di fronte all’ennesima dichiarazione lapalissiana che lascia il tempo che trova “stiamo affrontando una traversata nel deserto e non sappiamo ancora a che punto siamo” ad avere fiducia in un Presidente simile e pensare di affidargli un altro mandato? Ma stiamo scherzando?

Produttori albesi che avete, voi sì, un minimo di senso di responsabilità, mettetevi una dannata mano sulla coscienza, e anche se non volete prendere in considerazione i nomi che in un articolo di due mesi fa ho indicato come possibili candidati alla presidenza (ognuno sarebbe cento volte meglio dell’attuale) sentitevi, parlatevi, confrontatevi, e alle fine tirate fuori dal cappello del mago nomi di persone, i veri “responsabili” mica i cialtroni che puntellano il pochettaro a Roma, pronte ad impegnarsi duramente, nel Cda del Consorzio, per renderlo una cosa seria, degna, dotato di una progettualità, di una capacità di pensiero, di idee che non siano tristi, meste, provinciali.

Degne di un vero Consorzio Barolo Barbaresco (Alba, Langhe, Dogliani non di una parodia come l’attuale.  Anduma boia fauss!

n.b.

non dimenticate di leggere anche il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Nevio
Nevio
8 mesi fa

Se riesce a pubblicare tutta la tabella si potrebbe fare una analisi quantomeno corretta di questi numeri, come fa notare Alessandro. Cio che scrive non ha semplicemente senso.
Io ho accesso solo a dati aggregati per regione. Ove risulta che le quantità del Piemonte sono cresciute del 2% verso il 2019.

Maurizio
Maurizio
8 mesi fa

Forse l’unico dato che era auspicabile fosse leggermente in calo è proprio quello del Barolo, che visto i prezzi al ribasso più che mai non era male calasse un po’ a livello di offerta. Invece continua ad aumentare…

Otto Gianni
Otto Gianni
8 mesi fa

Mi perdoni il commento da professore di matematica in pensione, ma non si possono sommare le percentuali in tal maniera, matematicamente non ha senso. Cordialità.

Fabio
Fabio
8 mesi fa

Caro Franco, come fatto notare in precedenti commenti, a livello statistico, non è corretto sommare le percentuali come hai fatto tu. Le percentuali vanno riferite ai numeri totali. Ad esempio, nebbiolo d’alba fa + 5,2% e Langhe nebbiolo +3,9%; non si può dire che insieme fanno +9,1%, ma sarà un incremento compreso tra 3,9 e 5,2 e sarà tanto più vicino ad un valore piuttosto che ad un altro a seconda di quale denominazione ha imbottigliato di più (nel caso fossero lo stesso numero di bottiglie, sarebbe il valore medio e quindi crescerebbero del 4,55%).
Per fare una valutazione globale servono i volumi totali e non le singole variazioni percentuali.
Detto questo, la domanda che mi pongo è: ma sono così importanti i numeri di bottiglie prodotte per valutare il lavoro del consorzio e della zona in generale? No perché se poi rimangono in buona parte invendute e devono abbassare notevolmente i prezzi di vendita, non so quali siano i vantaggi per compensare la perdita di valore del marchio che ne deriva.

Ale
Ale
8 mesi fa

Nel suo altro blog parla di un calo dello champagne del 20% e parla di risultato comunque positivo e di tenuta.
Il vino delle langhe, a volere leggere correttamente i numeri, e’ in leggero aumento e parla disastro e vergogna per il consorzio .
Quando l antipatia e le questioni personali hanno la meglio sulla ragione si fanno figure non belle.
Saliti

Ale
Ale
8 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

Ziliani i giudizi sulle politiche del consorzio le lascio a lei che è certamente più informato.
Però è numericamente incontestabile che, in base al numero di bottiglie che lei cita su questo blog e sull alto, si vede uno champagne in seria crisi e i vini delle langhe se nonostante la crisi, tengono botta.
L analisi quantitativa che ha fatto è banalmente e completamente senza senso.
Poi sui giudizi sul consorzio, lascio parlare lei. Ma non può scrivere cose errate e fare finta di nulla.

Gaetano
Gaetano
8 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

I miei Nipoti mi hanno fatto notare che, ipotizzando per l’anno Domini 2021 l’arrivo di un fantomatico Covid 21 che azzerasse tutto il patrimonio vitato di Pelaverga, cioè – 100% a fine anno, si dovrebbe parlare di catastrofe anche per Barolo e Barbaresco nonostante una loro crescita del 20%.
Sempre con la massima simpatia e stima!!

Riccardo
Riccardo
8 mesi fa

Con la massima simpatia: per Sua fortuna il mio professore di statistica dell’università è da tempo passato a miglior vita, anche se credo che dal sepolcro giungano rumori inquietanti 🙂 Per il resto, il numero di bottiglie senza il prezzo medio di vendita e la quota di mercato rispetto ad altre denominazioni vuol dire molto poco. La crescita per la crescita può non essere necessariamente positiva e può portare ai 9 euro in GDO, a meno che l’obiettivo non sia scalzare denominazioni meno pregiate facendo sì che anche i tapini come me pasteggino a Barolo e Champagne (grazie Esselunga) a meno di dieci euro a bottiglia. Un caro saluto.

Renato villa
Renato villa
8 mesi fa
Reply to  Riccardo

Secondo me tutti quelli che qui criticano il calcolo di Ziliani commettono un errore, o non lo conoscono abbastanza. Più volte ha fatto il burlone e si è divertito a prendere tutti per il naso. Ricordate quando si “inventò ” di lavorare con un noto produttore di Barbaresco che poco stima?
Secondo me anche stavolta ha pubblicato sti numeri assurdi solo per fare il burlone o per gettare il sasso nello stagno .
Dai stiamo sempre parlando di una persona che ha diretto una biblioteca. Non può avere veramente cotanta ignoranza matematica.
Io scommetto che domani farà un post in cui spiegherà il perché è uscito con sta assurdità. Qcn scommette?

Gaetano
Gaetano
8 mesi fa

Beh Franco stavolta l’ha fatta grossa:))
Ci dorma sopra e domani corregga quei conteggi strambalati.
Prometto che se lo fa, domani non li faccio vedere ai miei nipoti :))
Con tutta la simpatia e stima possibili!

Ale
Ale
8 mesi fa

Io proporrei di mettere da parte polemiche , insulti e errori clamorosi nel leggere innuneri e di focalizzarsi sui numeri stessi con un aporoccio corretto.
Le bottiglie delle varie denominazione prodotte nelle langhe sono state 55.8 milioni nel 2020 contro le 55.3 milioni del 2019. Aumento quasi attorno all 1%. Nonostante il virus.
Nello stesso periodo la produzione dinchampagne ha avuto, in termini quantitativi, un calo quasi del 20%.
I numeri sono questi . Poi possiamo discuterne quanto si vuole. Ma almeno partiamo dai numeri giusto. E soprattutto interpretati in maniera corretta.
Personalmente, basandosi su tali cifre, trovo difficile dire che in quella zona del piemonte le cose stiano andando malissimo. Anzi.

Luca
Luca
8 mesi fa

Io non riesco a recuperare l articolo della Stampa. Ma alla fine del conti, sig. Ziliani, chi ha ragione? Ste bottiglie sono aumentate o diminuite? Grazie per la risposta

Tendenza

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