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Editoriali

Sommessi consigli a Daniele Cernilli sui vini di Bruno Giacosa

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A Danié lassa sta er Piemonte, nunn’è cosa pe’ te!

Brutta cosa invecchiare male… Tranquilli non sto parlando di me, non sto facendo outing o un’autocritica che non ha ragion d’essere perché ho la presunzione di affinarmi e migliorare negli anni come un Monprivato 1982, 1964 o, il mio millesimo, 1956. Io mi sento benissimo, per dirla con Bob Dylan Forever young…

Il discorso sull’invecchiare non proprio benissimo, magari perdendo lucidità di giudizio, è riferito ad un collega che ha due anni più di me, con cui negli anni ho intrecciato (idealmente) le lame, criticando duramente talune sue scelte quando era co-direttore di una guida che per anni ha guidato, fuori strada, e lo fa ancora, legioni di appassionati un po’ creduloni, e soprannominandolo scherzosamente il Robert Parker der Tufello.

Parlo der romano de Roma, dell’Alberone e non der Tufello, mi ha contestato, Daniele Cernilli, alias Doctor wine, come si è scherzosamente (prendendosi molto sul serio, com’è suo costume) soprannominato quando lasciati i gamberisti rossi ha creato un suo sito Internet e poi una guida.

Non ho niente contro Daniele, m’è pure simpatico (insomma…), ho più volte riconosciuto la sua preparazione, la sua cultura, la sua capacità di degustatore, la sua conoscenza dei grandi vini francesi che è sicuramente superiore alla mia, però, da qualche tempo, mi sembra che il buon Daniele stia perdendo qualche colpo.

Un’avvisaglia l’avevo avuta già, qualche anno fa, quando scoprii che aveva chiamato a collaborare al suo sito e alla guida un Signore che conosco (e lui conosce bene me), che sarebbe meglio si limitasse a scrivere di Champagne (quelli li capisce abbastanza) ma si ostina a scrivere di vini la cui realtà gli sfugge. Poi fortunatamente, dopo che l’espertone fiorentino in oggetto aveva avuto la bella idea di fare il testimonial del Tavernello, Daniele l’ha invitato ad accomodarsi altrove

La vera conferma che il buon Daniele invecchiando tende un po’, come certi vini, ad andare in aceto (perlomeno quando gli prende l’uzzolo di scrivere di vini che forse non conosce poi tanto bene) l’ho però avuta di recente, leggendo un suo articolo sul tema Barbera e barrique, un pezzo contenente tesi tanto stravaganti che ho dedicato un mio articolo, questo, per contestarne teoremi e conclusioni.

Daniele non ha gradito molto, tanto che ha pensato bene di cancellare un commento mio e uno di un lettore che mi dava ragione, dal suo sito. Prassi vagamente stalinista e grave per uno che non perde occasione per dire di essere democratico (si è persino candidato con Monti…), illuminato e tollerante. Anvedi…

Cernilli, dimentico del motto che ammonisce che errare humanum est, perseverare autem diabolicum, continua, invece di occuparsi dei vini che davvero conosce e su cui può esprimersi con autorevolezza, a dire la sua sui vini di una regione, il Piemonte, che, senza arroganza alcuna, sono Ziliani mica lui, penso di conoscere meglio. Di esserci stato più volte di lui, di essere amato, da tanti produttori, mica da tutti, ben più di quanto lo sia lui.

Stamattina, lunedì, giorno del suo predicozzo (pardon, editoriale) settimanale, il buon Daniele ci ha proposto, leggetela qui, una riflessione sul tema, molto interessante, del cosiddetto blind tasting, dégustation à l’aveugle o degustazione alla cieca come la vogliamo chiamare.

Ha esordito osservando che “degustare alla cieca è difficile, richiede molta concentrazione e una notevole capacità interpretativa. Essenziale, poi, è la sequenza con la quale i vini vengono presentati”, ed è andato avanti sostenendo tesi condivisibili, sino a quando ha avuto la malaugurata idea di fare un esempio, di raccontare un episodio della sua lunga carriera di degustatore guidaiolo. Leggiamo: “Anni fa, assaggiando vini di Langa con un gruppo di degustatori per la guida del Gambero Rosso e di Slow Food, fra di noi c’era un grande supporter e sinceramente appassionato dei vini di Bruno Giacosa. Grandi Barolo e Barbaresco tradizionali, eleganti, complessi, ma non certo campioni di struttura. In assaggio coperto regolarmente quei vini lui li valutava meno di altri, che magari avevano uno stile più moderno e un corpo di maggiore impatto. Quando si scoprivano le bottiglie prima protestava dicendo che evidentemente quel campione non andava bene, poi avrebbe voluto andare a nascondersi per l’imbarazzo. Allora chiedeva che il suo giudizio venisse rimosso, che forse non era in forma quel giorno e via dicendo”.

E qui, caro Daniele, trattando di vini piemontesi per la seconda volta nel giro di una settimana hai toppato e di brutto, tanto da farmi pensare che tu non stia bene, stia perdendo colpi, abbia bevuto troppi vini di Banfi, troppi Super Tuscan e magari qualche Tavernello che ti ha lasciato il tuo ex collaboratore fiorentino.

Perché scrivere, sfidando il senso del ridicolo e la realtà delle cose, a proposito dei vini di Bruno Giacosa definendoli “Grandi Barolo e Barbaresco tradizionali, eleganti, complessi, ma non certo campioni di struttura” é un capolavoro di comicità. Roba da Drive in o Zelig.

Caro Cernilli, passo al cognome e al lei, per sottolineare meglio la presa di distanza da quanto dice, ma Ella, Doctor Wine, hai idea di quello che dice? Non sarebbero campioni di struttura non solo i grandi Barbaresco Rabajà e Asili, il Barolo Falletto e la riserva Rocche del Falletto e pur anche il Nebbiolo d’Alba Valmaggiore?

Ma Ella è presente a sé stesso, sa quello che dice? Vede, Dottor Cernilli, io capisco che per lei “campioni di struttura” sono certi Barbaresco e Barolo rinoceronteschi che lei e i suoi compari di Slow Food avete premiato e pompato per anni, certi vini frutto dell’uso spregiudicato in cantina di concentratore, osmosi inversa, glicerina e porcherie enologiche varie, certi overoaked Nebbiolo based wines dal colore scuro come la notte, ma per favore, eviti accuratamente, se non vuole sprecare il patrimonio di autorevolezza e credibilità che si è costruito in una vita che si avvicina ai 70 anni e che anch’io, pur criticandolo come faccio ora, non ho alcuna difficoltà a riconoscerle, di scrivere certe cose…

Dottor Cernilli mi dia ascolto, quando vuol scrivere di Barolo e di vini di Langa non dico che debba venire a lezione da me (domine non sum dignus) ma provi a consultare veri esperti come Pierluigi Gorgoni, Gianni Fabrizio, Alessandro Masnaghetti, Gigi Brozzoni, che sui Barolo e Barbaresco di Bruno Giacosa (che io sono pronto a scommettere di aver incontrato molte più volte di lei, che era riuscito a non farsi amare, eufemismo, anche da un grande come Gianfranco Soldera) non scriveranno mai e poi mai che i Barolo e Barbaresco del Maestro di Neive sarebbero “tradizionali, eleganti, complessi, ma non certo campioni di struttura”.

Cordialmente suo Franco Ziliani

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Marcello Sensi
Marcello Sensi
9 mesi fa

Barba non facit philosophum… Stiamo parlando di colui che asserisce che il merlot di un famigerato enologo autoctono ( note di scacciapensieri in sottofondo… ) e’ tra i migliori al mondo dopo quelli del Pomerol? Che puntualmente gratifica costui con punteggi che partono da un minimo di 95 punti? Ed e’ lo stesso che liquido’ una monumentale versione di Brunello Madonna delle Grazie 2010 con un misero 93 punti?

marco
marco
9 mesi fa

Ziliani, al solito i suoi articoli polemici sono sempre un po’ HIT & MISS. Mi spiego: non capisco la sua vena polemica nella definizione dei vini di Giacosa, perchè quello che Cernilli voleva dire era parlare della difficoltà di una degustazione alla cieca, e non qualificare criticamente la struttura dei vini di Giacosa. Peraltro siete d’accordo: i vini di Giacosa avevano meno struttura di quelli modernisti.

marco
marco
9 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

principalmente perché quando parla di vino apprezzo… ed anche quando le polemiche sono centrate. Purtroppo quando fa polemica al 90% dei casi sono post un po’ noiosi.

Ale
Ale
9 mesi fa

Buonasera Ziliani, la seguo dal 2011 e mi fido del suo giudizio ben di più che di quello della redazione di DoctorWine, a cui, tra l’altro, collaborano persone con una visione del vino anche molto contrastante tra loro e di conseguenza riportano giudizi a mio modestissimo parere poco coerenti uno con l’altro… ma questo è un altro tema.

Io non credo di avere né l’esperienza né le competenze sue o di Cernilli, però in questo caso non mi sembra una mostruosità (a differenza del linoleum di qualche settimana fa) descrivere i vini di Giacosa come più eterei, fini e leggiadri e di conseguenza con meno struttura rispetto a Monfortino, Ca d’Morissio, Granbussia (perché il meno strutturato immagino si riferisca a questa categoria di vini, non a baroli da tutti i giorni o quasi). Però può essere anche una questione semantica di cui ad un semplice bevitore sfugge il dettaglio…

Luca
Luca
9 mesi fa

Colui che ci capisce di champagne sarebbe Gori? Io ricordo lei sostenne proprio il contrario. Forse anche lei non sta invecchiando benissimo.

luca
luca
9 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

“Gori per opera dello Spirito Santo e di una serie fortunosa di circostanze irripetibili (partecipasse altre 10 volte non uscirebbe una sola altra volta il numero vincente che ha estratto con un culo gigantesco) ha addirittura vinto, due anni fa, il titolo di Ambasciatore italiano dello Champagne“. Franco Ziliani, gennaio 2013

Lei uno che ci capisce di champagne, lo descriverebbe cosi? Ah

Roberto
Roberto
8 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

Secondo Lei, anche quando scrive di Chianti bisognerebbe lasciare perdere? Grazie

Roberto
Roberto
8 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

Riformulo. Se quando scrive di Chianti non scrive stupidate, come quando scrive di Champagne, o se scrive stupidate. Grazie

Roberto
Roberto
8 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

“In seguito, giudicando quello che scrive, ho capito che di Champagne Gori ne sa e non scrive stupidate. Quando scrive di altri vini, beh, lassuma pert…”
La domanda è se, secondo Lei, Gori di Chianti ne sa e non scrive stupidate, o se non ne sa e di stupidate ne scrive

Roberto
Roberto
8 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

Grazie. Cordiali saluti. R.

Marco
Marco
9 mesi fa

Personalmente seguo questo blog perché nella mia vita ho imparato che è meglio fidarsi di chi non teme di farsi nemici piuttosto di chi vuole sempre piacere a tutti. Posso essere d’accordo o meno su alcune cose ma per quel che mi riguarda l’onestà intellettuale è un valore assoluto e a Ziliani va riconosciuta. Se parla bene di un vino sono pronto a scommettere che gli è piaciuto davvero e, scusatemi se è poco, per chi come me segue un blog\sito per imparare e conoscere questo vale più di ogni cosa.

Marcello Sensi
Marcello Sensi
9 mesi fa
Reply to  Marco

Bene, Marco! Esorto lei e Ziliani a riappacificarvi. Ovvio che talvolta capita anche a me di non condividere alcune prese di posizione di Franco – quot homines tot sententiae – ma non nutro il benche’ minimo dubbio sulla sua dirittura morale. Talvolta egli eccede con la sua vis polemica, ma questo e’ dovuto alle sua grande passione e al suo carattere pugnace. Insomma, Franco Ziliani e’ una presenza irrinunciabile nel desolante panorama enologico italiano!

Marco
Marco
9 mesi fa
Reply to  Marcello Sensi

Riappacificarci? Guarda che non ho mai discusso con Franco, forse ti riferisci al Marco che ha postato prima di me 😀

Marcello Sensi
Marcello Sensi
9 mesi fa
Reply to  Marco

Chiedo venia, ovvio che si. Al fine di evitare spiacevoli malintesi, non sarebbe meglio qualificarsi con il proprio nome e cognome? Peggio ancora coloro che si avvalgono di sciocchi pseudonimi…

Marco Redaelli
Marco Redaelli
9 mesi fa
Reply to  Marcello Sensi

si hai perfettamente ragione

Luca visani
Luca visani
8 mesi fa

Buongiorno. Sarebbe bello che il Sig Ziliani rispondesse nel merito specifico del racconto fatto riguardo al blind tasting senza cercare di eludere il discorso con generiche e banali considerazioni sulla qualità dei Barolo e Barbaresco. Questo lascia adito al cattivo pensiero che il famoso intenditore di vini “fuori forma” a cui si riferiva doctor wine era proprio il tanto famoso Ziliani. Inoltre sarebbe interessante che le sue opinioni riguardo al Barolo a 10 euro prendessero in esame anche le motivazioni economiche che inducono a “svendere” questo docg considerato che di masochisti non ve ne sono molti in giro. I suoi commenti riguardo a questo aspetto sono troppo teorici e astrusi dalla dura realtà e non consentono ai suoi affezionati lettori di capire appieno il mondo del vino. Cordiali saluti.

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