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Degustazioni

Marche IGT Passerina Bassamarea 2019 Conte Leopardi

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Suvvia, diciamolo, che è l’uva che tutti i maschi italiani (quasi tutti) sognano!

Non avevo bisogno di leggere il divertente sondaggio pubblicato, non mi ricordo più da quale blog, per avere conferma di una certezza, ovvero che l’uva bianca preferita dagli italiani non è la Garganega, il Trebbiano, il Sauvignon, lo Chardonnay o il Gewürzrtraminer, bensì, ma era facile arrivarci, la Passerina.

È una vita che amo pazzamente (non potrei farne a meno) questa “uva” tanto saporita e profumata. Il primo incontro con lei, avevo 17 anni credo, e non bevevo vino, fu un colpo di fulmine, una folgorazione, una rivelazione. Da allora, e sono passati tanti anni, le sono rimasto fedele. L’incontro con la Passerina, del resto, è un incontro decisivo, che ti fa vedere e gustare il mondo sotto un’altra prospettiva, che ti cambia la vita, la rende migliore. Un incontro che è delizia, ma talvolta diventa anche croce…

Oddio, non a tutti i maschi la Passerina piace, c’è (de gustibus) chi gli preferisce l’Arneis, però per quanti bianchi io possa provare, che siano fatti con Garganega, Vermentino, Carricante, Verdicchio, la Passerina vince sempre. Ha un fascino particolare, un non so che, un qualcosa che attrae magneticamente chi la degusta. Più la degusti e più la gusteresti.

Confesso un pensiero che mi pervade la mente da tempo. Mi sono stufato di fare verticali di Barolo, Brunello di Montalcino, Champagne, il mio sogno è una verticale (orizzontale, obliqua, va sempre bene, mal di schiena permettendo…) di Passerina, di dieci, quindici Passerina di fila.

E’ un cimento impegnativo, bisogna prepararsi psicologicamente e fisicamente, ricorrere preventivamente ad un doppio zabaione, magari chiedere al medico la ricetta per un aiutino azzurro, ma cari maschietti che mi leggete (voi lettrici non prendetevela, soprattutto se siete magre stinche e magari tardo femministe, è un gioco e a me piace ridere e scherzare, non solo bere Passerina…), chi di voi direbbe mai di no ad un fresca, pimpante, meglio se presentata con una bella silhoutte, pardon, etichetta, Passerina?

Non è facile trovarla, direte voi a questo punto, persuasi che io mi riferissi ad un’uva e ad un vino e non, come qualche malizioso avrà pensato, ad altro, e difatti non è un’uva che si trova ovunque la Passerina, uva che in altre regioni viene chiamata nei modi più disparati (vi risparmio le definizioni perché non sono sempre elegantissime…), e ha il suo habitat tra Marche e Abruzzo.

E così, pensando alle mie pene d’amor perdute e confortato da tanti bei ricordi di Passerina/e degustate in Italia, ma anche en France (quelle francesi, pardon, parigine, hanno un gusto tutto speciale) e ricordando una Passerina che oggi è introvabile, la migliore mai gustata, quella di un’azienda, che oggi ha cessato l’attività, della marchesa Vattelapesca, gustata una sera indimenticabile in una remota contrada di Puglia, per consolarmi mi sono stappato – e qui finisce il gioco e comincia il vero racconto del vino, la Passerina di sangue blu di una bellissima azienda marchigiana posta in area Monte Conero, a Numana, quella del quasi mio coetaneo conte Piervittorio Leopardi Dittajuti.

Nobiluomo discendente dell’indimenticabile autore dell’Infinito e A Silvia (penso fosse una passerina un po’ ritrosa…) che nonostante si avvalga da anni della consulenza enologica di quel “prezzemolo” di wine maker che corrisponde al nome di Riccardo Cotarella (proprio lui, quello bipartisan che fa vini sia per l’amico dei potenti Vespa che, e sono vini super, soprattutto il Pinot nero, del compagno Baffino D’Alema nella sua azienda umbra, ma li farebbe anche per Conte o Berlusconi, se decidessero di produrre vino) fa ottimi vini ottenuti da uve coltivate nei 45 ettari di proprietà.

Parlo dei Rosso Conero, che costituiscono la parte prevalente della produzione, con qualcosa come sei, sette tipologie diverse, Verdicchio dei Castelli di Jesi, Falerio Pecorino, il Risacca, e soprattutto due Sauvignon, Bianco del Coppo e Calcare, che sono un po’ il fiore all’occhiello dell’azienda. Che produce anche un ottimo olio extravergine d’oliva.

Io però, consapevole di correre il rischio di passare per un erotomane, ma ho le spalle forti e ho superato ridendo recenti ridicole accuse di essere sessista, maschilista, misogino, arrivate anche da erinni tardo femminarde, perché avevo avuto l’ardire di scrivere che una pseudo esperta di vini era “magra stinca” (e difatti lo è, oggi magari ingrassata dalle vendite del suo inutile libro che parecchie persone, per curiosità dopo il rebelot che era scoppiato, hanno, peggio per loro, acquistato), del Conte Leopardi ho scelto di gustarmi la Passerina. Che è targata Igt Marche, si chiama Bassamarea, nasce da uve Passerina coltivate su terreni collinari calcareo argillosi, è affinata in acciaio e va bene in ogni frangente abbinata a qualsiasi piatto, perché la Passerina è sempre la Passerina!

Un bianco simpatico, che mi ha convinto (e come poteva essere diversamente!) per il suo colore paglierino oro brillante molto luminoso, molto profumata, fresca, floreale, con quel bouquet di aromi che fanno sognare e perdere la testa, giocato tra agrumi, pesca bianca, mela, un filo di pietra e sale.

Bocca sapida, viva, nervosa, di grande piacevolezza, con una bella vivacità, piena di sapore, succosa, rotonda morbida al punto giusto e soprattutto salata. Altro che Verdicchio, Chardonnay, Sauvignon: hasta la Passerina siempre!

n.b.

non dimenticate di leggere anche il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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