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Editoriali

Langa addio, non ti capisco più, ci rinuncio e saluto

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Un amaro congedo da una terra e da vini che ho tanto amato

Ho molto riflettuto prima di scrivere questo articolo, ma non vedo alternative per rispetto di me stesso, della mia storia, del mio percorso professionale. Questi ultimi due, quello sull’ottimo Barolo Carpegna 2015 di Cascina Bruni e quello sulle cose stravaganti sui vini di Bruno Giacosa scritte da uno stagionato collega romano, sono stati insieme a questo gli ultimi articoli da me dedicati ai vini e alle aziende della mia amata Langa.

Troppe cose ormai sfuggono alla mia comprensione, troppi comportamenti assurdi nei miei confronti, troppe dimostrazioni, da parte del mondo del vino albese, di ipocrisia, pavidità, tartufismo, conformismo e, mi sia concesso, di irriconoscenza nei miei confronti.

Ormai la mia Langa, quella che ho conosciuto per la prima volta 37 anni fa e di cui mi innamorai a prima vista, è solo un ricordo. Non solo perché le vigne, anche quelle vitate a Nebbiolo da Barolo, ormai si trovano dappertutto, ci manca solo finiscano sui tetti delle case e siamo a posto, ed è cambiato profondamente il paesaggio, ma perché sono cambiate l’atmosfera, le persone, il sentimento comune, e all’orgoglio contadino, alla dignità, al rispetto della terra e delle tradizioni sono subentrati opportunismo, furbizia, calcolo e ricerca di arricchimento ad ogni costo. Perché non ci sono più Bartolo, Beppe, Teobaldo, Quinto, Aldo, Giovanni, Bruno, Gigi, Giacinto e di uomini come loro ne sono rimasti pochissimi, da contare sulle dita di una mano.

Questa, dove un presidente del Consorzio può arrivare a dire, come ha fatto oggi su La Stampa pagine di Cuneo, intervistato da Roberto Fiori, che “il Barolo a 9 euro è un male necessario”, dopo aver più volte fatto affermazioni a mio avviso fuori dal senso comune e di ogni logica, senza che nessuno si sollevi e lo inviti caldamente a non ricandidarsi, che di un presidente simile il mondo Barolo e Barbaresco non sa che farsene, che sia meglio che si tolga al più presto, una volta scaduto il suo mandato, di torno, non è la mia Langa.

Non è la mia Langa, è una Langa che mi è diventata estranea, incomprensibile, ostile, spero addirittura non nemica, sarebbe veramente il colmo. Una Langa che non mi merita, quella dove più volte invitato pubblicamente e privatamente via mail a smentire le farneticazioni di un diffamatore matricolato, il Presidente del Consorzio Barolo Barbaresco ha scelto di comportarsi da Ponzio Pilato, da persona non certo perbene e ha fatto orecchio da mercante. Lasciando che l’onta del dubbio cada sulla mia correttezza e portandomi a pensare cose che non dico qui, ma esprimerò in altre sedi, quelle previste dalla Costituzione italiana, a tutela, in ogni sede, del mio nome e della mia specchiata immagine.

Non è più la mia Langa quella dove i produttori, anche quelli amici, o presunti tali, non hanno fatto nulla (forse qualcosa hanno fatto un paio, così dicono, ma non ne ho le prove) e si sono guardati bene dall’intervenire a mia difesa con il signor Ascheri Matteo e il suo degno direttore, e pretendendo, visto che si tratta del Presidente di un ente, il Consorzio, che dovrebbe rappresentarli, che facesse la cosa giusta. Quella che farebbe ogni persona perbene. Non lui, che persona perbene dimostra di fatto di non essere.

Mi sono stancato di essere menato per il naso e vilipeso. Mi è venuto a nausea un mondo di falsi e cortesi, di ipocriti. Tornerò in Langa, per l’ultima volta, lunedì 25 gennaio per rendere omaggio ad un grande uomo come Olivio Cavallotto che giorni fa ci ha lasciato, per mantenere un impegno e una promessa che ho fatto a suo figlio Alfio.

Poi dopo alcune visite che avevo già da tempo concordato e alle quali tengo, perché saranno a persone che nei fatti hanno dimostrato di rispettarmi o di essermi amiche, martedì 26 o al più tardi la mattina di mercoledì 27 raggiungerò Asti e salutando con infinita tristezza le amate colline che ho celebrato con tutto l’amore possibile dirò addio e a non rivederci.

Tornerò in Piemonte, regione che amo, ovviamente, ma non nella Langa matrigna. Tornerò nel Roero, andrò nell’astigiano, nel Monferrato, nell’ovadese, a Caluso, nelle terre del Gattinara, del Ghemme, del
Bramaterra e del Fara, nei Colli Tortonesi del Timorasso, ma nelle terre del Barbaresco e del Barolo, in quelle terre dove il mondo della produzione mi ha mancato di rispetto, per rispetto di me stesso, non metterò più piede. E di questa Langa ingrata non scriverò mai più una riga.

A qualche produttore avevo già anticipato questa mia intenzione. Contavo che qualcosa si muovesse, qualcosa cambiasse, non è successo nulla. Evidentemente a questo mondo del vino albese che Franco Ziliani continui ad occuparmi di lui non può fregare di meno. Evidentemente preferisce cronisti del vino allineati, coperti, conformisti, pronti a dire che tutto va bene madama la marchesa, che non ci sono problemi e che gli Ziliani (ma che dico gli, sono solo io) sono grilli parlanti fastidiosi da ignorare o silenziare.

Oggi mi ha detto male, accingendomi a scrivere questo doloroso congedo mi sono stappato prima una, poi una seconda bottiglia, 2016 poi un 2015, di Barolo di un produttore molto famoso, un’azienda che quando era vivo il titolare, persona splendida che tutti ricordano con affetto, ho molto amato e di cui ho scritto con entusiasmo. Né la prima né la seconda bottiglia del mio amato Barolo mi sono piaciute, mi hanno convinto, mi hanno parlato, come mi parlano, pardon, mi parlavano, ormai devo parlare di un tempo che fu, i Barolo che mi piacciono. Non importa dire quale sia il produttore, ormai non conta più.

Quei Barolo, da Mga ben note, Barolo teoricamente importanti e costosi, non mi hanno detto niente, mi sono sembrati ostili, lontani, incomprensibili. Non mi hanno invitato a berli e le due bottiglie sono rimaste tristemente semipiene sul tavolo.

Un brutto segno, un segnale, subliminale ma chiaro, che l’antico feeling con i vini di Langa, con la Langa, si è rotto. Darmagi, adieu!

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Stefano Zutta
Stefano Zutta
8 mesi fa

Possibile che non ci sia proprio qualcosa da salvare, che so, un manipolo di piccoli produttori che pensano alla qualità e non al becero mercato?

Marco Redaelli
Marco Redaelli
8 mesi fa

Se posso permettermi: il tuo Franco mi sembra lo sfogo, la reazione di un innamorato che si scopre tradito. La rabbia ,la delusione ,lo sconforto prendono il sopravvento e pensi”ok single a vita”. Poi però il tutto si attenua e ti rendi conto che una donna o dieci donne (o uomini a seconda del caso ) non sono tutto il mondo. Posso capirti ma ti pongo una domanda: perché privare te stesso della gioia di frequentare un posto che ami? Non sarebbe meglio evitare semplicemente chi ti ha deluso dal punto di vista umano?

Maurizio
Maurizio
8 mesi fa

Forse il consorzio non si rende conto che lasciando aleggiare i dubbi sulla correttezza di Ziliani implicitamente si dichiara mandante di quello squallido articolo. E se così fosse sarebbe gravissimo per un organo istituzionale. Bene fa Ziliani a prendere questa posizione. Se non lui i produttori possono legittimamente chiedere chiarezza, e se non lo fanno si rendono complici di questa vicenda.

Uno di Passaggio
Uno di Passaggio
8 mesi fa

Buonasera signor Zilliani. Da diversi anni seguo il suo (suoi) blog, e condivido con lei la passione per quelle magie liquide che, negli anni, la Langa ci ha regalato. Non ho mai commentato, finora, perche non è una cosa che rientra nelle mie corde. Ma stavolta è diverso. Stavolta ne ho sentito il bisogno, per il grande rammarico che questo pezzo mi ha scaturito. Sono sinceramente dispiaciuto di perdere l’unica, ormai, voce fuori dal coro, che più e più volte ha rivolto critiche necessarie e (se accolte) costruttive, ad un mondo che ormai sente solo dall’orecchio del profitto. Ma, soprattutto, sono dispiaciuto di constatare quanto male possa venir trattata una persona che non ha fatto altro che mostrate interesse, passione, AMORE, per un territorio e per le sue persone. Amarezza nel dover aprire gli occhi anche io, ed accettare che “cio che era” (e sarebbe potuto continuare ad essere, pur mutando e crescendo), non esiste più. Ho avuto la fortuna di conoscere Teobaldo Cappellano nella sua cantina, capitandoci per caso mentre “vagavo” senza meta. Ricordo ancora l’incredibile gentilezza e ospitalità, così come ricordo i brividi sulla pelle nell’assaggiare il suo chinato, mentre mi raccontava con amorevole passione la sua storia. Ricordo Bartolo Mascarello, e quando in visita da lui si presentarono alcuni altri produttori in visita (fra cui Rinaldi), e trasformarono una “semplice” degustazione in un ritrovo fra amici, con mille storie da raccontare. Ricordo la simpatia travolgente della famiglia Corino… E poi tanti altri nomi, inutile e superfluo elencarli tutti.
Non so cosa sia successo, ora. Io da qualche anno non trovo più piacevole spostarmi in quelle terre, se non per recarmi sempre dai soliti. Forse non sono “loro” ad essere cambiati, ma sono io. Tant’è.
Mi perdoni per lo sproloquio, ma i sentimenti corrono…
Non nascondo che, in cuor mio, speravo in un “colpo di scena” alla fine, un “ragazzi ci avete creduto”, anche se capisco la sua posizione. Le auguro il meglio per il suo futuro su questo blog (che continuerò a seguire con interesse), e spero con forza che ci sia, qui fuori, qualcun’altro con il coraggio e la stessa passione che ha sempre mostrato, e che possa fare del bene a tutto il movimento.
Perchè, per quanto possa deludere, il primo amore non si scorda mai

Ale
Ale
8 mesi fa

Resto in attesa del suo futuro, ennesimo, cambio di opinione, come ha fatto con la Franciacorta, con Maurizio Zanella, con l’impegno di scrivere bene dell’Oltrepo e di parlare esclusivamente di Champagne in chiusura di anno 2020.
Lei è sicuramente una persona molto colta, competente e appassionata quando parla di vini ma la coerenza, lo ha dimostrato più volte nei suoi blog, non le si addice.

Marco Redaelli
Marco Redaelli
8 mesi fa
Reply to  Ale

Non credo si tratti di coerenza ma di passione, di amore. Tutti noi quando siamo molto coinvolti in un argomento, in una passione, quando restiamo delusi reagiamo d’impulso. Non conosco, purtroppo, Franco di persona ma leggendolo da tanto mi sono fatto l’idea che sia una persona molto passionale e impulsiva. Uno che ascolta e asseconda prima la pancia che il cervello (in senso buono), poi come spesso accade alle persone così, il fuoco si spegne e torna la razionalità. Faccio parte della stessa categoria quindi so di cosa parlo 😀

Simone N
Simone N
8 mesi fa

Caro Franco,
la tua amarezza e comprensibile. Il flusso di denaro che in questi anni si è riversato su quelle meravigliose colline, ha fatto montare la testa a non pochi personaggi. Per grazia della natura, ancora molti vini sono migliori e più sinceri di coloro che li producono. Quanto ci mancano le staffilate di Beppe Rinaldi, la sua analisi spietata, che senza giri di parola metteva in guardia dal crinale pericoloso che stavamo attraversando; quanto ci manca il grande Bartolo Mascarello; le Sue battaglie, la sua difesa di una identità tradita in nome del soldo facile e del legno nuovo; quanto ci manca la sensibilità e la franchezza di Baldo Cappellano. Oggi, non mi sembra che ci sia tanta voglia di raccogliere il testimone lasciato da questi giganti. Con i tuoi articoli, caro Franco, puoi mantenere viva quella voce e riallacciare un filo che è stato interrotto. Per la difesa dell’identità delle Langhe, contro la violenza ad un territorio che ha subito una omogenizzazione incredibile(adesso ci mancavano pure le reti antigrandine), contro coloro che evocano il male minore, da cui è sempre meglio diffidare. Non gliela diamo vinta.
Un abbraccio.
Simone

giuseppe
giuseppe
8 mesi fa

Caro Franco non dargliela vinta, forse e’ quello che vogliono. Ma noi non possiamo rimanere orfani dei giudizi dei vini di Langa dall’ultimo dei moicani. Tieni duro.
Giuseppe

Luca
Luca
8 mesi fa

Ancora una volta beghe e simpatie peronali entrano in gioco. Ah che bello se ci si limitasse a commentare i vini e non le persone

Laura
Laura
8 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

Chi semina vento, raccoglie tempesta. Credo sia una massima che lei conosce, Ziliani.

Laura
Laura
8 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

Lei semina da anni tempesta a destra e a manca. Ovvio che tanti non vogliano avere a che fare con lei. Anche se non direttamente coinvolti. Ha presente a scuola i tipi attaccabrighe.? Ecco, anche se non mi hanno personalmente mai picchiato, io ho sempre preferito stare alla larga .
Mi creda, moltissimi produttori preferiscono che lei non parli dei loro vini . Veramente.
Nel caso specifico, poteva gentilmente e privatamente chiedere ai soggetti in questione un chiarimento. Da persona civile. E invece no, tutto pubblico, con minacce di portarli in tribunale e con ricatti. E si sorprende non le rispondono? Impari a stare al mondo.

Maurizio
Maurizio
8 mesi fa
Reply to  Laura

Guardi che sono stati altri a pubblicare articoli a riguardo, Ziliani ha replicato a questi, mica l’ha fatta diventare pubblica lui la questione…

Marcello Sensi
Marcello Sensi
8 mesi fa

Io non milito nella schiera di coloro che tentano di dissuadere Franco dal suo fermo proposito, anzi. Omnia mutantur, nihil interit. La vecchia Langa non esiste piu’, quello che non muta e’ il nostro animo. Piuttosto che assistere allo scempio che ne viene fatto e’ meglio ricordarla com’era e cristallizzarne il ricordo. Come diceva Wilde: “non si puo’ ripetere un’emozione”. L’indimenticabile Beppe Rinaldi l’ha portata via con se’, non resta che prenderne atto…

Marco Raimondi
Marco Raimondi
8 mesi fa

Quanto mi dispiace leggere questo, Franco… L’ultima volta che sono stato nelle Langhe era nel’ ’89. Dovendo partire presto per l’aeroporto, ho scavalcato il cancello di Felicin per non svegliare la Famiglia Rocca. Le mie memorie sono dipinte di nebbia, piccoli posticini, e amicizie con gente veramente semplice e per bene…contadini. Adesso leggo di prezzi super alti e super bassi per il Barolo, e di enoturismo, e mi sembra di capire che forse e’ arrivato il Disneyland (stile Napa Valley). Ho una vera paura di tornare; non vorrei che i miei dolcissimi ricordi venissero spazzati via da questo “nouveau” che mi sembra descrivi tu… Tell me it isn’t so!

Giglielmo dondi
Giglielmo dondi
8 mesi fa

Che bella notizia, il 2021 sarà l’anno della riscossa, vamos a matar

Gianni
Gianni
7 mesi fa

Ma levati dai piedi. Solo farneticazioni. Ma cosa vuol sapere uno di Bergamo di langa, di Barolo, della fatica, della scommessa, dello stare sui mercati. Sa solo saltellare in qua ed in la per bere bene, possibilmente guadagnandoci dei soldi. Se non per questa bassa polemica i più non sapevano della sua esistenza. Veramente fastidioso come una mosca. Vada a cercare un’altra greppia

Marco
Marco
7 mesi fa

Amen.

Tendenza

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