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Enoriflessioni

Il Barolo parte in camion e va a Taormina. E perché non Capri e Cortina?

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Degustazioni on the road con un container/wine truck della regione Piemonte

Non si può dire che al mitico, unico, inimitabile Consorzio Barolo Barbaresco (Alba, Langhe, Dogliani), quello che giustifica e copre un diffamatore matricolato, faccia difetto la fantasia. È gente spiritosa, che ama scherzare, quella che ha la responsabilità del Consorzio di due dei più importanti vini italiani, gente alla quale piace il o famo strano alla Verdone, gente che forse per dimostrare di non essere provinciale (ma lo è profondamente, anche quando gira per il mondo, perché è provinciale nella mente, nel modo di pensare, nei ristretti orizzonti mentali) vuole inventarsi cose stravaganti.

Ricordate l’evento (a loro piace usare questo termine roboante, che fa rumore, fa spettacolo, fa sentire grandi) dello scorso anno a New York? Quello che costò un botto, che ebbe come attrazione nella cena di gala finale il trio Il Volo e come chef il tristellato Bottura e non uno dei grandi cuochi di Langa?

Bene, si fa per dire. Una manifestazione che ha avuto luci e ombre e critiche, anche le mie. E una manifestazione che avrebbe dovuto avere una seconda puntata, nel 2021, nientemeno, tenetevi forte, che in Cina. Magari a Wuhan… Un evento che in questo articolo, non in una proposta di consulenza, come ha scritto un bugiardo farneticante, avevo invece proposto di programmare a Tokyo e Parigi. Questo l’evento internazionale, la passerella, la presentazione nel mondo dei due grandi rossi di Langa.

Poi il Consorzio, insieme al Consorzio Roero e Regione Piemonte, da qualche anno organizzava una manifestazione ad Alba denominata Grandi Langhe, rivolta a ristoratori, enoteche, operatori. E semplici consumatori. L’edizione 2019, io non ci sono stato, ma me lo hanno raccontato diversi amici e lettori che ci sono stati e anche produttori che mi hanno detto “mai più”, ha avuto un successo clamoroso in termine di affluenza, ma si è risolta in un carnaio, un pigia pigia, una gran confusione dove assaggiare correttamente, soprattutto per operatori che in base agli assaggi volevano decidere quali vini acquistare, era impossibile.

Poi è arrivato il dannato coronavirus e l’edizione 2020 di Grandi Langhe si svolse appena in tempo con un carnaio,  una confusione, diciamolo, un casino peggiore dell’edizione 2019.

E qui salta fuori la “geniale” fantasia del Consorzio. Dal cappello di mago Matteo è saltato fuori Grandi Langhe on the road. In inglese, of course, che fa più figo.

In diverse comunicazioni inviate dal Consorzio agli associati è stato annunciato che l’edizione 2021 di Grandi Langhe “cambierà format alla luce delle restrizioni legate all’emergenza sanitaria. Non essendo possibile organizzare un evento con la presenza dei produttori presso il Palazzo Mostre e Congressi di Alba e con il numero di visitatori che solitamente registriamo, in data 28 febbraio 2021 (salvo ritardi legati a ulteriori restrizioni) prenderà il via Grandi Langhe On the Road”.

Di cosa si tratta? Di una cosa a metà tra Kerouac, il pullman e il camper di Renzi, un caravanserraglio, una trasferta circense (beh, qualche clown non manca, e nemmeno funamboli, prestidigitatori e arrampicatori sui vetri) una presentazione itinerante resa possibile grazie alla disponibilità da parte della Regione Piemonte di un container Piemonte che porterà questa struttura in diverse piazze italiane.

Nella comunicazione agli associati, dove si precisa che “a differenza degli anni passati, sarà possibile iscrivere soltanto due vini. Raccomandiamo fortemente di iscrivere il vino più rappresentativo dell’azienda e (ovviamente per i produttori che la rivendicano) un vino a denominazione Langhe DOC”, e che il costo di partecipazione sarà “di 250 euro + iva per i soci del Consorzio, Albeisa e Consorzio del Roero. Il costo per i non associati sarà di 400 euro + iva”, si informa che “per ovvi motivi logistici, le aziende parteciperanno fornendo i propri vini, che verranno gestiti da sommeliers professionisti. Il container/wine truck verrà quindi allestito con un banco di accoglienza e dieci postazioni singole di degustazione. Potranno accedere massimo dieci visitatori per una sessione di degustazione di 1.5/2 ore (50 persone al giorno); ogni visitatore potrà assaggiare quindici vini (cinque per tipologia: bianchi, rossi giovani, rossi da invecchiamento), dei quali sei scelti direttamente dal visitatore e nove proposti da noi sulla base delle disponibilità, al fine di assicurare turnazione e visibilità alle cantine aderenti”. E viene poi precisato, quanto ai visitatori, “che la degustazione è aperta solo agli operatori di settore e le iscrizioni apriranno la prima settimana di febbraio”.

E inoltre, il Consorzio di Babbo Ascheri è materno, comprensivo e generoso, illuminato e profondamente buono, viene assicurato che “le iscrizioni a Grandi Langhe On the Road chiuderanno mercoledì’ 27 gennaio e che in seguito al prolungarsi dell’emergenza sanitaria e delle correlate misure restrittive, abbiamo ritenuto inevitabile posticipare la data di inizio al 10 aprile. I campioni dei vini richiesti e il pagamento non verranno richiesti fino al mese di marzo”.

Bene, se avete già strabuzzato gli occhi pensando a questo Barolo & Barbaresco truck tour, che fa pensare a Easy Rider, a film come Duel di Spielberg, al Maggiolino tutto matto di Disney o al musical Tutti insieme appassionatamente, e vi sarete chiesto ma che modo è mai di onorare i grandi rossi di Langa portandoli in giro, sballottati per chilometri e chilometri, in un camion, sottoposti a sbalzi di temperatura, serviti non certo nelle migliori condizioni, ora riderete come matti, pensando di essere su Scherzi a parte, quando leggerete le tappe del Grandi Langhe On the Road pensate da quei burloni del Consorzio Barolo Barbaresco ecc.

Et voilà, come una grande stella in disarmo, sul viale del tramonto come Gloria Swanson nell’omonimo film, come un calciatore che dopo aver giocato in serie A finisce la carriera, per raccogliere gli ultimi soldi prima di appendere le scarpe al chiodo, in serie C, e un grande tenore finito malinconicamente in qualche polveroso palcoscenico di provincia, ecco i nostri Barolo e Barbaresco presentarsi nientemeno che, rullo di tamburi: Taormina (dove si partirà il 28 febbraio), e a seguire Lecce, Caserta, Roma, Perugia, Senigallia, Viareggio, Milano, Modena, Udine, Merano, Verona/Vicenza (ancora in definizione), per concludersi a Torino intorno al 14 aprile.

Domanda: ma chi ha scelto queste città e non altre e con quale “criterio”? La scelta sembra piuttosto figlia del caso, di qualche sorteggio bendato, che di un ragionamento retto da un minimo di logica. Io non ho nulla contro il Sud, ma quante bottiglie dei rossi albesi si vendono a Taormina (Palermo) Lecce, Caserta? Quante a Senigallia e nelle Marche? Quante in Umbria, quante in Versilia dove notoriamente d’estate nei ristoranti di Forte dei Marmi e dintorni si pasteggia a Barolo e non a Champagne e Vermentino? Perché una sola città lombarda, anche se è la capitale, Milano e non anche Brescia o Bergamo o Como? E perché non Firenze, non Venezia?

Insomma, ma che senso ha una presentazione, promozione, comunicazione del genere? Che modo è di rendere omaggio a Barolo e Barbaresco portandoli in giro in camion e facendo degustare i visitatori in questo modo? Ma che senso ha un Consorzio simile?

n.b.

non dimenticate di leggere anche il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it


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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Ruggero Romani
Ruggero Romani
10 mesi fa

Bah! lavorando a Senigallia magari avrò l’opportunità di qualche assaggio…

Simone N
Simone N
10 mesi fa

Povero Barolo mio.
Manca solo il tendone da circo.
Chissà “il bischero” che ne pensa.

Riccardo N
Riccardo N
10 mesi fa

Mi pare una ottima iniziativa. Bello avere anche qui al sud la possibilta di fare certe esperienze. Saro` presente a Lecce

Pasquale Foglia
Pasquale Foglia
10 mesi fa

Cosa volete,quando i produttori del pintone,bruciati dal famoso dudes e mes, alias Ciravegna, pensano che passare dal bottiglione al Barolo sia un banale cambio di etichetta, behh,,,,il risultato è questo

Riccardo
Riccardo
10 mesi fa

Quando leggo articoli come questo Sig. Ziliani mi chiedo perché quelli bravi come lei non ricoprono ruoli decisionali ma sono sempre quelli che nulla contano! È questo il motivo per cui va tutto male! Alla prossima, sua, critica… ed in attesa di vederla a capo di questa, come la definisce lei, italietta!

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