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Degustazioni

Così si fa il vino nel Basso Piemonte: il Gavi secondo Le Marne

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Benvenuto a Simona Paparatto, degustatore ufficiale A.I.S.

Sono lieto di annunciare l’arrivo nella squadra di Vino al vino di una nuova collaboratrice, una sommelier A.I.S. varesina, Simona Paparatto, conosciuta via Instagram (a volte i social sono utili, basta saperli utilizzare bene) alla quale lascio il compito di presentarsi.

Mi chiamo Simona Paparatto, sono nata a Luino, vivo da sempre a Varese, nonostante le adorate radici del Sud. Non saprei dire come sia cresciuta in me la passione per questo entusiasmante prodotto che è il vino, ma è stata un’onda crescente che mi ha accompagnata negli anni, scandendoli senza che me ne accorgessi.

Dopo aver avuto un’infarinatura sui distillati con un primo livello AIBES (1997), nel 2003 mi sono avvicinata al vino con i corsi AIS, peraltro lasciati a metà. Allora non avevo le idee chiare, ma ricordo che rimanevo incantata, affascinata dai sommelier in sala, dai loro movimenti precisi, lineari, dagli atteggiamenti eterei e signorili, dal modo aggraziato che avevano di servire, senza sbavature, senza versare una goccia in più, senza mai sbagliare: la loro immagine mi dava un’appagante sensazione di leggiadria e di perfezione che, nel tempo, non mi ha mai abbandonata!

Dal 2014 sono Sommelier Professionista AIS, ma ho sentito la necessità di approfondire ulteriormente le mie conoscenze, di mettermi ancora in gioco. Nel 2019 ho conseguito la qualifica di Degustatore Ufficiale AIS ed il diploma di Master Sommelier ALMA AIS, con la tesi “Merlot del Ticino, Vitivinicoltura di Qualità”.

La mia timidezza mi porta a comunicare raramente ciò che vorrei in modo verbale, ma la scrittura mi fa sentire libera di aprirmi ed esprimermi. Fondamentale per me è dare risalto e valore alle aziende ed ai produttori, soltanto dai quali, sono certa, si possa davvero capire ed imparare. Così, in modo semplice, dai terreni alla vigna; dall’uva al vino; dal lavoro e dalla dedizione, alle persone. Spero che le mie esperienze possano incuriosire, stimolare, emozionare, o semplicemente, fare compagnia.

Un grande benvenuto a Simona, che ci presenta un produttore di Gavi, e buona lettura!

È una soleggiata domenica di metà settembre, il mese degli inizi, anche se segna la fine dell’estate. Siamo nel basso Piemonte (versante piemontese dell’Appennino Ligure), nel comune di Parodi Ligure in provincia di Alessandria, (anticamente denominato “Oltregiogo Ligure”). La frazione è Cadepiaggio. Ci accolgono due gioviali produttori: Federica Carraro e Luigi Grosso, la cui azienda a conduzione familiare è una delle più importanti realtà del panorama vitivinicolo della zona del Gavi. Le Marne prende vita nel 2002 anche se Luigi, già nel 1995 decide di rilevare gli antichi vigneti di famiglia per portare avanti il lavoro di genitori e nonni. Scelta maturata dopo aver viaggiato e studiato molto all’estero, fino a desiderare di tornare nei suoi luoghi d’origine, mettendovi radici stabili. Prima di fare vino, dunque, egli ha abbracciato questo territorio, amandolo e facendolo suo. La vista che si gode da questa splendida collina è da cartolina: qui i verdi vigneti fanno da naturale contrasto con il cielo azzurro e sereno, mentre un piacevole venticello pomeridiano, mi accarezza dolcemente il viso ed anche i sensi.

Le Marne. Il nome deriva dalla conformazione dei terreni di questa zona, composti da marne bianche calcaree ed argillose con una certa presenza di tufo, che danno ai vini, carattere minerale, morbidezza ed alta qualità. Partiti da 2 ettari iniziali, oggi hanno 7 ettari di vigneti (5 coltivati a Cortese, 0,9 a Dolcetto, 1,1 a Merlot -vigneto degli anni ’70 – ed a varietà antiche, tutte a bacca rossa e con buccia consistente), parte a Cadepiaggio e parte a Bosio, ad altitudini che vanno da 330 a 340 m. di altezza. Si lavora in regime biologico certificato con un attento sguardo al rispetto dell’ambiente e delle biodiversità. I trattamenti utilizzati sono rame e zolfo, ma non solo.

Questo è il tempo della raccolta del Dolcetto e tra qualche settimana sarà la volta del Cortese, che è facilmente attaccato da Oidio. Per contrastarlo, Luigi ha trovato un rimedio ai fiori d’arancio che non sta dando, però, i risultati sperati. Dovrà, dunque, ricorrere ad un bio fungicida a base di fungo antagonista (AQ10). L’allevamento, che un tempo era a Cordone Speronato, negli ultimi anni è stato sostituito dal guyot. La produzione totale all’anno è di circa 20 mila bottiglie.       

Le Marne fa parte del circuito FIVI. I Vignaioli Indipendenti sono viticoltori che coltivano uve proprie, le lavorano, imbottigliano in proprio ed in loco e commercializzano con il loro nome, assumendosi tutte le responsabilità della filiera produttiva.                                                                                                                              

L’azienda produce Dolcetto e due tipi di Cortese (Marne Bianco e Marne Oro, più strutturato e morbido). Anche queste zone stanno risentendo del cambiamento climatico in corso e lo dimostra il fatto che mentre anni fa gli inverni erano rigidi e molto innevati, adesso, se nevica, è solo per pochi giorni. L’annata migliore è stata la 2009, ma lo sono state anche la 2007, la 2008, la 2010 e la 2011: quasi impossibile avere cinque annate consecutive molto buone! La “camicia stretta” della DOCG, però, non ha permesso ad un vino strepitoso come il Marne Oro 2011 (con acidità inferiore di 0,5 al dovuto), di passare l’esame: spesso si fa fatica a rientrare nei canoni del Disciplinare!

Annate pessime sono state, invece, la 2014 (assenza completa di sole, di caldo, con freddo continuo ed umidità) e la 2017, (ad una gelata iniziale che bruciò tutti i fondivalle più freschi, seguì una pesante arsura). Una nota importante è riferita ai portinnesti che devono essere scelti in base alle caratteristiche di questi terreni, spesso siccitosi e con PH basico: parte dei vigneti ha 50/60 anni, ma tutti i vigneti nuovi sono stati impiantati con il Paulsen 1103, portinnesto resistente all’aridità ed al calcare attivo.

Pochissime lavorazioni in cantina. Si usano acciaio, vetroresina e cemento (4 botti da 60 ettolitri con piastra per refrigerare, così da avere costantemente temperatura controllata), per il Cortese e Dolcetto; Legno di rovere per il Monferrato Rosso.

Il lavoro difficoltoso del viticoltore è quello di interpretare l’annata, di capire la vigna ogni anno e di seguire l’evoluzione in cantina in quel dato momento” cit.: (L. Grosso)

Certamente i produttori di Le Marne hanno un interessante potenziale di idee da sviluppare un domani, per crescere oltremodo, anche se, adesso, non ne sentono la necessità. Il futuro, però, non è ancora scritto!

Grazie a Federica e Luigi per l’accoglienza e per il piacevole tempo dedicatoci.

Rassegna dei vini degustati

MARNE BIANCO 2018 Cortese di Gavi DOCG. Cortese in purezza 13% vol. Giallo paglierino, cristallino. Al naso consueto ventaglio di agrumi (mandarino, cedro), pietra focaia, erbe aromatiche (timo, origano), frutta (mela verde, pera), fiori (biancospino), acacia. Sorso immediato e sapido, con precisi ritorni minerali. Discretamente morbido, fresco e leggero dalla beva piacevole e snella, con un soave ritorno di sentori agrumati. Un Gavi tradizionale di buona fattura, agile ma persistente. Sosta in cemento fino a Pasqua. Crudités di pesce e pietanze delicate.

MARNE BIANCO 2009 Cortese di Gavi DOCG. Cortese in purezza 13% vol. Affinato 10 anni in bottiglia. Limitata aggiunta di solfiti. Di ottima piacevolezza olfattiva: sentori di frutta matura (Pera, mela golden grattugiata), intense sensazioni agrumate seguite da una piacevole nota ammandorlata. Propoli. Erbe aromatiche (origano, mentuccia selvatica, biancospino). Rotondo ed avvolgente al sorso. Sapido, di gran corpo, con una prorompente spalla acida che conserva il prodotto rendendolo longevo. Di lunga persistenza gustativa, con una conturbante mineralità fruttata in chiusura. Fantastico scoprire che un bianco può osare tanto! Sosta in cemento fino a Pasqua. Salmone alla mugnaia. Orata al Gavi.

MARNE ORO TRIE FOIE 2016 Cortese di Gavi DOCG. Cortese in purezza 13,5% vol. Vigna vecchia. Uva raccolta in leggera sovramaturazione, che si lavora con batonnage sulle fecce fini per ottenere corpo e struttura maggiori con un’acidità contenuta: è la particolarità rispetto al Cortese tradizionale le cui caratteristiche rispettano la DOCG. Giallo paglierino intenso dai riflessi dorati. Di notevole complessità olfattiva: susina matura, pompelmo rosa, miele di castagno, erbe aromatiche (origano, timo, mentuccia selvatica). In bocca subito un’appagante ed incisiva mineralità agrumata, una lieve affumicatura e toni ammandorlati. Abbastanza fresco, conserva invece una buona spalla sapida ed un’innata finezza. Equilibrato, intenso e di buona persistenza gustativa.  Sosta in cemento fino a Pasqua. Paccheri con fonduta di Taleggio. Stoccafisso.

MARNE NERO 2016 Dolcetto di Ovada DOC. Dolcetto in purezza. 14% vol. Rosso rubino luminoso. Il naso ha ancora un riverbero di vinosità. Profumi intensi di piccoli frutti di bosco fragranti (mora, lampone, ribes), prugne e susine mature. Ammiccanti sentori floreali di rosa selvatica e vegetali di erbe fini accompagnati da una velata nota balsamica. Fresco e succoso in bocca. Abbastanza morbido e sapido con un tannino ben integrato. Chiusura piacevole dai ritorni fruttati. Acciaio. Agnolotti al ragù di asino.

MARNE NERO 2014 Dolcetto di Ovada DOC Dolcetto in purezza. 15%vol. Rosso rubino intenso e luminoso. Disinvolto il ventaglio aromatico con ribes nero, marasca e lampone, poi noce moscata, erba medica ed un ricordo di eucalipto. Pieno ed abbastanza complesso al gusto, con una trama tannica convincente. Nette doti di freschezza e sapidità, smussano la sensazione alcolica. Generoso e suadente. Sorso equilibrato dalla discreta persistenza. Acciaio. Filetto di manzo ai porcini. Gnocchi con noci e Castelmagno.

MARNE ROSSO 2012 Monferrato Rosso DOC. Merlot 50%; Barbera 30%; Uve a bacca rossa e consistente 20% (percentuali variabili secondo annata). Rubino vivido. L’impatto olfattivo è vibrante in cui a note fruttate di piccoli frutti di bosco, ciliegia, prugne, seguono felce e rabarbaro, liquirizia, cannella e sbuffi di cacao. Beva strutturata, calda e carnosa.  Il tannino fruttato domina e chiude il sorso con richiami balsamici e tostati. Riposa in tonneaux min. 12 mesi. Carrè di maiale al forno con prugne.

Simona Paparatto

n.b.

non dimenticate di leggere anche il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Giorgio
Giorgio
7 mesi fa

Bell’articolo Simona e benvenuta…

Simona
Simona
7 mesi fa
Reply to  Giorgio

Grazie mille, Giorgio!

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