Seguici su
Attenzione: questo sito è impostato per consentire l'utilizzo di tutti i cookie al fine di garantire una migliore navigazione. Se si continua a navigare si acconsente automaticamente all'utilizzo. Continua Leggi l'informativa completa

Editoriali

C’è un giudice a Berlino? I barolisti si stanno finalmente svegliando?

Pubblicato

il

Forse qualcosa si muove e a furia di insistere anche i più pigri stanno aprendo gli occhi?

Rompo il silenzio annunciato ieri, e che manterrò, dopo la lettura di questo articolo pubblicato oggi da Il Giorno. Leggo, sorrido, e non posso fare a meno di chiedermi: forse qualcosa si muove, alcuni barolisti stanno finalmente aprendo gli occhi e mi stanno ascoltando?

Cosa scrive nel suo articolo Michele Mezzanzanica? Parte da un interrogativo: “cosa hanno in comune bottiglie battute all’asta per migliaia di dollari con altre vendute a 9 euro nei discount?” E arriva a questa amara conclusione: “Il re dei vini italiani, un brand capace di tenere testa ai grandi rossi francesi sui mercati internazionali, sta svendendo la sua immagine. Un problema latente, che si trascina da tempo, ma che la crisi Covid ha portato a galla in tutta la sua gravità, in particolare dopo che l’Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) ha certificato che il Barolo è venduto a 4 euro al litro. Quasi un insulto, per la qualità e la storia di questo vino, vanto piemontese e di tutta Italia; sicuramente un controsenso, in una terra dove le vigne sono arrivate a quotazioni di 2,5 milioni all’ettaro. 

La cosa più rilevante arriva ora, quando il collega riferisce che “la questione è esplosa in seno all’assemblea dei soci del Consorzio di tutela, investendone in pieno il presidente, Matteo Ascheri. Alcuni dei produttori storici e più conosciuti, guidati dal decano Angelo Gaja, lo accusano di non aver fatto abbastanza per tutelare valore e onore del Barolo. Ad esempio dopo il mancato taglio del 10% della riserva vendemmiale 2020, operazione che avrebbe contribuito a frenare il calo dei prezzi in un anno funestato dalla pandemia”.

Come risponde Ascheri, che ieri ho accusato e accuso ancora oggi, ho nuovi elementi a conforto della mia conclusione, elementi che sottoporrò all’attenzione dei membri del Cda e che se mi trovassi di fronte a persone corrette, dovrebbero portare ad una sorta di procedura Trump nei confronti del mediocre produttore di Bra, una sorta di impeachement, ai rilievi precisi che gli vengono fatti?

Nella consueta maniera banale: “Ma io non sono un monarca – si difende Ascheri – l’assemblea è sovrana e mi rimetto alle sue decisioni. Avevamo anche proposto di creare una banca del Barolo per gestire le eccedenze e liberare le cantine, mentre come Consiglio abbiamo stabilito il blocco di nuovi impianti. È stata l’unica decisione che abbiamo potuto prendere senza passare dall’assemblea, che è un organismo complesso: dà voce a circa 350 produttori con una media di 2,5 ettari a proprietario, qui non ci sono grandi possidenti o fondi finanziari che tengono in mano mezza denominazione”.

E a seguire altre banalità, tipiche del personaggio, che non è una cima e lo si sapeva, e che in questo frangente sta dimostrando tutti i suoi clamorosi limiti, che dovrebbero indurre il mondo del vino albese, se il personaggio davvero presenterà, come ha annunciato di recente, la sua candidatura per essere rieletto presidente, a dirgli, grazie Matteo, torna ad occuparti della tua azienda che è meglio, e scegliamo piuttosto qualcuno più in gamba di te, qualcuno davvero all’altezza della situazione.

Con piglio degno di Monsieur de la Palice, o meglio del mitico Massimo Catalano di quella trasmissione cult di Renzo Arbore, Quelli della notte, il prode Ascheri osserva: “Il punto è che il vino poi va anche venduto – ragiona Ascheri – e solo il 15-20% delle 14 milioni e mezzo di bottiglie prodotte l’anno viaggia su certi prezzi. Inoltre, circa il 30% della produzione viene venduta sfusa agli imbottigliatori che poi la commercializzano con il loro marchio, ovviamente al loro prezzo. Un’abitudine cui contribuiscono tutti, anche i nomi più altisonanti, perché vendere immediatamente parte della produzione significa incassare subito liquidità. Nel nostro mondo è sempre stato così ed è questa la vera sfida da affrontare. Bisogna chiudere il cerchio, fare in modo che chi produce il vino faccia anche la commercializzazione”.

Domanda: ma cari langhetti un po’ falsi e cortesi, conformisti e fafiuché, un po’ vincoli e sparpagliati, meravigliosamente individualisti e forse anche per questo non capaci di dare vita, come accade invece a Montalcino, di dare vita ad un Consorzio che faccia veramente gli interessi di tutti, e che ragioni unitariamente, volete affidare davvero, per quattro anni ancora, l’incarico importante, impegnativo, che richiede preparazione, coraggio, lungimiranza, intelligenza, preparazione, conoscenza del mondo e dei mercati e autorevolezza, ad un simile personaggi tanto provinciale, tanto limitato?

Suvvia, tirate fuori (mi rivolgo anche alle langhette che quelle cose lì le hanno spesso, anche se anatomicamente ne sono fortunatamente prive…) gli attributi e datevi un futuro, un presidente, un Cda, una classe dirigente, una strategia, una capacità di progettare, prevedere, costruire scenari originali e intelligenti, all’altezza di vini clamorosamente unici e meravigliosi come Barolo e Barbaresco (per non dire degli altri tutelati dalla denominazione)! E tu, Pio, cosa diamine aspetti per ascoltare quello che io, Davide e tanti altri, come ad esempio Luca Elia Pasquero, ti stiamo ripetendo e io ho scritto (e confermo) qui, e presentare la tua candidatura a Presidente? Anduma boia fauss!

n.b.

non dimenticate di leggere anche il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

wake up everybody

Print Friendly, PDF & Email

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

Continua a leggere
16 Commenti
Subscribe
Notificami
guest
16 Commenti
Oldest
Newest Most Voted
Inline Feedbacks
View all comments
Maurizio
Maurizio
7 mesi fa

4 €/L… Che disastro… Ero rimasto tra i 5 e 6 e già mi sembrava un fallimento

Marco Redaelli
Marco Redaelli
7 mesi fa

Perché nel mondo ci sono brand che non sentono mai la crisi o comunque sempre meno degli altri? Perché non si svendono : non troveremo mai una borsa di Luis Vuitton a 50€ un Ferrari a 20 000 o un Rolex a 200. Se fai un prodotto di qualità il primo responsabile per mantenere il blasone sei tu che non ti svendi. Se tu per primo non dai valore al tuo lavoro come possono farlo gli altri? Non dico che il barolo debba avere i prezzi (assurdi) del Monfortino, del Monprivato ecc, quelle sono eccezioni che DEVONO esistere ma non devono essere la regola. Ma i 25\30 € a bottiglia devono essere la base di partenza.

Riccardo
Riccardo
7 mesi fa
Reply to  Marco Redaelli

OK, però i mercati non sono paragonabili. LV e Ferrari non sono un produttore, sono l’unico produttore del bene. Allo stesso modo non devono tenersi il prodotto in casa per almeno cinque anni, non sono influenzati dal meteo, non hanno sborsato, magari da poco, cifre molto elevate per pochi ettari. Non so LV, ma Ferrari ha una produzione talmente limitata che salvo una guerra termonucleare troverà sempre abbastanza clienti da avere una lista d’attesa bella lunga. 25/30 euro a bottiglia tagliano fuori tantissimi potenziali acquirenti. Capisco che chi spunta cifre folli per una bottiglia sia molto arrabbiato, ma altri che devono fare quadrare i conti e non hanno lo stesso prestigio possono anche non curarsene. Ipotesi folle: se i pochi che guadagnano cifre folli vogliono salvare l’immagine, non gli basta comprare le eccedenze dagli altri produttori allo stesso prezzo al quale questi vendono agli imbottigliatori e poi se vogliono possono rivendere come sottomarca a prezzi non popolarissimi, oppure tenersi tutto in casa, o vendere solo all’estero? Il mio sospetto, da economista, non da enologo, è che chi vende a prezzi folli sia terrorizzato che molti capiscano che il re è nudo, ovverosia che la bottiglia da 100 euro non vale assolutamente dieci bottiglie da 10 euro, se non per pochissimi o molto danarosi, che bevono l’immagine e il prestigio, o molto preparati tecnicamente, come Ziliani, che percepiscono sentori e sfumature che io non sentirei neanche se mi telefonassero da dentro il bicchiere.

Riccardo
Riccardo
7 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

LV è Louis Vitton. Ho postato qui perché è una risposta al Sig. Redaelli, spero di non aver fatto qualche pasticcio col PC. Dal mio browser vedo il suo commento e sotto la mia risposta.

Marco Redaelli
Marco Redaelli
7 mesi fa
Reply to  Riccardo

Barolo in se è un brand , certo mercati diversi ma filosofia simile. Parliamo di un vino che non è e non sarà mai destinato al consumo giornaliero e che si è sempre posizionato nella fascia alta del mercato . Bevi un a bottiglia di barolo in occasioni speciali quindi 25\30€ non sono poi esagerati. La filosofia di vendere all’estero va bene se mantieni la tua “personalità “, è però pericoloso come ha dimostrato il Brunello. Ma alla base di tutto c’è che se vuoi dare un valore al tuo lavoro devi essere tu il primo a farlo. Io faccio il fotografo; se dovessi fare un matrimonio a 500€ sarei io il primo a sottovalutare la mia professionalità. Questo credo che sia un ragionamento valido in tutti i settori.

Riccardo
Riccardo
7 mesi fa
Reply to  Marco Redaelli

OK, ma se non è un vino da tutti i giorni allora la produzione e il territorio ad essa destinati sono eccessivi, e quando hai investito milioni e hai i magazzini pieni inizia a fare caldo.

Marco Redaelli
Marco Redaelli
7 mesi fa
Reply to  Riccardo

Se hai i magazzini pieni evidentemente hai sbagliato qualcosa, oppure, e questo è uno degli argomenti del contendere, la strategia di marketing e produzione adottata è stata fallimentare.

Simone N
Simone N
7 mesi fa

Il commento da dozzina sui “fondi finanziari e i grossi possidenti che hanno in mano mezza denominazione” rivolto al Consorzio di Montalcino, è imbarazzante.
Mi sembra di capire che l’ormai celebre D.B. è il medesimo cui un noto produttore di Montalcino diede del bischero per aver commentato la scollatura della presidente del Consorzio del Mamertino.
Ma forse è un omonimo.

Ariedo Giga
Ariedo Giga
7 mesi fa

Si candidi poi vediamo chi ride, sono problemi antecedenti questa gestione, la sua è una visione limitata e soggettiva, chieda la pensione sociale

Andrea C.
Andrea C.
7 mesi fa

Scusi Ziliani, ma quando il prezzo sfuso del Barolo era a € 8.50 al litro e una famosa Cooperativa langarola vendeva il Barolo negli Autogrill a 9 euro, lei dove era?

Riccardo N
Riccardo N
7 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

non ricordo il caso…quanti anni fa? Chi era allora il presidente del consorzio? Grazie

Damiano
Damiano
7 mesi fa

Ha ragione il presidente quando afferma che “il vino va anche venduto”… ma completerei il discorso con “ad un prezzo congruo”.
Nel “congruo” a mio parere (non mi occupo di drink & food però provo a ragionare come farei nel mio settore) non c’è solo il ricavo, la liquidità, il flusso di cassa che mantiene le aziende aperte (assolutamente necessario eh… non si vive di riunioni via web con gli altri consorziati) ma anche quel plus che consente di fare investimenti appunto sull’immagine del consorzio, sulle cantine, sul territorio… per farla breve innescando un meccanismo virtuoso… insomma fare sistema.
Anche per fare sistema occorre denaro (oltre naturalmente alla voglia), e quello potrebbe pervenire in maniera diretta od indiretta attribuendo il giusto valore al prodotto.
Se svuoto la cantina a tutti i costi e tutto sommato pareggio o – perchè no – guadagno anche ritengo sia una cosa fine a sè stessa… mangio ma non mi nutro… c’è una bella differenza.
Insomma… qui si parla di prodotti eccellenti poco valorizzati mentre se guardi ad esempio est vedi prodotti “standard” estremamente valorizzati… tolti quegli estremi comunque ciò significa che fare sistema conta eccome.
Bisognerebbe capire se “quegli uomini di Langa” la cui mancanza è tanto sentita da Ziliani e da qualche altro attento e conoscitor lettore o non esistono più perchè semplicemente si sono estinti come tutte (molte vah…) le brave oneste e volenterose persone oppure, sempre semplicemente, hanno visto ancora più avanti, fatto i loro conti e stabilito che va tutto bene così.
Io (sempre da ignorante di questo mondo) una risposta non ce l’ho.

Tendenza

Autore: Franco Ziliani - P.IVA: 02585140169 - Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale. Le immagini inserite in questo blog sono tratte in massima parte da Internet; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo a Franco Ziliani, saranno subito rimosse.
Privacy Policy

16
0
Would love your thoughts, please comment.x
()
x