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Degustazioni

Barolo Carpegna 2015 Cascina Bruni

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Un Barolo quasi introvabile che regala grandi emozioni

So bene che me ne direte di tutti i colori, immagino già le proteste di chi obietterà “ma con tutti i Barolo che ci sono, proprio di uno disponibile solo in 600 esemplari deve scrivere?”.

Obiezione sensata, questo è un Barolo praticamente introvabile, virtuale e virtuoso, un vin de garage, ma è talmente buono! E poi, ditemi voi, seguendo la logica della facile reperibilità del vino di quali dovrei scrivere? Di quelli di Fontanafredda? Pur con tutta l’amicizia che provo per Oscar e Andrea Farinetti, da quella cantina storica mi aspetto ben altre folgorazioni.

Dovrei scrivere della Marchesi di Barolo? No grazie, pur con tutta la simpatia umana per Anna ed Ernesto Abbona (che tra l’altro hanno una bella figlia che si chiama come quella che all’anagrafe porta il mio cognome: spero per loro sia più simpatica…) lascerei stare. Di un Barolo a 9,90 euro di Terre da vino ho già scritto, potrei scrivere, se fosse ancora disponibile in Esselunga dove normalmente si trova, del Barolo Serralunga del mio amico Davide Rosso (azienda Giovanni Rosso) e se lo facessi farei un servizio a voi lettori, perché quel Barolo, come tutti i suoi, sono eccellenti.

Perdonatemi, ma io di questo Barolo che magari non troverete mai (Cristiano, mettimi da parte tre bottiglie di 2016, le esigo nella mia cantina) voglio parlarvi, perché ieri sera, quando l’ho stappato dopo una giornata dove le… mi sono girate abbastanza e cercavo una consolazione, dopo qualche pensiero non simpatico sul prossimo, sulle Donne (più croce che delizia per quanto mi riguarda, mi sa che devo andare a Lourdes a farmi benedire…), sulla stupidità degli italiani che accettano supinamente senza ribellarsi lo spettacolo osceno del tentativo di questo governo sozzo di rimanere a galla (impresa facile, gli stronzi galleggiano) comprando trasformisti e voltagabbana che oggi chiamano “responsabili” o “costruttori”, beh, questo Barolo mi ha parlato, mi ha riscaldato il cuore. Più di quanto facciano francesi, polacche o italiche pulzelle.

Chi lo produce, da una vigna di oltre 50 anni posta proprio di fronte alla cantina, Cascina Bruni, l’ultima che troverete sulla destra, poco dopo quella che fu del carissimo Baldo e ora è di Augusto Cappellano, arrivando da Fontanafredda per salire, curva dopo curva, sino a Serralunga, è un tipo singolare, Cristiano Bruni, nella cui cantina sono stato solo una volta, per una lunga degustazione di tanti vini (una produzione frammentata tra diversi crus manco fossimo in Bourgogne), e che ogni tanto mi chiama e mi regala lunghe telefonate dove dimostra di sapere tutto di tutti. Eno spetteguless langhetti davvero spassosi.

Chiacchiee a parte il Bruni non è mica un piciu. Non troverete, se farete ricerche online, molti articoli su di lui (ne ho letto uno divertente, di uno che si spaccia per esperto di Barolo ma non lo è e proprio perché tale potrebbe essere scelto dai genietti del Consorzio come Ambasciatore del re dei vini, todo es possible, tale è l’imbecillità in circolazione), ma lui conduce una bella azienda che ha 12 ettari vitati, che è stata fondata a fine Ottocento, che ama avvalersi di consulenze enologiche costose (secondo me del tutto inutili) e oltre ai Barolo produce anche Barbaresco, Dolcetto d’Alba, Barbera d’Alba, Langhe Nebbiolom Langhe Arneis e Moscato d’Asti. Ed è nel portafoglio aziende dei bresciani Gussalli Beretta, mica pizza e fichi.

È un po’ un casinista, un simpatico pastisun cui piace complicarsi la vita tra tante etichette (per orientarsi ci vuole il navigatore satellitare), e sul cui sito Internet, tra classici, riserve e selezioni, Grand Cru e Monopole (bum!) non troverete traccia, perché è un casinista, di questo Barolo Carpegna.

Ma boia fauss, ogni volta che si assaggia un suo vino non ti lascia mai indifferente, non ti porta mai a definirlo, con un termine che non dice una beata fava e che spesso uso quando mi trovo di fronte ad un produttore che mi chiede come è il suo vino: io penso dica poco e me la cavo con questo termine molto democristiano, ovvero interessante, ma ti colpisce, ti fa pensare. E qualche volta, come ieri sera con quel Carpegna 2015, ti emoziona.

Il Carpegna, dice l’esperto massimo di vigne barolesche, Il Masna (alias Alessandro Masnaghetti) sul suo indispensabile, utilissimo sito Internet Barolo Mga 360, è una vigna spettacolare, sui 7 ettari, posta tra 215 e 290 metri di altezza, con suoli giovani su Marne di Sant’Agata fossili tipiche, che si presenta come una conca, quella che incanta il mio collega milanista (nessuno è perfetto) ogni volta che ci passa davanti. Non sono molti a vinificarne le uve, in passato Cà Rome, in futuro ci sarà quello di Enrico Serafino che possiede circa due ettari.

Ma questo Carpegna, di cui non mi sono premurato di chiedere nulla al Bruni, ma che immagino frutto di lunghe macerazioni e di un paziente affinamento in legno (grande, ça va sans dire, la barrique, Roberto Voerzio a parte, per me sul Barolo è una violenza, uno stupro) ieri sera mi ha scosso, mi ha fatto saltare sulla sedia, mentre me lo centellinavo, ovviamente servito nel mega bicchiere Wine Wings di Riedel (per me ormai è diventato un must: grazie Rossana Gaja per avermelo fatto conoscere), e me lo godevo su un piatto di formaggi misti. Nulla di piemontese o langhetto, niente Raschera, Bra, Castelmagno, nessuna tuma di Roccaverano, ahimé.

Qualche enofighetto magari amante delle donne magre stinche, di quelle “guardatemi ma non toccatemi”, tutte perfettine ma inevitabilmente algide per non dire frigide nell’alcova, magari troverebbe da dire su quel naso un po’ tanto selvatico, direi quasi animale, che farebbe subito esclamare al coglione (che fa rima con?) di turno: “volatile!” oppure “brett!”.

Balle di Frà Luca. Qui le note fleshy, carnose, di selvaggina, olive nere, quasi salmastre, aprono ad una liquirizia nera (siamo a Serralunga e lo si capisce anche a naso tappato) potente, a note di pepe nero, prugna secca, a sviluppi terziari da vero goudron, e poi terra, sottobosco bagnato d’autunno, funghi, a comporre un insieme esaltante per complessità e nitore.

E poi, detto del colore, quel rubino splendente che vira leggermente al granato che è intimamente barolesco, tanto lontano dal lutulento aspetto da buccia di melanzana di certi Barolo rinoceronteschi, la gioia, la felicità, l’emozione si completa con il primo sorso, con quella bocca larga, piena, carnosa ma fresca che canta la grandezza suprema della Langa, quella terra, quella grande espansione, quell’acidità nervosa che spinge e dà slancio alla materia, a quel tannino che data la giovane età del vino, è ancora giustamente e piacevolmente spigoloso, incazzoso, indocile, nervoso.

Voi, cari lettori di Vino al vino, dite quello che volete, ma di fronte ad un Barolo simile io, che pure non sono di primo pelo e di Barolo ne ho bevuti e spero di berne ancora tanti, mi sono alzato in piedi, e ho levato il calice ricordando un grande barolista umile e sincero che ci ha lasciato in questi giorni, Olivio Cavallotto, che il prossimo 25 vorrò salutare nel suo ultimo viaggio, recandomi di persona, fregandomene di zone rosse, Dpcm stolti e divieti imbecilli, nella sua Castiglione Falletto.

Perché di vini buoni ormai è pieno il mondo, ma quando trovi un Barolo giusto tutto il resto, come diceva il grande Califfo, è noia…

Buona domenica e sveglia italiani, wake up, il tempo dei grandi cambiamenti, di una spallata decisiva a questo marcio regime, è arrivato! Soffia il vento del cambiamento finalmente…

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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ale
ale
1 mese fa

E per toglierci la voglia di provarlo, dove ci consiglia di rivolgerci?

Simone N
Simone N
1 mese fa

Caro Franco,
Nel bicchiere ho un Serralunga 16′ di G. Rosso comprato alla Esselunga grazie alla tua segnalazione. (Avendo acquistato 2 cartoni da Latina ,grazie a tua indicazione, mi auguro ti abbiano offerto almeno un caffè). Oddio non è un vino facile, ha nette note di cipria e di gesso che ti riportano direttamente a Serralunga. La bocca è imponente e la qualità del tannino (fitto ma mai asciugante), meriterebbero una segnalazione al telefono azzurro, ma la curiosità era tanta. L’ultima volta che avevo bevuto i vini di Davide Rosso, risale ai tempi in cui Tommaso Canale (grandissimo!)era ancora in vita e tre ottimi produttori di Serralunga, non avevano ancora il privilegio di vinificare le uve dal più importante vigneto di casa nostra.
Tornando a noi, ti dico che Carpegna vinificato in purezza , mi fa drizzare le orecchie, ma il tuo endorsement su questa azienda fa la differenza. Qualche pregiudizio(me ne pento), non me lo ha fatto acquistare a a Roma dai Trimani, che lo proponevano a pezzi potabili.
P.S. Consiglio quest’articolo di Franco, ai dilettanti che in questi giorni lo hanno accusato delle infamie più varie. Leggetelo.
Franco, per quello che vale, la mia stima e un abbraccio. Senza se e senza ma, sempre dalla parte giusta della barricata.
Massimo Rispetto.
Simone.

Simone N
Simone N
1 mese fa
Reply to  Franco Ziliani

Minimo. Cipria, gesso, lieve accenno di mon Chéri e tannino impressionante. Fitto ma non asciugante.
Caro Franco,
Cascina Bruni sinceramente mi mette in difficoltà. Se garantisci tu, la proveremo.
P.S. La cosa che più apprezziamo del bravo sindaco di Bergamo è la splendida moglie. E non se l’abbia a male. È un complimento.

Simone N
Simone N
1 mese fa
Reply to  Franco Ziliani

Sei di parte.
Dopodiché, gli anni passano. I Know.
Ci ringiovanisce la complessità di un grande Barolo, che nonostante il Consorzio che ne porta il nome, riesce sempre a regalare grandi emozioni. E non c’è Borgogna che tenga.

Marianna
Marianna
1 mese fa

incuriosito dal suo bellissimo articolo ho cercato su Internet l’articolo su Cascina Bruni cui faceva riferimento senza dire il nome dell’autore.
Ma é di Gori, quello che lei nel 2015…
Ce l’ha ancora con lui? Non avevate fatto pace?

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