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Degustazioni

Barbera d’Asti La Solista 2018 Caudrina

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Una Barbera, non barricata, che ne stappi una e ne berresti due

Voglio completare, con un esempio pratico, con un vino che magari gli enofighetti patiti del famolo e beviamolo strano non si filano (poveri stolti) perché non è trendy (non è un orange wine, non è affinato in anfora, non è fermentato e non ha fatto élévage in barrique, non costa uno sproposito, non è pompato – gratis? – dalle guide) il discorso fatto giorni fa sul rapporto Barbera e barrique.

E la mia convinzione, pur riconosciuti tutti i meriti, soprattutto per lo sdoganamento mediatico della Barbera che ha fatto, e in anni difficili come quelli successivi al terrificante scandalo del metanolo, ad un grande personaggio come Giacomo Bologna, che ottimi Barbera, non vinificati in barrique, si producessero prima della comparsa (1984) del Bricco dell’Uccellone.

E che ottimi Barbera, d’Alba, d’Asti, del Monferrato, dei Colli Tortonesi, in Oltrepò Pavese, di dove diavolo volete, oggi si producano prescindendo dalla barrique. Affinati in botte grande (quattro esempi sfolgoranti su tutti: il Vigna del Cuculo di Cavallotto, la Barbera d’Alba di Giuseppe (e ora Marta e Carlotta) Rinaldi, quelle di Mauro (Giuseppe) Mascarello, il Langhe Barbera della famiglia Gallo a Clavesana )oppure in cemento o acciaio.

Poi ci sono quelle affinate in barrique di Roberto Voerzio, ma quelle giocano tutto un altro campionato, appartengono ad un’altra categoria. Del vino e dello spirito.

Oggi voglio proporvi una Barbera d’Asti che stappata mercoledì sera mi ha generato un dubbio esistenzial-enoico: non ci sarà mica un buco in fondo alla bottiglia? Era così buona, godibile, beverina, diretta, facile da capire, golosa al punto giusto, che è volata via. A produrla sono una vecchia lenza del vino e carissimo amico che conosco da una vita e mezza, ovvero Romano Dogliotti, moscatista supremo, autore dell’Asti di riferimento, La Selvatica, e il suo trio di scatenati figli Alessandro, Sergio e Marco, con la regia di Mamma Bruna, nella loro azienda, in cima ai bricchi di Castiglione Tinella denominata La Caudrina.

I Dogliotti producono ben tre Barbera, La Guerriera, leggermente vivace (stile La Monella di Braida) e la più ambiziosa Montevenere, un Nizza affinato in piccole botti di rovere francese, ma io per onorare LA Barbera (si dice al femminile, perché diceva Giacomo Bologna, “ha le tette” e su molte Barbera il percorso gustativo è davvero curva dopo curva), ho scelto quella che già dal nome mi si addice, La Solista, che viene imbottigliata senza alcun affinamento in legno ed è dunque un vino giovane di pronta beva, ma con ottimo potenziale di evoluzione e durata per qualche anno, che rispetta pienamente la tradizione contadina del Piemonte.

Un vino ottenuto da uve provenienti da vigneti di proprietà, due ettari esposti a sud, a 250 metri di altezza, su terreno calcareo con buona pendenza, situati nel comune di Nizza Monferrato, che ha avuto una vinificazione molto tradizionale ad una temperatura di circa 24 gradi a contatto con le bucce per un periodo che varia dai 12 ai 15 giorni. Dopo la fermentazione alcolica è stato conservato a temperatura ottimale (23° C) per facilitare la fermentazione malolattica. Una Barbera impreziosita da una bella etichetta del pittore torinese, del 1956 come me, Paolo Spinoglio.

Una Barbera d’Asti che mette allegria, carnosa e succosa, dal vivacissimo colore rubino violaceo e dai profumi scoppiettanti di energia di terra, viole, liquirizia, prugna e ciliegia, rose, con sfumature leggermente selvatiche, terrose.

Molto fresca in bocca, viva e succosa con una bella acidità che sgrassa e spinge, un retrogusto di liquirizia terra e prugna e assoluta bevibilità.

Ma chi lo dice che questa Barbera dal prezzo “pericoloso” (horeca) di 5,20 più Iva, sarebbe migliore se “barricata”? Come direbbe quel simpatico “gobbo” di Mughini: ma dai!

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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