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Editoriali

Alba 2021 come la Palermo anni Ottanta o la Chicago anni Trenta?

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A proposito di una minacciosa comunicazione del Consorzio Barolo agli associati

Ieri ho dato la notizia della “genialata” del sempre più comico Consorzio Barolo Barbaresco e dei suoi fantasiosi responsabili, ovvero il Barolo (e Barbaresco) che partono in camion e vanno a Taormina, Lecce, Senigallia. Degustazioni on the road con un container/wine truck della regione Piemonte.

Ho spiegato e argomentato che la cosa è ridicola, che fa acqua da tutte le parti ed è insensata, e ho pubblicato il testo della comunicazione mandata dal Consorzio agli associati. Non ho rivelato nulla di segreto, né il conto in Svizzera di qualcuno, né il numero di telefono di eventuali amanti, né il terzo segreto della Madonna di Fatima, oppure i motivi imperscrutabili e misteriosi per cui Ascheri Matteo è presidente del Consorzio.

Eppure cosa hanno fatto all’Ampelion, quale dispaccio è stato diramato ieri dai grigi burocrati di Corso Enotria ad Alba?

Leggete il testo e rabbrividite anche voi, sembra di essere nell’Unione Sovietica di Berja e Stalin: “Riservatezza delle comunicazioni rivolte ai soci. Gentile Associato, a seguito della pubblicazione dei dettagli dell’evento Grandi Langhe on the Road contenuta nelle nostre comunicazioni interne e avvenuta su una testata online, siamo a ricordarle che il contenuto delle email inviate dai  nostri uffici ai consociati ha carattere strettamente confidenziale ed è unicamente indirizzato al destinatario dell’email.

Ricordiamo inoltre che la violazione di corrispondenza a fini diffamatori costituisce un illecito secondo quando stabilito dall’art. 616 c.p. del Codice Penale.

Vi invitiamo a non inoltrare a terzi i contenuti delle comunicazioni interne.

Siamo a disposizione per qualunque chiarimento”.

Avete capito come hanno la faccia di tolla (mi verrebbe voglia di usare altra più cruda espressione, ma mi taccio) di rivolgersi gli oscuri apparatčik del Consorzio dei più importanti vini italiani ai loro associati, che pagano fior di soldi per far parte di quel Consorzio e ricevere in cambio un trattamento come questo? Un linguaggio inqualificabile e minaccioso, indegno e squalificante.

Ricordo all’autore di questa prosa grigia e mediocre come lui che usare il termine “fini diffamatori” per definire il libero esercizio della comunicazione, del pensiero, del diritto di critica in un Paese che è non è la Russia di Stalin ma solo la triste, povera, sfigata Italietta di Conte e Mattarella, è questa sì diffamazione.

Signor Presidente del Consorzio, stia sereno (e si ricordi che fine ha fatto l’ex presidente del Consiglio Letta quando Matteo Renzi usò questa rassicurazione..) lei, anche se fa inviare comunicazioni tanto minacciose agli associati, non ha le phisique du role e la corrusca grandezza di un Al Capone che terrorizzò la Chicago degli anni Venti e Trenta del secolo scorso. Al massimo, visto come si sta comportando con me potrebbe essere un Al Cafone. O meglio ancora, un po’ lo ricorda nelle robuste fattezze, Pietro Gambadilegno. Oppure un Capitan Fracassa o un Rodomonte. Oppure un Matteo Renzi di Bra, senza averne la perversa intelligenza e il proverbiale pelo sullo stomaco.

Stia sereno e vedrà che ad aprile, quando ci saranno le elezioni per rinnovare il Cda ed eleggere il presidente del  Consorzio Barolo Barbaresco, ecc, i langhetti, che potranno essere anche un po’ falsi e cortesi, avere atteggiamenti ponziopilateschi, conformisti, un po’ pavidi, ma cominciano (sono ormai tanti che me lo dicono) ad averne piene le scatole di lei, dei suoi modi, del suo poltronesco attaccamento alla cadrega, della sua arroganza, oltre che della sua sempre più manifesta inadeguatezza, del suo animus provinciale, le diranno, grazie Matteo, si accomodi. Passiamo ad un Presidente serio, basta dilettanti.

n.b.

non dimenticate di leggere anche il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Maurizio
Maurizio
10 mesi fa

Immagino che il Presidente Ascheri, essendo stato apostrofato di “robuste fattezze”, pubblicherà sui social un video piagnucoloso e patetico come fece qualcun’altra che si sentì dare della magra stinca. Scommetto che nessuno dei tanti sepolcri imbiancati che si presentarono qui qualche settimana fa, denunciando sessismo per quel motivo, faranno capolino ora.

Alessandro
Alessandro
10 mesi fa

Buonasera Franco, la leggo sempre con piacere, anche perché le verità scomode a me piacciono un sacco! Avrei piacere di incontrarla in Valtellina nella piccola cantina per cui lavoro, per un parere sui vini che stanno nascendo! Non siamo ancora in commercio, non siamo nel consorzio e per scelta (magari azzardata) non usciremo con la doc o la docg, pur producendo in due sottozone.. Mi piacerebbe portarla a spasso tra produttori ancora underground!

OMAR CAMPOSTRINI
OMAR CAMPOSTRINI
10 mesi fa
Reply to  Alessandro

Vorrei conoscerti Alessandro..possibile? Grazie Omar

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