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Editoriali

Ve lo dico in rima: scrivi che sono “prezzolato”? Vieni immediatamente querelato

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Memorandum ad uso presente e futuro di chi osa e osasse infangarmi

Nel caso qualche distratto o scarso di comprendonio non lo avesse ancora capito, alla mia credibilità, come giornalista del vino di lungo corso, io tengo.

Ditemi pure, ma poi dovete essere tanto bravi e ricchi di argomentazioni, di esperienza, di cultura, di conoscenza del vino, per sostenere la vostra tesi, che di vino non capisco niente o poco.

Ditemi pure che sono rompicoglioni, uno che ama le polemiche, che nelle polemiche inzuppa il biscotto e che nelle polemiche si esalta. Ditemi che a volte sono troppo duro, troppo cattivo, persino perfido.

Datemi pure dell’idealista e del Don Chisciotte, del romantico, dell’ingenuo, del, come diciamo noi orgogliosamente milanesi e lombardi, pirla. Lo posso accettare, ci sta.

Come posso accettare, del resto è così, che dicano di me che sono di destra, lo sono e lo sarò sempre, talmente a destra che finisco per andare d’accordo più con quelli di sinistra, quelli intelligenti di sinistra, mica gli esaltati trinariciuti con l’anello al naso, con gente con uso di cervello come il mio amico Oscar Farinetti, con cui non vedo l’ora di visitare il 23 la sua nuova creatura, Green Pea, a Torino, per poi spostarci in Langa, dove rimarrò fino al pomeriggio del 24, vigilia di Natale.

O come i compianti Beppe Rinaldi, Bartolo Mascarello, Teobaldo Cappellano, che pur sapendo che ero di destra mi hanno onorato della loro amicizia e stima e da cui ho imparato molto e che avrò sempre nel mio cuore.

Ma boia fauss, se qualcuno (che non definisco per ovvii motivi) si azzarda a scrivere, come ha fatto, che sarei “prezzolato”, che architetto “tranelli”, allora mi girano vorticosamente le palle, e la persona che quella cosa vergognosa ha sostenuto, viene immediatamente, cosa che ho fatto ieri presso un avvocato penalista di Bergamo, querelato e citato in giudizio. Con richiesta, robusta, di danni.

Quei soldi, lo dico subito, non sono buonista e cristiano, non vado a messa e poi nella vita sono falso e ipocrita (ogni riferimento ad un produttore di Langa non è casuale, ma fortemente voluto), sono laico ma non laido, non li devolverò in beneficienza, ma li verserò sul mio conto. Mi servono. E ne farò buon uso, brindando, con Champagne e Barolo, alla salute dei miei calunniatori. Presenti, e mal gliene incoglierà, futuri.

Nella foto che ho scelto faccio, a titolo gratuito, lo sottolineo prima che il “fenomeno” rincari la dose, il “testimonial”. Ho scelto una bottiglia di Barolo, annata 2010, davvero molto buono, di un produttore che non ho avevo mai incontrato di persona fino a ieri pomeriggio, quando l’ho incrociato per caso (il racconto, divertente, dopo) nel ristorante Carroponte di Bergamo dove ero passato per appropinquarmi dall’Oscar Mazzoleni di due bottiglie del Nebbiolo d’Alba Doc 2018 (che sono di fatto dei Roero, essendo prodotti con le uve della vigna Valmaggiore) del Maestro Bruno Giacosa.

Si tratta del simpaticissimo, all’inizio un po’ di gelo tra noi, poi, complice qualche buon bicchiere del suo spettacolare metodo classico Cuvée Speciale, fatto con un’uva che non si dice, è scoppiata naturale simpatia, Rodolfo Migliorini, figlio del mio vecchio caro indimenticabile amico Valentino, alias Rocche dei Manzoni di Monforte d’Alba. Una cantina dove non ho mai messo piede ma dove credo già a gennaio farò visita.

Io, che non diffamo, che so usare bene la lingua italiana, che conosco il registro dell’ironia, dell’autoironia, della capacità di ridere e scherzare, soprattutto di me stesso, ho pensato che posare con una bottiglia di Barolo, ahimè, affinato in quelle barrique che continuo a giudicare come il pericolo mortale, quasi come la vergognosa calata dei prezzi dello sfuso, la quotazione folle dei vigneti, il progetto assurdo e demenziale di allargamento delle MGA, l’attuale livello del Consorzio Barolo Barbaresco, la politica suicida di aumento indiscriminato degli ettari e delle bottiglie di Barolo, scherzo e brindo, anche alla salute di chi mi ha diffamato e pagherà per la sua impudenza, con un grande Barolo da una grande vigna da una grande annata.

E dico, fossero tutti così i Barolo in barrique, e come quelli di Roberto Voerzio (e come il Runcot di Gianluca Grasso) sarei il primo dei “barrichisti”. Ma poiché Barolo come quelli sopra citati costituiscono solo una nobile eccezione, io, che sono barricadiero e non sarò mai barriquista, urlo, no barrique, no Berlusconi. Ma anche no Conte, no Renzi, no Di Maio, no Zingaretti, no Salvini, no rinoceronti, no ascari e Ascheri…

Viva la Langa e viva la libertà di espressione. Non quella di diffamazione…

n.b.

non dimenticate di leggere anche il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Maurizio
Maurizio
10 mesi fa

Il vero tranello da svelare in tutta questa questione è chi ha messo in bocca al tale questa storia. Evidentemente qualcuno a cui faceva comodo screditare lei e portar lustro al Consorzio.

Felipe Melo
Felipe Melo
10 mesi fa

Ma la smetta pirla, lo sanno tutti che è tutta la vita che cerca di farsi foraggiare dai consorzi. E le sue minacce di querela valgono meno del rutto di un ubriaco

Marco
Marco
10 mesi fa

Comunque il suo tentativo di lisciare le piume del Roero é palesissimo…. prezzolato? No. In cerca di ingaggio come pr? Forse si.

Roby
Roby
10 mesi fa

Non vorrai dirmi che è sempre lui, il palloncino gonfiato arrivato da pochi anni nell’ambiente del web enologico, con la fasulla maschera del puro e vergine, quando è risaputo come si comporta con i produttori per inserirne i vini nella sua cazzata, che lui, poverino, ha il coraggio di chiamare guida.
Ormai ha collezionato una serie di querele che nemmeno Travaglio può vantare…

Armando
Armando
10 mesi fa

Ziliani ma ogni 2 x 3 lei parla di querele. Da anni. Ma poi le fa veramente? Fino ad oggi quante ne ha fatte? E soprattutto quante ne ha vinte? Giusto per capire se ha le contro palle o è tutto chiacchiere e distintivo….

Questa secondo me , se la fa, la perde di sicuro. E dovrà pure pagare l avvocato.

Armando
Armando
10 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

E al solito quando si va a fondo, Ziliani non risponde. Poi uno di fa strane idee. Le dona il distintivo, comunque.

Simone N
Simone N
10 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

Non la buttate in caciara.
Il punto è la fondatezza delle questioni proposte. Gli articoli sul Roero, hanno squarciato il velo su un paradosso assurdo,di cui prima nessuno aveva l’interesse a parlare: il declassamento e l’iscrizione a Nebbiolo D’Alba di Grand Cru del Roero, da parte di produttori delle Langhe. Il focus era sul perchè questa denominazione debba essere inchiodata al ruolo di Cenerentola del Nebbiolo. Quegli articoli, hanno dato spessore ad un giornalismo enologico, troppo spesso ridottoal racconto dell’esperienza personale di degustazione.
Lo stesso dicasi per gli ultimi articoli sul Barolo. Messi sotto la lente di ingrandimento, interessi particolari che non fanno il bene del vino che amiamo. Evidenziare il ruolo e gli interessi degli imbottigliatori, la pratica del vendere il proprio vino anziché imbottigliarlo, la crescita esponenziale degli ettari coltivati a Nebbiolo e delle bottiglie prodotte; la necessità oggettiva di ridurre la produttività,
equivale a denunciare uno stato di cose, che il presidente del consorzio conosce benissimo.
Dopodiché, bisogna chiedersi cosa abbia fatto per invertire la rotta.
La risposta potete darvela soli.
Mi fermo qua, Caro Franco.

Smontavo
Smontavo
10 mesi fa

È un peccato che una persona competente di vino debba fare polemiche per farsi leggere

Tendenza

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