Seguici su
Attenzione: questo sito è impostato per consentire l'utilizzo di tutti i cookie al fine di garantire una migliore navigazione. Se si continua a navigare si acconsente automaticamente all'utilizzo. Continua Leggi l'informativa completa

Mon coeur mis a nu...

Schioppettino 2011 Bressan

Pubblicato

il

Un capolavoro, firmato da un uomo, un amico vero

Può un’amicizia, sentimento difficile anzi raro di questi tempi strani, condizionare una valutazione onesta e oggettiva di un vino? Non dovrebbe, ma poiché siamo umani, troppo umani, per dirla con Nietzsche, accade.

Eccomi pertanto qui, volendovi parlare di un vino che è grande a prescindere, al di là delle mie parole, di chiunque voglia azzardarsi a descriverlo, a dichiarare, spudoratamente, il mio conflitto di interessi, perché si tratta del vino di un amico, di un vero amico. Un personaggio che basta pronunciare il suo nome e cognome e, apriti cielo!, ecco scatenarsi fuoco e fiamme, perché è brutto, sporco e cattivo e… altro, perché è divisivo, perché ha la pessima abitudine di dire apertamente quello che pensa, del mondo del vino e del mondo di oggi, perché è eccessivo, perché se non esistesse bisognerebbe inventarlo e si chiama Fulvio. Fulvio Bressan da Villanova di Farra.

E qui mi immagino già i pensieri, i cattivi pensieri, di cui me ne frego altamente, dei più ipocriti (ce ne sono) tra i miei lettori, quei farisei, perbenisti, piccolo borghesi, conformisti, baciapile, politicamente corretti che se per sbaglio sono capitati qui invito ad accomodarsi altrove. Questo non è il loro posto e di lettori simili non so che farmene.

Ma certo, Ziliani parla bene di Bressan, perché è di destra, estrema destra come lui. È vero, a Fulvio mi lega anche una comune appartenenza di idee più che politica, facciamo parte della stessa comunità umana, siamo entrambi orfani di partito e quando ci tocca di votare ci viene il vomito e non ci basta turarci montanellianamente il naso, per dare il nostro voto a qualcuno.

Ma a Fulvio, cui vorrei bene anche se fosse di estrema sinistra (la qual cosa mi sembra possibile, un po’ come vedere gli elefanti volare), mi lega quel sentimento raro di cui parlavo in esordio, che si chiama amicizia.

Ed è in nome dell’amicizia, quel bene prezioso di cui Fulvio mi ha dato più volte prova (la scorsa volta in agosto, quando passammo insieme una bellissima serata da lui, io di ritorno da 8 giorni da sogno in Croazia e reduce da qualche incubo parisien) e che mi legherà indissolubilmente a lui campassi altri 64 anni (tranquilli, non accadrà, è solo un sogno per pochi/e e un incubo per molti…), un sentimento che mi ha portato a difenderlo anni fa quando Fulvio, che aveva esagerato nelle sue esternazioni, fu oggetto di un vero e proprio carognesco linciaggio mediatico che prese abbrivo dai sinistri (in tutti i sensi) di Slow Food e coinvolse farabutti di ogni risma, che voglio oggi dire, anzi urlare, peccato che di Fulvio Bressan ce ne sia uno solo.

Peccato che in ogni zona del vino, lui è nel Collio, e su buona parte dei suoi colleghi ha coniato un celeberrimo, corrosivo gioco di parole, non ci sia un Bressan. Peccato che nelle varie Doc, Docg, Igt italiane non ci sia un agitatore sociale, un provocatore, un personaggio crudo e severo (innanzitutto con sé stesso) come Fulvio. Peccato che le denominazioni e i relativi Consorzi, organi rappresentativi imprescindibili dei produttori di quella determinata zona, a dominare non siano emuli di Fulvio, ma conformisti, industrialotti che si spacciano per vignaioli, opportunisti e cialtroni, oppure pavidi fafiuché e cacasotto che hanno paura anche della loro ombra.

La presenza anche solo di un Bressan in ogni territorio fungerebbe da pungolo, da lievito madre, da elemento scatenante, da detonatore, e salverebbe tanti vini italiani dalla mediocrità, dalla noia, dalla prevedibilità, dal loro essere seriali, tutti uguali tra loro, tutti enologicamente corretti e perfettini, ma senz’anima, senza un briciolo di originalità, senza carattere e senza palle.

Perché, ma diciamolo!, di vini buoni ce ne sono tanti ormai, ma diciamo anche che nell’universo variopinto dei “vini naturali”, dei vini dei vignaioli, di cui Fulvio in qualche modo fa parte, sebbene se ne tenga, come misura sanitaria, adottando una sorta di sua personale mascherina, in disparte, ci sono anche tanti solenni ciofeche, vini figli di estremismi, idealismi, donchiosciottismi, ma talvolta anche di uno sfruttamento furbesco del fenomeno dei “vins naturels”, ma di vini che ti accendono la fantasia, ti colpiscono, come un cazzotto ben piazzato (quei cazzotti che ogni tanto bisogna pure tirare, magari sbagliando e pagando) come questo Schioppettino 2011 che mi sono aperto qualche giorno fa, io, che pure di vini ne assaggio tanti, ne vedo ben pochi in giro.

Vini che hanno una personalità talmente forte, deflagrante, sovversiva, eversiva persino, da mettere in difficoltà le tue certezze, da far apparire tanti altri vini come dei simpatici compitini scolastici, come dei romanzetti di un qualsiasi autore da best seller, un Baricco o una Tamaro, e non come capolavori come i libri di un Louis Ferdinand Céline, di un Michel Houellebecq, e tornando indietro nel  tempo di un Henry Miller, un Charles Bukovski, un Dino Campana, libri che entrano nella tua vita e la sconvolgono.

Ricordo bene, anni fa, la faccia stupefatta, e stupire lui non era proprio facile, essendo abituato a bere i più grandi vini del mondo intero, di Maurizio Zanella che mio ospite a cena si vide offrire da me, je voulais l’épater e ci riuscii, una bottiglia di un vino che non aveva mai bevuto, un Pignolo 2001 di Fulvio.

I vini di Fulvio, tutti, sono un cazzotto nello stomaco, sono un universo a sé stante, uno scenario inesplorato che si apre davanti ai tuoi occhi, che si spalanca nel tuo bicchiere. Sono un alfa e un omega, sono alba e tramonto, luce abbagliante e il buio della notte. Hanno la stessa scatenata energia di questa straordinaria artista francese, Camille, di cui vi invito a gustare questo concerto trascinante, registrato due anni fa à Paris…

Questo Schioppettino 2011, che ho aperto quasi un giorno prima di azzardarmi ad assaggiarlo (Fulvio suggerisce un servizio dei suoi vini estremo, proprio come faceva un altro grande, Franco Biondi Santi, che i suoi Brunello di Montalcino invitava ad aprirli almeno 8 ore prima) Fulvio, come ci racconta la scheda tecnica, dettagliatissima, presente sul suo sito Internet, che è scabro ed essenziale, assolutamente non fighetto, proprio come lui, lo ottiene da una vigna denominata Sclupit, meno di 4 ettari, piantata nel 1982, allevata a Guyot, con resa per ettaro bassissima, ed è rimasto in botte grande da 20 ettolitri per oltre cinque anni. E poi una vita in bottiglia.

Il risultato è indescrivibile, immenso e debordante come lui, troppo buono per essere vero, scandaloso per certi versi, perché smaschera tutti i limiti di qualsiasi altro, pur bravo, e ce ne sono, giochi con la Ribolla nera nota come Schioppettino, ma non riesce ad ottenere vini così splendenti, tanto schioppettanti di energia, di bellezza.

I vini di Fulvio, i rossi di Fulvio, li riconosci dal colore, che è sempre brillante, di una brillantezza intensa e splendente, densa e profonda, e poi dalla panoplia di sfumature aromatiche che scatenano, lampone, rosa, pepe bianco, prugna, note selvatiche e quasi animali, more di rovo, accenni di cannella e di ginepro, striature di cacao.

E poi da un omone come lui, un ex parà, che se ti molla un cartone ti stende, mica ti fa venire un taglietto da niente sul labbro che scatena la canea dei mascalzoni, ti aspetteresti un vino massiccio, potente, muscolare, invece questo Schioppettino, figlio di un produttore che ha un’umanità e una dolcezza che chi non lo conosce di persona non penserebbe mai, ti conquista per la sua eleganza, la soavità dei suoi tannini, un’armonia e una finezza borgognone, per un frutto goloso che ti avvolge e ti riscalda il cuore e ti abbraccia.

Proprio come l’amicizia, schietta, sincera, furlana, di una persona unica e stupenda come Fulvio Bressan, gigante buono di Villanova di Farra…

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

Print Friendly, PDF & Email

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

Continua a leggere
2 Commenti
Subscribe
Notificami
guest
2 Commenti
Oldest
Newest Most Voted
Inline Feedbacks
View all comments
Giuseppe
Giuseppe
10 mesi fa

Grazie per questo racconto di vera amicizia e vero vino.

Aldog
Aldog
10 mesi fa

Che bella notizia ! Ho una bottiglia 2011 nella mia piccola cantina , direi che è arrivato il momento di aprirla .

Tendenza

Autore: Franco Ziliani - P.IVA: 02585140169 - Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale. Le immagini inserite in questo blog sono tratte in massima parte da Internet; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo a Franco Ziliani, saranno subito rimosse.
Privacy Policy

2
0
Would love your thoughts, please comment.x
()
x