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Editoriali

Luca Pasquero Elia, produttore di Barbaresco, dice la sua sul Consorzio Barolo

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Da un giovane vignaiolo idee chiare e soprattutto una visione

Mi dispiace molto di non vivere nell’Ottocento, perché in tal caso, invece di essermi semplicemente limitato a rivolgermi ieri ad un avvocato penalista per tutelare la mia immagine e i danni che ad essa sono stati causati da un tizio senza vergogna che ha avuto la faccia di tolla di definirmi “prezzolato”, avrei sfidato il tizio a duello, all’alba dietro al Cimitero monumentale di Milano.

Mi dispiace per costui, che deve prepararsi a chiedere pubblica scusa e a tirar fuori parecchi soldini, ma io, con la serie di articoli che ho dedicato e continuerò a dedicare alla spinosa questione del presente e del futuro del Consorzio di due vini grandiosi che amo e ben conosco, Barolo e Barbaresco, non ho “architettato” alcun “tranello”, non sto consumando alcuna “vendetta” nei confronti di un no, che non c’è mai stato, di una proposta di collaborazione che non ho mai formulato.  

Io, piaccia o meno ai diffamatori, sto semplicemente facendo il mio lavoro di giornalista e vado sollevando questioni e temi di dibattito che coinvolgono tutti i produttori della mia amata Langa, che hanno letto i miei articoli, e molti di loro non hanno mancato di farmi avere, in privato, non esponendosi con commenti su questo blog, il loro consenso e la loro approvazione.

Proprio per continuare ad offrire, gratuitamente, se ne faccia una ragione il diffamatore, spunti di riflessione, sono lieto di pubblicare oggi, domani darò spazio a mie riflessioni su un recente articolo del Corriere della sera pagine di Torino e su un’intervista rilasciata dal presidente (mi auguro ancora per pochi mesi) del Consorzio Matteo Ascheri alla Gazzetta di Alba, un interessantissimo contributo ospite.

Do con grande piacere la parola ad un giovane vignaiolo di Barbaresco, che non ho mai personalmente incontrato ma di cui apprezzo il lavoro, nella sua cantina di Serraboella di Neive, Luca Pasquero Elia, dell’azienda Paitin.

Posso dirlo, e poi che i fafiuché si scatenino pure e scrivano altri testi diffamatori (i miei avvocati sono sempre pronti), che sogno, da innamorato dei vini delle Langhe, che non si è proposto e non si propone come consulente ad alcun Consorzio (chi sostiene questo paga) un grande Consorzio con un Presidente come Pio Boffa (e io penso ancora in seconda battuta a Sergio Germano, oppure ad una Donna in gamba come l’amica Maria Cristina Oddero) che possa contare sulla collaborazione di un Cda formato da giovani vignaioli, dotati di testa e coraggio come Luca Pasquero Elia, oppure Nicola Oberto di Trediberri, Giuseppe Vaira (che preferisco nettamente al padre), Katia Rivetti, Marta Rinaldi, Andrea Farinetti, Silvia Altare, supportati da gente preparata e cum pallas come Davide Rosso, Maurizio Rosso, Fabio Alessandria, Roberto Minuto, Gianluca Grasso, Enzo Brezza, Federico Scarzello, Roberto Voerzio, Rossana Gaja, Roberta Ceretto?

Con un super team del genere e magari con un direttore capace, mica come l’attuale, il mondo Barolo e Barbaresco farebbero faville…

Pensateci, donne e uomini del vino di Langa, usate il vostro cervello, andate fuori dal vostro orticello, provate a pensare in grande, come grandi sono i vostri vini! Buona lettura e grazie ancora a Luca Elia Pasquero.

Caro Ziliani, mi auguro che tutto vada “contestualmente” bene.

Sono stato incuriosito dall’articolo sul futuro Presidente del Consorzio, sul quale mi permetto di condividere il mio pensiero, visto che sono attivamente interessato all’argomento.

L’idea che serva una figura valida e commisurata all’importanza che questa zona sta rivestendo, come lei dice, è quanto mai vera.

I termini di valutazione dovrebbero essere:

  • Capacità comunicativa, essenziale ad un portavoce;
  • Capacità imprenditoriale, altrimenti se non è uno che ha saputo far conoscere la propria azienda, in Langa se lo filerebbero in pochi, ed è fondamentale in questa posizione avere l’appoggio e rappresentare tutti gli interessati;
  • Abilità nelle lingue (ormai scontata);
  • Conoscenze agronomiche e enologiche (anche se penso e spero in Langa dovrebbero essere una necessità per fregiarsi della Capacità imprenditoriale).

Ma i due valori più difficilmente valutabili sono il rapporto tra:

  • visione, ovvero saper contestualizzare la posizione che la Langa potrebbe avere nel futuro, non solo del proprio mandato bensì oltre, in un contesto dinamico come quello attuale;
  • comprensione, ovvero conoscere ciò che la Langa era 30 anni fa o più per tenerne in vita lo spirito originario;

Ciò significa che senza l’ultima ci troveremo a fare diventare la Langa una distesa di vigneti da Nebbiolo (finché tirerà) per poi trasformarlo innestandolo ad altro al cambiar dei venti del mercato, per essere competitivi nel lungo termine e poi avere tutti i rischi connessi ad una monocultura. Invadendo oggi il mondo di mediocri Barolo e Barbaresco, con le solite stelle brillanti.

Al contrario, bloccare ogni nuovo impianto per classificarci nell’élite mondiale della viticoltura e non permettendo a poveri amanti di questa regione di potersi più permettere una bottiglia o giovani talentuosi di poter emergere con magari terre valide tra le mani. Ci sono molte opportunità che rispetterebbero i langhetti, gli appassionati e persino i boschi che resistono qua e là, ponderare le scelte non è tuttavia cosa facile.

Occorre però al Direttore del Consorzio una qualità che a me pare rara nelle persone politiche. Una qualità più naturale ad alcuni spiriti privi di casacche ma dalla voce roboante: ovvero persone con in testa pochi punti chiari e decisivi e anche scomodi ad alcuni grandi votanti, ma rivolti al territorio.

Avere capillarità sul territorio e provare ad essere comprensibili ad un’audience contadina e avversa al progresso; specialmente se il progresso non porta con sé un guadagno facilmente comprensibile, questo è un altro punto focale.

Questa dinamica è cosa difficilmente visibile dall’esterno. Quest’anno mi sono attivato per promuovere l’abbassamento della resa per ettaro, rendendola variabile da annata ad annata per ragioni metereologiche e in casi estremi di mercato, purtroppo colleghi (dalla grande reputazione) che fanno ben meno dei famigerati 80 quintali per ettaro si sono opposti vigorosamente, semplicemente per la volontà di lasciare tutto com’è, non sia mai che in un futuro questa storia gli si rivolgesse contro.

A Barbaresco abbiamo perso per un (1!) voto di una cantina o 3 voti di produttori d’uva, mentre a Barolo avendo grandi imbottigliatori il distacco è stato maggiore. Per me questa era un’idea che se ben spiegata, soprattutto indicando ciò che sarebbe potuto significare nel lungo termine, sarebbe stata facilmente realizzabile. Il lungo termine, concetto che ogni contadino ha ben in mente quando pianta una nuova vite, ma sembra non comprenderlo quando raccoglie un grappolo da essa e meno ancora quando deve venderlo.

Inoltre serve al Direttore un consiglio/consulta rappresentativo/a di Barolo e Barbaresco che supporti e quindi rispetti il Presidente, facendo sì che ogni sua proposta sia correttamente divulgata investendo tempo tra i colleghi, in una zona in cui purtroppo v’è troppa diffidenza.

Non so quale sia il fine di questo pensiero che condivido, forse solo la speranza che la diffidenza lasci spazio alla comunità che sentivo così viva nei racconti del nonno. E forse perché lei comprende il valore che questa figura potrebbe avere per il territorio in cui viviamo.

Luca Pasquero Elia

n.b.

non dimenticate di leggere anche il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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