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Degustazioni

Locride Passito Mantonico 2009 Mariolina Baccellieri

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Forse la lenta tua malinconia si perde se ad un passito calabro la affidi…

Non sono particolarmente appassionato di vini dolci, non arrivo a dire che potrei farne a meno, quello no, ma non ne sono un consumatore compulsivo, come lo sono invece di Barolo e Champagne. Però quando incrocio quello giusto, quando sono nel mood, tutto particolare e raro, di bere vini dolci, allora mi ci arrendo, mi lascio conquistare senza difese.

Così qualche sera prima di Natale, in preda ad un mio particolare spleen serale dovuto a motivi privati (solite questioni di cuore, ricordi e malinconie, rimpianti e un leggero magone soprattutto quando mi capita di ascoltare una canzone francese, come questa) avendo bisogno di dolcezza e di una carezza, quella che non mi possono dare i tannini e il senso della terra del Barolo, oppure le bollicine spumeggianti, l’acidità che spinge, l’energia incontenibile delle grandi bulles de Reims e Epernay, ho deciso di stappare una bottiglietta che tenevo da tempo da parte aspettando la giusta occasione.

Un vino del Sud, di una terra bella e difficile che ho nel cuore, la Calabria, opera di una produttrice di Bianco, Mariolina Baccellieri, (di cui in luglio ho celebrato un vino bianco stupendo, il Dromos 2018) che proseguendo l’opera del padre Vincenzo produce anche agrumi e olio, ma soprattutto vini da vitigni del territorio come Nerello Calabrese, Mantonico, Guardavalle e Greco Bianco.

Mariolina, che realizza anche un rosato da urlo, da uve Nerello e Gaglioppo, è celebrata per il suo Greco di Bianco (che mi sono tenuto per un’altra serata di pensieri, amarezza e souvenirs) e stavolta ho deciso di farmi coccolare un po’ dal suo Locride Passito Mantonico 2009, un passito ottenuto dalle uve Mantonico vendemmiate nella seconda metà di settembre, appassite al sole per 7-10 giorni, pigiate sofficemente e fermentate in modo controllato in acciaio, un vino affinato in botti di castagno dell’Aspromonte.

Un vino stupendo, che mi ha fatto pensare che se fosse francese e si chiamasse Mantonique saremmo tutti lì a celebrarlo. Invece è “solo” calabrese, di quella Locride, terra ricca di straordinari reperti archeologici testimonianza di antiche civiltà, dove oggi purtroppo la fanno da padrone le ndrine mafiose, e lo conosciamo in pochi ma fortunati. Un vino spaziale, sensuale, erotico quasi, seduttivo e seducente, colore ambra mogano dai riflessi granati rilucenti di mille riflessi, solare e mediterraneo nei profumi caldi che evocano fichi secchi, agrumi canditi, albicocche, uva passa, un tocco di cannella e di zafferano, un filo di miele, e poi sole, mare, sale…

Sinuoso, tutto curve mozzafiato da 90-60-90 al gusto, pieno, suadente, espansivo, un caldo abbraccio che ti avvolge, una dolcezza straripante ma mantenuta sempre in tensione, viva, sapida, da una calibrata acidità.

Lo ripeto, fosse francese e non calabro saremmo tutti qui ad esaltarlo e andare in brodo di giuggiole, con la boccuccia a cuore, per ogni suo sorso.

Un vino che mi ha fatto star bene e che mi ha fatto tornare in mente un’epoca lontana, era il 1979, solo 41 anni fa, quando cominciai a scrivere per il Giornale di Bergamo diretto dal mio primo grande direttore, Alessandro Minardi, amico di Guareschi, Zavattini, Attilio Bertolucci, ed il primo articolo fu su un poeta umbro, Sandro Penna.

E questo Mantonico passito è stato un toccasana per rendere meno malinconica la sera e pensare, con Penna, che “forse la lenta tua malinconia si perde se nella notte ad un veloce treno l’affidi”.

Io l’ho affidata ad un vino stupendo, il treno lo prenderò questa mattina per salire in un’altra terra del mio cuore, l’Alto Adige – Süd Tirol, per salutare domani mattina nel suo ultimo viaggio un grande uomo del vino che ho avuto il privilegio di conoscere, Paolo Foradori, re del Blauburgunder…

n.b. non dimenticate di leggere anche il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblogwww.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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