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Degustazioni

Diano d’Alba Sorì del Cascinotto 2016 straccia Barolo 2013 Serralunga Essenze

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Un confronto impietoso tra un vin de terroir et un vin du tonnelier…

Caro Babbo Natale, o chi per te, ti prego, aiutami ad essere più buono il prossimo anno… Fammi diventare più comprensivo e tollerante verso le ingenuità altrui, fammi capire (anche se la vedo dura) le ragioni dei talebani che continuano ancora, dopo che la dannosità, la perniciosità, l’assoluta inadeguatezza della barrique sui vini base Nebbiolo è apparsa evidente anche agli stolti, ad utilizzare le botticelle da 225 litri di rovere francese sul Barbaresco e sul Barolo.

Fai sì, che caso mai mi capitasse ancora di trovarmi tra le mani una bottiglia di Barolo “barricato”, se un produttore fosse talmente distratto e autolesionista (basta leggere i miei articoli per capire che amo i Barolo in barrique come posso amare una grattata di Parmigiano Reggiano sulle ostriche, abbinate ad una bottiglia di Prosecco) da inviarmene un campione, incredibile ma vero ma è accaduto, forse pensava che mi ravvedessi, che ne so, insomma non era molto in sé, io eviti di stapparla e la regali al peggiore dei miei nemici…

Dai Santa Klaus sii gentile, fai in modo che io sia più conciliante (democristiano mai, piuttosto comunista) e che così facendo eviti di farmi l’ennesimo nemico, anche se mi piace tanto quel motto, latino e non fascista, che dice “molti nemici molto onore…

Pensieri, questi, che mi sono venuti alla mente ieri sera dopo un confronto che pensavo potesse agevolare il Barolo, e mica un Barolo qualsiasi, un Barolo di Serralunga d’Alba, di una buona ma non straordinaria annata, 2013, il cui assaggio avevo annunciato ieri in questo articolo.

Mi sono detto, e così facendo non mi pensavo di essere perfido, volevo aiutarlo ad elevarsi agli altari (non ad Altare, quello mai…) e non certo affossarlo, mettiamolo a confronto con un Dolcetto. E addirittura non con un Dolcetto d’Alba giovane e pimpante, ma con un Dolcetto di 4 anni, del 2016. Mal gliene incolse al povero Barolo, perché nel confronto non c’è stata gara, non c’è stato confronto possibile, almeno secondo il povero palato di un absolute beginner dei vini di Langa come sono, tra il Barolo di Serralunga d’Alba Essenza 2013 di Vite Colte e il Dolcetto, che non era un Dolcetto qualsiasi, magari un Dogliani di Pecchenino o di Anna Maria Abbona, o uno di quella simpatica figlia di papà, che peraltro era un grande giornalista e un grande uomo e conoscitore del vero Barolo (beh, era cliente di Bartolo Mascarello, mica di Rivetti), di una Nicoletta Bocca, figlia del grande Giorgio.

Nella mia involontaria perfidia ho scelto un Diano d’Alba, terra dove magari il Barolo non esprime vini fiammeggianti ma dove il Dolcetto, come pure nella vicina Montelupo Albese, si esprime con risultati strepitosi. E un Diano d’Alba del 2016, in forma sorprendentemente spettacolare, che aveva qualcosa in comune con il Barolo. Era, come nel caso di Vite Colte con Terre da vino, la linea selezione, l’eccellente linea selezione di Barolo Mga e altro, dell’altra cantina cooperativa di Langa, Terre del Barolo, denominata, ne ho già scritto qui, Arnaldo Rivera.

Come siano andate le cose è presto detto: il contenuto di una bottiglia è finito nel mio bicchiere, un ampio ballon di Riedel. Il contenuto dell’altra giace, quasi intonso, nella bottiglia, che mi guarda malinconicamente sul tavolo e mi chiede, si chiede, quale sarà il suo destino. Non ne ho idea, non me la sento nemmeno di regalarla a dei simpatici vicini cui porto le bottiglie che degusto, perché mica posso berle tutte, altri assaggi incombono, i blog vanno aggiornati e a meno che il vino che assaggio sia strepitoso (come è accaduto di recente con il Barolo Pira 2014 di Roagna, il Langhe Freisa 2019 di Giuseppe Rinaldi, il Barbaresco riserva Santo Stefano 2013 del Castello di Neive, il Barolo Castelletto 2016 del Castello di Perno e tanti Champagne) assaggio, bevo due bicchieri e poi passo la bottiglia ad altri perché ne godano. Cosa hanno fatto di male, poareti, perché infligga loro per punizione una bottiglia così grama?

Avrete già capito come sono andate le cose. Il Diano (d’Alba) Sorì del Cascinotto 2016 di Arnaldo Rivera l’ho bevuto golosamente, tenendomi il fond de la buta per poterlo trovare ancora più buono l’indomani. Il Barolo di Serralunga d’Alba Essenze prodotto da Vite Colte, marchio top di gamma della Cantina Cooperativa Terre da Vino a Barolo, quella che fornisce ad Esselunga quel Barolo che finisce sullo scaffale a euro 9,90, l’ho squadrato, ho cercato di capirlo, di coglierne la logica, il senso, una recondita piacevolezza (a me non pervenuta) con la sua scelta enologicamente stolta di affinare grandi uve di Nebbiolo di Serralunga d’Alba nella dannata barrique. Che in questo caso, mi è stato detto, erano barrique di terzo passaggio e dunque non nuove.

Rien à dire, rien à faire, Eisumanen! Quando l’ho stappato, quando ho provato ad entrarci dentro, a colloquiarci, a coglierne la voce, nessuna comunicazione, nessun dialogo e per dirla con Mogol Battisti “all’improvviso, ho visto la mia fine sul tuo viso, il nostro amor dissolversi nel vento. Ricordo, sono morto in un momento…”.

Ho davvero provato a coglierne gli aspetti positivi, ho cercato di andare otre la cortina dei noiosi sentori legnosi, di tostatura e caffè, di cogliere i profumi delle vigne magnifiche di Serralunga d’Alba, ma inutile girarci intorno, perdere altro tempo a scrutare l’imperscrutabile, mi sono detto, per me, che sono un provinciale che il Barolo sono abituato a pensarlo diversamente, si tratta, per dirla con De André, di “una storia sbagliata”. Che lascio ad altri, se vorranno, se saranno più perspicaci di me, provare a raccontare.

Io preferisco attardarmi invece, e credo che sia tempo impiegato molto meglio, a raccontarvi la bellezza, l’integrità di questo Dolcetto, pardon, chiamiamolo con il suo nome, Diano d’Alba Sorì del Cascinotto che mi ha fatto sentire (come sono sicuro avrebbero fatto altri eccellenti Dolcetto di Diano, ad esempio l’adorato Diano d’Alba superiore Vigna vecchia del Pinnacolo, ottenuto da una vigna di spettacolare bellezza, che ho avuto il piacere di camminare, di Gigi (e ora Maurizio) Rosso, che magari mi stapperò prima di Natale) aria di Langa e non quella di una tonnellerie bordelais o di un bosco del Massif Central…

Un Diano succoso, carnoso, profumato di terra e di viole, di liquirizia, di ciliegia, ben polputo in bocca, pieno di sapore, di piena e golosa soddisfazione, perfetto per far tacere quei coglioni, ce ne sono, che sostengono che il Duset va colto e bevuto giovane, che non regge. E poi stappi bottiglie come questa, come un fenomenale Dogliani Briccolero 1998 (oh yes!) dell’indimenticabile Quinto Chionetti che mi sono stappato qualche mese fa, e rimani senza parole. Magari ti verrebbero delle parolacce ma, tu orgogliosamente laico, ritrovi in te un pizzico di carità cristiana e lasci perdere.

E magari, pronto a rintuzzare le accuse che ti arriveranno dai soliti noti, dai nostalgici dell’era, tutta ombre e senza nessuna luce, dei Barolo boys, dei Barolo tutti noiosamente uguali, seriali ma non seri, fatti a colpi di rotomaceratore, di passaggi in rovere francese a tostatura piena, di furbate in materia di comunicazione e marketing e di liaisons dangereuses e tutt’altro che virtuose con determinate guide e con i giacomini e parkerini americani, intonare, con il compianto Francesco Di Giacomo, straordinaria voce del Banco del Mutuo Soccorso, Non mi rompete!

E non mi scocciate con le vostre grida, lasciate, ancora con Lucio, che io canti, a voce spiegata, il mio canto libero. Se vi garba seguitemi, altrimenti, la blogosfera è gremita di siti vinosi, accomodatevi altrove…

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Dario
Dario
3 mesi fa

Sig. Ziliani, la seguo da diversi mesi ma questa mi sembra una caduta di Stile! Recensire un prodotto poco dopo aver avuto discussioni con un produttore, è scorretto. E’ chiaro che il giudizio diventi in larga parte emozionale e non sia più oggettivo…

Simone N
Simone N
3 mesi fa

Caro Franco,
parlando di Barolo seri, l’amico Marco Tammetta patron di Hotel Casa Ivorio, ha smosso i contatti e siamo riusciti a farci prendere due cartoni di Barolo Serralunga 2016 di Giovanni Rosso alla Esselunga di Bergamo(non so di preciso quale).
Sabato ci arrivano.

Grazie per la dritta.A buon rendere.

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