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Degustazioni

Degustazione dei 4 Barolo 2016 (vino da 9,90 euro compreso): the winner is….

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Ma che buon Castello, marcondinodirondello…

Innanzitutto la notizia, che in tanti mi avete sollecitato in questi giorni di dare. E qualche imbecille dubitava avrei dato. A degustazione finalmente fatta, come anticipato ieri, degustazione, alla cieca, ça va sans dire, di 4 Barolo 2016, il Barolo Conte di Zanone, marchio scelto dalla Cantina cooperativa con sede a Barolo denominata Terre da vino, per una promozione natalizia da Esselunga, con prezzo sullo scaffale di 9,90 euro, non è risultato il migliore.

E ieri, mettendo come sottotitolo del mio articolo “chi avrebbe mai immaginato che un Barolo da 9,90 euro” non intendevo certo dire che fosse risultato il migliore, ma molto più semplicemente dire: chi avrebbe immaginato che in etichetta risultasse la dizione Barolo Docg, ma poi all’assaggio si dimostrasse essere più che un Barolo un “barolino”, un vino che sarebbe più corretto, perché è simpatico, si beve, ma come dicono a Roma “non j’a fa…”, ha indubbi limiti.  Non tecnici, perché è un vino tecnicamente a posto, ma di carattere, personalità, struttura.

Intendiamoci, Terre da vino ed Esselunga quando vi chiedono 10 euro meno dieci centesimi per una buta non rubano nulla, il prezzo è onesto, quella cifra la vale. Anche se, ripensandoci, se siete disposti a cacciare fuori dai vostri portafogli dieci euro in più, sempre da Esselunga, fino alla fine dell’anno, sino ad esaurimento delle scorte, che non sono infinite, il produttore non fa mica la moltiplicazione dei pani e dei pesci che riesce, in campo bollicine metodo classico, a Ferrari e Guido Berlucchi (leggete qui), trovate a 19,90 un vero Barolo con i controca..i, il Serralunga 2016 Giovanni Rosso, il più normale dei Barolo, da applausi e decisamente more expensive, di quel simpatico casinista del me amis Davide Rosso.

Dopo rinvii per cause varie il nostro blind tasting l’abbiamo fatto, il dado è tratto, il responso è chiaro e posso dire che mi è andata decisamente di culo. Non mi toccherà mantenere le insane promesse che pubblicamente avevo fatto, ovvero

“nel caso improbabile nel mio assaggio, io rispondo solo del mio naso e del mio palato, non di quello dei due compari, risultasse essere il migliore il Barolo da 9,90 euro, mi impegno solennemente a:

non bere più Barolo;

ripudiare lo Champagne e diventare prosecchista;

diventare tifoso della Juventus o peggio ancora del Bbbbbbilan;

iscrivermi ai Cinque Stelle o al PD (misma m….a);

acquistare dieci copie della guida Vini d’Italia del Gambero rosso;

ordinare dodici bottiglie dell’irrinunciabile Rosé metodo classico di Ferragamo.

E infine impegnarmi a bere come ultimo vino della mia vita uno della Spinetta (beh, dopo aver bevuto quello posso solo morire…)”.

Quindi continuerò a bere Barolo, a ignorare il prosechin e lasciarlo ai mediocri, a tifare Inter, se la proprietà cinese (cinese, ossignur in che mani sei finita Beneamata mia cara!) si decide finalmente a cacciare quel gobbo malefico che sta in panchina, ad essere di destra, talmente di destra che mi ritrovo, come era un Grande Italiano, a sinistra, rivoluzionario e non conservatore o codino, a usare la guida che ti guida fuori strada solo per usi che per decenza debbo tacere qui, e a non bere spumanti griffati e vinacci di rinoceronti.

Ricordo alcuni dettagli del blind tasting. Invitati a casa mia, in quel di Stezzano, perché il ristorante è chiuso, il patron del ristorante Carroponte di Bergamo, il pirotecnico Oscar Mazzoleni, ed il suo fido sommelier Nicola Valsecchi (un giovane e simpatico sciupafemmine che non disdegna, oltre alle donzelle, anche i buoni vini) e ovviamente il sottoscritto hanno degustato i vini che sono stati serviti in bicchieri Riedel da un mio fido collaboratore. Di modo che ognuno di noi potesse assaggiare senza conoscere il nome dell’azienda ed essere condizionato nel giudizio.

Il confronto è stato serrato e ho portato ad un chiaro vincitore. Secondo me, perché i due sommelier (e qui bisognerebbe aprire una parentesi sul livello della sommellerie italiana, che esprime campioni e fuoriclasse come Nicola Bonera, Luisito Perazzo, Roberto Anesi, Cristiano Cini, Ivano Antonini, ma anche il trio di testimonial del Tavernello, e basta pensare a chi siano i due presidenti di AIS e Onav per mettersi le mani nei capelli…), hanno espresso pareri completamente diversi. Loro hanno preferito il vino che a me è piaciuto meno (vi voglio bene Oscar e Nicola, ma voi con il Barolo ci azzeccate poco).

A mio insindacabile giudizio il migliore vino dei quattro è stato per me una clamorosa sorpresa, quello che sulla carta aveva minori chance, perché la vigna da cui arrivano non si trova a Barolo, Monforte d’Alba o Perno, boia fauss, ma a Grinzane. Ed è, rullo di tamburi, il Barolo Castello Arnaldo Rivera, che è la linea di premium wine di un’altra cantina cooperativa di Langa, Terre del Barolo.

Per i due sommelier è risultato essere il secondo vino della loro classifica che ha visto primeggiare, roba de matt!, il Perno di Raineri. Un vino che arriva da un terroir cosmico, Perno, dove ha le sue vigne Mauro Mascarello che ottiene quella meraviglia del suo Barolo Santo Stefano (ma anche Dolcetto e Barbera sono da urlo), dove ha le vigne, purtroppo, perché riesce a rovinare uve super, Rocche dei Manzoni. E dove ha sede il Castello di Perno, azienda dell’ex deputato Gregorio Gitti, il cui Barolo Castelletto 2016 ho recentemente celebrato. Un 2016, quello di Raineri, che sebbene la scheda tecnica presente sul sito Internet dica sia stato affinato in botte grande (cosa che in cantina si è tornati a fare con l’annata 2017) è stato, sciaguratamente, affinato in barrique.

Con i risultati che i due sventati sommelier hanno apprezzato, ma io che il Barolo lo bevo da quando il giovane Nicola non era ancora nato, ho giudicato imbarazzanti. Colore molto intenso, ovviamente molto più scuro e violaceo rispetto agli altri tre, naso sporcato da note di rovere, caffè, tostatura, bocca imponente ma asciutta, con tannini astringenti. Barolo da guide e da sommelier che sul Barolo devono ancora imparare molto e magari andare a scuola da…

Secondo vino per me, per loro secondo quasi alla pari con il Castello, quello di Brezza, un Sarmassa classico, ben fatto, impeccabile, piacevolissimo, perfetta introduzione al mondo del Barolo, tannini non aggressivi, profumi freschi, leggere note mentolate, ne berrei a secchi, anche se quando penso al Barolo Sarmassa, penso inevitabilmente a quello di Roberto Voerzio, altra musica, ma  al quale mancava un quid per fare il salto di qualità e diventare super.

Terzo per me (ultimo per loro) per bevibilità, ripeto quanto scritto sopra, è un Langhe Nebbiolo più che un Barolo, il Conte di Zanone da 9,90 euro e quarto, perché io la barrique nel Barolo la giudico una bestemmia, e la tollero solo nel caso di un fuoriclasse come Voerzio, ma lui gioca un altro campionato (anche nei prezzi, insieme a Roagna, Bruno Giacosa e a quel solenne antipatico di Mister Monfortino, Roberto Conterno) e quando la trovo in un Barolo e la beccherei anche se mi metteste del cemento nel naso all’atto dell’assaggio, parte, per default, il pollice verso. Nein, danke, lassuma pert

Torniamo al mio vincitore il Castello Arnaldo Rivera. Un vino che mi ha fatto rimanere, come diciamo noi a Milano, di “palta”. Non perché dubitassi del valore della cantina (che ha vigne in tutte le migliori zone del Barolo), che ha una selezione che comprende cru o Mga come Vigna Rionda, Rocche di Castiglione, Bussia, Ravera, Monvigliero, Boiolo, oltre all’Undici comuni, e propone anche eccellenti Nascetta, Diano d’Alba (Dolcetto) e Barbera d’Alba, ma perché, soprattutto pensando a determinati Barolo animaleschi che si ottengono da vigne a Grinzane Cavour (qualcuno, come Cascina Bruni, invece fa bene, da provare il suo nuovo Barolo Babellino) non pensavo si potesse tirare fuori una simile qualità. Invece…

Invece… colore rubino splendente, naso ricco, espansivo, elegante, caldo e di splendida carnosità, un naso suadente, di nitida espressione, di grande impegno e consistenza in bocca, ma fresco, con un tannino terroso e vellutato, una grande espansione, grande equilibrio, piacevolezza. Un grande Barolo che sullo scaffale finisce, come gli altri cru di Barolo, a 50 euro, 70-75 Vigna Rionda e Rocche di Castiglione, mentre l’Undici comune finisce si trova da 30 a 35.

Mi auguro che il Masulé (alias Mazzoleni, che sul Barolo alterna scelte azzeccate, compra Giuseppe Mascarello, Bruno Giacosa, Pira, Roberto Voerzio, Benevelli, ma anche i vini di alcune cantine di Monforte e La Morra che, boca tas…) voglia mettere nella sua carta questo e gli altri cru di Barolo Arnaldo Rivera. Sul Castello lascio la parola all’entusiasta responsabile marketing Gabriele Oderda, uno che ha lavorato da Gaja, mica da un piciu qualsiasi, che così me l’ha raccontato: “il nostro Barolo Castello rappresenta uno sforzo umano e culturale prima che di mera espressione enologica (cosa che dal 2013 stiamo facendo con la serietà e la dedizione che contraddistingue il nuovo corso della nostra azienda).

Non è impresa facile far aprire gli occhi su questo vigneto mitico per il Barolo, che però ha 2 svantaggi: é un monopole, quindi siamo da soli oggi a promuovere questa vigna così caratterizzata a livello pedoclimatico (l’unica a Barolo con suoli di origine mista: sedimentaria marina ma anche alluvionale, vedi torrente Talloria). Nessun alfiere del Barolo in passato si è preoccupato di rendere nota la grande caratterizzazione del Nebbiolo di questa collina (e non della Gustava o Garretti). Il Castello si affina 32 mesi in botte grande e tonneaux usati più un anno in bottiglia prima della commercializzazione.

Abbiamo un’etichetta in cotone naturale molto resistente, tappo monopezzo Amorim, in vigna niente erbicidi, concimi minerali o chimica varia, e una produzione di meno di 5000 bottiglie all’anno. E un prodotto totalmente artigianale, vinificato in micro vinificatori dedicati, con legni di Gamba 100 % francese fatti su misura, e la volontà, nel nostro piccolo, di alzare il livello al meglio che possiamo”.

E prossimamente, preparate i popcorn, sedetevi sul divano e aspettate, magari nel contempo saremo riusciti a toglierci dalle palle Conte Antonio e Conte Giuseppe, nel 2022 la cantina uscirà con due nuovi 2018, Rocche dell’Annunziata e Villero e nel 2023 con un Cannubi 2019 da vigna di 72 anni, fino al 2018 gestita da altro produttore e ora tornata a casa.

Eccovi dunque accontentati, eccovi, fedelissimamente, come può attestare il notaio presente all’assaggio (mi è costato una cifra ingaggiarlo, dovrò vendere la mia collezione di Prosecco per pagarlo…), la cronaca della nostra dégustation à l’aveugle.

E prossimamente, visto che il Carroponte domenica riapre, se Oscar ne avrà voglia potremo ripetere i nostri blind tasting passando dal Barolo al Barbaresco e al Brunello di Montalcino. In cantina ho tante cose molto interessanti da assaggiare e farlo in compagnia, anche se con due absolute beginners del Barolo come l’Oscar e il Nicola, è più divertente.

Questo è lo Ziliani innamorato pazzo di Barolo (e Champagne) di fine 2020, nel 2021 prometto di essere ancora peggio. Ho una certa età, portate pazienza e come diceva Palazzeschi, e lasciatemi divertire!

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Simone N
Simone N
4 mesi fa

Il naso impattante e guidaiolo di Raineri fatto per chi ci vuole cascare.
Terre del Barolo, esempio che ci possa essere un cooperativismo virtuoso,in grado di guardare alla qualità e non solo al numero di bottiglie prodotte. Anche fuori dall’alto Adige. È vero che ci sono i Produttori del Barbaresco, ma applausi a Terre del Barolo, perché sta facendo un grande lavoro. Mi auguro che i prezzi della linea Arnaldo Rivera non salgano. Stupendo il loro Rcche di Castiglione. Barolo dal naso affusolato che ti coccola dal primo sorso fino all’ultimo.
P.S. L’Esselunga più vicino a casa mia sta ad Aprilia (LT). Li ho chiamati.Gentilissini, ma purtroppo il Serralunga di Davide Rosso, come prevedibile, non gli è arrivato. Le bottiglie, quelle sono.
Caro Franco,
Non essendo in vena di aprire mostri sacri, mi consolo(tra qualche ora lo apro), con un Gabutti 2009 di Sordo. Speriamo bene.
Saluti.

Simone N
Simone N
4 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

Concordo sul Monprivato.
Eppure caro Franco, qualche autodichiaratosi esperto, ancora va scrivendo che è un vino anoressico, magro e troppo acido. Palati da Amarone.

Paolo Boldrini
Paolo Boldrini
4 mesi fa
Matteo
Matteo
4 mesi fa

Perlomeno sui Barolo di Rivera uno del trio Tavarnello in un articolo su Intravino ci ha dato..anche se di default,qualsiasi cosa degusti, meno di 88/100 non li nega a nessuno..

Piero Quadrumolo
Piero Quadrumolo
4 mesi fa

Buonasera, le confesso che sono contento così, sarei stato in imbarazzo se fosse stato il contrario. Quello che conta è che il nostro Barolo, che è un prodotto base, sia risultato buono e che valga i soldi che il consumatore spende. Cosi ci rilassiamo tutti e ci facciamo un Buon Natale.
Buon lavoro.

Piero Quadrumolo
Piero Quadrumolo
4 mesi fa

A proposito, grazie che veicola una mia foto di 20 anni fa!!

Ale
Ale
4 mesi fa

E allora il conte di Zanone che mi sono preso per curiosità me lo apro stasera e me lo bevicchio a pasto. Di Rosso già fatto scorta.
Grazie per l’articolo.

C.T.
C.T.
4 mesi fa

Esimio dottor Ziliani, ho fin qui osservato tutta la querelle riguardo il fatto che una catena della GDO “osa” vendere un etichetta di Barolo sotto i dieci euro: da li’ una serie di intemerata chè levati, e un’intervista al Presidente del consorzio che questa etichetta la produce. Fin qui, la sua campana… A sentirne altre però, sembra che le accuse che lei fa al presidente del consorzio e al suo entourage nascano da “altri fatti” non propriamente ascrivibili al semplice “declassamento” economico del vino in questione. A questo punto, lei che cosa ha da aggiungere?

Pippo Baudo
Pippo Baudo
4 mesi fa

Franco, ti leggo sempre, ma dovresti rispondere a questo articolo come tu sai fare…: https://www.winemag.it/altro-che-crisi-consorzio-del-barolo-sotto-attacco-per-un-no-al-giornalista-prezzolato/

Simone N
Simone N
4 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

Cialtroni.
Sono anni che quelli come me, che bevono Barolo da sempre, (anche quando non andava di moda), che sono innamorati del Barolo Classico, delle Langhe che non piegano al mercato e al gusto internazionale, riconoscono in Franco Ziliani un punto di riferimento.
Non rompete i coglioni.

Maurizio
Maurizio
4 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

Forse le vacanze si potranno allungare ulteriormente visto che il soggetto in questione oggi ha fatto uscire un altro articolo allusivo. Ovviamente è anche il mio auspicio, sopporto poco chi fa allusioni e tira sassi cercando di nascondere le mani subito dopo. Piena solidarietà a lei quindi, che anche se magari a volte esagera, lo fa sempre mettendoci la faccia e parlando chiaro!

Gaetano
Gaetano
4 mesi fa

Premesso che “Intrallozzovino” e VinoalVino sono gli unici due blog enoici che seguo e che se si parla di langhe la Bibbia è Ziliani. Che il suddetto scrive mooooolto meglio di chiunque dei sui “amici” dell’altro blog. Che l’autore del post che sto per citare è quello che meno (eufemismo) mi aggrada. Che probabilmente non aggrada molto neppure a Franco tanto da aver causato per il passato un incontro molto ravvicinato tra la mano destra di Franco e il labbro inferiore del sopradetto……
Stavolta è arrivato prima lui :))
https://www.intravino.com/primo-piano/arnaldo-rivera-e-il-barolo-mga-la-svolta-che-aspettavamo/
Per favore Franco ora non mi insulti, perchè non saprei assolutamente dove andar a cercare le indispensabili, preziose ed inesauribili informazioni sulla langa così lontana dal mio Veneto!!

Silvia
Silvia
4 mesi fa
Reply to  Gaetano

Ziliani scrive bene? A prescindere dai contenuti…come forma intendi? Oddio…la mia prof del ginnasio avrebbe mooooooolto da ridire

Gaetano
Gaetano
4 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

Sottoscrivo in toto ed invito a consultare il post di oggi a conferma

Anto
Anto
4 mesi fa

Le consiglio, se ne ha l’occasione, di visitare anche i supermercati della catena Lidl, in modo tale da valutare anche lì i prezzi superscontati di Barolo, Barbaresco e altri vini piemontesi.

Kevin
Kevin
4 mesi fa

Il toto Barolo per me :
1 Perno Raineri
2 Sarmassa Brezza
3 Castello A. Rivera
4 Conte di Zanone

Last edited 4 mesi fa by Kevin
Bernardino Campello
Bernardino Campello
4 mesi fa

E il Brunello di Montalcino dell’Eurospin a 16 euro? È stato recensito da qualcuno?

Stefano
Stefano
4 mesi fa

Grazie per la segnalazione del vino in vendita.
A parte questo non credo tornerò su questo blog, per il tono a tratti goliardico a tratti vendicativo verso altri, con il pretesto di parlare di un vino unico, per noi sacro, ovviamente mio parere personale da uno che viene da uno di quei 11 comuni e da una famiglia molto legata a quel vino.

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Autore: Franco Ziliani - P.IVA: 02585140169 - Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale. Le immagini inserite in questo blog sono tratte in massima parte da Internet; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo a Franco Ziliani, saranno subito rimosse.
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