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Degustazioni

Colline Lucchesi Ludovico Sardini 2015-2016 Pieve Santo Stefano

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Esti….i che buono questo Sangiovese della Bogazzi!

Su alegher lettori di Vino al vino e soprattutto belle lettrici. Oggi, festa di Sant’Ambroeus, el sant patron de Milan, caput mundi, minga quel paesot pien de ratt, de buse et de romanot, vuole farvi un regalo. Cunt’el coeur in man, perché sun bun e generus e minga cativ comm’el disen i persegot e i stupit, voglio farvi, in anticipo sul Natale, un bel regalo.

Smetto di scrivere in meneghino e tanto per farmi capire anche a Londra, Catania, Napoli, Paris e persino in quella cittadina provinciale che non si capisce come possa essere ancora considerata la Capitale (de che? Del malaffare, della poltroneria, della corruzione, del malgoverno? Ma dai!) voglio segnalarvi, non credo ne abbiano già scritto molti (se ci sia sulle guide le ignoro e me frego, io le italiche enoiche guide le posso usare solo da mettere come sostegno sotto un tavolino traballante o tenerle in bagno per utilizzarle solo in caso di estremo… bisogno) un grande vino.

E qui i soliti pirla diranno: tanto per cambiare Ziliani ci propone un vino di Langa. Errore, stupidot! Una volta tanto, semel in anno licet insanire dicevano i latini, non vi porto in Piemonte, il “mio” amatissimo Piemunt, ma nella terra dove ci sono state delle facce di culo, a dire metà del loro nome, che hanno pensato bene, pur avendo a disposizione il Sangiovese, mica un’uvetta qualsiasi, in un posto baciato da Bacco come Montalcino, di provare ad imbastardirlo con Merlot, Cabernet e roba arrivata da chissà dove, anche dalla Puglia. Mascalzoni, anche nomi noti e blasonati (alcuni di sangue blu) che hanno fatto scoppiare uno scandalo entrato nella storia del vino italiano come Brunellopoli.

Vi porto dunque in Toscana, per farvi conoscere un grande vino fatto con Sangiovese e un pizzico di Colorino. Ci porta in Chianti Classico Ziliani? chiederà qualcuno. Errore. Allora a Montalcino? Non ci siamo ancora e nemmeno a Bolgheri, dove il grande Michele Satta produce un grande vino come Il Cavaliere. Ovviamente nessun riferimento al “puttaniere di Arcore”, sozza ruota di scorta del governo del cialtrone con la pochette.

Il grande Sangiovese, quasi in purezza – oltre al Colorino, mi tocca ammetterlo, c’è un pizzico di una grande uva franciosa non bordolese (non è il Pinot noir, chi lo indovina vince una bottiglia di Prosecco metodo classico millesimato) – nasce in una fattoria, che non vedo l’ora di visitare, in un posto splendido che adoro (non solo perché è una provincia, quella di Lucca, che tradizionalmente va a destra e non sceglie il PD ex Pds ex PCI) ma perché è un posto paesaggisticamente stupendo, le Colline Lucchesi.

Questo vino di cui vi vado a parlare e che vi dico subito è ancora disponibile (roba da non credere) in cantina sia con l’annata 2015, quella del clamoroso esordio, sia con la 2016, a 18 euro (provate a comprare con quella cifra un Brunello a Montalcino? Vi danno la bottiglia vuota con il tappo…), si chiama Ludovico Sardini ed è proposto dall’azienda agricola Pieve Santo Stefano “situata ai piedi della bella Pieve romanica di Santo Stefano (13° secolo), sulle colline che dominano la città di Lucca, che dista circa sette chilometri. La proprietà si estende su una superficie di circa 60 ettari di cui dodici consacrati ai vigneti”.

Non ho ancora avuto il piacere di visitare l’azienda, ma sono entrato in contatto con la proprietaria grazie a Gustav Mahler, Karl Kraus, Hugo von Hofmannstal, Stefan Zwein e al Die Welt von gestern. Nessuna seduta spiritica, tranquilli, non sono entrato in contatto con le anime di quei geni, e se anche ne avessi avuto facoltà avrei avuto qualche problema non conoscendo la lingua di Goethe, Nietzsche, Brahms e Beethoven come conosco invece, benissimo, l’adorato francese.

Una volta tanto i social, di cui è giusto dire le peggio cose, ma che a volte sono utili e positivi (io tramite Facebook, prima che mi mettessero al bando come un terrorista islamico, ho conosciuto le mie ultime innamorate, una gentile Signora polacca dal palato formidabile per le bollicine e l’ormai famosa parisienne che mi ha mollato alcuni mesi fa…) mi hanno messo in condizione, se ricordo via Instagram (dove ormai ho 2700 followers, ancora un po’ e divento wine influencer quasi come la Ferragni..), di conoscere la proprietaria dell’azienda. E chattando, parlando di Mahler, della Mitteleuropa, delle comuni letture di autori tradotti in italiano da Adelphi, ho scoperto che la mia interlocutrice, la gentilissima Signora Francesca Bogazzi, era proprietaria di un’azienda nelle Colline Lucchesi.

Da chiacchiera nasce chiacchiera, ed ecco che la Signora, con cui abbiamo in comune una passione pour la France, è stata così gentile da volermi inviare a casa dei campioni. Tre annate, 2015, 2016 e 2017, del Colline Lucchesi Rosso Villa Sardini (che devo ancora provare) e due annate, 2015 e 2016, del Ludovico Sardini, Sangiovese, da una vigna del 2004, con un’aggiunta di Colorino e di un quid di… un’altra uva che cresce bene anche tra i canguri, e oggi, scoprendo che il vino prendo nome da quel Ludovico Sardini, figlio di Giovan Battista Domenico, ambasciatore della Repubblica di Lucca presso i sovrani più potenti del 18° secolo e nipote di Scipione (che ha una via a Parigi nel V arrondissement a lui dedicata) e la cui salma riposa oggi nella cappella della proprietà, ho stappato le due annate di questo Sangiovese lucchese. Vino prodotto, come tutti gli altri, con la consulenza di un bravo agronomo ed enologo come Lorenzo Landi, studi in Bourgogne,  poi formatosi a Bordeaux alla scuola di Denis Dubourdieu.

Ho stappato e forse, perché è Sant’Ambroues, perché ero di buon umore pensando che forse il governaccio conte (con la minuscola) a giorni potrebbe cadere, perché mi ero svegliato, ascoltando Schubert diretto da Carlos Kleiber, con la luna giusta, sunt quasi burlà giò per tera

Versati nei due ampi ballon di Riedel, dono anni orsono di Angelo Gaja, bicchieri speciali che non so se oggi vengano ancora prodotti, i due Ludovico Sardini 2015 e 2016 mi hanno fatto strabuzzare gli occhi. In ottime condizioni, visto che un mese fa ha fatto un’operazione di cataratta ad entrambi e sono ancora più in grado di prima di apprezzare la bellezza di una donna… Non necessariamente quella santa donna della mia ex moglie.

Due vini che se li avessi assaggiati alla cieca avrei potuto scambiare per dei Chianti Classico di quelli super tipo San Giusto a Rentennano, Isole e Olena, Fontodi, Fattoria di Felsina, Rodano, oppure per dei Rosso di Montalcino o addirittura dei Brunello, ma con gli attributi.

Invece, perbacco perbaccolina, sorpresa delle sorprese, era “solo” un Colline Lucchesi, una zona dove gli storditi dicono che non bisognerebbe piantare Sangiovese ma dove invece, mi raccontava al telefono la Signora Bogazzi, l’uva identitaria toscana, non in tutte le annate (e difatti di questo vino dopo la triade 2015, 2016 e 2017 non sono state prodotte le due annate successive) cresce dando ottimi risultati.

Quelli che ho riscontrato, sorso dopo sorso, ammirando l’eleganza, l’equilibrio, la piacevolezza, la complessità, ma quella complessità che comunica è percepibile, non cervellotica o autoreferenziale, che si fa cogliere, capire, che sfolgora, proprio come quell’intelligenza di cui parlava un poeta che adoro, Mario Luzi, nel suo poema del 1971 “Su fondamenti invisibili” e che recita “L’appena detto il non ancora nominato quando accendono una scaglia d’intelligenza negli occhi altrui: e sfolgora un’intesa e si giunge dall’uno all’altro…”. Vino che mi ha colpito per la sua perfetta armonia, la bellezza che faceva scaturire dal bicchiere.

Un magnifico, splendente, luminoso rubino violaceo, ancora più evidente nel 2016, un corredo aromatico di grande integrità ed energia, ciliegia e marron glacé ed erbe aromatiche, anzi macchia mediterranea, nel 2016, una sfumatura più selvatica e misteriosa nel 2015, con un ricordo di viola e una leggera nota balsamico-mentolata speziata (forse dovuta a quel pizzico di altra uva franciosa che non nomino ma avrete capito di cosa si tratti?) e una grande freschezza, una dolcezza di espressione.

Bocca larga, piena, carnosa, succosa, di larga espansione e ricchezza di sapore, e un magnifico tannino terroso, dal timbro quasi langhetto (quindi per me pura libidine) con una persistenza lunga e un’armonia e una finezza davvero da grande vino.

Io, che sono un modesto provinciale, che potrei vivere senza Ornellaia, Sassicaia, Brancaia, Lupicaia, aia aia, (ma che apprezzo molto, oggi che sono tornati a parlare piemontese, i Barbaresco di Gaja) sapete che vi dico?  Che se non correte a comprare questo Ludovico Sardini chiudo il blog, vi condanno a bere Prosecco, i vini della Spinetta e a leggere Intrallazzavino. Fate un po’ voi… Io intanto mi alzo in piedi e…standing ovation, come nel finale ineffabile di questa Fantasia Corale di Ludovico van…

n.b. non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblogwww.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Francesco
Francesco
4 mesi fa

Ziliani è lunedi
Che ci dice del barolo conte di zanone 2016?

Ale
Ale
4 mesi fa

Malbec?

Antonio
4 mesi fa

Un altro vino da mettere in lista, grazie

Paolo
Paolo
4 mesi fa

Per non farle chiudere il blog ho cercato la bottiglia in lungo e in largo senza successo.

Saprebbe indicarci un sito (fisico o virtuale) dove trovare il prodotto?

Paolo
Paolo
4 mesi fa
Reply to  Franco Ziliani

Lo ha scritto le che noi lettori avremmo dovuto correre a cercare il Colline Lucchesi Ludovico Sardini, pena chiusura del blog.

A parte gli scherzi, immagino non abbia consigli sul reperimento del prodotto in questo periodo in cui gli spostamenti sono difficili.

Grazie comunque

Luca P
Luca P
4 mesi fa

Syrah?

Tendenza

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