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Degustazioni

Chianti Superiore Meme 2019 Fattoria di Petrognano

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Quando il Sangiovese dei “vitigni migliorativi” e della barrique si fa un baffo

Visto che questo è l’ultimo articolo del 2020 forse non sarebbe il caso, anche il 31 dicembre, quando restano solo poche ore prima di voltare pagina, di fare polemiche.

Però, sapete come sono fatto, le polemiche io le farò anche sul letto di morte, discutendo con chi mi starà accanto su quale Barolo e Champagne sia da servire dopo il mio funerale, e quale edizione dei Vier Letze Lieder di Richard Strauss mettere di sottofondo mentre verrò cremato, e quindi anche ora, invece di limitarmi a suggerirvi caldamente di procurarvi già nei prossimi giorni questo eccellente Chianti Superiore Meme 2019 della Fattoria di Petrognano di Montelupo Fiorentino, che è anche raffinato agriturismo, oltre che azienda agricola di 85 ettari, di cui 25 vitati, voglio dire qualcosa sui vini chiantigiani.

I più giovani tra voi non lo ricorderanno, ma dalla fine degli anni Settanta, quando ha preso l’avvio quello che è stato definito il Rinascimento dei vini nella terra di Dante, una delle parole d’ordine, dei temi conduttori, ripetuti da tecnici, produttori, enologi consulenti e anche da qualche giornalista bischero, reiterati sino alla nausea, è stato, “il Sangiovese non matura bene. Il Sangiovese ha dei limiti. Il Sangiovese ha bisogno di essere corroborato da una percentuale di altre uve, dei cosiddetti “vitigni migliorativi”.

E sulla scorta di queste considerazioni via a piantare nelle varie aree del Chianti, dal Chianti classico alla Rufina ai Colli Fiorentini ai Colli Senesi quantità impressionanti e insensate di quelle uve, franciose, che secondo i sapientoni avrebbero dovuto migliorare i Chianti, ma di fatto li hanno resi, in tanti casi, altra cosa, più simili ai Super Tuscan che ai vini della sana tradizione chiantigiana.

Se si aggiunge poi che sempre secondo un pensiero (dal sen fuggito) diffuso tra gli enologi, nei Chianti oltre a dover scomparire le uve bianche per lasciare posto a Cabernet, Merlot, Syrah, Petit Verdot, dovevano comparire, per renderli più “fighi”, aromi di vaniglia, caffè, tostatura portati dall’uso, sempre più diffuso, delle barrique, e che più i vini prendevano un carattere internazionale a dispetto di quello chiantigiano e toscano, più venivano elogiati da guide e wine writer internazionali, è facile capire come dello spirito originario del Chianti, che aveva nella piacevolezza, nella bevibilità il suo forte, spesso si sia completamente perduta traccia.

Per fortuna il buon senso ha prevalso. E’ bastato lavorare meglio in vigna, ridurre le rese, selezionare (anche grazie al meritorio progetto Chianti Classico 2000, varato nel 1987) cloni migliori, fare grandi selezioni massali per preservare la personalità spiccata delle vigne più vocate, per disporre di uve Sangiovese di una qualità tale da rendere l’aggiunta di altre uve non solo dannosa ma del tutto inutile.

Oggi, a parte qualche nostalgico del tempo antico, che pensa ancora che bordolesizzare i propri Chianti li renda più appealing, i meglio Chianti sono tutti figli di Messer Sangiovese con eventuali aggiunte di piccole percentuali di vitigni autoctoni come Colorino e Canaiolo e l’uso spinto della barrique ha lasciato il posto alla riscoperta delle vecchie botti di rovere (anche francese), e per i vini giovani del cemento e dell’acciaio.

E la bevibilità, la piacevolezza, l’equilibrio, la freschezza, i profumi di ciliegia, di macchia mediterranea, un’acidità viva e bilanciata, sono diventati elementi premianti, sempre più ricercati e privilegiati dai consumatori, stanchi di prendere cantonate e di trovarsi di fronte a “Chianteaux” dai connotati stravaganti.

Questi i ragionamenti che ho fatto ieri sera e di cui ho voluto farvi partecipi oggi, bevendo golosamente, copiosamente, allegramente, senza tante “seghe mentali” il Chianti Superiore Meme 2019 della Fattoria di Petrognano (25 ettari vitati, come dicevo, con solo un ettaro riservato alla Syrah e uno al Merlot) che è un vino schietto, sincero, ben fatto, tutt’altro che banale, che ha la bellezza della semplicità e della capacità di farsi capire, dove il Sangiovese domina con il novanta per cento, accompagnato da un dieci per cento di Canaiolo e dove la vinificazione e l’affinamento si svolgono esclusivamente in acciaio. In botte grande, da trenta ettolitri, l’invecchiamento, invece della Riserva.

Un vino, prodotto da Emanuele Pellegrini (figlio di Pietro) in collaborazione con la bellissima moglie italo brasiliana Monica Rossetti, a sua volta enologa, che ha nella schiettezza, nel brio, nell’immediatezza, nella sincerità d’accenti il suo forte. Colore rubino violaceo brillante, luminoso, mostra un naso inconfondibilmente toscano, chiantigiano, solare e sorridente, tutto giocato tra ciliegia, macchia mediterranea, erbe aromatiche, accenni di pepe nero e una punta di menta, in una cornice di grande freschezza.

Succoso e ben polputo, direi quasi croccante, al gusto, con una polpa fruttata golosa, uno spiccato carattere terroso, un tannino discreto, che c’è ma si fa sentire appena e un grande equilibrio, una magnifica piacevolezza.

Fossero tutti così i Chianti come questo! Un caro saluto a tutte/i e ci vediamo tra l’anno prossimo… Che Bacco e i potenti Dei ci sorridano…

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Simone N
Simone N
9 mesi fa

Con la speranza che questo 2021 ci porti fuori dall’incubo in cui ci siamo trovati a vivere,
tanti auguri per un felice anno nuovo a Franco,
e a tutti noi che in questo luogo, ci siamo sentiti un po’ come a casa. Nel bene e nel male.
A tutti, felice anno nuovo.
Simone.

Marco raimondi
Marco raimondi
9 mesi fa

Leggo sempre con grandissimo piacere quello che scrivi, Caro Franco. Hai non solo un palato preparato e raffinato, ma…”you have a way with words!” Ti scrivo per dirti due cose: (1) Ho trovato fra le mie varie carte un bellissimo articolo scritto da un certo… Franco Ziliani: “Castiglione Falletto; Or On The Complexity Of Barolo” – The World of Fine Wines; Issue 11, 2006. E (2) Per augurarti Buon Anno!! marco

giuseppe
giuseppe
9 mesi fa

Buongiorno Franco, oltre a farmi scoprire eccellenti vini che spesso riesco a comprare, volevo ringraziarti oggi per avermi fatto scoprire i Vier letzte lieder di Strauss. Me li sono ascoltati su youtube e….grazie
Giuseppe

Enrico
Enrico
9 mesi fa

Sig. Ziliani grazie per tutti i suggerimenti sui vini di Langa e non…i suoi blog si confermano i migliori per i suggerimenti enologici!
Auguri per il futuro

Tendenza

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