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Editoriali

Altro che pornostar! Il mio amato Barolo resta sempre più senza mutande…

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Sugli scaffali a 7,99 e il Consorzio (e il presidente Ascheri) tace: acconsente?

Non fai in tempo a scrivere di un Barolo che finisce sullo scaffale della migliore catena della Grande Distribuzione italiana a 9,90 euro – e per aver scritto questo essere attaccato volgarmente da un signor nessuno di cui si sta occupando il mio avvocato (e mi sa che notizie da lui le riceveranno anche i responsabili di un Consorzio che stanno facendo un gioco sporco e che verranno anche loro chiamati in aula, come persone interessate ai fatti…), che, basta uscire di casa, non rintanarsi in casa, ma uscire (come invitava a fare il grandissimo Giorgio Gaber in una canzone di stringente attualità che vi invito a riascoltare perché è un potente messaggio politico di libertà) e magari entrare in un discount per fare interessanti scoperte.

Come il trovarti sullo scaffale di un punto vendita della potente catena tedesca Lidl (nessuna pubblicità occulta, io non sono come uno dei tre testimonial del Tavernello che fece da consulente, pagato, per Eurospin) non solo l’ennesimo Franzacurta a prezzi corti, 7,99 sempre più corti di due Champagne proposti a 13,99 ma trovi, boia fauss, anche un Langhe Nebbiolo a 4,99 e, stra boia fauss, che giramento di bolle!, anche un Barbaresco e un Barolo della splendente annata 2016, annata dove praticamente tutti (beh, qualcuno è riuscito nell’impresa di farlo mediocre, che piciu!) hanno fatto qualità.

Annata super che, secondo quello che scrivono i giornalosti, come amava chiamarli prendendoli per i fondelli il mio Maestro Germano Pellizzoni, per un decennio direttore di successo di A tavola, dovrebbe andare a ruba… Discorso che vale per tanti, quelli bravi, quelli onesti e coerenti come Giuseppe Rinaldi, Giuseppe Mascarello, Comm. G.B.Burlotto, Cavallotto, Bartolo Mascarello (chiedete loro una buta di 2016, vi diranno sold out, sorry) ma non vale purtroppo per tanti altri. Anche tribicchierati o pompati da una critica stupida o asservita.

Guardate dunque e indignatevi con me davanti allo spettacolo osceno, indecoroso, dei due grandi rossi albesi da Nebbiolo, i due re dei vini italiani (e fate caso al cartello dietro, dove un altro grande vino, questa volta toscano, il Brunello di Montalcino, non sbraca ma resta a 14,99 euro) che calano le mutande (i prezzi) peggio della più spudorata delle pornostar.

E cosa fa il Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe, ecc, cosa fa il Presidente Ascheri (che in un’intervista piuttosto compiacente alla Gazzetta d’Alba, ne parleremo lunedì, dimostra attaccamento non alla causa ma alla poltrona e pare essere propenso a ricandidarsi alle elezioni di aprile e giocare a non lascia ma raddoppia…)?

Nulla: rilascia dichiarazioni che commenterò liberamente, visto che non sono “prezzolato” e non sono servo di nessuno, lunedì, rilancia il progetto allucinante di portare i grandi rossi albesi l’anno prossimo nientemeno che in Cina (ma li legge i giornali? Sa cosa succede laggiù? Sa chi ha impestato il mondo intero con il coronavirus e vede la propria economia crescere mentre le nostre soffrono tremendamente?) e non capisce che il Consorzio avrebbe bisogno di ben altro personaggio ai vertici di un pur simpatico corpulento vignaiolo di Bra, e non molla la cadrega.

Ci si aspetterebbe, se quel Consorzio fosse una cosa seria, e non lo è da troppo tempo, una presa di posizione, una dichiarazione, un’alzata d’ingegno, un’iniziativa. Nulla, l’encefalogramma del Consorzio resta piatto, non dà segni di vita, nella sede di Corso Enotria ad Alba, da cui si gode un bel panorama, si fa burocrazia, si vivacchia, si vive su un altro pianeta.

Eppure i problemi sono chiari a tutti, con questo prezzi continuamente in ribasso che sono sotto gli occhi di tutti (magari non del presidente Ascheri, del suo direttore dalla dubbia efficienza, da un Cda che a sua volta dorme colpevolmente) l’immagine del Barolo e del Barbaresco che in tanti, con anni di impegno, di sacrifici, di viaggi per il mondo per andare a vendere e portare il sacro messaggio di Langa nelle più remote contrade, un messaggio che se incontra un interlocutore appena dotato di cervello conquista, affascina, fidelizza, come direbbero gli espertologi di marketing, sta andando progressivamente a… donne di strada.

Intendiamoci, questo sfacelo, aggravato dall’emergenza da coronavirus e che vede questa emergenza funzionare per alcuni come un alibi per porcate varie, non è colpa di un onesto produttore di Bra, che se il mondo avesse una logica non sarebbe mai diventato presidente di Consorzio e del suo grigio burocrate che lo affianca come direttore.

Quanto accade è il risultato, fossero ancora con noi i tre moschettieri del Barolo, Bartolo, Baldo e Beppe, lo ripeterebbero, come hanno sempre fatto, di scelte sbagliate, di un ampliamento assurdo e forsennato degli ettari vitati a Nebbiolo da Barolo, di un aumento della produzione privo di ogni logica. Miope, ingordo, ignorante.

Che fare ora che la stalla è aperta ed i buoni sono scappati e ci si trova ogni anno ad avere almeno due milioni di bottiglie di Barolo (non so quante di Barbaresco, decisamente meno) in eccesso, che non sono assorbite dal mercato interno e da quelli esteri?

Semplice, è ora di chiedere a chi ha sbagliato di pagare. Non solo metaforicamente, non candidando più determinati personaggi o inducendoli quando occupano (e non mostrano di volersene annà…) determinate poltrone a togliere il disturbo e andare a fare danni altrove, ma ricorrendo alla Giustizia.

Per questo mi appello a tutti i produttori di Barolo e Barbaresco di buona volontà, che sono la stragrande maggioranza, che sono schifati da questa politica infame e puttanesca (senza offendere le mignotte, che svolgono una funzione sociale e meritano rispetto, anche per il duro lavoro che fanno) della calata di braghe dei prezzi (i loro sono Barolo e Barbaresco, porca zozza, mica un prosecchino qualsiasi!) in continua caduta, che non si sentono rappresentati, tutelati, difesi da un Consorzietto balbettante, e chiedo loro un gesto di grande coraggio, di dignità, di responsabilità, di orgoglio.

Propongo loro e sono disponibile a collaborare– a titolo gratuito, prima che qualche minus habens mi accusi di volerci speculare – di promuovere un’azione legale collettiva, una class action, nei confronti dei Presidenti del Consorzio, dei membri del Cda, delle aziende che hanno ratificato da oltre quindici anni a questa parte, questa insana, suicida, politica di ampliamento degli ettari vitati e quindi della produzione di Barolo e Barbaresco. Class action che riguardi anche un altro soggetto parimenti colpevole di questa politica allucinata. Parlo di quell’associazione golosa che corrisponde al nome di Slow Food e del suo guru Carlo Petrini (che ormai dialoga con i papi, con certi papi, con i quali si trova d’accordo magari a celebrare la grandezza di un criminale come Fidel Castro) che non hanno mosso un dito, non hanno speso una parola per condannare questa politica di ampliamento di vigne e di bottiglie. Che sono stati complici, spero solo per stupidità e miopia, di questo sfacelo.

Chiamare tutte quelle persone sul banco degli imputati, far tirare fuori loro una barca di soldi da investire in un’opera di promozione e comunicazione necessaria per togliere dall’immagine di Barolo e Barbaresco le palate di merda che stanno piovendo loro contro, è un dovere civico di ogni vignaiolo di Langa. Chi ha sbagliato, chi ha fatto danni, paghi. E se non ha soldi venda le vigne o le cantine.

Troppo estremista, visionario, Don Chisciotte? Forse, ma ne sono orgoglioso e delle critiche che mi arriveranno, ME NE FREGO.

Gli osservatori più attenti della situazione attuale e delle prospettive future prevedono un 2021 ancora peggiore per il comparto del vino e per il mondo del Barolo (e Barbaresco), non c’è più tempo da perdere, bisogna reagire e voltare strada, delineare finalmente piani e strategie e individuare le persone giuste, un Presidente e un Cda del Consorzio ad esempio, coesi, responsabili, impegnati, preparati, disposti a farsi un mazzo così. Se non si farà qualcosa, se si starà zitti per conformismo, dimenticando che il silenzio è dei colpevoli, dei complici, degli inetti, i danni saranno pesantissimi.

Amici produttori di Langa, ribellatevi a questo stato di cose, prendete in mano il vostro destino, please, give Barolo and Barbaresco a chance, a future!

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Anto
Anto
1 mese fa

Credo sarebbe interessante una sua recensione anche su questi tre vini scontatissimi.
Sia mai che qualcosa di (quasi)buono lo si possa trovare.
Per il poco costo che hanno, una possibilità dovrebbe concedergliela.
Non si tiri indietro, mi raccomando ! 😉

Last edited 1 mese fa by Anto
Maurizio
Maurizio
1 mese fa

Come denominazione certamente quella di Barolo è la più prestigiosa e importante d’Italia. Tuttavia, nell’ambito di questo articolo vorrei fare una riflessione. Quando si parla di grandezza del Barolo e si citano i vari Conterno, Rinaldi, Mascarello, Cappellano e le decine di nomi che si potrebbero citare a a ruota, quanto questi sono rappresentativi realmente oggi del Barolo? Mi spiego meglio. Della produzione di Barolo, quanta è ascrivibile al folto gruppo di produttori validi che tutti conoscono per immagine e quanta al prodotto sfuso venduto in stock in GDO o per fare private label di cui a livello di stampa di settore quasi non si parla? Invito chi fosse interessato a documentarsi sulla percentuale di Barolo che viene imbottigliato direttamente e quella che viene invece (s)venduta sfusa. In base a quello potrete trarre le debite conclusioni.

Maurizio
Maurizio
1 mese fa
Reply to  Franco Ziliani

E fa benissimo, perché un valore inestimabile come quello del Barolo va difeso strenuamente non solo da chi apprezza il vino ma dagli italiani tutti per l’eccellenza che rappresenta. Il punto però è che quell’ondata spesso non è di fango, ma è di vino, un vino mediocre che infanga il nome del vero Barolo, pur fregiandosene in etichetta.

Armando
Armando
1 mese fa
Reply to  Maurizio

Vero. Ma la cosa riguarda tutte le denominazioni. Champagne , cava , bordeaux…ad oggi forse si salva solo Borgogna. Ma se vendere a 10 euro è comunque un buon affare per il produttore , forse il problema sta più nei barolo venduti a 100 Euro che in questi.

Maurizio
Maurizio
1 mese fa
Reply to  Armando

Armando, mi perdoni ma non è così. Lo champagne ha logiche produttive diverse, che non sono confrontabili con altre zone per vie dei diversi tipi di produttori. Per quanto riguarda il resto può essere vero per Bordeaux, ma non può paragonare una regione intera, la regione più produttiva di vino al mondo, con una singola denominazione come Barolo. Bordeaux dovrebbe confrontarla semmai con il Piemonte tutto. Prenda esempio da altre denominazioni italiane. Barolo ha il valore di gran lunga superiore a livello di vigneti rispetto a qualsiasi altra zona. Perché il prezzo medio dei vini sfusi e in bottiglia invece è inferiore a quello di alcune altre zone, che invece hanno un valore dei vigneti inferiore? Perché il valore del vigneto non si traduce nel valore del vino?

Maurizio Ballirano
Maurizio Ballirano
1 mese fa

Dovrebbero scandalizzarsi pure in Borgogna e nello Champagne allora visto che si vendono pure quelli. Anche i discount vendono vini e non solo Lidl. Che l’amante dei vini non va dal discount a comprare la bottiglia buona.

Matteo
Matteo
1 mese fa

La domanda che mi pongo io da ignorante sono le seguenti, il vero problema è il prezzo o la qualità di quei Barolo che infangano una denominazione da sempre identificata da alta qualità e quindi anche da prezzi alti? Perche altrimenti dovrebbe essere scandaloso che anche un brand storico e di qualità indiscussa come Giovanni Rosso si trovi all’esselunga a 19.90 (da consumatore ne son felice) che rischia di svalutare l’immagine del suo brand.
Le soluzioni per ridurre i troppi hl di Nebbiolo nel breve periodo sarebbero?

Maurizio Ballirano
Maurizio Ballirano
1 mese fa

Comunque al Lidl di Dublino c’ho trovato pure il Taurasi di Mastroberadino. A 30 euro.

Eugenio
Eugenio
1 mese fa

Sig. Ziliani ho comprato direttamente in cantina da Cavallotto il Vignolo 2013 a 98 euro. Devo considerarmi un piciu? Grazie per la risposta. Con stima Eugenio Boffa

Pasquale Foglia
Pasquale Foglia
1 mese fa

GRANDE,sono dell’albese ed in settanta e passa anni ne ho viste di tutti colori, ma leggere sui giornali locali a firma di un autorevole, autorevole? esponente locale del panorama vinicolo che la colpa del tracollo dei nostri due vini più nobili è dovuta alla penna malvagia e prezzolati di un giornalista (ma si riferivano mica a lei?) mi ha sconvolto. E sa perché? Mai e poi mai avrei pensato che la mia gente potesse generare esseri così rincoglioniti e addirittura issarli sulle poltrone che occupano. Mi vergogno per loro. Come si può pensare che un giornalista possa uccidere i nostri vini più nobili, demenziale! Ma soprattutto hanno avuto il coraggio di pubblicare delle scemenze del genere. Mi perdoni,io sono nessuno, ma sicuramente al loro posto anche da ubriaco non sarei riuscito a fare una figura così idiota. Ma forse la loro presenza spiega tutto, soprattutto spiega il motivo per cui il Barolo è finito così in basso

Pasquale Foglia
Pasquale Foglia
1 mese fa
Reply to  Franco Ziliani

Le ho risposto via email stamane, un po tardi veramente, e spero di esserle servito a qualcosa

Paolo
Paolo
1 mese fa

Sicuramente la disputa è interessante. Ma avete entrambi torto!
Da un lato fare una questione sul prezzo è assurdo, ci sono etichette che valgono x e altre che valgono y. Il consumatore deciderà cosa acquistare. A me basta un Barolo da 15€ ad un altro occorre uno da 30. L’importante è che non venga venduto uno da 15 a 30 perché chi se ne accorge non si fa più fregare.
La dirigenza del consorzio sbaglia a farsi attaccare e a non mettere la faccia. La produzione di Barolo in questi anni è cresciuta in modo da poter soddisfare tutti i palati, un occasione per far scoprire il Barolo a tutti e per imdirizzarli verso etichette più blasonate

David
David
1 mese fa

Caro Ziliani, in questi giorni per sopportare le delusioni della nostra squadra calcistica potrei ridurmi a tracannare anche del Tavernello…detto questo ormai è parecchi anni che,soprattutto sotto Natale, si trovano sempre questi prezzi nella Gdo….all’Esselunga,per esempio, oltre alle solite bute di Ferrari e Berlucchi si trova (ormai da 5/6 anni) anche un Barbaresco “Nervo” della Cantina Vignaioli di Treiso (Pertinace??) scontato sui 7€…ed è comprensibile che chi è abituato al Tavernello magari decida di darsi una botta di vita sotto le feste!Stesso discorso però si potrebbe fare per il Serralunga di Giovanni Rosso a poco meno di 20euro o il TAITTINGER ROSÈ a poco più di 40euro…(buon per noi)
Quanto c’è di sputtamento e quanto invece di vera offerta verso il consumatore??

Grazie e Saluti

Last edited 1 mese fa by David
GiovanniP
GiovanniP
1 mese fa
Reply to  David

Ma lei David lo ha assaggiato il Barbaresco che ha citato?

GiovanniP
GiovanniP
1 mese fa
Reply to  Franco Ziliani

Infatti, normalmente è proposto a poco più di 14€, lo scorso dicembre era in offerta a poco più di 7€ (Esselunga) e ne ho acquistate 8 bottiglie, oggi era a prezzo pieno, ma in alternativa mi son comprato un paio di Barolo docg G. Rosso 2016 a meno di 20€.

Simone N
Simone N
1 mese fa

La “mala pratica” della vendita del Barolo sfuso ad imbottigliatori e commercianti, raggiunge quantità che non hanno uguali in nessun altra denominazione di pregio. Montalcino per esempio. È una prassi diffusa, conosciuta e soprattutto tollerata. Lo stesso presidente del Consorzio, intervistato da Repubblica, lamentava che su circa 14 milioni di bottiglie di Barolo prodotte, un terzo finisce nei discount prezzata sotto i dieci euro.
Da presidente, dovrebbe spiegare quali provvedimenti ha adottato per scoraggiare il fenomeno. È evidente che vi è una rete di interessi consolidati, che da una parte consente ad alcuni produttori di liberarsi delle eccedenze attraverso la vendita dello sfuso (o creando ad hok delle etichette civetta),dall’altra permette ad imbottigliatori, di fregiarsi della DOCG acquistando vasche di Barolo, per poi imbottigliarle e venderle ad un pugno di Euro. Purtroppo non è un fenomeno sporadico. È una prassi diffusa che intacca il prestigio della denominazione.

Riccardo
Riccardo
1 mese fa
Reply to  Simone N

Da totale ignorante, chiedo: perché Montalcino riesce a limitare il fenomeno? Autolimitano la produzione? Hanno solo grandi nomi e quindi nessuno deve vendere a poco prezzo? Forse il Barolo paga una maggiore eterogeneità, nel senso che ci sono i grandi nomi che spuntano anche centinaia di euro a bottiglia, ma anche tanti piccoli che devono rientrare del capitale immobilizzato e fare un minimo utile? Perché gestire un consorzio molto eterogeneo è praticamente impossibile in tutti i campi, non solo nel vino.

Simone N
Simone N
1 mese fa
Reply to  Riccardo

Ciao Riccardo,
A mio avviso, bisognerebbe rallentare la produzione, bloccare i nuovi impianti e se possibile, ridurre le rese per ettaro. Un minimo almeno. Molti preferiscono vendere le eccedenze del loro vino ad imbottigliatori, piuttosto che imbottigliarle col proprio marchio. Di Barolo, oggi se ne produce troppo. Come scritto precedentemente, come fa un’azienda nata l’altro ieri, che non ha ettari di proprietà, a proporre sul mercato Barolo riserva 2006 e 2007? Evidentemente ha comprato la vasca da qualche azienda storica. Suppongo non piccola. Dal consorzio, oltre le belle parole, pochi fatti.

Riccardo
Riccardo
1 mese fa
Reply to  Simone N

Da un punto di protezione del prezzo e dell’immagine sarebbe sicuramente la strada giusta, ma è possibile legalmente per un consorzio imporlo? E poi chi non ha un nome di prestigio può stare a galla solo se vende tanto, direi, e il suo posizionamento di mercato sarà sempre inconciliabile con chi riesce a farsi pagare centinaia di Euro a bottiglia. O i grandi nomi cedono una fetta di utile ai piccoli se accettano di non calare le braghe, o non vedo soluzione. Parlo ovviamente da un punto di vista di analisi economica, non a fronte di una conoscenza del territorio e delle relazioni tra produttori. Sono un totale ingnorante di vino, ma avendo studiato economia queste dinamiche mi affascinano da sempre. Grazie per la cortese risposta.

Max Perbellini
Max Perbellini
1 mese fa

Caro Franco, si riesce a sapere quanto è quotato il vino Atto a Barolo DOCG presso la locale Borsa Merci della Camera della Camera di Commercio. Poi cerca di trattenerti quando parli del Prosechin come esempio di vinello di basso livello, che se il tuo , e mio e di tanti, amato Barolo e Barbaresco avessero un Consorzio e una Direzione illuminati come quella del Prosecco DOC , a quest’ora non staremmo a parlare di questa gara al ribasso dei prezzi.

massimiliano
massimiliano
1 mese fa
Reply to  Franco Ziliani

Illuminata o no, intanto il Prosecco DOC dà reddito, venendo veduto al suo prezzo corretto: Non la riterrai dirigenza illuminata, enologicamente parlando, e ti dò ragione, ma commercialmente nulla da dire. Poi De Gustibus Non Est Disputamdum. Adesso ho un Cannubi 1999 di Borgogno Serio e Battista che mi aspetta.

Armando
Armando
1 mese fa

Ziliani ma guardi che coloro che hanno messo in vendita il barolo sotto i 10 euro, dicono di avere raggiunto comunque un soddisfacente risultato economico. Non hanno venduto in perdita. Dove sta il problema? Se domani si trovasse Bartolo mascarello a 40 euro (cifra consentirebbe sicuramente un buon guadagno al produttore) invece che ai 200 attuali, dove sarebbe il problema??

Anto
Anto
1 mese fa
Reply to  Armando

Il problema, se di problema si tratta, è tutto dei proprietari di Mascarello. Se abbassassero i prezzi non potrebbero ad esempi o comprarsi il Porsche

Last edited 1 mese fa by Anto
Carlo
Carlo
1 mese fa
Reply to  Franco Ziliani

Ma a ben vedere il problema viene creato dalle ” cantine sociali” che hanno necessità di smaltire scorte
Tanto a fine anno soci vengono liquidati con il meccanismo ricavi – costi
Mica si preoccupano di quanto viene svenduto il lo vino
Provate a fare un giro prima di una nuova vendemmia
E una corsa alla svendita dello sfuso per fare spazio alla nuova vendemmia. Da sempre

Ivan
Ivan
1 mese fa

Secondo me sono vini proposti per gente non italiana. Si sa che spesso i discount sono frequentati da molti immigrati (senza offese eh) che non conoscono assolutamente i vini italiani o addirittura uno in generale. Io di certo non comprerei mai un Barolo a 7.99 e nemmeno a 10€. Magari sui 20 chissà. Non sono un gran conoscitore di vini anzi proprio un dilettante allo sbaraglio, ma alcune cose le so. Un barolo minimo minimo siamo sui 30€. Se voglio spendere meno ci sono vini per tutte le tasche, ma di certo non vado su un Barolo.

Paolo CR
Paolo CR
1 mese fa

Egregio Ziliani, Il problema del Barolo è il problema di qualsiasi altro prodotto agricolo che ad un certo punto “tira” sul mercato e fa guadagnare bene. Qualunque agricoltore/produttore -si tratti di vino, frutta, mais, riso, alberi ornamentali, quel che volete – si butta a capofitto sulla produzione del momento. Da sempre è così. Risultato? Sovrapproduzione e calo dei prezzi. Ovvio che ad esempio col mais il prezzo cala l’anno seguente, nel caso del Barolo ci son voluti 10/15 anni per ovvi tempi di coltivazione. Certo che se la superficie vitata continua ad aumentare, il prodotto diventa di massa e il prezzo di conseguenza cala, ma tutti però vogliono o vorrebbero vendere alto. Ad un certo punto vedi la tua cantina piena (soprattutto quest’anno) e cali le braghe… Il prezzo alla fine lo fa sempre il mercato e il Prosecco (anche se orripilante) docet. Il mio è un ragionamento terra terra, ma a volte è inutile farsi tante “seghe” mentali.

Paolo CR
Paolo CR
1 mese fa
Reply to  Franco Ziliani

Buon per lei. 😊

renato
renato
1 mese fa
Reply to  Franco Ziliani

Veramente ?

fabio
fabio
1 mese fa

mi dicono che il prezzo di un vino lo fa il mercato, considerando che un produttore che vende a 30€ la sua bottiglia ci guadagna bene, é evidente che entrano in gioco altre logiche non legate alla produzione…

Alberto
Alberto
1 mese fa

Egregio Dott. Zilliani,
leggo il suo resoconto da tecnico del settore ancor prima che da consumatore. Lei ha ragione ad individuare nelle politiche espansive errate (parlo di ettaraggio) una causa probabile del crollo dei prezzi, ma dando un’occhiata alla pagina vedo che essenzialmente nel suo blog sono di tendenza solo articoli critici nei confronti della Langa e del Consorzio… Ricordo che l’aumento di superficie è stato autorizzato, non solo per Barolo, sulla base della normativa europea e nazionale e che in ambito Barolo è stata resa ancor piu restrittiva rispetto ad altre denominazioni) e questo lo hanno voluto tutti i produttori che hanno espiantato dolcetto per impiantare Nebbiolo in attesa che possa essere rivendicato Barolo, con il benestare della Regione e del Ministero…

La lista d’attesa è lunga per poter trasferire i diritti DOCG su vigneti appena impiantati con Nebbiolo, e non c’è produttore, viticoltore, che rinunci….
Andava bene a tutti, blasonati e tradizionalisti compresi, di veder valorizzare i propri terreni sull’onda dei 2 milioni ad ha !!!!

Questo intervento, che condivido solo in parte, a mio avviso lascia intendere una sua peculliare attenzione al mondo Barolo e dei vini di Langa, che non dovrebbe riguardarla in modo così interessato. Lasci che siano i produttori ed i consorziati a sostenere le proprie ragioni… non capisco perchè accanirsi su un’evidenza che è conosciuta da anni… Il Barolo di una nota cooperativa dell’areale veniva venduto a meno di 10 € in Autogrill e nessuno se ne preoccupava.. In fondo, a me pare che questa sia una sua personale crociata contro un’amministrazione di un consorzio, dove le ricordo ne io ne lei siamo membri votanti.

Per il bene del suo amato Barolo!

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[…] di fotografie, la vendita del Barolo DOCG a prezzi stracciati sugli scaffali dei supermercati. Il sottocosto ha raggiunto al ribasso persino i 7,99, 8,99 euro sulle due ultime strepitose annate, ricordate qui […]

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Autore: Franco Ziliani - P.IVA: 02585140169 - Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale. Le immagini inserite in questo blog sono tratte in massima parte da Internet; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo a Franco Ziliani, saranno subito rimosse.
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