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Degustazioni

Vin Santo del Chianti 1996 Frascole

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Una meraviglia di vino da eno-orgasmo…

Ieri sera ho avuto un orgasmo. Non fraintendetemi, non sto per tediarvi con il racconto, che resta privato, delle mie performances sessuali, che, una cosa è certa, non vedranno più co-protagonista una parisienne che più crudele e stolta non si può, ma sto per raccontarvi di un eno-orgasmo.

Insomma di un vino, pazzesco, incredibile, che ieri sera mi ha fatto letteralmente godere. Non si tratta di uno Champagne (magari quello di Franck Pascal che mi ha però colpito più la mente e il cuore che le viscere) né del Barolo Pira 2014 di Luca Roagna, la cui stappatura ho rimandato ad oggi, ma di un vino di una tipologia tutta particolare per cui non vado particolarmente pazzo. Una tipologia della quale, pur essendo un tipo libidinoso (non un vecchio bavoso, quello lascio che lo sia il sozzo puttaniere di Arcore che anni fa votai anche, turandomi il naso come diceva il mio maestro Montanelli), potrei forse anche privarmi. Mentre non potrei vivere senza Nebbiolo e le inimitabili bollicine francesi.

La tipologia è quella che Luigi Veronelli, Maestro di noi tutti che facciamo questo strano mestiere di degustatori e cronisti del vino ha coniato, è “vini da meditazione” (da non perdere, costa una cifra su Ebay, ma è insuperato, il Catalogo che illo tempore ne redasse l’amico, allievo di Gino, Alessandro Masnaghetti, cartografo supremo e ahilui, bbbilanista..), ed il vino era dei più grandi vini da meditazione italiani e dell’universo mondo (per me addirittura meglio di Yquem quando tocca certi vertici) ovvero il Vin Santo toscano. Meglio ancora, il Vin Santo del Chianti.

Il Vin Santo che ieri sera mi ha causato “enoiche erezioni” (la definizione è veroneliiana non mia, ma la sposo in pieno) veniva da una delle zone più belle del Chianti, la più settentrionale, quella di cui ricordo di aver degustato più volte Chianti leggendari, di 30 e più anni, in grado di sfidare il tempo, la meravigliosa Rufina.

Ed il Vin Santo non era firmato dall’azienda simbolo della Rufina, la Fattoria Selvapiana che fu per anni condotta con classe infinita dall’indimenticabile marchese Francesco Giuntini, e che oggi è gestita da Silvia e Federico Masseti, figli adottati dal marchese, ma una delle aziende poste più a nord, quella che a Dicomano, posta all’incrocio tra le Valli del Sieve e del Mugello, di  conducono Elisa ed Enrico Lippi, oggi affiancati da tre figli, uno dei quali, nato nel 1996 (anno splendiderrimo per il Barolo) sta facendo uno stage nientemeno che en Bourgogne.

Sto parlando di Frascole (non fate caso al sito Internet che attualmente, per motivi tecnici e non per esterofilia potete leggere solo nella lingua del business, l’inglese..) che giace su un sito dove si produceva vino già in epoca romana, un’azienda, che dal 1999, non da oggi, pratica viticoltura organica, giustamente celebrata per i suoi splendidi Cbianti Rufina, (fanno anche un Merlot, nessuno è perfetto) e per un olio extravergine che immagino stupendo, ma che ha una storia e un’immagine importante anche come produttrice di quello che per la tradizione toscana è il vino dell’ospitalità, il Vin Santo. Che se vi becco a bere pucciandoci dentro i cantuccini vengo a cercarvi con il bazooka e vi anniento come farei con quasi tutta la classe politica…

Quello di Frascole nell’edizione che ieri sera mi ha deliziato era un Vin Santo del Chianti mentre oggi porta l’esatta in etichetta la dizione Vin Santo Chianti Rufina, ed è un vino che a Frascole producono in piccole quantità dal 1993 da uve Trebbiano e Malvasia, presenti in quantità paritaria, piantate nel 1967 e 1960, e che dunque nel caso del mio 1996 (mais oui Mesdames et Messieurs, 1996, un baldo 24 enne) avevano intorno ai 30 anni di età.

Vigne poste a 500 metri di altezza, esposte a sud, sud-ovest, a cordone, 2800 piante per ettaro, uve poste in appassimento generalmente sino a marzo, appese e non distese, per favorire la corretta essicazione e la perfetta sanità degli acini. Mosto diventato vino in divenire che riposa in caratelli, anche di castagno, di 40-80 litri, per qualcosa, prendete nota bischeri che avete la faccia come il culo di spacciare per Vin Santo vinazzi pronti, si fa per dire, dopo 2-3 anni, prima di affrontare il mercato. Che è un mercato da appassionati, da conoscitori.

Ho un ricordo indelebile dell’azienda, che visitai tanti anni fa e che mi colpì tantissimo per la bellezza del posto e per la squisita ospitalità tipicamente toscana dei coniugi Lippi, e ricordo bene come il Vin Santo di Frascole fece una magnifica figura in una degustazione sensazionale (credo non se ne sia più organizzata una simile) che organizzai molti anni fa in London, quando frequentavo assiduamente la redazione della più bella rivista di vino del mondo, The World of Fine Wine di cui è tuttora editor Neil Beckett, mentre io faccio ancora parte dell’Editorial board (unico italiano insieme ad un marchese dalla secolare storia, Piero Antinori). 25 Vin Santo, tutti i migliori, compreso l’Occhio di Pernice di Avignonesi, quelli di Selvapiana, Capezzana, Rocche di Montegrossi, Castello di Ama, Isole e Olena, Felsina, ecc. in blind tasting e a degustare due Master of wine, the  Queen Jancis Robinson, il mio maestro Nicolas Belfrage and.. me…

Ieri sera il Vin Santo 1996, 24 anni, don’t forget please!, mi ha fatto dimenticare per una buona mezz’ora che al governo abbiamo dei farabutti che emanano decreti liberticidi che chiamano alla rivolta delle piazze, che mi sto ancora leccando le ferite di una trasferta parigina, che.. lassuma pert.., e mi ha fatto toccare il cielo di Bacco con un dito e fatto sorridere…

Provo a descriverlo… Colore ambra mogano, grasso ma senza esagerazioni nel bicchiere speciale di Sophienwald che ho utilizzato e subito, dal primo impatto olfattivo, una sensazione (già il tappo aveva dato segnali molto confortanti, perfetto, elastico, profumato) di assoluta integrità.

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Che tavolozza di aromi, di sfumature aromatiche, bella gente! Marasca e poi marron glacé, fichi secchi, cacao nero, agrumi canditi, datteri e tabacco biondo, miele di castagno, sottobosco autunnale, una leggera nota tra il selvatico e l’animale che ricorda la pelliccia di visone (quella che una mia Lei portava con suprema eleganza polacca, anzi varsaviana).

E la bocca, che bocca, che sensualità infinita, che energia, che avvolgenza calda e vellutata! Dolce il giusto senza essere stucchevole, sapido, teso, fluido sul palato, con un frutto mantenuto vivo da un’acidità energica ed elettrizzante, una suadenza assoluta, una libidine. Insomma, un orgasmo, un eno-orgasmo, ça va sans dire

Buon sabato a tutte! Va bè, anche ai maschietti…

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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