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Degustazioni

Una Barbera gioiosa che mette allegria e fa sorridere alla vita

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Una Barbera gioiosa che mette allegria e fa sorridere alla vita

Ebbene sì, lo ammetto, ho un chiodo fisso. Un chiodo fisso che diventa ancora più fisso e insistente con il passare degli anni. Ehi, non fraintendetemi, non si tratta di QUEL chiodo fisso che affligge, e a volte assume forme patetiche, gli uomini della mia età, che ormai più che praticare, certe cose le ricordano con nostalgia e gratitudine e un pizzico di nostalgia e rimpianto…

Il mio chiodo fisso non si chiama Donna (ho usato un elegante eufemismo per non dire altro, in fondo sono ancora un gentleman…) ma Langa. La Langa del Barolo e del Barbaresco, ça va sans dire (con crescente interesse e tenerezza anche per il Roero…) ma anche, e come non potrei?, per la Langa che regala tesori vinosi che portano il nome di Freisa, Dolcetto, Barbera, il Pelaverga che contribuisce a fare miracoli (garantisco!) se consumato prima dei più impegnativi cimenti amorosi, la mia adorata Nascetta, la Favorita (che viene meglio però in Roero, strepitosa quella dei miei amici Rabino a Santa Vittoria d’Alba) e le bollicine di Alta Langa. Ad esempio quella di Nebbiolo di Ettore (Sergio) Germano.

C’è solo un’altra zona vinicola al mondo che mi regala le emozioni, la pienezza di un’esperienza gustativa che ti appaga mente e cuore e panza, e si chiama Champagne e ne celebro le mirabilie su Lemillebolleblog. Non so se mi spiego…

Dunque ieri sera, ultima sera con i due occhi in funzione prima dell’intervento alla cataratta questo e domani pomeriggio, che temo mi impedirà di aggiornare i miei blog per qualche giorno, dopo una lunga e divertente chiacchierata telefonica con Roberto Voerzio, (la grandezza del suo trionfante e trionfale Barolo riserva 2010 l’ho raccontata in questo articolo) mi sono regalato il piacere di stappare questo vino di un altro bravo vignaiolo che conosco da solo sei anni, da quando mi invitò e mi fece conoscere la bellezza della sua Montelupo Albese, e di cui sono diventato (e come si può non diventarlo?) amico, il caro Teresio Brangero, alias Cantina Oriolo.

Lui, che in cantina è affiancato dalla bella e determinata figlia Eleonora, moglie di un altro vignaiolo che vi raccomando (in tutti i sensi…) ovvero l’ottimo moscatista, patito come me dello Champagne, Matteo Soria a Castiglione Tinella, è soprattutto un bravissimo produttore, tra i migliori della “banda” di Montelupo, di Dolcetto d’Alba e si difende benone anche con il Nebbiolo d’Alba, ma boja fauss, ieri sera mi ha regalato gioia e mi ha fatto sorridere con la sua scoppiettante di energia e freschezza Barbera d’Alba 2019, vinificata solo in acciaio, la cui bottiglia, mangiando un salame da urlo, dono dei due soci, non ricordo se il Manenti o il Gozzini di una piccola recente scoperta franciacortina, Le Vedute, (prossimamente su Lemillebolleblog) un vino di cui ci sono ancora poche bottiglie in cantina, e che costa meno di 7 euro, dunque affrettatevi, ho goduto…

Io non sono un barberista in senso stretto, preferisco sempre Dolcetto, la mia adorata Freisa e ovviamente Monsù Nebbiolo, ma questa Barbera d’Alba (come il Langhe Barbera e i Dolcetto di Dogliani di un altro nuovo amico, “il poeta” Mauro Gallo, ovvero azienda Ivan Gallo a Clavesana: andate a trovarlo e dite che vi mando io!) che portento di godibilità, che dolcezza naturale, che felicità che regala ai cuori!
Talmente buona che ieri sera ho quasi “seccato” la buta e stamattina sono qui, dopo qualche ora di sonno (ogni tanto riesco ancora a dormire qualche ora, tra un articolo e l’altro…) a scrivere fresco come una rosa. Beh, come si può essere “freschi come una rosa” ad anni 64 mica 46…

Una Barbera d’Alba da bere ascoltando la musica ineffabile di Beethoven, la sua poco nota, meravigliosa, Fantasia corale per pianoforte, coro e orchestra opera 80, di cui parlerò in un articolo che leggerete più tardi sul Franco Ziliani blog. Dove ieri ho parlato di un altro musicista che ascolto assiduamente, Anton Bruckner.

Perché ve la consiglio questa Barbera d’Alba dei Brangero che ieri sera ho deciso di stappare in alternativa ad un’altra Barbera d’Alba meritevole, quella di ForteMasso? Perché è buona, pulita e giusta (strana questa definizione, mi sembra di averla già sentita dalle parti di Bra, località da cui, nonostante abbia la cantina il buon Matteo Ascheri, presidente di quella picciola cosa che è il Consorzio Barolo e Barbaresco, mi tengo decisamente alla larga, vi circola brutta gente…), perché è schietta, sincera, si concede allegramente senza tirarsela (come fanno talune affascinanti donne dell’Est che la mettono giù dura e fanno le difficili, le belle e irraggiungibili, che noia, che barba…) perché è la quintessenza della Barbera, sintesi perfetta di frutta, fiori, acidità. E pochi tannini.

Che a me vanno bene come sono e non hanno bisogno di essere integrati dall’aggiunta di quelli del legno, che sia la botte grande (come fanno ad esempio con risultati da urlo i miei amici Cavallotto di Castiglione Falletto con la loro adorabile Vigna del Cuculo o il mio barolista del cuore, Mauro Mascarello, con la sua sensazionale Barbera d’Alba Vigna Santo Stefano di Perno) o la amata/odiata barrique, che usa in maniera esemplare, ovviamente oltre a Roberto Voerzio, il buon Luca Currado alias Vietti winery, con la sua Barbera d’Alba Vigna Scarrone.

Tutte Barbera d’Alba, quelle che ho citato, che costano molto molto di più di questa dei Brangero o del Langhe Barbera dei Gallo. Fate dunque i vostri conti e i ragionamenti conseguenti in base al vostro portafoglio…

Colore rubino violaceo splendente nel nuovo tonitruante mega bicchiere di Riedel (che la gentilissima Rossana Gaja, figlia di Monsù Angelo, ha voluto donarmi e di cui voglio parlarvi presto tanto lo trovo performante) e subito un naso che ti conquista e ti porta dentro il bicchiere, un mix perfetto e sensuale di frutta (ciliegia), fiori (netta la viola) un pizzico di pepe e liquirizia, terra bagnata, alloro, a comporre un insieme di assoluta fragranza e freschezza.

E poi la bocca, piena di sapore, carnosa, gustosa, con l’acidità a sostenere e innervare un frutto rotondo e croccante, una pienezza terrosa, una golosa rotondità che a me ha fatto pensare.. beh, lassuma pert

Che dire dunque se non che quando la Barbera è così, sensuale, con l’alcol calibrato (qui 14,5°), le curve, pardon, la frutta, al punto giusto non teme davvero confronti?

E bravi Eleonora e Teresio Brangero, evviva Cantina Oriolo e Montelupo Albese!

Cantina Oriolo
Società Semplice Agricola di:
Brangero Giuseppe Teresio e Diego
Via Pilone Sorba, 12/A
12050 Montelupo Albese (CN)
Telefono: 0173/617259
Fax: 0173/617259
E-mail: info@cantinaoriolo.it Sito Internet https://www.cantinaoriolo.it/

P.S. non dimenticate di leggere anche il nuovo Franco Ziliani blog www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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