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Degustazioni

Terre Siciliane rosato 2019 Bonavita & Paestum rosato Iscarosa 2019 Verrone

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Per bere in rosa anche ora che Natale coronavirus permettendo arriverà…

Anche se questo maledetto governo pensa a nuove misure liberticide per fottercelo, ‘Natale (te piace ‘o presepe?) tra una trentina di giorni arriverà. Chissà che temperatura ci sarà, se mister pochette dalla faccia da pirla ci fregherà anche il sole o la neve, se il dannato virus sarà ancora lì a romperci i maroni…

Sicuramente la temperatura non sarà quella, incredibilmente tiepida, di queste ultime giornate di metà novembre, e farà freddo, ma io, che notoriamente sono un bastian contrario e nu poco Masaniello, continuerò, come sto continuando a fare, a bere in rosa. Ricordo bene un Natale di alcuni anni fa quando sorpresi gli ex cognati servendo loro, accanto a Barolo di Cavallotto e Brunello di Montalcino di Gianni Brunelli, un fiammeggiante Montepulciano Cerasuolo d’Abruzzo Pié delle Vigne di Cataldi Madonna e loro non avrebbero voluto bere altro, ma avevo quella sola bottiglia, e può darsi che anche quest’anno à Noel mi spari giù un rosé, che spero tanto sia uno dei miei Bandol preferiti.

Cosa ho fatto in questi giorni, tra uno Champagne e l’altro? Mi sono goduto due grandi rosati del Sud, due rosati identitari perché espressione di due vitigni del territorio. Uno campano, del Cilento, a base di Aglianico e uno siculo, della zona della piccola Doc Faro, che nasce da uve Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio e Nocera.

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Andiamo per gradi e iniziamo dalla Campania, dal rosato che l’avvocato Paolo Verrone del cui Paestum Aglianico ho già scritto in aprile (avvocato le cui boutade e uscite in materia di donne mi divertivo a seguire quando avevo accesso a Facebook, prima che i servi di Zuckerberg mi cancellassero la pagina e bloccassero l’accesso al social manco fossi un fanatico islamico o comunista: misma mierda) produce nella sua azienda che si trova in provincia di Salerno, nel Cilento. Zona dove la produzione vinicola prevede vini bianchi, rossi e rosati. L’azienda si chiama Verrone viticoltori è stata creata e viene gestita da Antonio Verrone e dai suoi due figli, Paolo e Massimo, e si sviluppa “su una collina di circa 13 ettari che si erge con i suoi caratteristici terrazzamenti a girapoggio ad un’altezza di circa 150 metri di altezza, affacciandosi sullo splendido panorama offerto dalla costa cilentana, in località Cannetiello, nel Comune di Agropoli (Salerno), alle porte del Parco Nazionale del Cilento”.

L’azienda Verrone “persegue, fin dal 1967, la passione per la viticoltura, coniugata all’utilizzo di tecniche di coltivazione a basso impatto ambientale, con l’obiettivo di ottenere vini dalla personalità forte e riconoscibile, tipica delle terre cilentane. I vigneti di Aglianico e Fiano sono allevate a Guyot e affondano le loro radici in un terreno composto da flysch cilentano, argilloso e calcareo.

Il Rosato Isca Rosa nasce da uve Aglianico provenienti da una sola vigna ed è un rosato con le… che mi è piaciuto molto. Splendido il colore, un melograno brillante, e un naso di grande finezza aromatica, giocato su agrumi (arance rosse) ribes e lampone, un tocco di erbe aromatiche.

Fresco e largo in bocca, succoso, polputo ma con un bel nerbo tannico, ben teso, atletico e scattante. Insomma un rosato con le curve al posto giusto, leggermente curvy, che mi fa pensare, beh, non ad un vino.. Una Campania felix (o una prestante campana?) che mi piace.

Bonavita: un Nerello che si fa… rosato

Con il secondo rosato scendiamo in Sicilia in un’azienda, Bonavita, posta nel cuore della piccola Doc Faro della famiglia Scarfone, Emanuela, Carmelo, Giovanni e Francesco, di cui ho scritto per la prima volta 12 anni orsono parlando del loro ottimo rosso, e riferendomi ad un rosato che tenni quasi a battesimo con l’annata 2009 nel 2010.

Vigne, allevate ad alberello e controspalliera, di età varianti dai 10 agli 80 anni, poste su ripidi terrazzamenti a 250-300 metri di altezza, circondati da un bosco di querce e castagni secolari, in un “anfiteatro” naturale sui Monti Peloritani affacciato sullo Stretto di Messina.

Dagli stessi vigneti, posti in agro di Faro Superiore e Curcuraci- Messina, soprattutto da quelli più giovani, coltivati a Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio e Nocera, e con lo stesso protocollo di viticoltura naturale, nessun utilizzo di concimi chimici, apporto di sostanza organica attraverso sovesci annuali di leguminose, nessun utilizzo di erbicidi ed insetticidi, oculati interventi di potatura verde per limitare allo stretto necessario i trattamenti antiparassitari effettuati a bassi dosaggi di rame e zolfo, il buon Giovanni Scarfone, ha ottenuto questo splendente rosato.

Un rosato, Terre Siciliane Igt, che prevede una macerazione con le bucce per 12 ore, poi fermentazione in piccoli fusti di rovere senza controllo della temperatura.

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Un rosato molto in stile Bandol o Tavel, solare e mediterraneo, colore cerasuolo melograno intenso, vivacissimo, scoppiettante di energia cromatica, naso fitto e carnoso, tutto lampone e ribes, agrumi e rose ravvivato da una matrice sapida, molto incisiva e nervosa, e dove il frutto è solo un elemento tra i tanti che in sequenza si colgono. Altrettanto bene al gusto, con una bocca ricca, piena, succosa, asciutta e di salda struttura, con un tannino ben pronunciato, un’acidità ben viva, sapidità a volontà che regala freschezza, scatto e dinamismo al vino, saldo, ben strutturato e di gran nerbo.

Un grande rosato siciliano, con una bellissima etichetta, che mi fa salire altissimo, su nell’Olimpo dei grandi rosati non solo del Sud, ma dell’Italia tutta.

Verrone viticoltori

Località Cannetiello

84043 Agropoli SA

Tel. 089 236306  – 335 6310320

e-mail info@verroneviticoltori.it

sito Internet http://www.verroneviticoltori.it/

Bonavita azienda agricola

C/da Corso

Faro Superiore

98158 MESSINA

tel.: +39 3471754683 +39 090.389271

n.b.

non dimenticate di leggere anche il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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