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Enoriflessioni

Svelato il segreto (di Pulcinella) del produttore del Barolo 2015 da 9,90 euro

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Conte di Zanone è un marchio di Terra da Vino

Ricordate l’articolo con il quale chiedevo cortesemente al presidente (spero ancora per pochi mesi) del Consorzio Barolo Barbaresco in indagare su chi fosse l’azienda di cui tra pochi giorni troveremo in vendita da Esselunga bottiglie di Barolo (mica un vino qualsiasi, Re Barolo) a 9,90 euro?

Non ho ovviamente ricevuto risposta alcuna dal prode Matteo Ascheri né tantomeno dal, per modo di dire, “efficientissimo” direttore del Consorzio, Andrea Ferrero, ma mi sono bastate poche ore per appurare, grazie alla rete dei miei lettori, in Italia e all’estero, chi ci fosse dietro al marchio di fantasia (ma che fantasia, perbacco, che c’azzecca quel nome con un Barolo?) Conte di Zanone.

Scoperto l’arcano, come potete vedere dalla retro etichetta non di un Barolo ma di un Barbaresco della stessa grande Cantina cooperativa con sede, (piuttosto invasiva nella sua collocazione, di fronte alla sacra collina dei Cannubi, collocazione che, ricordo bene, Bartolo Mascarello, Beppe Rinaldi, Baldo Cappellano ed io contestammo, mentre Carlin Petrin, quello del “buono pulito e giusto” andò tranquillamente come se nulla fosse all’inaugurazione, con Gigi Piumatti e vari capataz di Slow Food al seguito) ho contattato il direttore dell’azienda, nonché presidente del marchio con cui la cantina propone la sua linea top, Vite colte.


E questa mattina, lo ringrazio per la disponibilità, (lui non si sottrae al dialogo, come fa il presidente del Consorzio Barolo Ascheri, forse perché ancora impegnato a progettare un’irreale trasferta cinese come seguito della discussa operazione BBWO a New York – io modestamente avevo suggerito qui di andare invece che in Cina a Tokyo e Paris, soluzione tuttora valida e possibile basta usare intelligenza e buon senso) Piero Quadrumolo dalla sede di Terre da vino mi ha inviato queste riflessioni e mi ha chiamato per una piacevolissima, distesa e collaborativa telefonata.

Leggiamole insieme e facciamo due ragionamenti, poi magari domani risponderò.

“Franco buongiorno, risponderò in modo articolato alla sua richiesta: chi è il “fenomeno” che svende il Barolo?

La situazione del Barolo era critica già da prima del Covid-19 in quanto da almeno 2-3 anni la produzione supera le vendite di circa 2 milioni di bottiglie (14 produzione- 12 le vendite)

Di conseguenza il prezzo dello sfuso in due anni ha perso circa il 30% di valore

È noto che Terre da Vino oltre alle produzioni di Alta Gamma (distribuite con il marchio Vite Colte) imbottiglia Private Label per i supermercati del mondo ed è una delle aziende che vendono numeri importanti di Barolo.

Purtroppo sulle Private Label si subiscono le oscillazioni dello sfuso in modo quasi automatico in quanto su questi prodotti non esiste valore di Brand.

Conscio di questo problema ho preso personalmente posizione in Consorzio Barolo Barbaresco affinché si procedesse alla riduzione delle rese per ridurre il gap tra produzione e vendita e si bloccasse il calo di prezzo dello sfuso

Dopo le mie pressioni, quasi in solitaria (riscontrabili da qualunque produttore presente al dibattito), i vertici del Consorzio hanno indetto una Assemblea pubblica per decidere in merito.

In estate (non ricordo la data) i produttori, in due assemblee pubbliche e distinte per Denominazione, a grande maggioranza, hanno respinto la proposta di riduzione delle rese ed hanno scelto che fosse il libero mercato a riallineare domanda ed offerta. Dopo questa decisione il prodotto ha perso 1-1,5 Euro/litro

Alla richiesta dell’Esselunga (nostro cliente dal 1980) di fare una promo sul Barolo per Natale, abbiamo proposto un prezzo in linea con il mercato con il quale sia noi che la catena abbiamo un margine corretto.

Questa è la storia di quello che è successo, e se non si prendono provvedimenti la situazione può peggiorare come già successo nel 2009-2010.

Se ritiene che siamo noi i “cattivi” proceda, anche se mi trovo nella situazione dell’agnello, posizionato a valle, che viene accusato dal Lupo di aver sporcato l’acqua!!”

Beh, che dire se non chapeau Quadrumolo? Mai pensato a candidarsi a nuovo Presidente del Consorzio del Barolo e Barbaresco? Farebbe sicuramente bene…

 

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Luca
Luca
1 mese fa

Ma…non ho capito. ..le spiegazioni mi paiono logiche e pure scontate. Cio che ieri era uno scandalo, oggi non lo è più?

Paolo
Paolo
1 mese fa
Reply to  Luca

Alla fine è giusto così c’è una sovraproduzione ed è giusto abbassare i prezzi.

M P
M P
1 mese fa
Reply to  Luca

Non lo era neanche ieri, le aziende che potevano permettersi quel prezzo in questo areale si contano sulle dita di una mano ed il prodotto è stato fatto comunque secondo il disciplinare, NON era un scandalo ieri, non lo è oggi. Si trattava solo di un articolo molto giornalistico (e scandalistico) e poco informativo

Tino
Tino
1 mese fa
Reply to  Luca

Tuttora una cosa triste, solo che non si deve incriminare quelli che devono pur vendere il Vino. Da incriminare è sopprattutto il consorzio, che non era lungimirante, che invece doveva preparare i soci non in 2020, ma da tanti anni, a una proposta di riduzione delle rese. Roba del genere vuole essere fatta con fiato lungo, mica si riesce a convicere le persone in due settimane.

Silvia
Silvia
1 mese fa

Le pare ora “giustificato” questo modo di agire? Alla.luce della risposta, intendo. Saluti

Simone N
Simone N
1 mese fa

Al Dott. Quadrumolo,
Vorrei chiedere quante aziende più o meno blasonate, comprano lo sfuso o direttamente qualche vasca da Terre da Vino. Magari nelle annate meno facili.

Paolo
Paolo
1 mese fa

Se vendendo a 9,90 sia produttore che distributore fanno un “margine corretto”, forse il problema sta piu in chi vende dalla cantina a 50 euro che in questi prezzi bassi.

Massimiliano
Massimiliano
1 mese fa
Reply to  Paolo

Sì perché il Barolo di cui si sta parlando è proprio uguale a quello prodotto da un Ceretto qualsiasi…per cortesia…

Marco
Marco
1 mese fa
Reply to  Franco Ziliani

Guardi che è quello che diceva Massimiliano. Però qualità a parte, i costi di produzione non credo siano differentissimi. Certo la cantina sociale ha dalla sua volumi maggiori, e forse vigne lievemente meno care, però sarebbe interessante capire i margini dei produttori e soprattutto quelli dei distributori (specialmente di produttori quali Rinaldi, Cappellano e Mascarello)

Riccardo
Riccardo
1 mese fa
Reply to  Franco Ziliani

Ecco, alla fine il dubbio è proprio questo. Da economista che non capisce nulla di vino, Le chiedo: davvero alla degustazione una bottiglia da 50 Euro è cinque volte migliore di quella venduta a 9.90? Escludendo gli esperti come Lei, il pubblico generico saprebbe non dico distinguerli in una degustazione cieca, ma prezzarli correttamente, quantomeno come rapporto? Perché se un prodotto che deve restare obbligatoriamente fermo ai box per cinque anni può reggere un prezzo così basso, direi che ci sia chi fa margini semplicemente spaventosi su prodotti per così dire più nobili.

Riccardo
Riccardo
1 mese fa
Reply to  Franco Ziliani

Le credo, ci mancherebbe. Il mio dubbio, temo non risolvibile, è sulla proporzione, non sul valore assoluto. In soldoni, la bottiglia da 50 è cinque volte migliore di quella da 10? Temo non ci sia risposta. Sui margini è davvero un discorso interessante; se posso approfittare della sua cortesia le chiedo di darmi un’idea generale in questi termini: che differenze significative ci sono tra la struttura di costi di chi fa un Barolo da GDO e di chi fa bottiglie di pregio? I “pregiati” sacrificano le rese? Hanno tecniche di produzione più costose? Devono rientrare di esborsi molto più alti per il terreno? Grazie se vorrà rispodermi; purtroppo sono tutto fuorché un esperto, anche se mi piace bere 🙂 Cordiali saluti.

Simone N
Simone N
1 mese fa

La pratica di vendere vino e vasche ad imbottigliatori non è nuova in Langa e produce effetti deleteri come quelli descritti nell’articolo.
Per amicizia e per non tradire i segreti di pulcinella, non voglio fare nomi, ma vengono vendute perfino vasche di vecchie annate ad imbottigliatori ben attrezzati nei mercati esteri ad esempio.

Simone N
Simone N
1 mese fa

Mi spiego meglio.
Se un imbottigliatore entrato da pochi anni nel mercato, vende online a 30 euro Barolo riserva 2006 e 2007, vuol dire che qualche produttore glielo avrà venduto. Si suppone ad un prezzo così basso, da consentirgli un profitto se online viene venduto a 30 euro.

Simone N
Simone N
1 mese fa

Per esempio
andando su italian wine Lovers e cercare Barolo..

Pedro
Pedro
1 mese fa

Mah alla fine questo Barolo x €9.90 com’è ??????????????? Perché se non è discreto non conviene nemmeno pagare quella cifra.

Marco
Marco
1 mese fa

Buongiorno, questo vino non è Barolo è Barbaresco. Quindi la qualità non sarà la stessa, sono due vini diversi.

Piero Quadrumolo
Piero Quadrumolo
1 mese fa
Reply to  Franco Ziliani

Buonasera, volevo solo chiarire che nella mia analisi di 2 giorni fa, non intendevo criticare i vertici del Consorzio che correttamente hanno portato la proposta in assemblea e la stessa si è espressa democraticamente a maggioranza. Purtroppo con una decisione che io ritengo sbagliata ma assolutamente legittima. Per onestà intellettuale, devo ricordare che nella crisi precedente del 2010 la decisione era stata la medesima e la crisi è stata poi superata con relativo rialzo dei prezzi; stavolta, anche causa coronavirus la situazione mi sembra un pò più difficile ma restiamo fiduciosi.
Per quanto riguarda il quesito posto da qualcuno sul rapporto Qualità/prezzo l’approccio non è corretto in quanto si possono misurare con questo metro solo i prodotti di qualsiasi genere ma senza marca! Il piacere di bere una grande bottiglia di produttori famosi (che ogni tanto mi concedo) parafrasando una pubblicità del passato, può essere “senza prezzo”
Buon Natale a tutti.

Riccardo
Riccardo
1 mese fa

Grazie, questo è già un buon punto di partenza. Adesso però sarei curioso di capire quanto il “senza prezzo” abbia un riscontro nella struttura di costi. E’ solo una mia curiosità, ovviamente. Grazie al cielo ognuno è libero di bere quello che vuole pagando il relativo prezzo. Se anche le strutture di costi fossero identiche, vorrebbe solo dire che i “pregiati” hanno perfettamente capito come sfruttare il loro marchio per vendere al meglio il loro vino.

Simone N
Simone N
1 mese fa

A parer mio, la bontà del vino in oggetto non è la questione dirimente posta dall’articolo di Ziliani. Il punto è la pratica diffusa in Langa, molto più che in altre zone di pregio del nostro paese, di vendere vino e vasche agli imbottigliatori.
Ed è su questo fenomeno che il presidente del consorzio farebbe bene ad esprimersi.

Luca L
Luca L
1 mese fa

Scusate, ma a mio modo di vedere è altrettanto scandaloso che sempre da domani e sempre alla Esselunga c’è in promo un Amarone a 11,20 Eur
Amarone della valpolicella Rocca Alata a 11,20 Eur !!

Tendenza

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