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Indignazioni

Stelle Michelin in Langa. Clamoroso: premiato un ristorante chiuso

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Forse perché i proprietari del ristorante sono ricchi e potenti?

Siete appassionati di food, vorreste emulare Edoardo Raspelli, il mitico “Savonarola delle buona tavola”, il grande Enzo Vizzari, dominus della Guida dell’Espresso e palato e cuoco raffinatissimo, oppure seguire le orme di gourmet come Andrea Grignaffini, Gil Grigliatti, Marco Bolasco, Paolo Marchi, Allan Bay, Luigi Cremona, che di cucina e ristoranti e di cibo sanno tutto? Il vostro sogno è diventare un ispettore della guida Michelin?

Bene, mi dispiace deludervi, ma oggi a chi lavora, almeno nell’edizione italiana, non so quella francese, della celebre guida rossa, del baedeker che in tanti abbiamo tenuto in auto e compulsato in ogni viaggio in giro su e giù per lo stivale, non sono più richiesti un grande palato, capacità di giudicare il valore di un cuoco, il carattere innovativo di un piatto, il livello dell’accoglienza e del servizio in un locale, ma si chiede soprattutto di essere dei virtuosi nel gioco, tutto italico, delle tre scimmiette. Quelle che non vedono, non sentono e non parlano. E soprattutto si richiede abilità e gran faccia di tolla nell’arte di far finta di non sapere quello che è dato non sapere, perché sapendolo, se si è intellettualmente corretti, si dovrebbero scrivere certe cose. O quantomeno prendere determinate decisioni non gradite a ricchi e potenti.

Vi sembra un discorso poco chiaro? Avete ragione, ma datemi il tempo di spiegare. Nei giorni scorsi, il 25 novembre, anche se solo online, senza le sfarzose cerimonie degli altri anni, dove si bevevano i vini dei soliti noti e le acque minerali erano quelle di aziende amiche che, chissà perché, non mancano mai nei ristoranti top, è stata presentata l’edizione 2021 della Guida Michelin.

A me francamente se le tre stelle siano aumentate o meno interessa poco, io a farmi rapinare per pagare 40 euro, come accade nel bergamasco Da Vittorio (quello della famiglia Cerea) per un banale piatto di paccheri al pomodoro, non sono disponibile e di quello che fanno i vari Cracco, Cannavacciuolo, Crippa, Bartolini, Bottura, Uliassi, Alajmo e Beck non mi può fregare di meno. Sono un provinciale che mangia molto meglio e si trova molto più a suo agio in ristoranti normali dove si capisce quello che hai nel piatto, il servizio non è asfissiante, l’atmosfera non da laboratorio del dottor Mabuse o da sagrestia, e quindi la cucina dei poli stellati che spesso spennano i malcapitati che ci capitano la lascio ad altri.

L’unico tre stelle dove tornerei volentieri, se potessi permettermelo e entrassi nell’ordine di idee di spendere 300 euro, è lo splendente Dal Pescatore di Canneto sull’Oglio della meravigliosa famiglia Santini, che conosco dal lontano 1983, quando avevo già capito che Nadia e Antonio e allora i genitori di Antonio, oggi i loro due figli, avevano una marcia in più. Che erano e sono dei Signori.

Sono però andato a vedermi quali ristoranti la Michelin avesse “stellato” nella regione che enoicamente e gastronomicamente più amo, il Piemonte, e grazie a questo articolo ho trovato l’elenco. E ho prestato particolare attenzione agli stellati nella provincia che ha un posto speciale nel mio cuore, quella di Cuneo, che comprende la Langa del Barolo e del Barbaresco e il Roero.

Ho così visto confermate le 3 stelle al Piazza Duomo Alba della famiglia Ceretto (noti produttori albesi), le 2 stelle all’Antica Corona Reale di Cervere capitale dei porri migliori dell’universo mondo, La Madernassa di Guarene e una stella al Fre di Monforte d’Alba, al Larossa di Alba, alla Osteria Arborina di La Morra, al Borgo Sant’Anna (new entry) di Monforte d’Alba, al Villa d’Amelia Damiano Nigro di Benevello, alla fantastica Enoteca di Canale, dove officia il grandissimo Davide Palluda, che per me di stelle ne meriterebbe non una ma due, il fantastico Centro di Priocca (dove si mangia il fritto misto migliore del mondo).

E poi stella confermata al sempre bravo Massimo Camia a La Morra, al confine con Barolo, e ad un’altra garanzia di qualità, la Ciau del Tornavento di Treiso dove opera il grande Maurilio Garola (in settembre oggetto di un attacco vergognoso da parte di un sito cialtrone), deus ex machina anche del Campamac di Barbaresco insieme a Paolo Dalla Mora (marito di una giovane donna bella e di splendente intelligenza), il Ristorante di Guido di Costigliole a Santo Stefano Belbo, poi Guido (presso la Fontanafredda) a Serralunga d’Alba, da Francesco a Cherasco, Locanda del Pilone ad Alba, 21.9 a Piobesi d’Alba.

E infine e qui ho strabuzzato gli occhi e ho cominciato a pensare che agli ispettori Michelin oggi sia richiesto essere abili nel gioco delle tre scimmiette, La Rei a Serralunga d’Alba, ospitata nel Relais Boscareto.

Ho cominciato a chiedermi: ma questi della Michelin hanno mai visto quel posto? Si sono mai accorti quale vulnus, quale offesa questa colata di cemento e vetro (andate a vederla nella meravigliosa cascina Gavarini di Elio Grasso a Monforte d’Alba per avere un’idea precisa dello scempio) abbia causato al sacro paesaggio, patrimonio Unesco, dei vigneti del Barolo?

Questi della Michelin, mi sono chiesto, hanno letto quello che è stato scritto dieci anni fa in un libro, La Colata, il partito del cemento che sta cancellando l’Italia e il suo futuro, in un capitolo, dove vengono citati anche questo blog ed il sottoscritto, dedicato proprio al Boscareto e dove si leggono queste parole? “resort fortemente voluto,da uno dei costruttori più potenti d’Italia, il geometra Matterino Dogliani, non solo titolare dalla grande casa vinicola Beni di Batasiolo di La Morra, ma presidente della Banca di Credito Cooperativo di Bene Vagienna in provincia di Cuneo, e titolare di un impero che ha la base operativa nel suo Piemonte ma qualche organo vitale è al sicuro all’estero”.

Ne La Colata si legge della “Fininc Spa, che ha sede a Torino e possiede tutte le quote del Boscareto Resort, ha tra i suoi azionisti principali la Zentravest Holding, con sede in Svizzera, specializzata in finanziamento alle imprese” e poi del “colpaccio” fatto nel 2003, quando Matterino Dogliani, “insieme al figlio Claudio, con le sue Sipal e Inc General Contractor di Serralunga diventa socio al 40% del consorzio Sis assieme al colosso iberico Sacyr Vallehermoso di Madrid, principale gruppo di costruzioni in Spagna con interessi in Europa e America Latina”.

Cose grosse, come altre che avrebbero visto all’epoca le società del costruttore Dogliani pronte ad agganciarsi “addirittura al carro che voleva costruire il ponte sullo Stretto di Messina”. E ancora: “con spalle e agganci così forti, un vero “vortice di calcestruzzo e miliardi” è un gioco da ragazzi per i Dogliani decidere di regalarsi nel proprio feudo un “castello di calcestruzzo e cristallo” che “con le sue linee architettoniche moderne spezza irrimediabilmente l’incanto della vista e trasforma per sempre il paesaggio”.

Annotava giustamente l’autore del capitolo: “ce li vedete quelli delle colline cuneesi che dicono a Matterino che quel resort sarebbe stato l’ideale per una Langa prefabbricata da ricreare a Las Vegas, proprio a fianco del Canale Grande e subito dietro le Piramidi? Nessuno lo ha fatto, anche se qualcuno lo ha pensato e scritto e detto, ma senza risultato”.

Quel qualcuno sono stato io, qui e qui, e ne sono orgoglioso. Non ho mai messo piede in quel posto e anche se per vie traverse sono stato più volte invitato ad andarci, per rispetto di me stesso e per amore della Langa mai ce lo metterò.
E qui viene il bello, perché se preso da morbosa curiosità, tradendo un impegno che invece voglio rispettare, volessi sapere come si mangia alla Rei del Boscareto non potrei farlo, per il semplice motivo, che evidentemente i signori della Michelin ignoravano o, con un virtuosismo da tre scimmiette hanno fatto finta di non sapere, quel posto quest’anno praticamente non ha mai aperto.

E, basta leggere il sito Internet, cercare tramite Google, per scoprire articoli come questo e questo e apprendere che il Boscareto e dunque anche il suo stellato (non si sa bene perché) ristorante, quest’anno non hanno lavorato, hanno fatto lavori di restauro “la chiusura forzata di marzo, aprile e maggio, ha portato a ripensare un nuovo Boscareto Resort & Spa, modulato sull’esperienza dei dieci anni di attività compiuti proprio a fine 2019 e sulle tendenze che l’attualità porta con sé” e danno appuntamento alla primavera del 2021.

Ohibò. Sono forse cambiate le regole basilari delle guide, Michelin compresa, che prevedono che quando cambia un cuoco o una proprietà o il locale è chiuso venga sospeso il giudizio e non vengano assegnate stelle e riconoscimenti vari?

Magari non sono cambiate, ma, poiché come insegnava Giulio Andreotti “a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”, dopo essermi informato sui Dogliani proprietari del Boscareto, della Batasiolo di La Morra, costruttori e molte altre cose, quindi personaggi potenti e ricchi, dopo aver letto questo articolo, quest’altro e infine quest’altro ancora, mi sono detto: vuoi vedere che alla redazione della Michelin hanno fatto finta di dimenticarsi che quel Boscareto è un’oscenità e che il ristorante che loro premiano non poteva essere premiato perché è CHIUSO?

E, bastian contrario e rompino come sono, sono persino arrivato a chiedermi: ma “La Busiarda”, alias la Stampa di Torino, e la stampa locale, Gazzetta d’Alba e poi Targato CN, ed eventuali altri, non si sono accorti, come mi sono accorto che abito a Bergamo, che sul loro territorio, nella loro provincia, nell’elenco dei ristoranti stellati dalla Michelin (guida che andrebbe fustigata sulla pubblica piazza anche per il suo testardo e miope continuare a non dare la stella ad un ristorante che una o più stelle stra-meriterrebbe, ovvero Felicin a Monforte d’Alba), figura un ristorante che è CHIUSO?

Mi sorge un dubbio: vuoi vedere che anche loro, i simpatici colleghi piemontesi, siano diventati dei virtuosi nel giochino, praticato dalla Michelin con suprema abilità e sfoggio del ridicolo, delle tre scimmiette che non vedono non parlano e non sentono? Anche loro pavidi conformisti che non vogliono disturbare il manovratore, alias il potente e ricco di turno, nella fattispecie la famiglia Dogliani proprietaria del Boscareto Resort?

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Roberto Colombo
Roberto Colombo
10 mesi fa

Sig. Ziliani buongiorno,
concordo – quasi – pienamente. La Michelin ha smesso di essere quella guida affidabile e “di riferimento” che eravamo abituati a conoscere. D’altra parte, se ha dato una stella al Casual di Bergamo significa proprio che basta avere il cognome giusto.
Adoro la Ciau anche se Maurilio, oramai grande imprenditore, forse non dedica più lo stesso impegno di prima alla cucina (vedi gelato al tabacco di pipa non più clamoroso come una volta). Ma c’è Luca in sala: un sommelier fuoriclasse.
E amo anche Felicin: con stella oppure no, come dicono i miei figli, chissene…

Giuseppe Palazzo
Giuseppe Palazzo
10 mesi fa

Che tristezza leggere certi articoli

Carlo Maria Bestetti
Carlo Maria Bestetti
10 mesi fa

Caro signor.Ziliani , come sempre da Lei un grande pezzo, concordo con Lei su quasi ” tutto” adoro il ristorante della famiglia Santin da anni e secondo me l’unico che si merita le tre stelle da sempre ma non dimenticherei il primo ristorante stellato dove mangiai a Milano dove secondo il mio umilissimo parere c’era in cucina l’innovatore tale Gualtiero Marchesi.
Detto questo la saluto e spero che continui a scrivere perle come questa.

Francesco
Francesco
10 mesi fa

Dopo aver letto tutto sul vino Barolo ,da anni compro vino francese almeno non prendono in giro le persone .cordiali saluti

PierLuigi Gorgoni
PierLuigi Gorgoni
10 mesi fa

la struttura del Boscareto è una delle nefandezze più oscene della Langa, patrimonio mondiale dell’Unesco, ma la cucina de La Rei (finchè vi evoluiva) impostata da chef Cannavacciuolo e eseguita (re-interpretata) da chef Pasquale Laera non poteva che essere stellata.
Laera è un talento meraviglioso, un ragazzo d’oro, al di là della stella appena conseguita (immediatamente ottenuta) con il suo nuovo progetto del Borgo Sant’Anna

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