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Editoriali

Opera wine, solo un’opera buffa, un’opera da molti soldi…

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Wine Speculator e Vinitaly International ci regalano grasse risate…

Oggi il mondo del vino, parlo di quello italiano, ma il problema è globale, avvertito ovunque, in Francia, Spagna, nel Nuovo Mondo, è in grandi ambasce. Il fottuto coronavirus sta mettendo in ginocchio, con i ristoranti chiusi, le enoteche in grosse difficoltà, la gente che non si può spostare liberamente, il turismo (anche quello del vino) bloccato, una sorta di terrore che investe le persone diffuso ad arte con sottile e dittatoriale strategia da un potere politico finanziario infame, tante aziende. Tanti posti di lavoro, tanti, sono a rischio o si perderanno.

Basta parlare con produttori, ristoratori, enotecari, rappresentanti di commercio, importatori, distributori, sommelier (bloccate da mesi le serate di degustazione e si assaggia virtualmente – provate a fare l’amore online e poi ditemi se è la stessa cosa di farlo all’antica…) e si respira, si tocca con mano, una grande preoccupazione, una forte paura. Un’incognita circa il domani.

C’è poca voglia di sorridere, tanto meno di ridere, visto che anche per Natale i cialtroni che stanno (per quanto ancora li sopporteremo, quando ci decideremo a spazzarli via, e senza fare prigionieri, perché mantenerli costa?) al governo ci terranno (chi scia non potrà nemmeno farlo) sotto scacco.

Per fortuna a regalarci un sorriso, anzi, grasse risate, roba da piegarsi in due, roba da Oggi le comiche + Zelig + Drive In e aggiungete tutti i programmi comici che volete (anche Conte e Di Maio che tengono conferenze stampa e quel demagogo di Salvini in spiaggia al Papete..) ci hanno pensato il Gatto e la Volpe, che nella fattispecie corrispondono al nome di Vinitaly International e di Wine Speculator, pardon, Spectator, la rivista americana dei Top 100 (altra fonte di grande comicità).

Cosa hanno fatto i due? Riporto testualmente quanto loro dichiarano: “dalla collaborazione  di Veronafiere e Vinitaly con la prestigiosa rivista americana Wine Spectator, nel 2012 nasce OperaWine, Finest Italian Wines: 100 Great Producers selected by Wine Spectator”. Di cosa si tratta?

Lascio ancora a loro la parola: “OperaWine è l’evento esclusivo che offre agli operatori specializzati di tutto il mondo la possibilità di conoscere i 100 migliori vini italiani. La classifica viene redatta dagli esperti di Wine Spectator, testata che costituisce un’autorità riconosciuta a livello internazionale nel settore vitivinicolo. Ogni anno, i giudici sottopongono a un attento esame visivo e gusto-olfattivo i vini italiani selezionati e assegnano a ciascuno un punteggio sulla base di diversi criteri. Da questo scrutinio esce l’eccellenza dei produttori italiani: cantine da tutta la penisola che, pur nella differenza di territorio, stile produttivo e dimensioni aziendali, sono accomunate dall’altissima qualità dei vini prodotti”.

Confessatelo, vi siete già piegati in due dalle risate, avete seriamente rischiato di farvi la pipì addosso. Bene, ora correte a comprare un pacco di pannoloni per evitare di bagnare gonne e pantaloni (fa anche rima) perché da qualche giorno è stato reso noto l’elenco “delle quasi 200 cantine protagoniste dell’edizione n. 10, a partire dalle oltre 30 griffe del vino italiano sempre presenti”.

Come riporta solerte il mio amico Alessandro Regoli sul suo Wine News, che con codeste cose ci puccia il pane (e magari anche cantuccini col Vin Santo più prezioso, tipo l’Occhio di Pernice di Avignonesi) uno dei boss della rivista yankee, la rivista di quel Paese da operetta che ha scelto Bidet, pardon Biden, come nuovo presidente, ovvero Mister Thomas Matthews (Tommaso Mattei), ha dichiarato: “quando abbiamo pensato a Opera Wine, con Vinitaly, abbiamo pensato di ideare una degustazione capace di impersonificare la qualità, la varietà ed il dinamismo del vino italiano, selezionando ogni anno 100 cantine. Sapendo che erano poche rispetto alla ricchezza del vino italiano, e per questo ne abbiamo sempre ruotate alcune. Ma ci sono dei leader, dei benchmark dei lori territori, che sono sempre rimasti gli stessi”.

Ma scorretevi, un quotidiano importante come la Repubblica nelle pagine economia, l’ha pubblicato, l’elenco delle cantine selezionate dagli americani. Avete indossato il pannolone, magari vi siete già accomodati sul water di modo da essere già “sul pezzo”?

Mi raccomando, non dimenticate che, ci dicono le cronache di regime, le veline della cupola del vino, che “OperaWine dà a giornalisti, operatori e personalità chiave per il settore l’accesso esclusivo a questa Top 100 di Wine Spectator. Vera protagonista della serata di gala è la capacità di raccontare la grande diversità del vino italiano, sia nella tradizione che nelle nuove frontiere dell’enologia. Comunque sia declinata, questa ricchezza merita di essere comunicata e promossa in tutto il mondo: OperaWine è infatti anche una kermesse di respiro internazionale, una vetrina che proietta i migliori vini italiani verso l’export sui grandi mercati esteri.

I vini italiani selezionati non sono però unicamente una merce. Al contrario, sono veri e propri ambasciatori del Made in Italy, un intreccio di emozionalità e cultura che va oltre la semplice bottiglia. Sono prodotti che, in occasione di questa degustazione d’élite, creano la preziosa opportunità di discutere di Comunicazione, di e-Commerce e di Marketing legati ad un ambito commerciale che, in questi campi, ha ancora molta strada da fare. OperaWine è infine l’evento première di Vinitaly, il modo più elegante di dichiarare aperte le danze del più importante Salone Internazionale del Vino e dei Distillati. Tutti questi elementi fanno di OperaWine uno degli eventi enologici più affascinanti e più attesi di tutto il calendario veronese e Italiano”.

Confessatelo, il primo pannolone è già intriso e avete dovuto cambiarvi in fretta e furia e passare al secondo. Ve ne consiglio un terzo, perché eccovi alcuni nomi, tra i molti, i più clamorosamente comici che il Gatto e la Volpe, ovvero Vinitaly International, ovvero la furbetta Stevie Kim insieme a Verona Fiere (Mantovani, ma dai!) e la rivista che anni fa premiò, in piena temperie da Brunellopoli, il vino di Casanova di Neri miglior vino del mondo (davvero, non è una barzelletta di Gino Bramieri!) hanno selezionato.

In Basilicata la sconosciuta Tenuta del Portale e poi l’azienda proprietà del potentissimo Gruppo Italiano Vini denominata Terre degli Svevi. In Campania – poteva mancare l’azienda che beneficiò della pioggia di nostri soldi in seguito al terremoto dell’Irpinia di 40 anni orsono? – Feudi di San Gregorio. In Emilia quei fenomeni da vini naturali e da Fivi che corrispondono al nome de La Stoppa e poi mega lambruschisti come Lini, Medici Ermete e Tenuta Pederzana. In Friuli Venezia Giulia La Tunella, nelle Marche la prezzemolina Velenosi, in Liguria i grandi commercianti di Cantine Lunae Bosoni, in Valtellina un fan della barrique come Mamete Prevostini. In Piemonte un quartetto da risate formato da Pecchenino, Paolo Scavino, Gancia e Renato Ratti.

Avete cambiato il pannolone? Guardate che vado avanti. In Puglia godetevi la selezione: Felline, Gianfranco Fino, Leone de Castris, Masseria Altemura, Schola Sarmenti e Tormaresca. Per fortuna c’è Masseria Li Veli, almeno una buona l’hanno beccata.

In Toscana Castello d’Albola (proprietà Zonin) Cecchi, ll Palagio (l’azienda della rock star Sting che di recente ha assunto Cotarella come consulente) e poi i Braccobaldi e Rocca delle Macìe.

Nel Nord Est accanto a Bellenda (che almeno importa gli Champagne di Coulon e dunque è assolto) e a Desiderio Bisol & Figli, troviamo una sfilza di prosecchisti, ovvero Le Colture, Mionetto, Bortolotti, Nino Franco, Carpenè Malvolti e Villa Sandi, Santa Margherita (evviva santo marketing, evviva gli advertising ben pagati!) poi, poteva mancare?, Cavit, accanto alla quale troviamo i simpaticoni di Maso Martin e poi la potenza, anche economica e pubblicitaria, chiamata Mezzacorona – Rotari e in Veneto Cesari e Zenato.

Io vi avevo avvertito, il pacco di pannoloni non è bastato, la pipì è scorsa a fiumi e vi si sono slogate le mascelle dalle risate.

E questa, amici miei, sarebbe una cosa seria? Ma per favore, ma mi faccia il piacere, come direbbe Totò!

Opera wine non è una cosa seria, é solo un’opera buffa, un’opera da tre, anzi da molti soldi… Business is business, money is money, Mesdames et Messieurs!…

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Daniele
Daniele
1 mese fa

“sottile e dittatoriale strategia da un potere politico finanziario infame”…ahah…me che cacchio vuole dire??
Che centra la finanza?
MA, concretamente, lei i ristoranti li terrebbe aperti? E farebbe degustazioni pubbliche con 50 persone? Seriamente?

Daniele
Daniele
1 mese fa
Reply to  Franco Ziliani

Guardi che all estero (quatomeno nei paesi civilizzati) stanno tutti facendo piu o meno come da noi.

Ribadisco la domanda: lei terrebbe ristoranti aperti? Tutto come se nulla fosse?

Daniele
Daniele
1 mese fa

Comodo cosi. Lei fa affermazioni pesanti (andiamo a Roma e facciamo la rivoluzione, non chiudiamo i ristoranti, ecc ecc)…poi a domanda “ma una volta a ROma, cosa si fa?” e “ok, ristoranti aperti, tutti liberi…e se poi gli ospedali scoppiano, che si fa?” lei non riponde.

Comodo. Per fortuna fa il cronista di vino e non il politico

Nevio
Nevio
1 mese fa

Ziliani però lei effettivamente non ha risposto….non è bello così.
I ristoranti sono chiusi in Italia come in francia Spagna germania, Uk… non si pone il dubbio che forse un motivo c e?
Ma supponendo siano tutti scemi e lei l unico scaltro.. lei i ristoranti li riaprirebbe ora , liberi tutti?

Paolo
Paolo
1 mese fa
Reply to  Franco Ziliani

Caro Ziliani, credo che la questione “ristoranti aperti” sia un falso problema.
Per lavoro ho frequernti contatti con la Svezia, forse la unica nazione europea ove non ci sono grosse limitazioni. Ebbene, i ristoranti possono tenere aperto ma (salvo poche eccezioni nelle grandi citta’) sono sostanzialmente vuoti. Conosco dei casi in cui il proprietario ha deliberatamente deciso di chiudere, dato che costava di piu tenere aperto.
Se venisse dato il “liberi tutti” in Italia (e a questo punto , ovviamente, verrebbe meno qualsiasi tipo di sostegno pubblico), sono pressoche convinto che la situazione sarebbe di fatto immutata (se non peggiore per via dei costi). O lei crede che i ristoranti (in genere) attirerebbero grosse qantita`di clienti?

Paolo
Paolo
1 mese fa
Reply to  Franco Ziliani

Intendevo dire una altra cosa. Possiamo anche aprire i ristoranti..ma guardi che rimarrebbero comunquie semi vuoti (come in Svezia) . Il che sarebbe anche peggio. Il problema non sta nella legge che impone la chiusura.
Come si usa dire in altri ambiti…il secchio e`pieno d acqua..ma se il cavallo non ha sete….

Giancarlo
Giancarlo
1 mese fa

Buonasera Sig. Franco! Suvvia… inviti Nevio e Daniele a un brindisi con una buta di BollaCiao del compagno Farinetti…🤣🤣

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