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Editoriali

Nuovo Presidente del Consorzio Barolo e Barbaresco: ecco i miei candidati…

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Ad aprile 2021 le elezioni, ma cominciamo a pensare ad una soluzione vincente

Me le immagino già le obiezioni, “ma Ziliani, non sarebbe il caso che volendo scrivere di Barolo e Barbaresco tu ti limitassi a raccontare di vini e produttori?”. E ancora “ma perché ti impicci, tu sei giornalista e non produttore, di faccende che non ti riguardano?”.

Obiezioni che non fanno una grinza, ma c’è un ma. Io non sono un semplice giornalista che scrive anche dei due grandissimi rossi albesi. Io sono, da 36 anni, un innamorato perso del Barolo e del Barbaresco, così innamorato che a volte, preso dall’entusiasmo e dallo slancio, da una passione così irrefrenabile per la più bella terra da vino d’Italia e, forse, dell’universo mondo, mi sento addirittura più langhetto dei langhetti.

E quindi, di conseguenza, le questioni relative ai due vini del mio cuore, insieme allo Champagne (in verità io sono più barolista che barbareschista…), li avverto come miei. Mi sento parte in causa e non mi sembra giusto starmene alla finestra ad osservare quello che accade.

Voglio dare, da persona a conoscenza dei fatti, da persona che ama e frequenta quelle terre benedette, che ha affinato anno dopo anno una conoscenza e una consuetudine con quei vini e ogni volta che li beve ringrazia Bacco di non essere astemio e si mette umilmente in ascolto e cerca di coglierne tutte le sfumature e di imparare qualcosa, un mio personale contributo. Da amico, sincero, disinteressato, con onestà intellettuale, con il cuore in mano. Un cuore che pulsa al ritmo del Nebbiolo…

Vogliamo parlare, tema spinoso, tema controverso e difficile, del Consorzio del Barolo e Barbaresco, ecc.? Che io non ne abbia, così come è ridotto, una grande considerazione, è cosa chiara anche ai sassi.

Che io pensi che il suo attuale direttore sia la persona sbagliata al posto sbagliato lo sa anche lui, perché in giugno gliel’ho detto de visu che non è colpa sua se si ritrova a dover guidare una Ferrari avendo esperienza e capacità di guida solo di una 500. E non quella attuale, proprio quella d’antan…

E che io sia persuaso che l’attuale Presidente, Matteo Ascheri, sia una brava persona, generosa e attiva, che ha accettato troppe cariche mentre avrebbe dovuto concentrarsi sulla presidenza del Consorzio albese, come gli ha fatto recentemente notare bonariamente un suo prestigioso collega, ma che ha deluso molti e ha mostrato i suoi limiti, caratteriali (troppo “democristiano”, troppo voglioso di non dispiacere a nessuno…), e che pertanto sarebbe bene non restasse presidente per un altro mandato, costituisce un’evidenza solare. E altrettanto solare è l’evidenza che soluzioni tipo minestre riscaldate, di giovani mediocri presidenti di ritorno, soluzioni di cui si favoleggia, sarebbero inadeguate e ridicole. Anzi, suicide.

Che fare dunque? Semplice, (beh, mica tanto), e visto che le elezioni per il nuovo Presidente e la nomina del nuovo Cda si svolgeranno non tra cent’anni, ma tra cinque mesi, in aprile, credo che sia necessario e urgente iniziare a pensare per tempo ad una rosa di candidati possibili.

Serve una svolta, un colpo di reni, un cambiamento deciso, a meno che non si preferisca che il Consorzio di due tra i più importanti vini rossi italiani (aggiungo Messer Brunello di Montalcino e forse Taurasi e Aglianico del Vulture e punto sul futuro dell’Etna rosso) continui a vivacchiare stancamente come ora. Prendendo decisioni come quella, relativa al Barolo di Grinzane Cavour, che ho giudicato come pensavo meritasse, ovvero bizzarre e bislacche.

Serve una strategia organica, serve un disegno chiaro, servono idee poche ma precise, serve una coesione di tutto il mondo del Barolo e del Barbaresco, e questa la si può ottenere solo con una presidenza forte e autorevole. Con un presidente che abbia esperienza, carattere, carisma, conoscenza dei mercati internazionali, familiarità con la lingua inglese, che abbia tempo e voglia di impegnarsi. Che intenda spendersi, mettersi in gioco. Perché oggi fare il presidente di Consorzio, tanto più di codesto Consorzio, è un onore e un onere, un sacrificio, un impegno gravoso. E Ascheri l’impegno non l’ha certo lesinato, ma non basta, ci vuole di più e di meglio, con tutto il rispetto per il robusto produttore di Bra.

E dunque? Bisogna trovare l’uomo (non riesco a pensare ancora ad una donna, non perché voglia discriminare, ma perché non ne conosco ancora nessuna in grado di ricoprire questa carica) e la squadra giusti.

Ho pertanto consultato i tarocchi (in verità mai presi in mano in vita mia) e avviato un giro di consultazioni (manco fossi Mattarella), ovvero una fitta rete di telefonate, visto che in Langa da Bergamo un tizio con la pochette per ora non mi lascia andare, e sono arrivato, dopo ragionamenti vari, a formulare una cinquina di nomi. Avevo persino pensato di candidarmi io, ma finché qualche amico non mi intesta un ettaro (così io lo vendo subito e scappo en Provence) e così posso avere i titoli per farlo, questa resta una pura boutade… Potrei invece fare altro, se arrivasse un Presidente cum grano salis

Ve li presento uno ad uno, sapendo di sfidare le ire di più di uno di loro, che, da me contattato, mi ha diffidato dal fare il suo nome e di metterlo in difficoltà candidandolo.

Il primo nome, quello che secondo me avrebbe più titoli, insieme al secondo, per essere un ottimo nuovo Presidente, ha la storica cantina nel cuore di Alba, produce sia Barolo che Barbaresco (e gli altri vini albesi) e si chiama Pio Boffa, titolare della Pio Cesare. Inutile presentarlo, Pio, a dispetto del nome, è agguerrito e tosto, ha esperienza e carisma, produce entrambi i grandi rossi albesi, conosce il mondo ed i mercati. E’ un candidato possibile che incontra il favore di molte persone da me sentite.

Il secondo non ha bisogno di presentazioni, ha 80 anni compiuti a febbraio, ma ha la grinta di un cinquantenne, è conosciuto in tutto il mondo, è un vulcano di idee, è uno dei simboli del vino italiano di alta qualità, ha un po’ più di tempo a disposizione che in passato, visto che ha due figlie e un figlio (e una grandissima moglie) che si occupano insieme a lui delle sue aziende piemontesi e toscane, e sarebbe il più prestigioso dei presidenti. Un nome che metterebbe d’accordo tutti (beh, magari non i Ceretto…) e corrisponde al nome di Angelo, le Roi, Gaja.

Terzo nome. Un cognome che è una garanzia, visto che sia suo padre, Gigi, che suo fratello, Claudio, sono stati in passato presidenti, entrambi molto validi, del Consorzio. E’ un uomo di cultura che scrive, benissimo, libri di storia e legati alla Langa, sa l’inglese (ha avuto una moglie californiana) ha girato il mondo ed è una persona perbene. E’ l’amico Maurizio Rosso, cantina a Castiglione Falletto.

Quarto nome, è quello di un vignaiolo tenace, di un eccellente produttore di Barolo, ma anche di bollicine Docg e Riesling, e degli altri rossi albesi. E’ un omone a quattro ante, ha vigne a Serralunga d’Alba e in Alta Langa, ha un carattere tosto, sicuramente non è diplomatico e furbetto, se ha qualcosa da dire lo dice apertamente e non si nasconde dietro ad un dito, è franco e schietto e per questo mi piace tanto. E’ un altro amico, ed è Sergio Germano dell’azienda Ettore Germano di Serralunga d’Alba.

Il quinto nome è quello di un altro personaggio che non ha bisogno di presentazioni, ha una velocità di pensiero e un’intelligenza rare, ha un baffo che conquista, perfora gli schermi, alza l’audience dei programmi televisivi in cui è ospite, è ricco ma non è un ricco scemo, adora il Barolo, tanto che si è comprato diverse aziende, cito Borgogno e Fontanafredda su tutte, ha cultura e scrive, molto bene, libri di grande interesse, si è inventato Eataly e sarebbe un’immagine straordinaria dei vini albesi nel mondo. Che conosce, gira e pratica. Si chiama, l’avrete capito tutti, Oscar Farinetti.

Ecco la mia rosa, il mio quintetto di all stars, tutte persone di indiscutibile esperienza, capacità, autorevolezza, in grado di unire, non divisivi, capaci di dialogare e ascoltare le opinioni altrui. Ho in serbo una sesta idea, ma mi riservo di parlare con lui prima di spendere il suo nome. E’ soprattutto un uomo di cultura, attivo nel mondo della finanza, e potrebbe essere, nel caso, è poco noto ma in gamba e la sua azienda produce ottimi vini, una eccellente soluzione di riserva, un ottimo outsider.

Non me ne vogliano altri amici se non li ho presi in considerazione, chi per l’età un po’ avanzata, chi perché invece troppo giovane, chi perché è ottimo produttore ma non mi sembra abbia il carattere ed il carisma, la personalità a tutto tondo che la situazione richiede. Mi riferisco al mio produttore del cuore, all’Imperatore del Monprivato, all’ultimo dei Mohicani, Mauro Mascarello, poi a Elio Grasso, ad Alfio Cavallotto, Valter Fissore e Fabio Alessandria. E anche a Enzo Brezza e Davide Rosso, tutti vignaioli formidabili e barolisti di primario valore. E al marchese Alberto di Gresy, che darebbe classe, eleganza e savoir faire al Consorzio. E ovviamente al caro amico Roberto Voerzio, che quanto a valore e prestigio e carattere non è secondo a nessuno.

Bene, ho detto la mia e ora, cari produttori di Barolo e Barbaresco, a voi decidere se aprire il dibattito, ovviamente non in questa sede, ma in quelle opportune, se prendere in considerazione oppure no i miei modesti, meditati, suggerimenti. La mia rosa di papabili candidati al ruolo di presidenti di un Consorzio Barolo Barbaresco, ecc. che torni ad essere grande, che prenda in mano le redini della situazione, che sia all’altezza dei tempi difficili di oggi, che sia capace di costruire una strategia vincente, che sia in grado di programmare e progettare, che abbia idee forti e le sappia proporre e difendere all’onore di quel mondo che di fronte a vini e storie e nomi come Barolo e Barbaresco giustamente si inchina.

Forse, dirà qualcuno, mi sono allargato e non mi sono limitato a fare il mio lavoro di cronista del vino, ma sono fatto così, prendere o lasciare, e non cambierò di certo a 64 anni…

Che Bacco illumini le vignaiole e i vignaioli della Langa e che ad aprile possano esprimere con il civile e democratico esercizio del voto un Presidente e un Consiglio del Consorzio formidabili. Io sono pronto a sostenerli e battere loro le mani se faranno bene. Viva la Langa e viva Barbaresco e Barolo!

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Giovanni di Langa
Giovanni di Langa
8 mesi fa

allora nessuna reazione al suo delirante articolo dove pretendeva di dire a noi produttori di Langa quello che dovremmo fare?
Non ha cagato nessuno quello che ha scritto in Langa pensiamo che sei un buffone

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[…] entre les différentes sensibilités du monde du vin “albese”. En raison de ses qualités, j’avais proposé son nom, au mois de novembre dernier, dans un de mes articles en l’indiquant comme un des meilleurs candidats capable de recouvrir le poste de Président du […]

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