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Degustazioni

Langhe Riesling 2017 Cà del Baio

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Dannati Langhetti, ve la cavate bene anche con i bianchi!

Benedetti langhetti, finisco appena di “cazziarvi”, ma perché vi voglio bene, perché vorrei non faceste più simili ca….e, perché vorrei aveste un Consorzio Barolo Barbaresco, ecc, all’altezza della situazione, non quella barzelletta di oggi, che subito voi mi date cento motivi per dirvi che vi voglio bene, I love you, che per me siete sempre i numeri uno. Sempre nel mio cuore. E nel mio bicchiere, non se la prendano i numeri due, i toscani…

Voglio dirvi bravi non solo perché sui rossi, che siano i top, i figli di Re Nebbiolo, ovvero Barolo, Barbaresco e Roero, oppure gli altri, figli di uve identitarie come Dolcetto, Barbera, Freisa, Pelaverga, siete formidabili, ma perché anche sui rosati, oh yes, e sui bianchi ve la cavate alla grande.

Non solo sull’Arneis, che è del Roero, lo so, di quel Roero al quale fior di barolisti e barbareschisti guardano come ad un’ancora di salvezza quando da loro, accidenti!, grandina, oppure sulla Favorita, la Nascetta di Novello, oppure su vitigni franciosi ormai ambientati da illo tempore, che danno grandi risultati (pensate a Monsù Gaja, al suo Gaja & Rey, all’Alteni di Brassica) come Chardonnay e Sauvignon. Fate grandi cose, langhetti miei (e soprattutto langhette mie, non ho ancora cambiato parrocchia) anche su quel vitigno aristocratico, difficile e supremo che è il Riesling renano.

Parlo a ragion veduta, non più tardi del 24 giugno ho fatto, c’erano con me anche il fraterno amico Patrizio Chiesa, poi il gatto & la volpe del Monsupello, ovvero Bertelegni & Boatti, grazie alla squisita ospitalità, è un caro amico, di Roberto Gerbino, direttore di una delle migliori aziende vinicole oltrepadane, Le Fracce, una rivelatoria degustazione di circa 30, c’erano praticamente tutti i migliori, Riesling renano oltrepadani, trentini, altoatesini, friulani e uno del Garda. E i piemontesi, anzi langhetti, presenti con i loro Riesling, ricordo Ettore Germano e Borgogno, hanno fatto una grande figura.

Non avevamo i Riesling del Castello di Neive, di Massolino, di Poderi Oddero, Cascina Alberta, Saracco, ma il più buono, a detta di tutti, è risultato il 2017, davvero super, di un produttore posto appena sopra Barolo che conosco bene, anzi credevo di conoscere, ma che non nomino perché non mi piacciono i falsi cortesi, gli ipocriti e i baciapile. I preti mancati, i farisei che predicano bene ma poi razzolano molto male. I suoi vini, ne fa tanti, una produzione in continuo aumento, sono sempre di alto livello e io in passato ne ho scritto sempre bene. Però, se come insegnano quelli di Slow food, un vino deve essere “buono pulito e giusto”, evito di scrivere dei vini di quell’azienda…

In quella degustazione, venendo al dunque, non avevamo nemmeno il Riesling di un produttore che ricordavo come valido produttore di Barbaresco, che propone quattro Barbaresco, tra cui un Asili riserva, ma che non sapevo si dilettasse anche con l’uva todesca.

Quando l’ho saputo ho contattato Giulio Grasso, che con la moglie Luciana e le figlie Paola, Federica e Valentina (il nome anche di mia figlia) conduce Cà del Baio a Treiso, e gli ho chiesto di poter assaggiare il suo Langhe Riesling.  

Ho scoperto che di Riesling ne ha piantato mezzo ettaro nel 2008 sui terreni sabbiosi e calcarei della sottozona Ferrere, tra le vigne di Nebbiolo sopra la cantina, con esposizione nord. Di recente le figlie hanno convinto il padre ad acquistare quattro ettari e mezzo in Alta Langa, zona Chinassa, a 500 metri di altitudine, mettendo subito a dimora un ettaro di RIesling di cloni diversi su terreni più gessosi.

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E mi sa che, a Bacco piacendo, ci sarà da divertirsi e da parlare ancora a lungo dei Riesling di Cà del Baio. A me il loro 2017 è piaciuto senza sé né ma. Esemplare, paradigmatico. Colore paglierino oro intenso, una bella grassezza nel bicchiere, un naso assolutamente varietale, profumato di pietra focaia, agrumi, miele d’acacia, sale, mandorla, grasso ma fresco, teso, nervoso.

Grasso e pieno di sapore al gusto, pieno, con un’acidità ben calibrata che dà nerbo e scatto ad un frutto integro e croccante, per una persistenza lunga e salata e una piacevolezza e un carattere davvero da grande bianco.

Boja fauss, quanto siete bravi, quanto vi voglio bene langhetti miei adorati, langhette mie meravigliose!

Cà del Baio

Via Ferrere, 33
12050 Treiso (CN)
Tel. e Fax: +39.0173.638219
e-mail cadelbaio@cadelbaio.com
sito Internet www.cadelbaio.com
n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Simone N
Simone N
14 giorni fa

Caro Franco,
darti torto è difficile. Falkenstein e Castel Juval, i migliori produttori di Riesling nostrani, trovano oggi in Ettore Germano e Ca’ del Baio dei degni rivali. I Massolino sono partiti a bomba con un Riesling, che promette splendori(aspetto con ansia il loro Barbaresco Albesani Santo Stefano). Sugli Oddero di Meregalli, anche loro fulminati sulla strada del nobile vitigno, preferisco non esprimermi, così come non voglio dire niente sulle derive commerciali di coloro che sono stati i primi a produrre Riesling in Piemonte.
Quanto a Sua Maestà, i suoi bianchi infarciti dal rovere, li lascio volentieri a chi ha il portafoglio gonfio. Io godo molto più nel bere (a 8,50 più iva) il Tres plus di Abrigo o lo Chardonnay di Massolino.
P.S. Fuori Langhe segnalo il Riesling di Braida.

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