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Degustazioni

Igt Toscana Rosa 2019 Fonterenza

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A Montalcino nasce uno splendido rosato italiano di livello mondiale

Alleluja brava gente, Annuntio vobis gaudium magnum;
habemus Papam
! Il Papam della situazione, che poi sarebbe una Papessa, anzi sarebbero due Papesse (o Pape?), trattandosi di due gemelle, sono le dominae di una delle più interessanti aziende del panorama ilcinese, che pure è denso di protagonisti molto validi, ovvero Fonterenza, un luogo magico che Margherita e Francesca Padovani, 44enni figlie di un’amica carissima e consigliera, Silvana Biasutti, definiscono con queste bellissime parole: “la casa delle nostre vacanze da bambine. È il nostro amore per questi luoghi e per questa terra. È il nostro rispetto per l’ambiente. È la nostra scelta di preservarlo, coltivandolo secondo metodi sostenibili che siano il più “naturali” possibile”.

Come avete capito ci troviamo di fronte non solo a due bravissime vignaiole che curano le vigne come figlie (Margherita ne ha due) o nipoti, e in cantina sono, (hanno avuto ottime frequentazioni langhette, Beppe “Citrico” Rinaldi e Maria Teresa Mascarello su tutti), per il minor interventismo possibile. E hanno scelto, senza starnazzarlo in giro, la scelta della naturalità, dei vini naturali. In campagna seguono i principi della biodinamica, con la massima attenzione all’equilibrio naturale della vite e nel rispetto del contesto ambientale in cui è immersa.

Sono vignaiole, e donne, con uso di testa (bella forza, con quel cervellone di mamma che hanno, una che ha lavorato per anni e anni in Mondadori a stretto contatto con un certo Berlusconi Silvio, che è stata assessore alla cultura e quando scrive lo fa splendidamente…) e lo si vede bene da quello che fanno e come lo fanno.

Le loro vigne sono situate nella zona sud-est di Montalcino, in località Poggio San Polino, a circa 420 metri di altezza. La superficie a vigneto complessiva è di 4,2 ettari. La prima vigna a Sangiovese è stata impiantata nel 1999 con iscrizione a Brunello e Rosso di Montalcino (2 ettari). Nel 2002 è stato impiantato un altro piccolo appezzamento di circa mezz’ettaro. E poi contano su un ettaro piantato a febbraio 2019 con otto misteriose varietà bianche in zona Amiata, tra Cinigiano e Monticello.

Le vigne giacciono su terreni di natura mista con componenti di marme, argille, limo, scisti e galestro, che da sempre si sono rivelati perfetti ad ospitare il Sangiovese. Vigne ancora circondate da boschi che godono di un clima fresco e molto ventilato, mitigato dal soffio delle brezze che risalgono verso l’interno dal litorale della costa toscana.

La loro notorietà, o meglio la credibilità che si sono conquistate, in Italia e all’estero, le gemelle Padovani, che hanno anche un fratello, Gian Maria, che ha lavorato per anni a Panorama, la devono al loro Brunello di Montalcino e al Rosso di Montalcino. E poi ad un rosso chiamato Pettirosso e ad un Rosso di Montalcino da vigne ad alberello.

In commercio ora troverete, se li trovate non perdeteveli, il loro Brunello 2013 (una riserva non dichiarata), il Rosso di Montalcino 2017 (annata speciale in cui hanno fatto solo Rosso) 2018 Alberello rosso di Montalcino e Pettirosso 2019. E, se vi fidate di me e amate i rosati, ancora un piccolo quantitativo residuo del vino che ha originato il mio proclama iniziale di Habemus papam. Anzi Papesse

Parlo di un esaltante rosato di Sangiovese denominato Rosa (che si avvale di un’etichetta bellissima e di un lettering che scommetto è farina del sacco di Silvana, che disegna in maniera mirabile, da autentica artista del pennino e della matita) prodotto con Sangiovese in purezza da viti di 10-16 anni allevate ad alberello. Vino ottenuto con l’antica tecnica del salasso, ovvero prelevando parte del mosto dopo una macerazione di una decina di ore, in modo da estrarre colore e aromi intensi. Un rosato importante che un’enoteca seria on line come Callmewine propone ad un prezzo, altrettanto importante, di 19,50 euro.

Voi direte, quasi 20 euro per un rosato, e che sarà mai? Prezzo importante, ma trattandosi di un rosato per il quale trovo eguali solamente in Abruzzo, con il fenomenale Vino rosato Tauma di Pettinella oppure con l’altrettanto strepitoso Pié delle Vigne di Cataldi Madonna che sempre Callmewine propone a 23,50, e che secondo me se la gioca alla grande se messo a confronto con tre rosé leggendari francesi. Parlo del Bandol Rosé di La Begude, 19,50 euro su Vinatis, del Bandol di Château Pibarnon, 21 euro su Idealwine, e dello stratosferico Bandol 2019 del Domaine Tempier, che ho pagato 24,50 euro a luglio in un meraviglioso ma fantozziano soggiorno lo scorso luglio à Paris, (e vi risparmio riscontri sul fronte, a me carissimo, dei Tavel) e quindi direi, con Iva Zanicchi, ok il prezzo è giusto.

Questo Rosa delle gemelle Padovani è da applausi a scena aperta. Colore da Tavel o da Bandol, un corallo melograno intenso brillante luminoso, naso di una fittezza e carnosità fuori dal comune, tutto rosa canina, ciliegia, lampone, ribes, accenni di macchia mediterranea o garrigue, agrumi canditi, amaretti, cioccolato liquirizia, tutto profondità e freschezza, intensità vibrante e assoluta integrità. Un naso stratiforme e succoso quasi da rosso.

Bocca larga e piena, quasi da rosso, gusto larghissimo e suadente, saldo sostegno tannico, grande persistenza e densità e grassezza ma parimenti freschezza, sale, nerbo acido, mineralità (liquirizia nera) da rosato con gli attributi, che con termine anglosassone definirei luscious, ovvero grasso, pieno, sensuale.

E brave, bravissime le gemelle Padovani!

Fonterenza
Località Fonterenza, 99 Sant’Angelo in Colle,
53020 Montalcino
Telefono +39 0577 844248
Francesca Padovani : +39 338 4620489
Margherita Padovani : +39 347 3157605
francescapadovani@hotmail.com
margheritapadovani@hotmail.com

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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