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Degustazioni

Costa d’Amalfi rosato 2019 Marisa Cuomo

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Nu babà che ti fa vedere la vita in rosa e sognare Hélène…

Strano ma vero, io continuo a vedere la vita in rosa. Eppure non sono rincoglionito del tutto, il mio conto in banca resta drammaticamente vicino al rosso, il mio ampio letto matrimoniale (mi sono comprato delle sciccosissime lenzuola blu scuro) dove faccio sogni simili a cauchemars parisiens, desolatamente vuoto. La Grimaud non mi ha chiamato per dirmi che vuole sonare la Sonata K 330 di Mozart solo per me e bere Champagne in mia compagnia, e una stronzetta di mia conoscenza, ahimé, continua a fare la stronzetta e non mi parla da sei mesi…

Mi spiego. Non vedo la vita in rosa dal punto di vista della realtà, anche se qualche soddisfazione, legata a questa strana attività di stagionato giornalista del vino me la sto togliendo e vorrei tanto vedere, così mi faccio una grassa risata, quante visite fa il sitino anonimo di un furbetto romano che scrive di Champagne rispetto a quelle che stanno facendo, che hanno fatto quest’anno i miei blog. E poi magari mandare quei dati, che ci rifletta, ad un barone un po’ borioso…

Vedo la vita in rosa, anzi, in rosé, rosato, pink wine, solo dal punto di vista vinoso, e continuo a bere, anche se il calendario dice che siamo oltre il 15 novembre e teoricamente sarebbe tempo di rossi (parlo di vini, gli altri, i rossi, li odio, vabbé, diciamo che li disprezzo da quando sono nato avendo imparato a leggere dai libri di Guareschi, Montanelli e Longanesi…), rosati come se fosse agosto. E io mi trovassi ancora, in quei giorni indimenticabili alla scoperta di Coral wine, nella meravigliosa Croazia, dall’amico Marko Dusevic…

Ricapitolando, negli ultimi tempi vi ho fatto scoprire la bellezza di un Cote de Provence, l’eleganza da vin de montagne di un rosé dei miei amici Charrère in Vallée d’Aoste, ho definito di livello spaziale il Rosa delle gemelle Padovani a Montalcino e vi ho invitato a scoprire la bellezza di due rosati del Sud, e in attesa di riportarvi ancora in Campania con il rosato di Piedirosso di Michele Farro e nell’adorato Salento nella Cantina di Copertino (località dove è nata la grandissima pianista Beatrice Rana) per gustare un capolavoro di uno dei più grandi enologi italiani, non solo del Sud, l’amico Giuseppe Pizzolante Leuzzi, il Salento Igt Spinello dei Falconi, un vino di cui scrissi benissimo sette anni orsono, oggi vi porto in un posto magico, incantevole, la Costiera Amalfitana.

Dici Amalfi, Positano, Cetara (la colatura di alici, che delizia!), Ravello, Scala, Tramonti e ti si allarga ‘o core.. Sono secoli che manco da quel paradiso e ho nel cuore in particolare, oltre a Ravello, un luogo magico che si chiama Furore… Uno dei borghi più belli d’Italia, con il suo fiordo, i muri dipinti dai pittori, il ristorante hotel “del dolce star bene” Bacco, dove fui ospite in un’altra vita, ma anche la sede di una cantina leggendaria, di una delle migliori produttrici di vini bianchi e non solo d’Italia, ‘a reginella Marisa Cuomo.

Una Signora che produce quella meraviglia che è il Fior d’Uva da uve Fenile 30, Ginestra e Ripoli, Furore rosso, Costa d’Amalfi splendenti, ma che si toglie lo sfizio di tirare fuori dal cappello del mago quello che non ho problemi a definire uno dei cinque migliori rosati italiani. Uno in grado di confrontarsi a testa alta con i più flamboyants Cotes de Provence. Che costano anche due, tre volte di più dei circa 9,50 euro (prezzo horeca) da cui esce dalla cantina. Nello shoo online 12,50 euro.

Questo Costa d’Amalfi rosato 2019, che ieri sera mi ha deliziato e mi ha indotto ad ascoltare su Youtube una serie di canzoni partenopee che commuoverebbero anche i sassi, figuratevi il sottoscritto che tiene la lacrima facile, e che ho pensato di sciorinarvi lungo questo pezzo, è davvero nu babà.

Un vino da patrimonio Unesco, una meraviglia che quando lo bevi pensando alla Cuomo le diresti io te vurria vasà

Prodotto da uve Piedirosso, che a me piace di più chiamare Per e Palummo e Aglianico (50% l’una), da vigne poste in Cetara e Raito (frazione di Vietri Sul Mare), su terrazzamenti costieri a 100/250 metri di altezza esposti a sud, collocati su rocce dolomitico-calcaree, vigne a pergola e/o raggiera atipica, spalliera, 3000-3500 viti per ettaro, resa 80 quintali ad ettaro, uve raccolte a piena maturità a fine ottobre, è una meraviglia, un capolavoro firmato da Andrea Ferraioli e Marisa Cuomo, che si avvalgono della collaborazione del celebre enologo Luigi Moio e soprattutto di chi lavora le vigne e condivide fino in fondo, dal 1980, anno della fondazione di questo gioiello del vino campano e meridionale, di puntare sulla qualità per distinguersi nel panorama dell’enologia italiana con vini dal sapore unico e straordinario come il territorio della costa di Furore.

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Ci vuole una certa dose d’impudenza, dote che non mi manca, per provare a descrivervi questo splendore (bello come la divina Hélène Grimaud, la donna dei miei sogni). Si parte da un colore che non è di questa terra, un melograno rosa pallido, splendente spettacolare, luminoso, che non ha nulla della tristezza di certi rosati buccia di cipolla e ha bagliori da scorza di mandarino e arancia candita.

Naso teso, fine, variegato, delicatamente vinoso, salato se non salmastro, tutto agrumi (cedro, limone, arancia) più su note di sale e pietra che sul frutto, con striature di erbe aromatiche, fiori bianchi, ginestra a comporre un insieme di leggerezza e leggiadria inenarrabili.

Bocca, profonda, tesa, sapida, nervosa, di grande verticalità e finezza con una persistenza, una vibrazione, infinite. C’è anche il frutto in questo rosato da sogno, ma soprattutto un’emozione fatta di mare, sale, pietra, sole, aria, un vino semplice, diretto, ma cosmico, impalpabile e leggiadro.

Grazie Divina Marisa Cuomo!

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Antonio Cavotto
Antonio Cavotto
6 giorni fa

Si sente il mare. Come sempre grazie Ziliani.

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