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Editoriali

Cantina di Toblino? Bye bye, adieu, auf wiedersehen…

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Un invito ai miei lettori a boicottare i suoi vini

Mi dispiace dover scrivere questo articolo, ma prima che un giornalista sono un cittadino, e di fronte a certi episodi di triste, squallida, squadrista arroganza padronale, io, che sono di destra, divento di sinistra, (si fa per dire) e mi incazzo. Eccome se mi incazzo…

Perché mi girano? Per quanto è accaduto nel civilissimo Trentino, regione che conosco abbastanza e di cui amo i vini, ad esempio il Marzemino, e dove sono stato non più tardi di un mese fa, per alcuni giorni.

In questa terra (di mele e di vino: in verità la definizione, del grandissimo scrittore meranese Joseph Zoderer, l’autore di un capolavoro come Die Walsche, (L’Italiana) era riferita al Süd Tirol ma fa lo stesso) dove il mondo cooperativo ha un peso fondamentale, dove ha fatto e fa cose importanti dal punto di vista sociale, le cooperative, venendo al vino, tema di questo blog, la fanno da padrone. Dirò di più, da ottocentesco “sciur padrun da le beli braghi bianchi”, che fanno il bello e il cattivo tempo.

Io non ce l’ho, a priori, per default, per una realtà cooperativa di fondamentale  importanza come la Cavit di Trento: ne riconosco la centralità nel panorama produttivo trentino, ho scritto e scriverò ancora che nella vastissima gamma di Cavit ci sono fior di vini, Trento Doc e vini fermi.

E riconosco che il direttore generale (che è anche presidente dell’Istituto Trento Doc) il cremonese Enrico Zanoni, che in passato ho più volte incontrato e intervistato e di cui ho scritto tante volte, è uno dei migliori manager del vino (come lo erano Emilio Pedron, quel simpatico “filibustiere” di Fabio Rizzoli, come lo è Ettore Nicoletto, e lo è stato alla testa della Cantina di Soave Bruno Trentini), oggi in attività in Italia.

Però c’è un limite a tutto. Va bene esercitare il potere, va bene comandare (in Sicilia dicono che “cumannari è meggiu ca futtiri“: io preferisco fare la seconda cosa, finché riesco…), però ci sono da rispettare, visto che le cooperative in Trentino dicono di rispettare la democrazia, di essere baluardo ed esempio di democrazia, le regole della democrazia. Altrimenti si torna nell’Unione Sovietica, si va in Cina, in Corea del Nord e ci si atteggia a dittatori. Senza avere, caro Zanoni, la sua faccia è troppo simpatica, l’espressione padana troppo paciosa, le physique du rôle. E il baffo alla Stalin o alla Hitler…

Cosa è successo è presto detto e devo pubblicamente ringraziare un collega con gli attributi, un vecchio amico, un compagno (lui lo è veramente, io direi proprio l’opposto…) Tiziano Bianchi, che sul suo fondamentale blog barricadiero, Territorio che resiste, ha dedicato diversi articoli alla sporca vicenda della Cantina di Toblino. Che vi invito a leggere tutti, qui, qui, qui, qui e ancora qui.

In soldoni si tratta della cacciata, pardon, licenziamento (alla cantina dicono “per giusta causa”, vorremo sapere quale, di grazia) di due enologi della coop vinicola controllata da Cavit, che ha portato alla fuga di alcuni soci, che insieme ai loro 4 mila quintali d’uva (più o meno il 5% della materia prima a disposizione della cantina) hanno fatto rotta verso l’Agraria di Riva del Garda.

Una vicenda vergognosa che è avvenuta nel silenzio, altrettanto vergognoso e vile della politica locale, e che ha gettato discredito sui vertici della Cantina di Toblino, che hanno preso questa insana decisione, e sui loro mandanti. Che è facilissimo capire chi siano e dove stiano: a Ravina di Trento.

Che fare? Nulla purtroppo, i due dipendenti messi alla porta restano, salvo ricorsi alla Magistratura, fuori da quella cantina al cui sviluppo, alla cui affermazione hanno dato un importante contributo. Mi auguro, siccome sono in gamba, trovino lavoro altrove, anche se vedo difficile, vista la situazione vigente nella Repubblica Popolare Trentina, che altre cantine possano assumere persone che sono state oggetto di un diktat padronale deciso in Cavit.

Dal canto mio ho preso una piccola decisione, che mi auguro venga imitata da altri colleghi giornalisti e comunicatori del vino, e soprattutto trovi ascolto da parte dei miei quattro lettori. Smettere di scrivere dei vini di Toblino, anzi invitare a boicottarli.

Mi dispiace fare così, visto che i vini di Toblino li amo: quest’anno ho scritto dello strepitoso Vino Santo, e poi in due occasioni, qui e poi ancora qui, degli ottimi Trento Doc. A Toblino si lavora bene, si mangia benissimo, come ho avuto modo di riscontrare un mese fa, nell’accogliente Hostaria Toblino. A Toblino lavorano persone perbene e capaci come il giovane brand manager Giovanni Brumat.

Però, visto che come dicono gli “amici” di Slow Food un vino deve essere “buono pulito e giusto” e considerato che a Toblino vige un regime dittatoriale dettato da Trento (suvvia Zanoni non faccia il Kim Jong-Un, non è credibile, ma dai!) io, privandomi del piacere di scrivere di vini trentini di valore, non scriverò più una riga della Cantina posta nella Valle dei Laghi. E invito i lettori dei miei blog ad evitare di sceglierli al ristorante, e di acquistarli in enoteca.

Questo perché sono un giornalista libero, come Tiziano Bianchi, e non un lacchè e anche di fronte ad una potenza di fuoco come è Cavit, la mia parola d’ordine è una sola: libertà, freiheit!

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Simone N
Simone N
20 giorni fa

Caro Franco,
Che peccato. Li conosco bene, i miei due/tre ordini l’anno li faccio sempre. Hanno raggiunto una qualità diffusa a prezzi accessibili ad ogni tasca. Ma veramente fanno parte del gruppo Cavit? Erano nati per sfuggire al duopolio Cavità/Ferrari e a tutto quello che comporta. È una sconfitta. Il loro Chardonnay base è stupendo, la nosiola base dopo un anno acquista già una bella complessità. Le selezioni, non mi hanno mai entusiasmato(specie quelle di nosiola) perché ho sempre riscontrato un deficit di verticalità e freschezza a favore di una noiosa avvolgenza. Sul metodo Classico sono migliorati molto, complice anche la nuova referenza(dosaggio zero).
Dopodiché,solo tu potevi citare un classico del movimento operaio, in un contesto simile.
È anche per questo che un marxista militante come il sottoscritto, ti legge sempre con rinnovata attenzione.
Caro Franco,quando scrivi si vede che dietro c’è l’animo e la struttura del giornalista. Lo so che l’accostamento non ti piacerà ma siete rimasti tu e Cernilli. Nel “mondovino”
Quanto al resto, è noia autoreferenziale.
P.S. Ma perché i commenti non si leggono più?

Aldog
Aldog
20 giorni fa

Buongiorno Signor Franco , non riesco a leggere i commenti negli articoli di Vino al Vino e Le Mille Bolle mentre nel suo nuovo blog (francoziliani.it) è tutto a posto. Grazie e buona giornata.

Tendenza

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