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Editoriali

Alcune riflessioni sul pasticciaccio brutto della Cantina di Toblino

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Altro che giusta causa: la causa è politica!

Ritorno sulla sporca vicenda dei licenziamenti di Lorenzo Tomazzoli e Marco Pederzolli alla Cantina di Toblino di cui mi sono occupato in questo articolo che ha fatto qualche rumore, con alcune riflessioni a bocce ferme.

Innanzitutto le mie scuse, doverose, al direttore di Cavit, Enrico Zanoni, che ho additato come il Kim Jong-Un della situazione, come l’autore di un editto bulgaro, mentre invece è stato “solo” un pavido Ponzio Pilato… E non so se sia meglio o peggio…

Dunque secondo me le cose vanno inquadrate così. Il licenziamento per giusta causa di Tomazzoli e Pederzolli è legato alla scelta di declassare delle uve con meno di 9 gradi alcol naturali, dalla Igt Vigneti delle Dolomiti a vino ordinario. In effetti il disciplinare della Igt Dolomiti non stabilisce un minimo alcolico naturale, ma solo il minimo per l’immissione in commercio. Ai due ex dipendenti di Toblino viene contestato di aver declassato le uve sotto i nove gradi e quindi di aver fatto guadagnare meno l’azienda (riducendo la disponibilità di vini Igt) e i soci che si sono visti pagare le uve meno, non essendo state inserite nella Igt.

Questo il quadro tecnico. Anche se pare del tutto incredibile che scelte come queste siano prese in autonomia dall’enologo, senza che il direttore (e la proprietà: il Cda) ne sappiano niente. Di solito sono scelte strategiche che passano dal Cda e arrivano all’enologo tramite il direttore. Come del resto ha spiegato bene anche il presidente degli enologi Riccardo Cotarella in una sua recente presa di posizione contro la cacciata dei due. Comunque questo il quadro dei licenziamenti.

Tuttavia questo contenzioso si inserisce dentro un contesto più grande e squisitamente politico. Tanto da far sembrare la giusta causa del licenziamento un vero e proprio pretesto per liberarsi di due lavoratori scomodi o fastidiosi. Ecco come la penso.

Bruno Lutterotti, il presidente della Cantina di Toblino, arrivò in Cavit e in Consorzio vini con tante buone speranze: estensione del biologico, valorizzazione dei vini di qualità, valorizzazione dei vini autoctoni e soprattutto maggiore autonomia del primo grado cooperativo, sul modello di quello che lui stava realizzando a Toblino. Restarono solo i buoni auspici e lui fece per tre anni la figura della polvere sui soprammobili. Eternamente in minoranza.

Poi fu estromesso dalla Presidenza Cavit e se ne andò dal Consorzio vini. Rimase però, come dire, il bersaglio del sistema. La voce e l’esperienza da soffocare, da mettere a tacere definitivamente. L’uomo “da fare fuori”. Lutterotti sapeva ed era consapevole di questo. Quindi si attrezzò assumendo alla cantina di Toblino, di cui era ed è presidente, un direttore, Carlo de Biasi, di lunga esperienza internazionale (era lo chef agronomist di tutte le tenute Zonin). De Biasi arrivò a Toblino non conoscendo il mondo cooperativo, soprattutto quello trentino, e le sue complesse logiche e ci mise un buon anno e mezzo per capire.

Questa scelta determinò comprensibili attriti all’interno della cantina: la vecchia guardia (in primis i due licenziati di oggi) mal digerirono la scelta di far entrare in cantina un direttore esterno con il seguito dei suoi consulenti (in primis dalla Toscana Luca d’Attoma). Anche perché uno dei due, Tomazzoli, coltivava, dopo 35 anni, il legittimo sogno di concludere la sua carriera con la mansione di direttore. Insomma cominciarono anni difficili per Lutterotti e De Biasi, quotidianamente osteggiati e boicottati dalla cosiddetta vecchia guardia. Fra l’altro nel frattempo uno dei due (Pederzolli) veniva demansionato. De Biasi fece una valutazione errata: aveva pensato che determinati collaboratori con i quali doveva relazionarsi fossero degli yes man, ma rimase un po’ scornato. Non lo erano proprio, come si è visto…

Io credo che, alla fine, il licenziamento dei due sia arrivato perché il clima all’interno dell’azienda si era fatto molto, ma molto pesante e che sia stato usato il primo pretesto a disposizione (le uve declassate) per togliersi di torno questi due lavoratori delusi. Non va dimenticato che in una riunione pre vendemmiale i vertici parlarono apertamente di “persone che remano contro” e furono annunciati riposizionamenti.

E fin qui però siamo dentro una dinamica aziendale, tutto sommato fisiologica e perfino comprensibile. Interessante è il resto, il contesto di rifermento.

Lutterotti e Debiasi, sapendo di essere nel mirino di quello che il mio bravissimo collega trentino Tiziano Bianchi è solito definire come “l’amico del giaguaro di Ravina”, ovvero Zanoni, e convinti di voler andare avanti per la loro strada (bio, vini di qualità) e autonomia della cantina (per esempio sono stati gli unici, insieme a Trento, a non fornire i dati catastali e sensibili dei loro soci a Cavit per il programma di controllo PICA e cosi non hanno aderito al sistema Cavit di assistenza tecnica in campagna centralizzato, preferendo investire del proprio anche in questo ambito), hanno capito che per fare questo avrebbero dovuto sottrarre a Cavit sempre maggiori quote di conferito, creandosi quindi un canale di vendita alternativo.

Lo hanno trovato in Ferrari, cui stanno vendendo sempre più uva (20 mila quintali nell’ultima vendemmia, in previsione saranno 30 mila). De Biasi mi ha detto che con Cavit e Ferrari hanno rapporti ottimi, il rapporto con Ferrari risale al 1984 ai tempi in cui direttore di Toblino era Giancarlo Ciurletti che poi divenne direttore in Ferrari.

Tutto questo in Cavit è stato vissuto male, con l’occhio truce del giaguaro…appunto. Per questo Cavit è rimasta fuori dalla vicenda interna, che avrebbe potuto disinnescare in un attimo, offrendo ai due qualche ruolo di prestigio da qualche parte, magari a Lavis, magari a Cesarini o a Girelli: (Tomazzoli lo ha anche chiesto direttamente a Zanoni, che chiaramente è rimasto in silenzio e ha scelto di fare il Ponzio Pilato).

Ma restarne fuori, in questo contesto, caro Zanoni, vuol dire esserci dentro a gamba tesa, aspettando che la situazione si incancrenisca a tal punto da essere irrisolvibile e da richiedere alla fine (e vedrete che tempo due anni sarà così) l’intervento dell’angelo salvatore: come è capitato a Lavis, Isera, Avio, Mori, Nomi.

Questo mi pare di poter dire di tutta questa sporca vicenda, che insegna una sola cosa: il Sistema Vino Trentino non tollera voci stonate e fuori dal coro. E quando questo avviene, arriva la punizione, sempre di sponda, sempre attraverso una triangolazione, in modo che le mani del sistema restino sempre linde e pulite.

Ecco perché oggi, dopo aver parlato con tante persone in Trentino, colleghi giornalisti, le parti in causa, Lorenzo Tomazzoli e Marco Pederzolli, il povero direttore De Biasi, che ieri al telefono dopo avermi detto che gli addebiti nei confronti dei licenziati non riguardano affatto la qualità e integrità dei vini ma una questione patrimoniale economica, un danno oggettivo causato alla Cantina e ai soci, mi ha stupito per il suo candore, per un palese democristianesimo dello spirito, un felpato “stile” quasi andreottiano, che ha dimostrato (e per me, che non ho mai votato DC nemmeno turandomi il naso come invitò talvolta a fare il mio Maestro Indro Montanelli, la democristianità non è certo un pregio, anzi..), con Luca Cuzziol che ho sentito per altri motivi ma che da futuro distributore, dal prossimo gennaio, di una serie di vini della Cantina di Toblino, ha bonariamente cercato di farmi tornare sui miei passi, mi sono deciso di tornare su questa sporca vicenda con queste riflessioni.

Ha ragione il collega Mario Giordano che il martedì sera su Rete 4 conduce la controversa trasmissione Fuori dal coro: oggi in Italia chi non urla è complice.

Io, lucidamente, oggi “urlo” la mia indignazione per quanto accaduto a Toblino, per quanto accade periodicamente, tra coltelli che volano in silenzio e colpiscono lasciando ferite profonde, nella magnifica terra trentina, in un mondo del vino dove va registrato con dolore che il Teroldego rotaliano di una protagonista del mondo dei vignaioli trentini, l’indomita Elisabetta Foradori, cugina di Martin Foradori alias Hofstätter, sia finito sullo scaffale, scontato del 50%, a 7,45 euro.

Io complice di quel sistema non sono e non sarò mai e ribadisco la mia condanna di quella sorta di “cupola” e confermo quello che avevo già deciso di fare: non scrivere più della cantina di Toblino e dei suoi vini e invitare i miei lettori a scegliere altri vini al posto di quelli…

Niente Largiller, niente Trento Doc Antarès, niente Chardonnay Foll o Manzoni bianco Da Fora, tutti eccellenti vini, sui miei blog: quando si caccia, a 4 anni dalla pensione, dopo 38 anni di onorato servizio, un enologo, quando si calpesta la professionalità di due persone, quando li si mette alla berlina e sulla strada, il minimo che si può incontrare è il biasimo o il disprezzo.

Il mio augurio, sincero, è che soffi forte, presto, prestissimo, un vento di cambiamento su Toblino (tra qualche mese ci sarà il rinnovo del Cda e spero che i suoi componenti vogliano mettersi una mano sulla coscienza e chiedere conto ai responsabili di tali scelleratezze) e sul mondo del vino della provincia di Trento.

Che al posto di un clima da Palermo anni Settanta arrivino correttezza e trasparenza, glasnost, per dirla con Michail Sergeevič Gorbačëv, che arrivi una sana perestrojka che spazzi via il Politburo del Comitato centrale e i suoi tristi, grigi burocrati. Libertà, freiheit!

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Renato Monti
Renato Monti
18 giorni fa

che articolo coraggioso, complimenti!

Simone N
Simone N
16 giorni fa

Intanto fuori dal Trentino,
Non so in quanti sapessero che Toblino fa parte dell’universo Cavit. A cominciare dal mio amore rappresentante di zona da quasi 15 anni, che è letteralmente cascato dalle nuvole quando gliel’ho fatto notare.
Bene. I miei irrilevanti tre ordini l’anno verranno meno. Peccato, perché negli ultimi anni erano migliorati. E parecchio pure.

Simone N
Simone N
16 giorni fa

Dal mio amico scusate.

Tendenza

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