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Degustazioni

Valle d’Aosta Rosé 2019 Les Crêtes

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Per bere rosa, con il vino di un carissimo amico, anche ad estate finita…

Ieri ho dato con dispiacere la triste notizia della sospensione, per motivi legati al fottuto coronavirus, di quella bella, vitalissima manifestazione che è il mercato dei vini dei vignaioli Fivi che era in programma a fine novembre a Piacenza. Mi dispiace tantissimo, almeno il primo giorno, il sabato, ci sarei andato, essendo impegnato i due successivi, domenica 29 e lunedì 30 novembre, in una manifestazione, Che bolle a Bariano, nella cui organizzazione sono coinvolto. E di cui vi parlerò presto perché, toccando ferro, sarà una gran bella cosa…

Io sono un sostenitore da sempre dalla Fivi, un’associazione che se non esistesse bisognerebbe inventarla, e con la Fivi, o meglio con i suoi responsabili, ho sempre avuto rapporti di amore alternati ad altri di incazzatura e delusione. Quelle delusioni che ti arrivano quando tieni ad una persona, le vuoi bene e lei ricambia il tuo affetto spiazzandoti e lasciandoti l’amaro in bocca…

Nell’imminenza dello svolgimento dell’edizione 2017, l’ultima cui partecipai, scrissi che era un evento da non perdere, tornando indietro nel tempo, era il dicembre 2014, mi incazzai, (come mi capita spesso), per la presenza in rassegna di un vino dal nome impresentabile. E negli stessi giorni fui felice di pubblicare un intervento, lucido e quanto mai di attualità, visti gli orientamenti presi da Fivi e alcune scelte “politiche” che non condivido, di un amico e collega carissimo, Pierluigi Gorgoni, docente oggi presso Alma e grande appassionato come me di Barolo e persona che i vini dell’Alto Adige ha fatto conoscere, attraverso degustazioni e seminari come pochi altri (direi altri due a quel livello, uno il compianto Francesco “Franz” Arrigoni e l’altro quello che sta scrivendo) ricevendo in cambio un vergognoso benservito, che approvava la scelta Fivi, scelta pare oggi ripudiata, di fare politica. In senso nobile, dalla parte dei vignaioli contro gli industriali del vino e i loro reggicoda. Che pullulano nelle redazioni dei grandi quotidiani e anche un insospettabili siti e blog del vino…

E proprio di recente ho rivolto alla Fivi, alla presidentessa Matilde Poggi (che secondo me, anche se produce ottimi vini, dovrebbe darsi alla politica, visto che nelle sue non scelte palesa una natura davvero tardo democristiana, in un’epoca in cui la Democrazia Cristiana per fortuna – o sfortuna? – non esiste più) un appello perché prendesse posizione contro una vergognosa MARCHETTA fatta dal cosiddetto esperto di vini del Corriere della sera. Appello rimasto ovviamente, perché così oggi vanno le cose del mondo, lettera morta…

Io voglio bene alla Fivi, e quando penso alla Fivi penso alla sua coscienza critica, ad uno dei suoi esponenti più rappresentativi, il re del Timorasso, Walter Massa, che oggi rispetto a Fivi e alla sua attuale impostazione, al suo presunto management, è salito (giustamente) sull’Aventino, e penso al suo primo presidente, ad un grande Uomo, ad un vecchio amico, ad una persona cui voglio un gran bene. Anche perché mi ricorda un amico carissimo, Gianni Bortolotti, che ci ha lasciato già da 10 anni, e manca tanto a me così come manca a lui, a Ines, Moreno, Vincent, Francesco e a tutti i vignerons della Vallée d’Aoste che a quella persona speciale devono molto. E spesso dimostrano di averlo dimenticato, da perfetti ingrati e irriconoscenti…

Sto parlando del primo, e insuperato (e forse insuperabile) presidente della Fivi, quel valdotain esemplare, già maestro di sci, di un Costantino Charrère, che nel 1989 ha fondato ad Aymavilles l’azienda Les Crêtes, 25 ettari di vigne esemplari poste lungo l’asse orografico della Dora Baltea nei comuni di Saint Pierre, Aymavilles, Gressan, Sarre, Aosta e Saint Christophe, azienda simbolo della Vallée, alla cui conduzione oggi è coadiuvato da un trio di bellissime donne, la moglie Imelda e le figlie Elena. Sono tanti (troppi?) ma tutti esemplari i vini prodotti dai Charrère, dal celeberrimo Chardonnnay Cuvée Bois alla Petite Arvine, al Torrette, al Fumin, al Pinot noir, sino ad un Nebbiolo che non ho mai assaggiato e che mi incuriosisce..

Tre anni fa ho parlato su Lemillebolleblog di un suo metodo classico davvero speciale, ma ieri per brindare a lui, alla sua azienda, alla sua famiglia, alla Fivi, e anche alla dorotea Poggi, ho scelto, anche per ribadire il concetto che si deve continuare a bere rosati anche ora che l’estate se n’è iuta, l’ultimo nato della Maison di Aymavilles, un rosato e un rosato molto particolare.

I Charrère scrivono: “la tradizione ci ha insegnato che le vigne dedicate alle uve tradizionali valdostane sono quelle che esprimono la maggiore piacevolezza. Da questa idea è nato il nostro Rosé, un vino inebriante e delicato che rappresenta la nuova interpretazione di uno dei più importanti terroir della Valle d’Aosta”.

Si tratta di un vino che l’azienda consiglia di abbinare ad antipasti, piatti a base di pesce, coquillage, salumi, formaggi di breve e media stagionatura, sushi, che io a casa ho abbinato ad un hamburger, e che viene da uve Petit Rouge (varietà autoctona) e Pinot Nero che si trovano nelle vigne di Sarre, zona vocazionale storica del Torrette, con esposizione Sud, nelle vigne di Aymavilles e di Gressan, e precisamente sono Coteau La Tour e Bufferia di Aymavilles. Impianto di 7.500 piedi per ettaro, filari a ciglione e ritocchino, circa un ettaro con resa di 8.000 kg/ha.

Vigne poste su terreno morenico, sciolto, sabbioso in pendenza con esposizioni nord/ovest, a 700 metri di altezza prodotto per la prima volta con l’annata 2019 in 6600 esemplari. Va considerato che le uve di questo Rosé provengono da diversi cloni di varietà autoctona, coltivata in vecchie vigne, che contribuiscono alla sua notevole complessità organolettica. Queste vigne, sono da sempre destinate alla produzione di Torrette, la Doc più antica della valle d‘Aosta, che l’azienda ha deciso di destinare per la prima volta, alla produzione di rosé. Vinificazione molto semplice: tre ore di macerazione pellicolare di uva intera refrigerata in pressa, fermentazione di 12 giorni in acciaio inox a temperatura di 14 gradi e affinamento “sur lies” di 2 mesi.

A me questo Rosé valdotaine è piaciuto molto e bevendolo, ascoltando in questa meravigliosa edizione un capolavoro dell’ultimo baluardo della musica occidentale, Richard Strauss, la Eine Alpensinfonie, Op.64, con i Berliner Philarmoniker diretti dal supremo Herbert von Karajan, ha fatto volare alto, e sentire clima e freschezza e leggerezza ed eleganza di montagna. Le montagne della Vallée e quelle che ho veramente camminato e percorso per anni di vacanze con Eliana e Valentina e tante volte anche da solo, in Süd Tirol.

Splendido il colore, un buccia di cipolla, rosa antico pallido, brillante, e un naso soave, fresco, vivo, delicato, giocato tra note di piccoli frutti rossi, che a me hanno evocato il mirtillo ed il ribes, con sfumature di pesca bianca e rosmarino. Delicatezza e freschezza e tanta sapidità, una dolce carezza sul palato, una tessitura finemente cremosa, acidità perfettamente bilanciata e una tenerezza carnosa del frutto, anche al palato, con una piacevolezza, una souplesse, un brio davvero magistrali.

Che dire, se non abbracciare forte il Presidente Costantino e dire brava a tutta la famiglia Charrère?

n.b.

non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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