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Mon coeur mis a nu...

Una foto per tornare indietro negli anni e ringraziare Bacco di esserci ancora

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In un’altra vita alla Cà del Bosco con Gino, Francesco, Germano

Oggi un caro amico ritrovato, Maurizio Zanella, mi ha fatto un regalo immenso, mi ha inviato questa foto. E’ di tanti anni fa, scattata ad Erbusco, durante un trofeo di calcio che la Cà del Bosco organizzava mettendo i giornalisti contro i ristoratori. Venne a giocare anche Gianni Rivera…

Io sono in fondo a destra, con la barba, alla mia sinistra il Gastronauta, Davide Paolini, alla sinistra il collega che ho apprezzato di più, il più bravo, serio e rigoroso di tutti, quello con il carattere più difficile (detto da me..), quello che manca immensamente a chiunque l’abbia conosciuto, come giornalista, come degustatore, come uomo, Francesco “Franz” Arrigoni, l’allievo prediletto di Luigi Veronelli.

Appunto Veronelli, “Gino”, in alto da sinistra la persona senza la quale io e tutti noi della nostra generazione che ha superato i cinquanta non avremmo fatto questo lavoro, conosciuto nel 1983 per intervistarlo per la Gazzetta di Parma di Baldassarre Molossi.

Spostiamoci in alto. Alla estrema destra (ma lui non è certo di destra, è un tranquillo alto borghese un po’ sovrappeso e fedele alla sua Fiammetta) il direttore di quello che resta delle Guide dell’Espresso, un palato strepitoso, l’uomo che ha mangiato in tutti i migliori ristoranti del mondo e sa tutto di cibo e di vino (soprattutto Bourgogne) ed è, mi dicono, anche un ottimo cuoco, Enzo Vizzari.

Alla sua sinistra un’altra persona che ha fatto molto per me, tanti anni fa, anche lui intervistato per la Gazzetta parmigiana nel 1983, l’ex Savonarola della buona tavola, il critico di ristoranti più severo, Edoardo Raspelli, grazie al quale ho collaborato a Gente Viaggi (nel 1990, anno dei mondiali di calcio, facemmo insieme la Guida dei ristoranti delle città dove si svolgevano i campionati) e per la rivista mondadoriana Casaviva (450.000 copie vendute) dove per otto anni ho avuto, stimolato da un direttore come il toscano Sandro Liberali, un’intera pagina dedicata al vino.

Infine, con la maglia multicolore da portiere, un altro Maestro, un’altra persona scomparsa (sono ben tre su sette nella foto), che mi manca moltissimo, dalla quale ho imparato tantissimo, Germano Pellizzoni, già a Il Giornale e Capital (edito da una persona che nell’ambiente nessuno nomina, per questioni scaramantiche) e poi per anni direttore ad A tavola, che prese quando stava chiudendo e portò invece a oltre centomila copie vendute. Il mio immenso Direttore, il grande Germano…

Mi mette una malinconia immensa guardare questa foto, che credo risalga a metà – fine anni Ottanta, e pensare che il tempo è passato e alcuni di loro non ci sono più, non li incontreremo a bere Barolo e Franciacorta, a viaggiare, come ho fatto tante volte con Franz, in Alto Adige e Piemonte, in Trentino e Franciacorta, a fare degustazioni, a scrivere, su comando del direttore, articoli folli che avvincevano i lettori e facevano incazzare la “cupola” della ristorazione e del mondo del vino italico.

Bei tempi che non torneranno, esperienze meravigliose, un giornalismo, della cucina e del vino oggi sostituito dalle marchette istituzionalizzate, dal potere della pubblicità, dalla mediocrità, culturale e di idee soprattutto, di troppi che scrivono e sparano cazzate su wine & food perché Internet glielo consente. Un orgoglio immenso, ripensandoci, aver avuto a che fare con i Veronelli, i Raspelli, i Pellizzoni, i Vizzari, i Paolini, i Pellizzoni. Aver conosciuto e frequentato Bartolo Mascarello, Bruno Giacosa, Aldo e Giovanni Conterno, Beppe Rinaldi, Teobaldo Cappellano, Quinto Chionetti, Franco Biondi Santi, Gianni Brunelli…

E aggiungerei altri personaggi che non appaiono nella foto ma sono stati per me importanti, il decano di noi giornalisti del vino, Cesare Pillon, Giovanni Cavalleri e Paolo Rabotti, primi presidenti del Consorzio Franciacorta, Gianni Mura, scomparso quest’anno, che ai tornei calcistici di Cà del Bosco partecipava, Vittorio Fusari, cuoco supremo, re del Volto, delle Maschere, della Dispensa di Torbiato di Adro, che cucinava per noi tutti dopo i nostri comici cimenti quali eno-food-calciatori. E poi cuochi che erano sempre della partita come Pierantonio Ambrosi, Angelo Foresti e tanti  altri ancora, alcuni ancora vivi, anche se un po’ in là con gli anni, come Antonio Piccinardi, e altri personaggi del nostro folle club di Enogastronauti, saliti nel paradiso dei grandi, come Giacomo Bologna e Giorgio Grai…

Sono passati gli anni, sono già 64, e io, non sapendo fare altro, continuo a bere, assaggiare, scrivere con la stessa curiosità dei primi anni, con qualche malinconia canina di più, qualche delusione e qualche ferita, qualche magone che ti porti dentro e salta fuori la sera guardando indietro..

Però, però, perbacco é valsa la pena vivere questa vita e poter dire, con Pablo Neruda, Confieso que he vivido, Confesso che ho vissuto…

n.b.

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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