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Degustazioni

Roero 2017 Fratelli Rabino

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Un vino di esemplare piacevolezza perfetto per entrare nell’universo Nebbiolo

Torno, dopo la fantastica cinque giorni di una settimana fa, a parlare di Roero. Segnalo, en passant, che sebbene chiamato più volte in causa, in questo e in quest’altro articolo, il fantomatico (ma esiste davvero nella realtà o solo sulla carta?) Consorzio tutela del Roero continua a latitare e ignorare bellamente i miei messaggi via Web, mentre viva e vitale (mi chiedo se le due entità collaborino e abbiano rapporti, come spero sia, tra loro, anche se noto con stupore che sul sito del Consorzio non figura, almeno io non la trovo, alcuna menzione o link al suo sito ) è l’Enoteca Regionale del Roero che tanto gentilmente ha organizzato alla perfezione il mio tour.

Prendo atto ma non mollo e non appena usciremo dalle canne di questa assurda, incredibile emergenza da Covid-19 vedrò di tornare nella bellissima terra dell’Arneis. E di ottimi Barbera d’Alba e Nebbiolo freschi e pimpanti declinati come Roero o Nebbiolo d’Alba, il che non vuol dire che siano semplici o banali, ma, anche dopo qualche anno di permanenza in bottiglia, mantengono, pur con la loro freschezza e vivacità di fondo, una piacevolezza che i miei adorati Barbaresco e Barolo non sempre hanno.

Torno a parlarvi di Roero per parlarvi di un… Roero, esemplare, annata 2017, prezzo Horeca 6,50 + Iva, di un’azienda che finalmente ho visitato, Fratelli Rabino, a Santa Vittoria d’Alba (che non è “la periferia del Roero” o una parte “marginale” come qualche minus habens sostiene, ma un’altra declinazione del Roero) una bellissima azienda a conduzione famigliare, creata da Tommaso Rabino che ne è stato il capostipite con la moglie Maria e oggi condotta dal figlio Andrea, enologo che segue il lavoro con la moglie Annalisa e le figlie, Francesca, Chiara e Agnese, belle e simpatiche, ognuna delle quali segue un settore: Agnese, la più giovane, si occupa dei vigneti, Chiara del confezionamento e degli aspetti commerciali, Francesca, enologa, si occupa dei vini con il padre.

Dico finalmente li ho conosciuti, perché di loro cominciai a scrivere nel settembre 2013 parlando della loro Langhe Favorita, la migliore in circolazione, quindi del simpaticissimo rosato di Nebbiolo denominato Porporino, un nome vagamente mozartiano che mi fa pensare al Leporello del Don Giovanni e alla sua celeberrima aria Madamina il catalogo è questo (beato il Don Giovanni, anche se ha fatto una brutta fine, almeno se l’è davvero goduta…).

 Poi, su questo blog, fu la volta del Nebbiolo d’Alba (vi consiglio il 2018), della Barbera d’Alba, la 2019 è una di quelle bottiglie di infinita piacevolezza, pepata, succosa, carnosa, diciamo con le curve al posto giusto, che ne stappi una bottiglia e appena finita cerchi la seconda, e il Roero Arneis, di cui ora hanno anche una versione più importante che esce dopo un anno, ora in commercio il 2018, denominata Coste Anforiano, più grassa e larga della normale.

Quando sono stato in visita da loro la scorsa settimana, raggiunto da una cara amica di Genova, Alessandra Pocaterra, ex enotecaria ed ex loro cliente, che condivide con me una straripante “simpatia” per l’attuale presidente-padrone dell’A.I.S., un tale nativo di La Spezia, siamo rimasti colpiti da tutti i vini, tra cui un fantasmagorico Moscato d’Asti 2019 (ne sono rimaste poche bottiglie ma mi assicurano che il 2020 sarà anche meglio, speruma…), ci sono piaciuti tutti i vini, ma il Roero 2017 ci ha conquistato.

Colore rubino brillante, luminoso, naso fresco, succoso caratteristico lampone viola terra e una nota leggermente pepata minerale fresca e salata con bella tensione.

Bocca che parte fresca e leggera e si amplifica calda e carnosa con una bella vena terrosa, continua e piena di sapore, gusto largo e succoso senza spigoli, tannino presente ma non aggressivo dolce e terroso per un vino dalla beva contagiosa che sullo scaffale viene intorno ai dieci euro.

Cari amici langhetti, che spesso sui prezzi state andando fuori di melone, un consiglio amichevole: sui grandi vins de garde come Barbaresco e Barolo voi siete fuori concorso e nessun Roero può pareggiare la vostra grandezza. Però sui Nebbiolo giovani o a media gittata, buoni anche fino a 5-6 anni dalla vendemmia, datevi una mossa perché i roerini più bravi, come i Rabino, come Cà Rossa, Negro, Deltetto, Giacomo Vico, Almondo, Cornarea, Malabaila (se fossi un ruffiano farei anche il nome della cantina del presidente del Consorzio Roero, non lo sono e quindi nisba), Matteo Correggia, Valfaccenda, Stefano Occhetti, ecc. vi stanno già bagnando il naso. E non solo perché i loro vini costano mediamente meno dei vostri Nebbiolo d’Alba o Langhe Nebbiolo… E poi non dite che non vi voglio bene, sveglia, non dormite sugli allori…

n.b.

non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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