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Enoriflessioni

Oltrepò Pavese: siamo alle solite Calimero!…

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Quando anche i primi della classe meritano di andare dietro la lavagna

C’è poco da fare, quando si parla di Oltrepò Pavese del vino e di come la sua immagine e percezione potrebbe e dovrebbe migliorare, in Italia e all’estero, non serve chiamare in causa agronomi, celebri enologi consulenti, imprenditori miliardari, petrolieri, industriali del vino, finanzieri, noblesse oblige, bisogna chiamare in causa, e affidare loro le sorti di questa terra, esorcisti e psicologi. O persino psichiatri.

Ci hanno provato in tantissimi a trovare una quadra per risolvere i mille problemi di questa terra bellissima, ci ha provato anche un Faraone che si era inventato una magnifica piramide qualità e un vino dal nome curioso, Cruasé, ma è stato tutto inutile.

Oggi, quando in Oltrepò Pavese sono ormai molte le aziende che con una tipologia di vino o l’altra, metodo classico, Bonarda, Oltrepò Pavese Rosso, Riesling renano, Pinot nero, Moscato, propongono vini di indiscutibile qualità, quando al Consorzio direttori e presidenti e Cda hanno tentato in tutti i modi di tracciare una via logica e razionale, pur in una situazione oggettivamente difficile condizionata dallo strapotere degli imbottigliatori e di una mega cantina sociale (un’altra, mesi fa, ha avuto un clamoroso incidente di percorso…) la confusione continua a regnare sovrana. E l’Oltrepò Pavese del vino fa parlare di sé più per scandali, incidenti di percorso, politiche commerciali folli, che grazie alla qualità delle sue bottiglie.

Ultimo caso di una serie nera che non sembra avere fine, che ha tutto l’aspetto di una maledizione, di un virus più malefico e bastardo di un coronavirus, riguarda, come risvolti di una stessa medaglia, due aziende che, sulla carta, dovrebbero rappresentare (e non perché lo dicano certe guide, dei cui giudizi me ne frego e diffido) punte di diamante, fuoriclasse della squadra Oltrepò vino.

Parlo del Castello di Cigognola, proprietà di una famiglia importante, non solo per me interista (il fondatore era Gian Marco, il fratello di Massimo, eredi dell’Angelo caro a Helenio Herrera, il presidente che ci ha dato Mourinho e il Triplete) perché la proprietà si chiama Moratti. Leggasi Donna Letizia, ex ministro e Sindaco (eccellente) di Milano, e figlio Gabriele.

E parlo di Ballabio, che per anni è stata la cantina che ospitava gli impianti di spumantizzazione della Guido Berlucchi, quando l’azienda creata dal mio omonimo, il geniale inventore della Franciacorta, produceva milioni di bottiglie utilizzando uve non solo franciacortine come accade ora, ma di diverse zone, Oltrepò compresa. Ballabio proprietà della famiglia Nevelli, Filippo il padre, due anni orsono sfiorato dallo scandalo che colpì Terre d’Oltrepò, e Mattia il giovane figlio. Ballabio recentissimamente incoronata da una guida come cantina produttrice del migliore spumante metodo classico di quest’anno.

Cosa è dunque successo? Semplicemente che il comportamento di entrambe queste aziende dal punto di vista della politica commerciale e dei prezzi mi sembra molto ma molto discutibile.

L’azienda dei Moratti perché una partita di un suo vino rosso, denominato Dodicidodici, annata 2015, Barbera in purezza, in passato già tribicchierato e fino a qualche tempo fa in vendita su Tannico a 9 euro e 70 e oggi esaurito è finito, guardate le immagini, sullo scaffale di un supermercato di Voghera a 2,99. L’azienda dei Nevelli perché il prezzo di una singola bottiglia delle 5000 prodotte del “migliore spumante dell’anno” sarà nientemeno, mi ha detto oggi Mattia Nevelli, e io ho strabuzzato non due ma quattro occhi, nientemeno che tra gli 80 e i 90 euro. Fascia di prezzo dove, sempre su Tannico, si collocano prodotti di ben altra storia, prestigio e caratura, parlo di Champagne, proposti da Maison come De Souza, Roederer, Billecart Salmon, Ayala, Jacquesson, Roger Pouillon, ecc. Oppure, questa volta su Callmewine, Philipponnat, Aubry, André Beaufort, Pol Roger, Laurent Perrier, Bruno Paillard, Francis Boulard, Bedel, Charles Heidsieck, Deutz, Paul Bara, Pierre Peters. Potrei continuare.

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Ora, non entro nel merito della qualità (ne parlerò quando mi deciderò, anche se mi è passata la voglia di farlo, a degustarlo) del Cave Privée 2011 di Ballabio, azienda i cui metodo classico mi piacciono e molto e non voglio sapere, il direttore dell’azienda dei Moratti, Gian Matteo Baldi, da me contattato, mi ha fornito spiegazioni che vi risparmio e che non mi hanno convinto affatto, perché una bottiglia di un loro vino prodotto con la consulenza del celeberrimo wine maker Riccardo Cotarella sia finita sullo scaffale in una catena di negozi di prodotti dolciari tra Casteggio e Voghera ad un prezzo tanto basso. Qualche idea me la sono fatta, ma.. lassuma pert, sicuramente di quell’azienda non mi interesserò più in futuro, come ho fatto, positivamente, di recente. Mi chiedo come la collega wine writer americana Cathrine Todd, che di recente ha dedicato su Forbes, mica su questo blog, un ampio articolo alla cantina dei Moratti, giudicherebbe questo incidente di percorso, casomai ne venisse a conoscenza…

Per usare un celebre ritornello di un Carosello di tanti anni fa, siamo alle solite Calimero Oltrepò Pavese…

Prendo atto e faccio mio quello che ha scritto, sulla sua pagina Facebook, un amico, un vero orgoglioso e tenace difensore della sua terra, Patrizio Chiesa, ovvero l’indispensabile portale Oltrepò Pavese, a commento della vicenda: “una Barbera, come indicato in etichetta a Denominazione, che sul volantino viene indicata come “Vino prodotto in Italia di altissima qualità”, senza fascetta ministeriale ma forse perché imbottigliata (o rivendicata a Denominazione) prima che entrasse in vigore l’obbligo. Una Barbera che si trovava (e si trova) in vendita nella disponibilità di qualche enoteca e online dai 7,00 ai 10,00 Euro.

Posso immaginare che il passaggio da una gestione all’altra abbia lasciato sul mercato lotti venduti in stock, però una politica commerciale tanto poco oculata, almeno io non me l’aspetto da una Cantina come Castello di Cigognola oltretutto proprio in casa, a pochi chilometri dalla sede dell’azienda.

Chiunque abbia fatto questa scelta, piuttosto che vendere in stock certe giacenze, certe rimanenze, forse avrebbe fatto meglio ad accordarsi con una mensa per bisognosi, almeno avrebbero fatto una buona azione e non avrebbero intaccato l’immagine commerciale della Cantina, stiamo parlando della Famiglia Moratti… a mio modestissimo parere”.

Quello che io mi chiedo e vi chiedo, perché queste cose accadono sempre in Oltrepò, che siano in aziende di miliardari o di contadini, contesse o chissà chi? Dobbiamo forse parlare di una vera e propria sindrome oltrepadana contro cui da decenni non pare esistere rimedio?

Ci sarà una via di mezzo possibile, praticabile e razionale tra lo svendere e svaccare commercialmente, come fanno tante aziende oltrepadane, non solo mega cantinoni, e il provare a vendere a prezzi che denotano presunzione e poca conoscenza del mercato?

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A mio avviso sì e il futuro dell’Oltrepò Pavese del vino, della sua percezione esterna, in Italia e all’estero e non solo a Santa Giuletta o Torricella Verzate, Borgoratto Mormorolo o Zavattarello, si gioca nella capacità di trovare questa strada, di percorrerla con sicurezza, di comunicarla con efficacia all’esterno. Per ora, ahimé, siamo ancora lontani anni luce dalla meta…

n.b.

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Antonio
Antonio
1 mese fa

Effettivamente hanno fatto una scelta commerciale, chiamiamola così, poco lungimirante. Non solo, come scrivi, potevano donarlo in beneficenza ma anche, suggerisco io, avrebbero potuto mandarlo all’estero ed usarlo come veicolo di marketing.

Ale
Ale
1 mese fa

Ma il suo progetto di scrivere una volta alla settimana dei vini eccellenti dell’OltrePo pavese perché non lo ha più proseguito?

Catia
Catia
1 mese fa

Come sempre…tutto scritto semplice e chiaro. 😊

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