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Degustazioni

Marzemino, una varietà nobilmente provinciale da riscoprire

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…e con il Superiore d’Isera di Marco Tonini si sale in paradiso…

E’ andata bene, anzi benissimo, la mia tre giorni, da domenica a ieri mattina, in Trentino. Ho bevuto, e mangiato, benissimo. Domenica alla Cantina di Toblino, dove ho scoperto che non solo producono eccellenti vini e hanno le idee chiare, ma dove nella loro simpatica accogliente Hostaria, che a tutto rassomiglia tranne che ad un’osteria, hanno un cuoco con i controfiocchi, Sebastian Sartorelli, ed una brigata di cucina, da applausi.

Lunedì mattina ho fatto una gioiosa full immersion nel Trento Doc, con 77 campioni degustati, perfettamente assistito da un sommelier AIS di quelli davvero bravi, l’amico Antonio Falzolgher, che ringrazio come pure l’Istituto Trento Doc, per la perfetta organizzazione del mio tasting, da cui ho ricavato l’ennesima conferma che Trentino fa rima con bollicine metodo classico e che freschezza, piacevolezza, gioia di bere sono di casa tra gli spumantisti trentini. Lunedì sera ho avuto la gioia di rivedere per una chiacchierata in relax un vecchio amico, il papà del Giulio Ferrari, un formidabile chef de cave ed enologo come Mauro Lunelli.

Martedì mattina, grazie ad una cara amica che si occupa della loro comunicazione, Federica Schir, sono salito a Pergine Valsugana per un’emozionante degustazione, circa 25 vini, bollicine inconsuete, Champagne e altre chicche, di cui avrete presto molti racconti qui e su Lemillebolleblog, della mirabile selezione che fanno Gianpaolo Girardi ed il suo team di Proposta vini. Gilardi e Federica con cui sono andato a pranzo, scoprendo un posto magico (ma con una carta dei vini sconclusionata, senza alcun filo logico, decisamente da rivedere) a Pergine di Trento, come Villa Madruzzo, nel cui ristorante, pescate da un menu ricco e stuzzicante, ho mangiato alcune cose, una tartare preparata al tavolo con professionalità totale dal maitre, e poi Tortel di patate con prosciutto casereccio, l’insalata di cappuccio e speck mai mangiati di così buoni in vita mia, Canederlotti con fonduta di formaggi trentini e burro fuso, e Strudel di mele con salsa alla vaniglia, piatti tanto buoni che sarei andato in cucina a stringere la mano allo chef.

Il momento magico però doveva ancora arrivare ed è stato martedì sera quando sceso in Vallagarina, ad Isera, sono andato a trovare un amico, che tra le tante cose brillanti che sa fare si è inventato un bicchiere, Sparkle, che non mi stanco mai di usare, citare, consigliare, ovvero Luca Bini. Qui Luca dirige quella mirabile struttura che è la Casa del vino della Vallagarina, ospitata nello storico seicentesco Palazzo de Probizer, dove si è realizzata un’armoniosa collaborazione tra pubblico e privato. Una casa, fondata nel 1996 sulla coesione operativa di 30 produttori, e fortemente voluta da un uomo speciale, un Signore unico, il marchese Carlo Guerrieri Gonzaga, sovrano di quell’angolo di Bordeaux in terra trentina che é San Leonardo, che rappresenta un esempio concreto ed unico di promozione territoriale dei vini e dei distillati, dei prodotti tipici alimentari del territorio.

Bini coordina il tutto, sovraintende al ristorante, dove si mangiano poche ma impeccabili cose, un menu essenziale che non sbaglia un colpo, e mi ha voluto coccolare, ospitandomi e riservandomi la camera più bella, la Marzemino, nella mirabellissima (aggettivo creato da Gioann Brera fu Carlo per la squadra di calcio della mia città d’adozione, l’Atalanta) serie di camere, di impeccabile eleganza, che rappresentano l’ospitalità della Casa.

Martedì sera Luca mi ha affidato ad un vignaiolo esemplare per intelligenza, lucida visionarietà, e intrinseca capacità, dimostrata dai suoi vini, spettacolari, ovvero Marco Tonini, vignaiolo in Isera. Lunedì mattina durante la mia lunga cavalcata bollicinosa il suo Trento Doc Brut Nature riserva 2014 Le Grile era stato tra i miei preferiti e nelle mie note avevo annotato “colore nocciola luminoso, perlage fine, naso cremoso, avvolgente, suadente, note fini di pasticceria e nocciola, di arance candite, molto suadente morbido e cremoso in bocca, sembra quasi un Satèn franciacortino, ma di quei rari buoni, piacevolmente ruffiano molto equilibrato e appealing ma con bella coda lunga e una piacevolezza infinita”, ma martedì sera Marco e il suo giovane figlio mi hanno stupito con il loro vino simbolo, il vin du pays della Vallagarina, il Marzemino.

Amo molto, da una vita, questo vino schietto e sincero, che mi fa immediatamente pensare alle tante volte che sono transitato per la Valdadige per salire in Süd Tirol, in vacanza con Eliana e Valentina e tante volte da solo, e mi evoca il ricordo grato di uno dei suoi massimi interpreti, l’indimenticabile Leonello Letrari, che per anni, prima che si spostasse nell’attuale ampia cantina di Rovereto aveva il suo regno in un luogo mozartiano, il Palazzo Lodron a Nogaredo..

Ha avuto la fortuna di bere tante volte Trentino Marzemino, ma prima di bere il Trentino Superiore Marzemino di  Isera 2018 dei Tonini non potevo dire di aver colto l’intima essenza, tutta l’enorme potenzialità di quest’uva.

Cosa sia questo vino, di cui martedì sera a cena abbiamo scolato una bottiglia ma vorrei berne una seconda stasera e una terza domani, ad libitum, è presto detto, un vino ottenuto dall’omonimo vitigno che rappresenta il vino più tipico della Vallagarina e di Isera in particolare dove ha trovato un habitat ideale sugli scuri terreni basaltici.

Un vino autentico, schietto, sincero, croccante, pieno di energia, ottenuto dalle vigne denominate “Penìm”, “Brom” e “Braile”, la parte più vecchia del 1978, la più giovane di vent’anni, che mette allegria e dà gioia, e ha nella sua contagiosa bevibilità il punto di forza. Un vino ottenuto da un accurato lavoro in vigna, togliendo l’ala e la punta, in fase di diradamento, dai grappoli, che ho trovato entusiasmante.

Colore rubino violaceo intenso ma brillante, il naso che è un trionfo avvolgente e caldo, di note nere calde e succose, viola mammola, pepe nero, liquirizia, ed un gusto, stratiforme, polposo, ma fresco, con un’acidità che innerva meravigliosamente il frutto succoso, e rilancia ad ogni sorso il piacere di bere e accompagnare il cibo. Nessuna nota verde, nessuna di quelle astringenze e durezze tanniche che sono il marchio distintivo e la palla al piede di tanti Marzemino. Caratteristiche che allontanano non avvicinano certo l’odierno smagato esigente consumatore.

Caro Tonini, caro Luca, caro Trentino che fa rima con vino, mi sa che salirò molto presto ad Isera a trovarmi, a sentirmi, come mi sono sentito martedì sera, a casa mia, tra amici. E questa, perbacco, è la magia del vino, quello che mi avvince ancora in questo mondo che resta bello nonostante sia sempre più popolato da squali, farabutti, marpioni e opportunisti, dopo 36 anni di, credo onorato, servizio… Alla salute, prosit!

 

n.b.

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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