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Indignazioni

Italiani, ma cosa aspettiamo a fare la rivoluzione?

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A difesa del lavoro di ristoranti, bar e altre imprese libere

In un Paese appena normale, di fronte ad un governo che ipotizza misure deliranti, criminali, imbecilli come questa che comporterebbero, leggete “da lunedì chiusura di tutte le attività alle ore 18 (bar, ristoranti, negozi) ma lasciando libertà di spostamento per i cittadini. Bar, ristoranti e gelaterie resteranno chiusi del tutto la domenica e i festivi. E le persone, consentite al tavoli diventano al massimo 4.

Niente feste, al chiuso o all’aperto, nemmeno a seguito di celebrazioni religiose: cade così il numero di 6 a casa, viene infatti “raccomandato” di non ricevere persone non conviventi. Chiudono poi cinema, teatri, sale da concerto, sale bingo gioco e scommesse, palestre e piscine”, i cittadini non esisterebbero un solo istante a marciare sui palazzi romani dove quei mascalzoni si trovano e farebbero piazza pulita di quella masnada di pericolosi incoscienti.

Questo in un Paese normale, abitato da cittadini ancora dotati di coscienza civica, coraggio, voglia di lottare, di difendere la sacrosanta libertà di intraprendere, di condurre attività economiche, che siano in grado di reclamare e rivendicare il proprio diritto a non essere ingannati e colpiti da misure liberticide, antidemocratiche, idiote, prive di qualsivoglia logica e senso comune.

In questa Italietta di oggi, senza palle, sfibrata, arresa, invasa, disillusa, ingannata da politici di ogni risma e colore, tutti uguali nel fare i loro porci comodi e non difendere gli interessi dei cittadini, nessuno sembra avere più la forza di reagire, di opporsi, di dire BASTA!!!

Io credo che con il pretesto del coronavirus, sfruttando l’emergenza covid-19 questo governo cialtrone, dilettantesco, manovrato da interessi occulti a livello europeo e internazionale, schiavo di Bruxelles e amico della Cina, stia tentando in una forma subdola una svolta autoritaria che ha tutto l’aspetto di una dittatura.

Io credo che se abbiamo ancora un minimo di dignità, visto che i cialtroni che abbiamo votato e mandato in Parlamento a curare i nostri interessi non lo fanno, dobbiamo reagire e unirci, tutti insieme, dimenticando le nostre opinioni politiche, se siamo di destra o di sinistra, liberisti oppure dirigisti, per un’economia di mercato oppure a controllo statale, per andare a Roma con urgenza e far capire a chi è allo sgoverno che la misura è colma. Che non siamo più disposti ad accettare, chinare il capo, mandare giù l’ennesimo rospo.

Un uomo politico che non ho certo amato, per tanti motivi, l’ex Presidente della Repubblica Sandro Pertini, un giorno ha detto: “Quando un governo non fa ciò che vuole il popolo, va cacciato via anche con mazze e pietre”.

Lo ha detto non un nostalgico del fascismo, non un sovversivo, un anarchico conservatore come il mio Maestro  Giuseppe Prezzolini, ma una figura di spicco della Resistenza. Di quella Resistenza piena di pagine buie e orribili…

Ma porca di quella zozza, cosa vogliamo aspettare a prendere in mano le redini del nostro destino e, costi quello che costi, facciamolo per i nostri figli, i nostri nipoti (chi li ha) per le future generazioni, per dare loro un futuro, provare a decidere del nostro destino e cacciare a forconate i nostri nemici, i nemici del popolo italiano?

La parola d’ordine sia, ieri come oggi (questo slogan é del 1976, anni di piombo, opera dell’amico Andrea Farhat): preparare e organizzare la protesta popolare!

Un italiano incazzato, indignato, offeso, furibondo, non un giornalista del vino, un cittadino che non ne può più: Franco Ziliani

 

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Marcello Sensi
Marcello Sensi
30 giorni fa

Comprendo le sue rimostranze, caro Franco, ma e’ altresì vero che in un paese ‘normale’ bottegai e imprenditori pagano le tasse e non si assume in nero, o sbaglio? Con questo voglio dire che – salvo le dovute eccezioni – e’ l’intero corpo sociale ad essere marcio. Ma dove andiamo?

Riccardo
Riccardo
29 giorni fa

In democrazia le rivoluzioni si fanno nelle urne. Non in piazza. Chi le dice che gli italiani vogliono ciò che dice lei? A giudicare dalle elezioni piu recenti (vedi De luca il campania) il dubbio è più che lecito.

Luca d.
Luca d.
29 giorni fa

Ziliani ma quando aprirà il suo blog politico cui aveva accennato così che qui si potrà leggere interessanti articoli vinicoli invece di ste puttanate demagogiche e infantili?

Paolo
Paolo
29 giorni fa

Io non riesco più a leggere i commenti. Non so se è un problema solo mio.

Silvia
Silvia
29 giorni fa

Mi ha quasi convinto. Mi piace il suo spirito battagliero. Per convincermi fino in fondo, puo concretizzare un po di piu il suo pensiero?
Lei domani fa la la rivoluzione e doventa capo del governo. Con potere assoluto. Come gestirebbe la situazione in cui ci troviamo? Io mi fido ma vorrei evitare che, cacciati i cattivi, ci si trovi a chiedersi “e mo’ che c×××× facciamo?”

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[…] ho già detto a chiare lettere quello che bisognerebbe fare, la rivoluzione, senza pietà e senza fare prigionieri (mantenerli costa, meglio una pallottola e […]

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