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Enoriflessioni

In memoria di Giuseppe Coffele

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Un colto, ironico protagonista della scena del Soave ci ha lasciato

Da questo bellissimo e commovente articolo del collega Fabio Piccoli, pubblicato sul suo sito Internet Wine Meridian, ho appreso della scomparsa, a 76 anni, di una persona deliziosa, prima che un bravissimo viticoltore e produttore, uno dei grandi protagonisti della ribalta di quel mondo affascinante che è l’universo di uno dei più grandi vini bianchi italiani, il Soave.

Sto parlando di Giuseppe Coffele, già insegnante e poi preside della scuola media di Soave, che nel 1971, dopo anni spesi a ripristinare i vigneti, nello storico terroir di Castelcerino, la zona più settentrionale della denominazione, su terreni sia basaltici che vulcanici con la moglie Giovanna fondò l’Azienda Agricola Coffele portandola in breve tempo a risultati qualitativi straordinari.

Il Ca’ Visco, l’Alzari, il Castel Cerino, il Recioto di Soave Le Sponde, costituiscono punti di riferimento assoluti della denominazione.

Ho avuto il piacere di conoscere Giovanni Coffele, che fu tra i fondatori del Consorzio del Soave e primo presidente della Strada del  vino Soave, di far visita diverse volte alla sua cantina, di assaggiare con lui e con i figli Chiara e Alberto, di apprezzare la sua ironia, la sua cultura, la sua profonda umanità, il suo fortissimo legame con la propria terra, con la Garganega e il Soave e la sua religiosità. Ricordo che qualche anno fa un suo vino venne servito alla mensa del Pontefice. Ma di questo accadimento lui, schivo com’era, non amava parlare più di tanto.

Ora, in questi giorni difficili per il vino italiano, in questa temperie folle del coronavirus che richiederebbe dalla politica scelte illuminate e polso fermo e porta determinati amministratori a prendere decisione scellerate come quella del governatore della Lombardia di vietare l’asporto di vino nelle enoteche, decisione che ha incontrato la ferma opposizione della più importante associazione delle enoteche italiane, Vinarius, e del suo presidente Andrea Terraneo, pensare che non ci sarà più a dire parole sagge un personaggio come Coffele è triste e sconsolante.

Chiunque abbia conosciuto Giuseppe “Bepi” Coffele non lo dimenticherà di certo: rappresenta quel volto umano, colto, riflessivo, non marchettaro, autentico, legato alla terra e alle sue tradizioni, del vino italiano che io amo e che oggi, purtroppo, in questa epoca di marketing esasperato, di business a tutti i costi, di incultura enoica, di wine influencer rampanti e spudorati, di improvvisati e cialtroni pseudo esperti di vino, è sempre più raro.

Le mie condoglianze più sincere alla Signora Giovanna e ai figli Chiara e Alberto cui tocca oggi continuare, con lo stesso rigore e la stessa moralità, la stessa alta idea del vino veronese e del Soave, il lavoro intrapreso da Giovanni. Che la terra ti sia lieve, Bepi…

n.b.

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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