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Trinacria news

Il Marsala, emblema di sicilianità enoica, secondo Renato Gangemi

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Dall’intuizione dell’inglese John Woodhouse un vino leggendario

L’amico Renato Gangemi, sommelier AIS e titolare dell’enoteca Vin-canto di Zaffarana Etnea, che raccomando a tutti coloro che amano come me i vini della Muntagna e non hanno la possibilità di procurarseli là dove vivono, mi ha mandato questo articolo che questa volta non parla dei vini dell’Etna ma di un vino siciliano leggendario, Il Marsala.

Grazie a Renato e buona lettura a tutti!

La varietà di eccellenze vinicole in Sicilia è davvero notevole. Ognuna di queste, inoltre, possiede unicità e peculiarità assolutamente distinte e difficilmente replicabili. Di ciò ne ha merito una terra feconda, geologicamente instancabile nell’ alternarsi di terreni di opposta natura: ora calcarea, ora argillosa, ora vulcanica e nel susseguirsi di altitudini che partendo dal mare portano a migliaia di metri in quota, su vette dai panorami mozzafiato. Isola baciata dal sole, dal vento e da tre mari, dove la natura sembra volersi manifestare con il preciso intento di stupire, di ammaliare, di colpire al cuore, in ogni angolo del territorio siciliano si posi lo sguardo.

Se l’ Etna del vino oggi è pura attrazione e costante attenzione da parte dell’ intero mondo enologico, in Sicilia merita sicuramente la gloria con gli allori anche quell’autentica leggenda che si chiama Marsala. “QUI SI COLTIVA UNA LEGGENDA” è esattamente quanto può leggersi sul cartello di benvenuto all’ingresso della città, storicamente nota per lo sbarco dei Mille di Garibaldi e per quell’atmosfera di autentica solennità chiaramente percepibile tra le vie del centro storico, complici le meravigliose cantine che adornano Marsala come rari gioielli incastonati nel tempo.

Un pizzico di tristezza e di malinconia tuttavia emergono pensando ai momenti difficili che questo straordinario vino ha dovuto attraversare, ad esempio a causa della chiusura del Consorzio di Tutela del Marsala DOC nel 2016 ma soprattutto per una spiccata se non totale disconoscenza di questo grande prodotto, come della sua meravigliosa storia.

Nel 1773 il commerciante inglese John Woodhouse, durante una navigazione nel Mediterraneo, a causa delle avverse condizioni del mare, trovò riparo nel porto di Marsala. In una locanda ebbe modo di assaggiare il vino locale, chiamato dai contadini del tempo “perpetuum”. Era un vino prodotto da uve inzolia e catarratto (il grillo si comincia a vedere circa 100 anni dopo, nel 1873) conservato in botti da 400 litri, le quali venivano ogni anno ricolmate con delle aggiunte di vino nuovo, della stessa quantità che si era consumata. 

Il commerciante decise subito di comprarne un certo quantitativo, perché gli ricordava i vini spagnoli e portoghesi. Decise inoltre di aggiungere dell’alcol all’ interno delle botti, per preservare la qualità del prodotto lungo il tragitto in nave, trasformando così il “perpetuum” nel vino fortificato che oggi è il Marsala.  Appena arrivato in Inghilterra, il vino portato in barili ebbe un grande successo tra gli esigenti consumatori inglesi, tanto da convincere lo stesso Woodhouse a riprendere il mare e ritornare in Sicilia.

Nasce così la cantina di Woodhouse, che utilizzava per l’affinamento del proprio vino il metodo “soleras” utilizzato già in Spagna ed in Portogallo per la produzione di Madeira e per lo Sherry, ovvero un sistema in cui le botti vengono sovrapposte in modo da prelevare il vino per il consumo dalla fila posta più in basso, travasando il vino dall’alto verso il basso e ricolmando di vino nuovo le botti delle file superiori. Il procedimento si ripeteva anno dopo anno, ed il vino delle botti inferiori, pronto per il consumo, risultava così arricchito da svariati anni di affinamento e composto da vini di annate diverse. Affascinante solo a pensarci.

Nel 1833 un imprenditore palermitano, Vincenzo Florio, già famoso per il commercio di spezie e tonno, incuriosito dal successo degli inglesi produttori di vino, decise di aprire una cantina, in concorrenza con i produttori stranieri, fondando così le Cantine Florio. In poco tempo le Cantine Florio divennero le più importanti e produttive, tanto da arrivare ad acquisire le stesse Cantine Woodhouse. Dal 1860 nacquero tante altre cantine fondate da Marsalesi, quale Rallo, Buffa, Curatolo e Pellegrino. Nel 1920 le Cantine Florio venivano acquistate dalla Cinzano.

Il Vino Marsala ormai  è conosciuto in tutto il mondo ma con il successo sono anche arrivati piccoli ed improvvisati produttori poco interessati alla qualità e al rispetto del Marsala, trascinati dall’euforia dei guadagni. Così nel 1931 si cominciò a parlare di zone limitate per la produzione e alla protezione della versione originale di tale vino: nel 1969 arrivava il riconoscimento della Doc Marsala, tra le prime in tutto il territorio italiano.

Il Marsala si suddivide in diverse tipologie, a seconda del colore delle uve con le quali viene prodotto, del grado zuccherino e dell’invecchiamento. Il Marsala si può fare sia con uve a bacca bianca che con uve a bacca nera.

I Marsala ORO (di colore giallo dorato) e AMBRA (di colore giallo ambrato) sono vini bianchi liquorosi e si producono con uve Grillo, Catarratto, Inzolia e Damaschino.

Il Marsala RUBINO (Vino Rosso Liquoroso), si produce con almeno il 70% di uve Perricone, Nero d’Avola e Nerello Mascalese, ed il 30% di uve Grillo, Catarratto, Inzolia e Damaschino. Questo vino di norma si presenta con un colore rosso rubino che per via dell’invecchiamento acquista riflessi ambrati. Dal punto di vista del residuo zuccherino, i Marsala, possono trovarsi nelle versioni: secco, semisecco e dolce.

Per quanto concerne l’invecchiamento, invece, Possono essere FINE (1 anno di invecchiamento); SUPERIORE (2 anni di invecchiamento); SUPERIORE RISERVA (4 anni di invecchiamento.

Il Marsala si definisce VERGINE (non conciato) o SOLERAS quando nella sua produzione non è prevista l’aggiunta di mistella o mosto cotto e deve avere almeno 5 anni di invecchiamento, 10 anni se è RISERVA. La zona di produzione è racchiusa in tutta la provincia di Trapani con l’esclusione dei comuni di Alcamo, Favignana e Pantelleria; Gli abbinamenti gastronomici con il Marsala sono infiniti. Se degustato come vino da meditazione, richiama facilmente il classico abbinamento da fine pasto con sigaro e cioccolato fondente. Le versioni secco o semisecco sono perfette con formaggi stagionati o erborinati ma anche con indimenticabili aperitivi. La versione dolce è sublime con la Cassata Siciliana o con la Frutta Martorana!

Ecco alcuni Marsala consigliati da noi dell’Enoteca Vin-Canto.

Da un Blend di Marsala invecchiati dai 15 ai 30 anni in botti di rovere, nasce il Marsala Superiore Riserva Donna Franca di Florio, da uve grillo, top di gamma, eleganza pura ed indiscutibile, dedicato alla splendida nobildonna di casa Florio, immortalata in un magnifico ritratto con una sontuosa acconciatura del tempo e le sue interminabili collane di perle.

Si presenta nel calice brillante, con riflessi ambrati; al naso intenso e complesso, con sentori di albicocca sciroppata, datteri e spezie…In bocca è caldo, morbido, pieno e con un elegante fondo vanigliato. Spezie e frutta candita, con una chiusura di mandorla amara. Eccellente per accompagnare dolci o per un ottimo aperitivo gourmet.

Sempre di Florio merita una citazione il Marsala Vergine Riserva Terre Arse, da uve grillo. Gli almeno 10 anni di affinamento concorrono a rendere questo vino un capolavoro di raffinatezza. Ottimo vino da meditazione, anche abbinabile a carpacci di pesce affumicato, crostacei e bottarga. Gradevole anche su formaggi erborinati. Al calice si presenta colore oro antico con riflessi dorati, mentre al naso, intense note di mandorla amara e miele. In bocca è armonico, avvolgente, con un fondo di vaniglia e pregevole liquirizia.

Passiamo al Marsala Superiore Ambra di Cantine Pellegrino, un Marsala che alla vista si presenta colore oro con riflessi ambrati, al naso intenso con note di miele, arancia, frutta candita e vaniglia, mentre in bocca è morbido e intenso. Ottimo sui dolci secchi alla mandorla e al sesamo, interessante su formaggi stagionati, come il caciocavallo o il pecorino. Da uve grillo e catarratto, affina almeno 5 anni.

Sempre delle Cantine Pellegrino consigliamo un Marsala Fine Rubino, da uve Nero d’Avola; alla vista si presenta di colore rosso rubino intenso, mentre al naso si percepisce fruttato con note di ciliegia, melograno e prugna. In bocca è dolce e si ritrovano netti i sentori di frutta rossa. Intrigante abbinarlo al cioccolato fondente, accompagnato magari da un bel sigaro.

Parliamo adesso del Marsala Superiore Oro Vigna la Miccia di Marco de Bartoli, da uve Grillo 100%. Rimane in botti di rovere almeno per 5 anni. Al calice si presenta di colore ambrato brillante; elegante e raffinato al naso, con sentori di mandorle e nocciole tostate, sfumature di caramello e profumi balsamici. In bocca è caldo, con un’esplosione di sensazioni organolettiche. Fresco e sapido, ha un finale leggermente amarognolo. E’ un Marsala versatile, che si abbina a diversi piatti ma è superlativo su formaggi erborinati o sui dolci a base di ricotta.

Concludo con un NON Marsala, ma con una fedele riproduzione di quel vino che nel 1773 l’inglese John Woodhouse assaggiò dai contadini di allora, il Vecchio Samperi di Marco de Bartoli. Il vino di Marsala come veniva fatto prima dell’arrivo degli inglesi, ottenuto senza aggiunta di alcol, ma con un invecchiamento ventennale con il metodo “PERPETUO”. Blend di uve bianche del territorio, questo vino si presenta alla vista ambrato, brillante e luminoso. Al naso è intenso, ricco, con sentori di frutta secca, miele, spezie e legni nobili. In bocca è corposo, morbido e dalla persistenza lunghissima. Pregevole abbinarlo agli spaghetti con bottarga, o ad un bel carpaccio di tonno e pesce spada affumicato.

Dalla storia secolare ai nostri giorni, rinnovando sorso dopo sorso un grande piacere di degustazione, riscoprendo antichi e nuovi sapori, emozionando per le infinite possibilità di abbinamento, accompagnando qualsiasi lieta occasione di condividere una straordinaria bottiglia, la leggenda del Marsala continua…

n.b.

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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