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International eno news

Good news! Riccardo Illy, già ottimo brunellista vuole diventare anche barolista..

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Alle viste per il Polo del gusto un investimento in Langa e forse in Champagne…

Una bella notizia, in questi giorni orribili che a causa della seconda ondata del coronavirus vedono il mondo della ristorazione e di riflesso quello del vino (ma anche quello della cultura, ovvero teatro e cinema) agnello sacrificale a causa di decisioni inette prese da un governo incapace e irresponsabile, che malgoverna a colpi di decreti liberticidi e assurdi. Decreti insensati che stanno creando e creeranno danni pesantissimi ad un intero settore.

In questo clima di grandissima preoccupazione, con cantine piene perché i vini faticano a partire per i mercati esteri (pesantissima la situazione negli Stati Uniti, mercato primario per molte nostre denominazioni, preoccupante anche in Paesi che hanno una notevole importanza per il nostro export, dalla Germania alla Scandinavia, al Regno Unito) e sono in forte difficoltà sul mercato interno e dove si registra una netta presa di posizione della Federazione Italiana Vignaioli contro il decreto Conte, che causerà danni a tutta la filiera dell’agroalimentare italiano, vino compreso, si registra, in assoluta controtendenza, l’annuncio di un personaggio importante del mondo dell’imprenditoria, noto a livello internazionale, che opera anche nel campo del  vino.

Riccardo Illy, già eccellente Sindaco di Trieste nonché Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, impegnato con la famiglia nel celebre Gruppo Illy (caffè e altro) e dal 2008 proprietario di una delle più belle tenute di Montalcino, Mastrojanni, con il suo Polo del gusto che fa riferimento alla griffe del cioccolato Domori, che vuol dire anche Agrimontana, Damman Frères, Canonica a Cerreto, Vermouth Bottega, Elisir Gambrinus, Birrificio San Gimignano, ha reso noto di avere alle viste importanti investimenti nel mondo del vino. Considerato che Domori distribuisce la celeberrima Maison de Champagne Taittinger in Italia, Illy vorrebbe acquisirne una quota, per mettere piede nel settore vitivinicolo anche in Francia, e, clamoroso, trattandosi di un produttore di Brunello di Montalcino, Illy e Polo del Gusto stanno individuando “una piccola ma qualificata azienda in Barolo” da inserire nel portafoglio.

Da me interpellato ieri, Riccardo Illy, con squisita disponibilità, ha voluto spiegare in questi termini le mosse e la strategia a breve termine del suo Polo del Gusto.

Che dire se non augurare ad un grande italiano e illuminato imprenditore come Riccardo Illy buona fortuna?

Ecco il suo pensiero.

“Il settore vitivinicolo è a alta intensità di investimenti e con ritorni, che possono essere molto interessanti, di lungo termine. È il settore che, per chi voglia avere un portafoglio di investimenti bilanciato, copre la parte di più lungo termine, mentre le attività manifatturiere coprono quella di medio termine.

La strategia di Polo del Gusto prevede di impegnare nel settore una parte minoritaria degli investimenti focalizzandosi sui vini “universali”. Si tratta di un termine proprietario (non si trova in letteratura) per definire vini longevi, che hanno una storia secolare alle spalle e che sono già distribuiti a livello globale. Sono quindi vini che, presumibilmente, manterranno o aumenteranno il loro valore sul mercato per un lungo periodo, non essendo soggetti alle mode come la maggioranza degli altri vini.

In Italia le zone vocate per la produzione di vini universali sono Barolo e Montalcino (Brunello); sub iudice l’Amarone della Valpolicella, che ha una storia più recente (nasce nel 1936 mentre Barolo e Brunello sono della prima metà dell’800) e è prodotto con un processo diverso, che precede il preventivo appassimento delle uve. Le altre zone a vocazione vinicola universale sono in Francia: Bordeaux, Borgogna e Champagne.

I vantaggi dei vini universali sono i seguenti: essendo longevi non obbligano a svendere in periodi, come quello attuale caratterizzato dal Coronavirus, di crisi. Ciò che non si vende quest’anno si venderà quello successivo o dopo ancora. Non ci sono inoltre problemi di shelf-life e conseguentemente rischio di resi dai clienti. Le loro vendite sono piuttosto costanti nel tempo non essendovi un’influenza della moda di vitigni e/o territori nuovi le cui vendite hanno in genere un andamento simile al ciclo di vita dei prodotti (curva gaussiana). Essendo distribuiti a livello globale consentono di sfruttare alcune sinergie distributive (a esempio sugli international accounts) nei paesi nei quali le società del gruppo sono già presenti con i loro prodotti. Vengono loro riconosciuti dal mercato prezzi che tendono a aumentare; l’offerta è praticamente stabile (i disciplinari non consentono aumenti delle superfici vitate) mentre la domanda aumenta in proporzione alla popolazione abbiente (nella sola Cina negli ultimi 30 anni passata da zero a 200 milioni).

Il rovescio della medaglia consiste nel fatto che richiedono investimenti maggiori rispetto ai vini “alla moda”; un ettaro di Barolo costa più di un milione di euro contro i 200.000 circa di un ettaro con altre denominazioni DOC/DOCG (con l’eccezione del Prosecco che è la punta di diamante dei vini di moda e che si trova probabilmente all’apice).

Il progetto di Polo del Gusto (ereditato da Gruppo Illy) è di investire prioritariamente nel settore manifatturiero (con allargamento a biscotti e caramelle) per reinvestire in seguito il cash-flow delle società ormai mature nel settore vitivinicolo.

Quanto sopra spiega la scelta di cercare una piccola ma qualificata azienda in Barolo e, nel caso si presenti l’occasione, di fare un piccolo investimento in Francia. Dal momento che Domori distribuisce la maison de Champagne Taittinger in Italia, che quella è una società a controllo familiare (e gestione manageriale) con 230 ettari di vigneti (rarità in Champagne) e che nella compagine sociale vi sono alcuni investitori finanziari, se uno di questi decidesse di uscire per PdG sarebbe l’occasione giusta, acquisendo una quota, per mettere un piedino nel settore vitivinicolo anche in Francia; dove peraltro il gruppo possiede già una società (Dammann Freres)”.

n.b.

non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Marco
Marco
1 mese fa

Sicuramente Illy é una garanzia di qualitá, e mi sembra che il catalogo dei prodotti sia lì a dimostrarlo, tuttavia é sempre triste quando una famiglia contadina vende ad un industriale… il Piemonte fino ad ora era rimasto in gran parte immune, ma certo con gli ettari anche a 3 milioni (per i cru) é sempre più difficile per molti non sentire le sirene del denaro e della bella vita…

Antonio
Antonio
1 mese fa

… cosa doveva fare il “governo”??? aspettare che morissero tutt i vecchi rimbabiti della Sua età??? specialmente dopo quello che è successo dalle Sue parti (Bergamo)…

Tendenza

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