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Editoriali

Censurato e bloccato il mio account Facebook!

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Forme sempre più sfacciate di repressione del dissenso via social

Incredibile! Scopro questa mattina che “colpevole” di aver pubblicato ieri questo post “Adesso quei cialtroni del governo Giuseppi hanno superato ogni misura. Cittadini italiani, cosa aspettiamo a marciare su Roma e spazzarli via? Questo è ormai un regime poliziesco degno del Grande Fratello di Orwell: basta!”, il mio account Facebook è stato sospeso.

Non solo non mi consentono di commentare o di pubblicare altri testi, ma non mi viene concesso nemmeno l’accesso alla mia pagina. Se provo ad accedere, leggo “Non puoi pubblicare o commentare per 30 giorni Il motivo è che hai precedentemente pubblicato un contenuto che non rispettava i nostri Standard della community. Questo post viola i nostri standard in materia di violenza e istigazione alla violenza, pertanto nessun altro può vederlo.

La repressione del dissenso verso questo marcio regime, anche via social, assume forme sempre più allucinanti. Un tempo la repressione avveniva con i carri armati, con il confino nelle carceri speciali, poi è avvenuta, con forme più subdole e criminali, con i governi non scelti dai cittadini, con il dominio sempre più spudorato dell’economia e della finanza sui popoli effettuato via Bruxelles. Oggi avviene via social, mediante la gestione criminosa del social dove teoricamente, a differenza da quanto accade su Instagram, dove sono le immagini a dominare sulle parole, dovrebbe essere garantita la libertà di espressione e di pensiero.

Rileggete bene il mio post incriminato: non c’è alcuna traccia di invito a comportamenti violenti, e solo un imbecille potrebbe trovare traccia di apologia del regime fascista, visto che non faccio riferimento al 28 ottobre, ma invito i cittadini italiani ad una forma vibrata di protesta effettuata mediante una grande manifestazione di popolo da tenere ovviamente a Roma, visto che l’illegittimo, sbugiardato governo dell’avvocatulo pugliese con pochette, dell’omino impomatato al servizio della troika finanziaria europea e della Merkel, se si andasse domani a votare sarebbe sconfitto, ha sede nella capitale.

Sarebbe sconfitto, purtroppo con il rischio e la grande incognita di vedere salire a Palazzo Chigi un incolto, ignorante demagogo dal passato di comunista padano, che oggi occupa furbescamente uno spazio politico che la Destra ha per troppo tempo lasciato libero. E che la Meloni, con i suoi clamorosi limiti di cultura politica e di credibilità non può occupare.

Mi hanno sospeso l’account per incitazione alla violenza o non so che altro? Bene, un motivo in più per tenermi alla larga, anche se ho circa 5000 followers, da Faccia di culo bucco. E di mettere urgentemente mano al mio blog personale, Franco Ziliani, che andrà online il 21 (non il 28….) ottobre.

Mi accusano di simpatie fasciste? Bene, facciano pure, allora io chiudo il post con un brano musicale non casuale, l’Inno a Roma, che non è una canzonaccia fascista come qualche bischero ignorante e in malafede potrebbe pensare, ma una composizione scritta da un grande italiano e grande musicista come Giacomo Puccini nel 1919 prima della salvifica Marcia su Roma e dell’avvento di un regime che partito con nobili intenti rivoluzionari e sociali ha perso via via la sua formidabile valenza di rinnovamento dell’Italia e degli italiani con il matrimonio suicida con la Chiesa con il Concordato e i Patti Lateranensi del 1929. E soprattutto con l’abbraccio mortale e l’alleanza folle con Hitler ed il regime nazista e la scelta di entrare in guerra al fianco della Germania, contro Francia e Gran Bretagna, il 10 giugno 1940.

Di Mussolini Giacomo Puccini scrisse, due giorni dopo la Marcia su Roma, il 30 ottobre 1922, queste parole: “. E Mussolini?Sia quello che ci vuole! Ben venga se svecchierà e darà un po’ di calma al nostro paese! (Puccini, a Giuseppe Adami, dopo la Marcia su Roma)”.

E alla morte di Puccini il Duce, il 29 novembre 1924, pronunciò in Parlamento (mentendo su un’adesione pucciniana al Partito fascista che in verità non c’era stata..) un discorso che contiene queste parole: “Onorevoli colleghi! Ho la profonda tristezza di comunicare alla Camera una luttuosa notizia. In una clinica di Bruxelles, dove si era recato quando il male che lo affliggeva aveva assunto un decorso inesorabile, è morto oggi il maestro Giacomo Puccini. Sono sicuro che la melanconia che ci invade in questo momento, è profondamente condivisa da tutto il popolo italiano e, si può dire, da tutto il mondo civile. Ognuno di noi ha vissuto dei momenti della musica pucciniana, ognuno di noi si è commosso innanzi ai protagonisti indimenticabili che Puccini recava sulle scene, che animava con l’impeto della sua musica”.

Chiudiamo con Puccini, ricordando Franco Battiato e inneggiando con la Marseillaise “allons enfants de la patrie, le jour de gloire est arrivé. Contre nous de la tyrannie, l’étendard sanglant est levé…. Aux armes citoyes, formez vos bataillons, marchons, marchons, qu’un sang impur abreuve nos sillons”.

 

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Marcello Sensi
Marcello Sensi
1 mese fa

Caro Franco, nell’esprimerle la mia piena solidarieta’per quanto accaduto al suo account facebook, desidero altresi’ fare alcune considerazioni a proposito del periodo storico da lei rievocato. Premetto che chi le scrive non e’ affatto un epigono delle tendenze cattocomuniste, pervase da gesuitico buonismo, oggi imperanti in larghi strati della popolazione. Noto che, nell’enumerare le non poche nequizie imputabili all’uomo di Predappio, lei omette di citare ( certamente per una sua dimenticanza, poiché ben conosco la sua opinione in proposito ) quella piu’ ripugnante ed esecrabile in assoluto: intendo ovviamente riferirmi all’ignominia delle leggi razziali. E lei sa quanta parte ebbe Margherita Sarfatti ( di famiglia ebraica ) nella formazione e nello “sdoganamento” del giovane Mussolini. Certo, la presa del potere da parte di Mussolini deve essere inquadrata nel turbolento periodo storico nel quale avvenne. Intendo riferirmi al “biennio rosso” e alla incombente minaccia bolscevica. All’epoca parve essere una sorta di ex malis eligere minima, ovvero una medicina amarissima ma in grado di debellare il fiero morbo. Vogliamo pero’ sottacere le violenze che accompagnarono la fulminea ascesa del fascismo, la scellerata soppressione di Giacomo Matteotti poi seguita dall’abominio delle “leggi fascistissime” con la conseguente soppressione delle liberta’ democratiche? Quelle stesse liberta’ democratiche che oggi lei, giustamente, rivendica a gran voce. Poi si puo’ discutere sul fatto se il fascismo dei primordi fosse animato o meno da nobili ideali anche se – a mio giudizio – esso nacque viziato ab origine da una riserva mentale del Mussolini. Ad onore della verita’ storica occorre altresi’ convenire che allorche’ Mussolini prese in mano le sorti dell’Italia trovo’ un paese rurale popolato in gran parte da analfabeti. Fu innegabilmente sotto la sua dittatura che il nostro paese si trasformo’ in una potenza industriale ed acquisi’ un simulacro di identita’ nazionale. Ma a quale prezzo? E’ comunque inquietante constatare che, a distanza di ben 75 anni, chiunque manifesti ideali basati sull’amore per valori quali ordine, pulizia e rispetto delle leggi venga tacciato dell’epiteto di fascista! Nel congedarmi le rinnovo la consueta stima e non rinunci mai ad esprimere le sue idee!

Nevio
Nevio
1 mese fa

Sig. Ziliani, ma quando dice di marciare su Roma, concretamente a chi si riferisce? E , una volta capito chi va a Roma..una volta arrivati la…quale sarebbe il programma?
La ringrazio e la saluto

Nevio
Nevio
1 mese fa

No non la seguo Ziliani. Non capisco se vuole fare l ennesima inutile dimostrazione di piazza o se vuole assaltare fisicamente il parlamento.
Nel secondo caso, la censura su Facebook sarebbe il minore dei suoi problemi perché in una democrazia parlamentare le rivoluzioni si fanno nelle urne e non in piazza.

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