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Editoriali

Ancora a proposito del caso Valmaggiore: Roero o Nebbiolo d’Alba?

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Tante reazioni, unico latitante, il Consorzio Roero

Non immaginavo che le mie riflessioni, espresse in questo articolo, sulla spinosa questione del magnifico vigneto Valmaggiore, che nonostante si trovi in Roero, nel territorio della piccola (poco più di 500 mila le bottiglie certificate) Docg Roero, alcuni noti produttori di Langa, Bruno Giacosa e Luciano Sandrone, tanto per fare due nomi eclatanti, proprietari di porzioni di questo vigneto storicamente vocato, preferiscono proporre ai consumatori come Nebbiolo d’Alba.

Le visite del blog sono schizzate in alto, le discussioni (così mi è arrivata voce) si sono intrecciate, in Roero ma anche in Langa e il grande assente, clamoroso assente (ma esiste davvero?) è stato il Consorzio tutela vini Roero, che ho più volte accusato (accusa che ovviamente ribadisco ora) di essere, almeno con me, ma non solo latitante, confuso, condizionato da logiche (parola grossa) che mi sfuggono.

Per contribuire ad un dibattito che si rende quanto mai indispensabile e che interessa e coinvolge il comparto vitivinicolo roerino e anche il mondo del vino albese, ho pensato di proporre alcune reazioni al mio articolo, alcune espresse in forma di commento qui sul blog, altre come reazioni che mi sono arrivate direttamente e che penso di poter tranquillamente rendere pubbliche.

Iniziamo con il professor universitario Michele A. Fino, associato di Diritto romano e Diritti dell’antichità all’Università di scienze enogastronomiche di Pollenzo, grande sostenitore e conoscitore del Roero e mio ex amico, che in un ritaglio di tempo rimasto tra un allucinante attacco al professor Zangrillo, professore di anestesia e rianimazione dell’ospedale San Raffaele di Milano, ha commentato qui: “Penso che il Consorzio attuale non sia affatto sonnecchiante e che la proposta innanzitutto dovrebbe essere che tutti i soci del consorzio non facciano più altro nebbiolo se non Roero. In secondo luogo, approvo la proposta della diplomazia affinché i big producano senz’altro dei Roero Valmaggiore e non dei Nebbiolo d’Alba Valmaggiore. Creerebbe competizione ma anche stimolo a migliorare, oltre a una massa critica importante. Infine porterebbe questi big nel consorzio del Roero: altro ottimo risultato. Però, e chiudo tornandoci, non è vero che l’attuale consorzio sonnecchi. I Roero Days sono stati in successo notevole negli ultimi anni, la promozione della zona è cresciuta e le MGA sono state disegnate, a mio avviso, molto meglio che nel Barolo”.

Interessante anche il commento, già apparso qui, di Simone N. che annota: “Articolo sacrosanto che squarcia il velo su una questione francamente fastidiosa. È il primo che mi capita di leggere sull’argomento.
Quando qualche anno fa, feci la domanda a Luciano Sandrone, dopo una verticale del suo Barolo Cannubi Boschis a Roma. Consapevole della questione posta, rispose con grande onestà che trattasi principalmente di una scelta legata a ragioni commerciali. La risposta di Gianni Abrigo (persona stupenda e sempre disponibile), la conosco, per avergliela posta di persona, ed è quella riportata da un altro lettore del blog, in un commento ad un precedente articolo; ovvero che il disciplinare “Nebbiolo D’Alba” è uno scudo che consente di l’imbottigliamento di Nebbiolo al 100%.

Dopodiché, penso anche io che quei produttori che hanno la fortuna di avvantaggiarsi di denominazioni più rinomate, abbiano scarso interesse ad aggiungere il Roero alle loro referenze. Ed è un peccato. Intanto perché la loro presenza alzerebbe il prestigio del Roero, accendendo un faro su una denominazione ancora poco conosciuta per i suoi rossi. Poi perché un Grand Cru come Valmaggiore, particolarissimo per pendenza, e composizione del suolo, andrebbe collocato tra le perle del nostro territorio e non declassato, nessuno se l’abbia a male, in una denominazione minore.
Quanto al resto, caro Ziliani, staremo a vedere.
Spero che questo articolo, come al solito scritto senza peli sulla lingua, avvii una discussione seria e che i produttori interessati dicano la loro”.

Altro commento interessante quello di una persona, non sono autorizzato a fare il suo vero nome, che si firma Aurora e scrive: “concordo in toto con lei e con le osservazioni fatte da Simone N. I blog sul vino in questi ultimi anni si sono moltiplicati. Una volta eravamo un paese con 60 milioni di allenatori, oggi siamo diventati un paese di esperti di vino. Basta fare un giro nel web, per rendersene conto. Troppo spesso si leggono cose imbarazzanti, dettate più dalla voglia di apparire, di raccontare ad ogni costo, piuttosto che dalla conoscenza e dall’amore per questo settore. Il suo è un articolo (o post, non so come definirlo) che dà dignità al giornalismo enogastronomico. E per questo la ringrazio. Quanto al merito, intanto voglio ricordare un personaggio come Matteo Correggia, che è stato il prima a credere seriamente in questa denominazione e a valorizzarla con il suo Roche D’Ampsej. In secondo luogo, come ha giustamente ricordato, stiamo assistendo ad un aggiustamento stilistico più conforme alle caratteristiche del vitigno, rispetto ad anni interlocutori e ad uno stile internazionale che non ha giovato alla fama del Roero.

Quanto alla dinamicità di un consorzio, faccio l’esempio di quello del Chianti Classico, che in un momento difficile è stato capace di inventarsi la gran selezione per far parlare di sé e del Chianti. Qui siamo ai Roero days (infantile americanata linguistica e forse non solo linguistica).
Aspetto anche io di leggere il pensiero di qualche produttore. Magari degli eredi del grande Bruno Giacosa.

E veniamo ora a qualche diretto protagonista, a produttori roerini. In primis Antonio Deltetto, che in merito al mio articolo mi ha scritto: “Certo nel Roero regna un po’ di confusione come ti avevo già detto venerdì, il peccato originale era di non avere scelto un solo vino bandiera, ma visto che abbiamo scelto di averne due si dovrebbe almeno mettere o togliere il vitigno per entrambi, mentre il vitigno è permesso solo per l’arneis. Il fatto di avere per il Nebbiolo 3 denominazioni nella stessa area non aiuta a fare chiarezza, il Roero è compreso nella denominazione Langhe anche se storicamente e per differenza di suoli per noi e per i langhetti la Langa è a destra Tanaro e il Roero a sinistra.

Penso sia più giusto per il consumatore sapere che Valmaggiore è nel Roero, motivo d’orgoglio che sia stato scelto da blasonate aziende langhette che però dovrebbero per chiarezza adottare la denominazione Roero.

Giovanni Correggia, il figlio del grande Matteo, eccellente produttore in Canale d’Alba, letto questo mio articolo sulla questione Valmaggiore Nebbiolo d’Alba – Valmaggiore Roero ha postato queste intelligentissime riflessioni sul mio blog. E io, in attesa di incontrarlo e stringergli la mano, le riprendo in questa sede.

Ho letto l’articolo e sono d’accordo con lei per quanto riguarda le denominazioni usate per una vigna come il Valmaggiore (e Occhetti). Penso che all’inizio i nostri colleghi di Langa abbiano optato per Nebbiolo d’Alba o Langhe Nebbiolo, in quanto sono denominazioni più facili da vendere rispetto a “Roero”.
Oggi è ancora così, e grandissima colpa di ciò, sono i produttori roerini che si ostinano ad usare quelle due denominazioni perché più facili da vendere e migliori per il portafoglio, usando come scusa il fatto che il Roero non si vende ed è poco conosciuto: per forza! Se non vengono prodotte bottiglie, come si può pretendere che il Roero venga più conosciuto? 500 mila bute sono niente. E’ un cane che si morde la coda.

Questa è una battaglia che noi stiamo combattendo da anni: siamo gli unici insieme agli amici di Solo Roero a fare, appunto, solo Roero. Pensi che il nuovissimo vino APAPA’ che abbiamo dedicato, mia sorella ed io, a nostro Papà, è un Nebbiolo 100% vinificato ed affinato in ceramica. Dunque, non essendoci legno, non posso usare la denominazione Roero e pur di non usare Langhe Nebbiolo, sono uscito con un vino senza denominazione: vino rosso e basta.

Tornando ai viticultori di langa, penso che oggi, in aggiunta ad una maggiore facilità di vendita dovuta alla denominazione usata, ci sia anche una sorta di “timore” che il Roero possa crescere e prendere spazio a loro. Ecco un altro motivo per cui probabilmente preferiscono non usarlo…

L’unione fa la forza, dicono, ed io ci credo. Per far crescere un territorio si deve lavorare e collaborare tutti insieme, ma ahimè siamo ancora ben distanti.
Chiudo dicendo che già 40 anni fa, mio padre, che ritengo molto lungimirante, diceva che per far fare il salto di qualità ( a livello di fama) al Roero, la soluzione migliore sarebbe stata che tutti i produttori roerini avessero messo un milione di lire, fondassero un’azienda, e l’avessero regalata a Gaja, a patto che si impegnasse ad utilizzare le denominazioni della regione.

Dante Scaglione, lo storico braccio destro di Bruno Giacosa, produttore del più noto, non me ne vogliano gli amici roerini, Valmaggiore in commercio (sicuramente più noto e qualitativamente importante di quello dei Sandrone di Barolo), mi ha scritto: “Franco, penso che il Valmaggiore sia dei roerini e mi auguro che ne facciano buon uso ma ce da chiedersi come mai sia diventato così famoso come Nebbiolo Nebbiolo d’Alba? Io la risposta ce l’ho: grazie Bruno!

Ho letto il disciplinare del ” Roero”. Contrariamente a quanto pensavo esso si può vinificare in tutto il comprensorio del Barolo e Barbaresco. (il legislatore ha tenuto conto che tradizionalmente queste uve erano acquistate e vinificate anche dai langhetti). Tuttavia occorre rimarcare che in base ai rispettivi disciplinari di produzione  il Nebbiolo d’Alba deve essere costituito da 100% nebbiolo mentre il Roero almeno dal 95% di Nebbiolo con il 5% di vitigni a bacca rossa non aromatici autorizzati nella regione. Può tuttavia essere composto (se il produttore vuole) anche da 100% Nebbiolo. Ancora una considerazione importante sul Valmaggiore. Avendo la menzione “vigna” in etichetta sia esso Nebbiolo d’Alba che Roero penso debba essere composto dal 100% di Nebbiolo appunto di quella vigna.

Luca Faccenda, produttore del Roero Arneis Valfaccenda che ho sinora solo segnalato en passant ma che a giorni vi racconterò diffusamente, nonché di Roero Docg mi ha scritto: “Buongiorno Franco, mi trova in accordo su quasi tutta la linea! In realtà la faccenda dei diritti acquisiti e dell’antecedenza della doc Nebbiolo d’Alba pare sia una condizione non superabile però “caldeggiare” in maniera ufficiale il passaggio a Roero perlomeno solo di Valmaggiore sarebbe una strada da percorrere.

Il Consorzio non sta facendo male (proposta fatta ai comuni di vietare il diserbo su tutta la superficie della Docg roero, i Roero days, altro…) ma è vero che comunicazione ed azioni sono sbilanciate sul bianco…come la produzione! E comunque grazie di dire queste cose e parlare di questi argomenti, viva! Che altrimenti qui “in bella maniera piemontese” si lascia sempre passare tutto sotto il velo della cortesia e del lasciamo perdere.

Infine Stefano Occhetti, giovane produttore roerino che mi è stato segnalato da un super barolista, uno che usa il cervello e non fa solo vini fenomenali ottenuti da vigne che di simili in Langa non se ne vedono, come Roberto Voerzio, uno che già dal cognome è tutto un programma

Cosa ne penso della questione Valmaggiore? Molto sinceramente, sono da troppo poco tempo in questo mondo per poter dire, sicuramente faccio molto meglio a sentire e leggere.

Certo è che la mia sensazione, da new entry quale la mia, è sicuramente quella che ha simpaticamente denunciato: l’inesistenza di un soggetto forte che promuove il territorio con convinzione e senza conflitti di interesse. Io, francamente, ho sempre visto il Roero promosso più dai singoli produttori che dal consorzio (qui però devo smentirla, il consorzio è vivo e vegeto, in due anni mi ha contattato per ben 2 volte, esattamente quando dovevo versare l’erga omnes!!

Comunque, non lo so, io devo ancora crearmi una posizione a favore di una o l’altra DOC… è ovvio che io amerei vedere il mio territorio valorizzato al massimo, e forse questo può e deve avvenire solo con la valorizzazione della DOCG Roero.

Secondo me però c’è un pasticcio a livello di disciplinari… Langhe Nebbiolo, Nebbiolo d’Alba, Roero… tutto permesso e senza logiche corrette. Almeno, io da neo-produttore ho avuto molte difficoltà a decidere quale fosse la mia prima etichetta: il cuore avrebbe voluto farmi uscire con solo Roero, ragionamenti di mercato e di portfolio mi hanno spinto prima verso Nebbiolo d’alba Roero e verso Langhe Nebbiolo e Roero poi.  Col tempo penso virerò, su cosa ancora non so.

Io poi, che ho una vigna agli Occhetti, e che mi chiamo così, non ha idea delle “paturnie” che mi sono fatto su come e quando usare questo nome… Sul convincere i grandi di Langa… anche lì, ha detto bene: può essere solo un’azione politica a portare a questo risultato, non certo un’opera di buon cuore da parte dei colonizzatori d’Oltretanaro. Ma torniamo li: c’è davvero interesse?

Insomma… penso che lo status quo verrà rotto solo da chi ha voglia e necessità davvero di romperlo… non da chi nello status quo sta bene: quindi bene quello che stanno facendo quelli del collettivo di Solo Roero (di cui Faccenda, Oggero…) e altri come Negro… ma manca qualcosa, manca ancora un gruppo più esteso di produttori affermati che si associno seriamente per far crescere il Roero.

Comunque… il giorno che andrà da Antinori o da Ratti a convincerli a cambiare da Nebbiolo d’alba Occhetti (peggio, ora è diventato Langhe nebbiolo) Occhetti a Roero Occhetti, mi porti con lei ! :). Tra l’altro adesso ci sono anche i Marchesi di Barolo che stanno colonizzando le “Sanche”, la collina di vezza “dietro” a Valmaggiore… dove ho le vigne io.

Le spiego meglio anche cosa intendo sul problema disciplinare Roero (che ho provato sulla mia pelle, e mi chiedo, magari no, se non sia anche questo che ha portato i grandi di Langa ad optare per altre doc piuttosto che sul Roero)

Vabbè, ma loro sono di Langa, non possiamo noi pretendere che vengano qui e facciano i nostri interessi…siamo noi che dobbiamo difenderci e battagliare! Io non li biasimo più di tanto… that’s life..

E allora caro Consorzio Roero, signor Presidente Monchiero Carbone, volete, finalmente, se non disturbo troppo, se la questione che ho sollevato non vi lascia indifferenti e se magari vi riguarda, fare sentire la vostra voce e dire quello che pensate?

n.b.

non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Simone N
Simone N
1 mese fa

Caro Franco,
sottoscrivo il commento di Aurora. Questo è giornalismo enogastronomico e non pubblicismo fine a se stesso.Prendessero esempio coloro che altrove, non fanno altro che valutare in centesimi qualunque cosa abbiano nel bicchiere. Farebbero bene ad imparare a memoria, le splendide parole di Baldo Cappellano riportate nelle controetichette dei Suoi Barolo.
A mio avviso, la limpida semplicità del ragionamento di Giovanni Correggia coglie perfettamente nel segno. La ragione è di ordine commerciale, perché per il consumatore medio, Nebbiolo ha più appeal di Roero. Come se ne esce? Producendo più bottiglie di Roero. Lui lo ha fatto con il Val dei Preti, passato da Nebbiolo D’Alba a Roero, senza temere che questo passaggio intaccasse le vendite del fratello maggiore.
Quanto a Valmaggiore, e alla sua “magnifica e pericolosa pendenza” è un pugno nello stomaco vederlo declassato a Nebbiolo d’Alba. Capisco che chi produce giá Barolo e Barbaresco non voglia impegnarsi con un’altra referenza impegnativa, ma è una strada che va percorsa. Presto o tardi. So da fonte diretta che l’articolo ha fatto discutere. Bene. Più coraggio Signori.

Simone N
Simone N
1 mese fa

Caro Ziliani,
Non so se è per un problema tecnico, ma non si riescono a leggere i coomenti agli articoli. Da ieri pomeriggio almeno.
Saluti.

Danilo R.
Danilo R.
1 mese fa

Dottor Ziliani,
non so se ha contezza che da questa mattina i commenti non sono visibili.

Cordiali Saluti
Danilo Ricci

Alessandra
1 mese fa

Esattamente! concordo in pieno. Il consorzio del Roero non è certo uno dei più attivi penso ad esempio al Consorzio del Collio che è assolutamente attivo e presente e fa una ottima comunicazione. Un territorio come quello del Roero meriterebbe qualcosa in più.

Roberto Damonte
1 mese fa

Ho letto il reportage sui vini del Roero e anche i consigli sul potenziale sviluppo dI questa denominazione.
Mi è parso di ritornare indietro di 35 anni quando si cerco’ di far rinunciare a tutti i produttori di Uva nebbiolo nell’area del Roero alla rivendicazione della denominazione nebbiolo d’Alba. Tentativo che falli’ e che ci portò ,per aggirare il problema ad inserire altri vitigni nella composizione del vino. In quel periodo infatti le leggi vigenti non permettevano la nascita di una nuova denominazione con lo stesso vitigno sulla stessa area.
In quel periodo era addirittura obbligatoria la miscela con almeno il 2% di uva arneis.Questo perché anche i confini stessi del Roero non erano ancora ben definiti,e in quel periodo la coltivazione dell’uva arneis era solo prerogativa di alcuni comuni dell’area.
In seguito questo scoglio fu superato ed in occasione del passaggio della denominazione da doc a DOCG L obbligatorietà fu eliminata così oggi possiamo ottenere questo vino anche solo con uva nebbiolo.
Naturalmente per far crescere una denominazione in un territorio come l’albese non è facile perché le denominazioni piemontesi sono cosiderate dei classici e come ben sappiamo lo stile classico subisce solo dei modesti cambiamenti nel tempo ,altrimenti non sarebbe più classico,mi pare che il settore dell’abbigliamento ce lo dimostri.
Inoltre le aziende che già operavano qui nella sinistra tanaro 40 anni fa’ presentavano sul mercato un nebbiolo del Roero spesso addirittura frizzante,i produttori che a giugno luglio avevano ancora del vino nebbiolo in cantina erano considerati dei mediocri imprenditori perché non erano riusciti a vendere tutto il vino della vendemmia precedente.
Alla luce I questa situazione pregressa credo che la zona sia cresciuta parecchio,forse poteva crescere più in fretta ,ma credo che come fatta l’Italia si dovevano fare gli italiani così fatta la nuova denominazione si devono anche fare i produttori,senza cercare scorciatoie o elemosine di alcuno,in poche parole cerchiamo di fare bene poi sarà solo una questione di tempo ,sempre che si aspiri anche noi a divenire dei classici .

Nan.
Nan.
1 mese fa

Dottor Ziliani,
Veramente un peccato non poter accedere alla lettura dei commenti ai suoi post. Trattasi di problema tecnico momentaneo? Come potrà verificare, cliccando su commenti si apre uno spazio vuoto.
Spero si risolva presto.
Cordiali saluti.

Tendenza

Autore: Franco Ziliani - P.IVA: 02585140169 - Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale. Le immagini inserite in questo blog sono tratte in massima parte da Internet; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo a Franco Ziliani, saranno subito rimosse.
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