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Enoriflessioni

Acciperbacco son felice per davvero di tornare qualche giorno nel Roero!

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Una full immersion nel regno dell’Arneis. E del Nebbiolo…

Me lo dicevo da tempo, e me lo diceva anche qualche amico produttore: “tu che sei un nebbiolista, anzi, nebbiolodipendente come ami definirti, non puoi continuare ad andare solamente a Castiglione Falletto, Monforte d’Alba, Verduno, Serralunga d’Alba, Barolo e Novello, oppure, come hai fatto di recente, a Barbaresco e Neive e Treiso. Non puoi far finta di non sapere che anche oltre l’altra sponda del Tanaro producono Nebbiolo, perché non torni in Roero?”.

Lo so bene, non sono nato ieri e un po’ del “mio” Piemonte lo conosco. So perfettamente che in quella zona bellissima, paesaggisticamente parlando, la terra delle misteriose Masche, si coltiva Nebbiolo e non solo il vin du pays, il sopraffino Roero Arneis, che bevo da metà anni Ottanta, da quando qualcuno lo chiamava (ora accade con il Timorasso, guarda te..) Nebbiolo bianco.

So bene che in Roero esiste un Consorzio che si occupa della promozione dei vini locali, e dal quale non ricevo mai (forse non comunica, forse non ha nulla da comunicare, chissà..) nessuna notizia. Sono perfettamente a conoscenza del fatto che in Roero, terra anche di squisite pesche e di croccanti verdure, operano validi produttori, e ricordo con commossa gratitudine Matteo Correggia che tanto si spese per far conoscere un’immagine più alta del suo amato Roero e che scomparve tragicamente troppo giovane, aveva solo 39 anni, nell’estate del 2001.

E ricordo ancora lo sgomento che ci provocò la notizia, ero in Alto Adige con un altro caro amico rapito dagli dei quando aveva ancora mille cose da dire, Francesco Arrigoni, quando arrivò a Peter Dipoli e a noi altri amici che stavamo degustando Blauburgunder

So bene tutto questo, so anche che l’esistenza di vigne di Nebbiolo sui terreni più freschi, giovani e sabbiosi del Roero è benedetta, nella zona del Barbaresco e del Barolo, negli anni in cui l’andamento stagionale è negativo e magari ci sono state grandinate rovinose su per bricchi e surì

Ricordo bene anche di aver discusso, in passato, con alcuni produttori roerini, mi sembra fossimo nella ottima Enoteca di Canale, regno del divino chef Davide Palluda, invitato da un uomo splendido, che per il Roero si è speso come pochi, il grande Luciano Bertello, persona di raffinata cultura umanistica, dei limiti di una tendenza, allora diffusa, e a mio avviso perniciosa, di voler fare in Roero, con terreni profondamente diversi, dei vini, pieni di legno, ovviamente la dannata barrique, che “scimmiottavano” Barbaresco e Barolo senza avere la struttura e le caratteristiche di quei vini.

Ciò detto, sono felicissimo di ritornare dopo diverso tempo in Roero e di essere da oggi per tre giorni, fino al 16, in Roero, tra Canale d’Alba e Monteu, per fare una ricca degustazione dei vini che gli amici, gentilissimi e molto disponibili dell’Enoteca del Roero, mi faranno trovare mercoledì mattina e per visitare una serie di aziende.

Vecchi amici come Angelo Ferrio, l’uomo dalla risata più strepitosa che esista, della Cascina Cà Rossa, Marco Porello, i Negro, Tonino Deltetto e altri che di cui conosco i vini e che forse ho incontrato in qualche occasione, come Malvirà, Almondo, i fratelli Rabino, Giacomo Vico e i signori di Malabaila. E attendo con grande gioia il momento di varcare le soglie della Cornarea, cui devo il più grande Arneis (insieme a quelli di un tempo del sommo Bruno Giacosa), da Pierfranco Bovone, grande amico di un mio amico del cuore, Nino “Felicin” Rocca, perché so già che qualche vecchia annata dal cuore della cantina salterà fuori. E saranno di certo “fossili” enoiche emozioni…

Sarà bellissimo, lo so, questo ritorno in Roero, come sarà bello rivedere, in appendice di Roero tour, un vecchio carissimo amico come Giacolino Gillardi nella sua cantina di Farigliano, per dolcettare e discettare di Dolcetto e Barolo (non poteva mancare) prima di concedermi la gioia di una serata (chissà che ore faremo e quante bute stapperemo) a Clavesana dalla mia più emozionante scoperta, dal punto di vista umano e non solo, di questo memorabile 2020, la famiglia Gallo, produttrice di vini schietti e sinceri come loro in Clavesana. Stapa una buta Mauro, che arrivo!

n.b.

non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Simone N
Simone N
1 mese fa

Caro Franco,
Personalmente non ho mai capito perchè alcuni grandi produttori delle Langhe che hanno vigneti in zone pregiate del Roero, vadano poi ad iscriverli a Nebbiolo dAlba. Il caso emblematico è Valmaggiore. Il vero Grand cru della denominazione. Produttori del calibro di Giacosa, Sandrone, Abrigo, Sordo e Marengo che hanno parcelle in questo vigneto eccezionale, imbottigliano come Nebbiolo d’Alba anzichè come Roero, il vino prodotto. Stessa cosa si può dire con Ochetti(Ratti e Prunotto).

Mario Gagliardi
1 mese fa

Gentile Franco , buonasera a te e a tutti quelli che leggono i tuoi illuminanti articoli. Sono proprio curioso di essere informato su un territorio , il Roero ,del quale conosco ben poco .Aspetto con ansia qualche indirizzo valido ( di te mi fido ).Buona degustazione e divertiti .

Marcello Sensi
Marcello Sensi
1 mese fa

Probabilmente cio’ accade in quanto la denominazione “Nebbiolo d’Alba” ha piu’ appeal ai fini commerciali ed e’ di piu’ facile individuazione da parte del consumatore meno addentrato nel mondo del vino. Tutti conoscono il nebbiolo, mentre altrettanto non puo’ dirsi per il Roero. Certo, e’ triste constatare che molti viticoltori che hanno parcelle nel Roero siano proprio i primi a non credere in questa denominazione…

SIMONE CASTELLI
SIMONE CASTELLI
1 mese fa

Ecco la risposta , gentile e professionale, del Sig Abrigo della medesima azienda agricola:

Il disciplinare del nebbiolo d’alba e ‘ l ‘unico che garantisce l uso del nebbiolo al 100%.
Nel disciplinare del roero e’ ammesso l uso anche se in piccola percentuale di altre uve

L’investimento ,economico ,di prodotto e di impegno nel lavoro tutto a mano nel cru valmaggiore, e’ sintetizzato nel connubio tra il terroir e il vitigno nebbiolo , indicate in etichetta.

I piemontesi sono gente seria mica Furbastri.

Simone N
Simone N
1 mese fa

Conosco e saluto Gianni Abrigo. Amo il suo Valmaggiore e lo trovo eccezionale. Dopodiché,credo anche io che l’appeal della denominazione Nebbiolo d’Alba, a livello commerciale, sia più pesante di quella del Roero. Sono comunque le aziende di Langa che la usano, perché le cantine del territorio come Cascina Chicco o Ca’ Rossa (ma non solo)
Imbottigliano il Valmaggiore come Roero.

SIMONE CASTELLI
SIMONE CASTELLI
1 mese fa

In effetti il Roero Docg Valmaggiore Audinaggio di Ca Rossa (cantina che ho visitato anni fa) è 100% nebbiolo.
Forse etichettarlo come Nebbiolo è solo un fatto commerciale come diceva il signore sopra.
Chiedo venia per aver contribuito banalmente all interessantissima discussione

Simone N
Simone N
1 mese fa

Sollecitato dall’articolo e dalla discussione, ho aperto Il Valmaggiore 2016 di Abrigo e il Valmaggiore 2017 di Luciano Sandrone. Ahimè non ho in cantina quello di Giacosa. A parer mio, Gianni Abrigo,aiutato dall’annata, ha prodotto il Suo miglior Valmaggiore di sempre. Nebbiolo staordinario,già sfaccettato al naso,concentrato come da stile della cantina, ma mai mollo.Lunghissimo. Sul Valmaggiore di Sandrone cè poco da dire. La nitidezza e la fragranza olfattiva ti coccolano. Ziliani forse si arrabierà, ma questo vino è una nave scuola per chiunque voglia avvicinarsi al Nebbiolo.
Non siamo nel campo della classicità,ma siamo comunque lontani da quelle versioni moderniste e pacchiane, che hanno mortificato questo grande vitigno.

Tendenza

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