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Enoriflessioni

Suckling: bocciato Giacomino, il Barolo non lo capisci proprio…

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A proposito di una comica Top 100 di Giacomino

Mi sono divertito per anni, quando faceva danni e business, pardon, era il responsabile europeo, quindi anche delle sorti dei vini italiani, della rivista amerikana Wine Speculator, pardon bis, Wine Spectator, a “perculare”, ovvero prendere in giro James, che per me era diventato Giacomino, Suckling, uno, tanto per spiegare di che soggetto si tratti, i Brunello di Montalcino di riferimento sono Luce della Vite, Casanova di Neri e Valdicava e magari Banfi (hai detto mai…).

Un tizio che quando viveva in Italia si era sistemato nella tenuta il Borro dei Ferragamo, i cui vini trattava con i guanti bianchi, proprio come faceva con quelli della Tenuta Setteponti proprietà di quell’Antonio Moretti cascato in un’indagine della Magistratura che ha coinvolto anche il testimonial del Tavernello, Luca “naso sopraffino” Gardini.

Se siete lettori recenti di questo blog e non sapete chi sia Giacomino e perché l’abbia preso in giro (e ho la prova che lui mi leggeva chiedendosi perché ce l’avessi tanto con quanto scriveva e la sua persona) linkate qui e troverete tutti gli articoli che ho consacrato a questo furbo wine writer master of business. E prima ancora, sul mio mitico Wine Report, qui, qui, e qui dove il fenomeno si spingeva ad ipotizzare che nello Sperss di Angelo Gaja, le Roi, ci fosse, vergogna!, del Cabernet Sauvignon

Non ho mai avuto nulla in comune con Giacomino, anche se su Wikipedia, nella voce dedicata allo scandalo del Brunello di Montalcino del 2008, mi vedo accomunato a lui nell’aver parlato per primi della sozza vicenda di Brunellopoli.

Quando Wine Spectator si è liberato di lui sostituendolo con il bravo Bruce Sanderson ho plaudito alla bella notizia e poi l’ho visto, furbo e scaltro com’è, spostare il centro del suo wine business in Asia, dove ha dato vita al sito Internet che porta il suo nome e che è sempre istruttivo visitare nella parte free, quindi visitabile anche da parte di chi non è abbonato alla sua vetrina Web.

Ho letto, ogni tanto ho chiosato e preso in giro vedendo come Giacomino facesse tesoro delle amicizie e complicità maturate nei lunghi anni del suo sodalizio con Wine Spectator e, cosa che gli va riconosciuta, non dimenticasse mai gli amici, come annotavo sette anni fa.

L’ho lasciato perdere insomma, tanto anche se io mi diverto a punzecchiarlo lui è Suckling, ha un sito Internet della Madonna con tanto di video, guadagna (con i suoi metodi che non sono i miei) vagonate di soldi che io manco mi sogno, lui è ammericano e gira il mondo, ha ancora fior di produttori, ad esempio i Braccobaldi, ai suoi piedi,  mentre io.. beh, lassuma pert…

Ho lasciato stare fino a che qualche giorno fa mi sono imbattuto in questo articolo dove il nostro prode, che se fosse italiano voterebbe Prodi, ha preteso, con una vera e propria americcanata, stilare una delle inutili classifiche, una top 100 di “100 outstanding Barolos” delle annate 2016, 2015 e anche qualche 2010 e 2011.

I suoi eroi, (alcuni dei quali sono anche miei) ci sono in prima fila, Bruno Giacosa, Giacomo Conterno, Roberto Voerzio, Poderi Aldo Conterno, ma poi, scorrendo l’elenco dei suoi favoriti, di quelli che secondo Giacomino dovrebbero rappresentare la crème de la crème barolesca, ho notato alcune presenze imbarazzanti tipo Voerzio Martini, Gianni Gagliardo, Damilano, Marchesi di Barolo, La Spinetta, Scavino, Parusso, Boroli e persino Virna.

E con crescente imbarazzo per lui, poveretto, che mette così tanta tenerezza con il suo ciuffetto di capelli ormai grigio e con i suoi sfondoni sempre più patetici, ho notato clamorose e vergognose assenze.

Vogliamo provare a citarle? Innanzitutto il re dei Barolo il Monprivato di Giuseppe (Mauro) Mascarello, il Monvigliero di Comm. G.B. Burlotto, i vini di Beppe “Citrico” Rinaldi e ora delle splendide figlie Marta e Carlotta, poi i meravigliosi Barolo di Castiglione Falletto di Cavallotto, il Ravera e il Vigna Elena (sublime) di Elvio Cogno, il Vigna Rionda, il Lazzarito e anche tutti gli altri di Ettore (Sergio) Germano, il Vigna Rionda e gli altri di Giovanni (Davide) Rosso, e poi, e sicuramente mi sfugge qualcuno, i Barolo di Castello di Verduno, Barale, Gagliasso, Guido Porro, Cappellano,  Edoardo Sobrino, Gigi Rosso, Cascina Bruni, il Sarmassa di Brezza, il Sarmassa Vigna Merenda di Federico Scarzello, di cui ho bevuto mercoledì scorso a cena con i carissimi amici Denise e Massimo Benevelli, un suntuoso 2006 alla Locanda dell’Arco di Cissone e poi Fontanafredda, che Andrea Farinetti, il figlio del grande Oscar, a sua volta grande, anche se solo trentenne, sta riportando ad antichi splendori.

Ma insomma diciamolo a chiare lettere che prendere sul serio James “Giacomino” Suckling non è una cosa seria e con lui, quando scrive di Barolo, sembra di essere su Scherzi a parte, a Oggi le comiche, alla Corrida, dilettanti allo sbaraglio?

Attenzione!:

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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10 Commenti

10 Commenti

  1. Susanna

    14/09/2020 at 16:46

    Come tu ben sai di vino capisco pochissimo. Però mi piace bere bene e lo faccio d’istinto. Anche di Montalcino dove praticamente tutti i produttori che conosco (cioè non pochi) mi sono simpatici, bevo solo i vini che mi fanno star bene, che mi parlano affettuosamente dei luoghi in cui nascono e … portano buono e bene.
    I Barolo che citi mi sembrano indispensabili, se si cita quella terra (da me conosciuta tramite mio padre). Quello del “tuo” Giacomino perö è un mondo parallelo dove vigono regole e criteri diversi.
    Porta pazienza, che ce ne vuole tanta.

  2. Simone N

    14/09/2020 at 20:56

    Grande Ziliani,
    Punta avanzata in difesa della classicità del Barolo. Aggiungo di straforo all’elenco, il Brunate di Marcarini, il Rocche dell’Annunziata di Aurelio Settimo e i meravigliosi Barolo dei tre che stanno in Piazza Maria Cappellano a Serralunga. Giusto per citare i primi che mi vengono a tiro. Ancora oggi capita di leggere qualche fenomeno che critica l’immenso Monprivato e lo definisce un vino sopravvalutato; anoressico, troppo etereo ecc. È proprio vero che il Barolo non è per tutti. Ma come si fa a mettere poi dalla stessa parte della barricata, I Barolo di Giacosa con quelli di Gagliardo? Oppure il commovente Villero di Vietti con l’omologo di Boroli? Stili, vinificazioni e ricerca dell’espressività territoriale completamente diverse.
    O non ha le idee chiare, oppure Mr. Suckling vuole accontentare un po’ tutti

  3. Marcello Sensi

    15/09/2020 at 08:14

    Buongiorno, Franco! Mi permetto di segnalare un titano di Langa che, certamente per una tua dimenticanza, hai omesso di citare: Bartolo Mascarello. Ed un plauso va tributato a Maria Teresa Mascarello, che con sagacia perpetua gli insegnamenti del suo nobile padre. Personalmente sarei propenso ad inserire nel gotha dei barolo anche Luciano Sandrone. Come hai ben detto, tra i produttori in prepotente ascesa si segnala senz’altro Davide Rosso, il cui barolo Vigna Rionda Ester Canale riserva nasce dalle stesse parcelle le cui uve venivano un tempo impiegate da Bruno Giacosa ( fino al 1993 se non erro ) per il suo leggendario Vigna Rionda riserva.

  4. Simone N

    15/09/2020 at 11:02

    Ziliani,
    le risulta che Tommaso Canale dopo la “rottura” con Giacosa abbiamo venduto le uve alla cantina Mauro Mascarello e quindi almeno in una annata dovrebbe essere uscito un Vigna Rionda Mascarello? Mai avuto la fortuna di assaggire l’omologo di Davide Rosso(il prezzo è proibitivo); continuo a preferire quello di Massolino(strepitosa la 2014, nonostante l’annata) e in alcune versioni anche il Vigna Rionda di Anselma. Meno Oddero e Pira.

    Saluti

  5. Marcello Sensi

    15/09/2020 at 11:55

    Beh, Franco, dopo tanti anni credo che ti sarai pur fatto una ragione per la “buca” che ti rifilo’ l’ineffabile Giacomino… Assai piu’ bruciante sarebbe stato ricevere un simile trattamento dalla Sharon Stone dei tempi aurei, non trovi?

  6. Sancho P

    15/09/2020 at 14:03

    Intendevo Giuseppe Mascarello ovviamente.
    P.S. Ma Giacomino ride sempre?

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