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Mon coeur mis a nu...

Serate bergamasche golose con sorpresa

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Tra Champagne, Bordeaux, barriques e super Valcalepio

Ohibò bella gente, nonostante io sia abitante a Bergamo e dintorni da anni 54, devo confessare di aver atteso di compierne 64 (due giorni fa) per scoprire che Bergamo potesse avere una stimolante vita notturna.

Io, che pure ho sposato un’orobica, di Saint John White, alias San Giovanni Bianco, con suocero tenacemente valdimagnino, pensavo di aver esaurito il mio rapporto con questa città, (dove sono finito nel 1966, proprio il giorno del mio compleanno, perché il mio adorato babbo Gianbattista ci lavorava come rappresentante della Plasmon) esordendo nel giornalismo, era il 1979, sul Giornale di Bergamo (sede in una storica palazzina liberty in viale Vittorio Emanuele) e poi continuando, ma senza alcun entusiasmo (all’epoca era un giornale iperbigotto ed io laico venivo avvertito come estraneo: lo ero e lo sono) sull’Eco di Bergamo. E poi, correva il 1983, nel mio rapporto con uno degli uomini che mi ha cambiato la vita, un bergamasco folgorato dalla città dei Mille, Luigi “Gino” Veronelli, dove il padre di tutti noi che scriviamo di cibo e vino, si era trasferito, in un luogo mitico, via Sudorno 44…

A Bergamo mi legano poche cose del resto. Ci è nata nostra figlia, Valentina, che sentendo giustamente la città di Donizetti terribilmente provinciale, da alcuni anni si è trasferita a Milano. E poi 18 anni come direttore della Biblioteca di Stezzano, paese all’immediata periferia, il liceo Scientifico al Lussana dove la professoressa di matematica, sorella di un senatore del PCI, mi aveva fatto capire cosa fosse il disprezzo merdoso della sinistra comunista verso noi di Destra. Disprezzo ovviamente ricambiato, anche con una buona dose di odio, anche perché in matematica ero un asino e quando prendevo 4 era una festa, invece dei soliti 2, 3 o N.C., non classificato.

Liceo Lussana dove conobbi un amico fraterno, un grande giornalista, Daniele Vimercati, salito nel cielo dei giusti, forse perché caro agli dei, a soli 45 anni, e che se fosse vivo oggi magari sarebbe direttore del Corriere o di quel Giornale dove aveva avuto (dove avevamo avuto) come Maestro Indro Montanelli…

Non molto mi lega a Bergamo, il ricordo di quando, avevo 18 anni o giù di lì, dopo essere stato il “megadirettore” (così mi facevo chiamare) di Radio Nuova Bergamo, 103.3, che trasmetteva dalla sede di via Locatelli del Movimento Sociale Italiano, feci una serie di trasmissioni a RTL, che non era ancora il meganetwork attuale, ma una piccola radio in Città Alta, insieme ad un giovane intelligente, Giorgio Gori, che poi sarebbe diventato direttore di Canale 5 e Italia Uno, produttore, e oggi, vedi te, i casi della vita, Sindaco di Bergamo. Con in Giunta quella Nadia Ghisalberti che come me frequentava la sede del partito dell’indimenticabile Giorgio Almirante…

A Bergamo ho pochissimi amici, quello vero, libanese di nascita, Andrea Farhat, intellettuale di una destra tutta nostra, nazionale e popolare, sociale, più vicina a Putin e al pensiero di filosofi come Dugin e Alain de Benoist, che alla cosiddetta destra, tutta povertà intellettuale e slogan beceri, di un Salvini o della “camerata” (si fa per dire..) Meloni… E poi un cognato, Paolo Rota, direttore di una banca tedesca a Milano, che per me quest’anno ha fatto qualcosa di speciale che non potrò mai dimenticare, campassi mill’anni…

A Bergamo, quando sono a casa e non giro tra Langhe, Garda e altrove, non faccio una grande vita sociale e la sera, anche perché il mio conto in banca non mi consente grandeur e vizi, è raro che vada per i tanti ristoranti, che in città e nei dintorni (alcuni locali sono addirittura stellati) sono cresciuti e hanno una loro clientela, non solo locale.

Però, in questi ultimi due giorni, da martedì a ieri sera, i casi della vita mi hanno portato a uscire e in entrambe le occasioni sono rimasto senza parole.

Tutto è cominciato martedì pomeriggio all’aeroporto di Orio al serio, quello scalo da cui sono partito tante volte con destinazione Londra, Parigi, Madrid, Brindisi, Palermo, Varsavia, quando sono andato a prendere un signore di cui vi parlerò presto e di cui sono ora sono diventato amico, io anti-barrique notorio, lui geniale tonnelier di Bordeaux inventore di una speciale barrique, named bio oak, ma per i casi della vita legati da un rapporto di collaborazione, un accordo, business, perché di qualcosa dovrò pur campare, per aiutarlo a far conoscere e vendere nelle cantine italiane, il carato rivoluzionario che ha inventato e brevettato…

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Thomas Moussié, bordelais, l’ho portato a cena dal Masulé, che per i pochi che non lo conoscessero, è il sommelier e patron di ristorante più matto (e capace) della città, proprietario e animatore (è il caso di dirlo, da lui spesso l’atmosfera è circense e all’insegna del to have fun) del Carroponte, ambasciata Krug in Bergamo, una carta dei vini esagerata (soprattutto sulle bollicine francesi) e una cucina che lentamente sta prendendo quota. Si veda un sorprendente piatto, animelle (ris de veau) e polipo con insalata trevisana e un tocco di aceto balsamico che ha colpito me e mon ami.

Serata divertente, nel corso della quale Thomas mi ha fatto degustare il Merlot di uno dei suoi clienti, il Riccardo Cotarella di Francia, monsieur Michel Rolland, prodotto a Château Fontenil, affinato in barrique normale e in quella che ha tirato fuori dal cappello del mago della sua creatività.. Dopo aver degustato è venuto il momento di bere, ed eccomi scegliere un vino che da tempo volevo provare il particolare bianco prodotto dal sommelier Federico Graziani sull’Etna, in territorio di Bronte, il Mareneve, con la fondamentale collaborazione dell’imperatore dei vini della Muntagna, Salvo Foti. E poi, su consiglio del Mazzoleni, che ogni tanto sui vini ci azzecca e non sa solo venderli, un ottimo Pinot nero Sud Tirol, quello di Pfitscher.

Ad un certo punto la serata ha preso quota, quando ho scoperto che al tavolo accanto quello che ho poi scoperto essere il creatore di un agriturismo di lusso in Val Brembana (un posto dove, guarda te, ci è andata anche la Ferragni) il Nicolò Quarteroni, con splendida neo moglie Nicole, del Ferdy di Lenna, stava bevendo un Barolo a mio avviso appena sopra la sufficienza e io, pirla come sono, sono andato al suo tavolo a dirgli che aveva scelto male.

Quattro chiacchiere, il tempo di capire che il ragazzo ha la testa che ragiona bene e veloce, di vedere quanto fosse attivo su Instagram (lui è un influencer, perbacco..), per poi scoprire che al tavolo accanto c’era un altro bergheimer cum pallas, uno che a 38 anni ha messo in piedi una cosa, Pietro Ghilardi Selezioni, che ora fattura oltre tre milioni e mezzo di euro e importa vini spaziali, tra cui il Pure dell’Isola di Santerini di cui vi ho recentemente parlato, che insieme a distillati di ogni tipo finiscono nei migliori ristoranti italiani.

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E con chi era al tavolo Pietro, con splendida Signora? Con due bordelais, legati a quel celebre Saint Emilion Grand cru Classé, Troplong Mondot, ad una degustazione verticale del quale Pietro mi aveva invitato il 23, ma alla quale non avevo potuto partecipare, perché impegnato a degustare 50 Valtènesi Chiaretto (i rosati altra mia notoria passione) sul Lago di Garda. Cinque annate che grazie alla gentilezza di Pietro (perdiana, a chiamarsi Pietro a Bergamo e dintorni si finisce a fare gli importatori di vini sensazionali, come fa il grande amico Pietro Pellegrini colui che importa gli Champagne di Jacquesson e Agrapart, tanto per spiegarci) degusterò, tasting fatto apposta per me, stamattina.

Come è finita? Semplice, che chiamato Thomas al tavolo e presentatolo ai suoi colleghi bordelais (erano sullo stesso aereo da Bordeaux) siamo finiti ad assaggiare 1999, 2009 e un’altra annata che non ricordo, da spavento, di Troplong…

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Ma la serata doveva ancora prendere quota, perché l’incontenibile Masulé, tra una battuta e l’altra e una bottiglia di Krug stappata mi ha invitato a seguirlo ad un tavolo dove indovinate chi c’era seduta? Una donna molto bella e di classe, una giornalista seria, una vera conoscitrice di calcio come Monica Vanali, uno dei volti di Sport Mediaset, che per le reti del Cavaliere ha seguito mondiali ed europei di calcio. Il tempo di scoprire che la Signora è appassionata di vino, di scambiarci mail e numeri di telefono e la promessa di rivederci, magari a Milano, per bere qualcosa insieme, che avvicinandoci la mezzanotte e l’arrivo inesorabile del mio 64mo genetliaco sono stato richiamato da Ghislandi al suo tavolo per brindare à ma santé, con uno Champagne da urlo, Comte de Champagne 2007 di Taittinger

E poi e poi… Ci sarebbe una seconda parte del mio racconto delle serate bergamasche golose, serate dove la Francia e Parigi erano sempre nei miei pensieri, e non solo per i vini che bevevamo e perché parlavo con Thomas e i bordelais che incontrerò stamattina con una mission speciale, far capire loro cosa sia un grande Barolo (ne ho preparati due, guardate quali nella foto), ma à cause d’une parisienne che sta giocando con me come il gatto con il topo…

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Una seconda parte dove vi porterò a Pontida, sulle alture sopra Pontida, il celebre borgo del giuramento e dei raduni padani, in un posto da urlo che mai mi sarei immaginato, l’Agriturismo biologico Polisena, dove si mangia da dio grazie ad uno chef di quelli veramente grandi, Ezio Gritti.

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E dove ho scoperto che all’azienda agricola Tosca, creata nel 2000 dalla famiglia Locatelli, si producono vini sorprendenti, con vigne a 580 metri di altezza, metodo classico che in larga parte della Franciacorta una simile freschezza e purezza d’espressione e piacevolezza se le sognano, e un rosso, Primorò, uvaggio di Merlot e quando l’uva si raccoglie, Franconia, di cui, Pietro Pellegrini, io e una cara vecchia amica ed ex collega bibliotecaria, che chissà perché non vuole faccia il suo nome, che mi ha accompagnato alla splendida serata, abbiamo ammirato, assaggiandone cinque annate, e poi un Valcalepio Rosso riserva, il Bemù, con un 2006 incredibile, l’integrità. La capacità di portare nel bicchiere la voce e la forza di un terroir unico…

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Per il racconto della serata e dei vini dei Locatelli appuntamento a questo pomeriggio…

Tutto questo, Mesdames et Messieur, in due serate bergheimer, ricordando, lo faccio sempre, un altro bergamasco che manca moltissimo a me e a tutti noi che l’abbiamo conosciuto e gli abbiamo voluto bene, Francesco “Franz” Arrigoni il più bravo e il più puro del caravanserraglio di noi giornalisti enoici…

n.b.

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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