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Enovarie

Pure 2016 Volcanic Slope Vineyards

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Una meraviglia di sole, sale, pietra, mare dall’isola di Santorini

Caro Gesù Bambino, caro Babbo Natale dalla barba bianca, è solo metà settembre di questo indimenticabile 2020, ma io voglio portarmi avanti e voglio indirizzarvi, come facevo 55 anni fa (poi mi hanno detto che non esistete e lì, come quando ho imparato le mie prime parole in francese e letto il primo articolo di Indro Montanelli sul Corriere della Sera, la mia vita è cambiata…) la mia brava letterina con tanto di desideri, richieste e speranze.

Non so cosa sarà di me, della nostra Italia, del mondo, tra un anno (a me sono bastati 365 giorni per cambiarmi come nemmeno in 3650) ma io voglio fortissimamente chiedervi due cose. Anzi cinque.

 

Una molto privata, che la scelta di vita e d’amore che sto facendo non sia un altro clamoroso flop, un autogol, un Titanic. La seconda di farmi tornare, con gli amici Ivan e Zvonko Mudronja, a trovare il fantastico Marko Dusevic, ormai un amico carissimo come loro, in quella Croazia che mi è ormai entrata (manco fosse Paris…) nel cuore, e rivivere gli incanti di mare, sole e vino, ovvero la geniale tecnica di affinamento rappresentata da Coral Wine. Il terzo desiderio è di riuscire finalmente, a 64 anni, non è mai troppo tardi, a salire sulla Muntagna, quel posto unico e magico che è l’Etna dove si producono rosati, bianchi e anche rossi che mi rapiscono l’anima. Soprattutto i vini del Maestro Salvo Foti.

Quarto desiderio, il più forte, di regalarmi un 2021 dove io possa andare a vivere nella terra da vino dei miei sogni, quel posto unico che amo follemente da 36 anni, e nel quale, ogni volta che ci ritorno, rinasco e do senso alla mia vita, al mio strano mestiere di cronista del vino, la Langa

Ultimo desiderio, di farmi andare la prossima estate in una celeberrima meta turistica internazionale, un posto leggendario, la chiamano l’isola dell’amore, l’isola greca di Santorini. Vorrei andarci, cullato dai versi di un sommo poeta greco Odysseas Elytis, premio Nobel per la letteratura nel 1976, versi che recitano:

Sei emersa dalle viscere del tuono
Rabbrividendo fra le pentite nuvole
Pietra amara, provata, imperiosa
Hai chiesto come primo testimone il sole
Per incontrare insieme il rischioso splendore
Per aprirti con un’eco trionfante al mare aperto

Vorrei andarci per camminarne i vigneti letteralmente strappati alla roccia in quest’isola vulcanica baciata dal sole e dal vento, e per fare visita ad una winery, il cui vino simbolo, si chiama Pure, è stato per me un autentico coup de foudre quando l’ho provato, incredibile ma vero, a dieci minuti scarsi di bicicletta da casa mia, nella sede di un incredibile importatore di cose meravigliose di cui ignoravo l’esistenza. Come lui ignorava che a Bergamo ci fosse un tale, il sottoscritto, che di vino ne scrive da quando lui aveva solo due anni… Ed era ben lontano dal vivere importanti esperienze di lavoro in California e Cina…

Il vino, pazzesco, da non perdere, da provare almeno una volta nella vita, si chiama Pure, è prodotto da uva Assyrtiko, è prodotto da una cantina nata solo nel 2013 “con lo scopo di produrre vini che siano la pura espressione del terroir e del carattere” di quel posto da sogno che corrisponde al nome di Santorini. La cantina si chiama Volcanic Slope Vineyard, e l’importatore illuminato è Pietro Ghilardi, e la sua Ghilardi Selezioni è uno scrigno di meraviglie enoiche e di cose speciali per chi ama i distillati. Una realtà forte di 105 agenti, 2400 clienti, inserita dal Financial Times in un recente articolo tra le 1000 aziende che crescono, 3,6 milioni di euro di fatturato, con l’obiettivo di arrivare a 5,5 nel 2021.

La Pietro Ghilardi Selection ha un portfolio che raggiunge ogni gusto: “Gin, Genever & Botanical spirits, Vodka, Tequila, Mezcal y Agave, Pisco, Aperitivi, Vermouth & Vini Fortificati, Liquori & Amari, Whisky, Cognac & Armagnac,  Rum e Cachaca, Grappe, Bitter Aromatici, Vini e Champagne, SakeSode & , ”.

 

Ho incontrato Ghilardi, avendo scoperto, da una bottiglia lasciata in un ristorante di Bergamo dove vado talvolta perché la cucina è interessante e la proposta dei vini strepitosa, parlo del Carroponte di Oscar Mazzoleni, che lui importa i fantastici vini della Provence di una cantina che adoro, il Domaine de Fondrèche, zona Mont Ventoux, non distante da un luogo della mia anima, la chambre d’hote l’Aube Safran di Marie e François Pillet à Le Barroux. Così dopo avermi fatto degustare il Rosé di Fondréche, che adoro, e poi un Bandol da applausi (di cui vi racconterò presto) Ghilardi, non sapendo che mi avrebbe steso, ha tirato fuori questo Pure.

E’ bastato versarlo nel bicchiere, snasarlo un attimo, berne un sorso e subito sono idealmente finito su un’isola, mi sono immaginato velocemente catapultato in quella Santorini che davvero deve essere qualcosa di formidabile se sa esprimere vini di cotanta bellezza, purezza, vulcanica energia.

Mi piace molto l’idea di Volcanic Slopes Vineyards winery di produrre un solo vino, curato dal duo formato da Manolis Chloridis e Matthew Argyros, che sono alla ricerca di una qualità senza compromessi, pura appunto.

Le origini dell’attività vinicola in quella cantina risalgono al Settecento, quando era una “canava”, che nel dialetto locale indica il luogo dove avviene la vinificazione e lo stoccaggio dei vini. Sulle fondamenta di questa antica Canava è stata costruita nel 2013 l’attuale cantina.

Cosa rende speciale il Pure? Il fatto che nasca a Santorini, dunque su un’isola vulcanica ed il fatto che l’attuale cantina sia in qualche modo l’approdo finale moderno di una tradizione locale di vinificazione secolare.

Perché vi dico che questo Pure, fermentato in tini di cemento e da uve della locale varietà Assyrtiko che provengono da viti coltivate, allo scopo di resistere ai forti venti che spirano sull’isola, con un particolare sistema di potatura delle piante che negli anni le fanno assomigliare a nidi che si sviluppano orizzontalmente adiacenti al terreno, e con la fermentazione spontanea da lieviti indigeni, vino che ha un prezzo importante, intorno ai 30 euro per Horeca e nella boutique online viene via a 44 euro, è spettacolare?

Perché riesce ad esprimere in maniera perfetta, paradigmatica, quello che può essere un bianco prodotto su terreni vulcanici su un’isola, darti quelle emozioni uniche che danno i migliori bianchi dell’Etna e che non danno assolutamente, ed è allucinante notarlo, i Vermentino, anche quelli prodotti da un’azienda che avrebbe tutti i mezzi per fare qualità come Tenuta Le Ripalte sull’isola d’Elba… Che frequentava d’estate, pochi anni orsono, un altro me..

Già il colore è spettacolare, un paglierino leggermente dorato brillante, rilucente di mille riflessi, limpido, scintillante, poi comincia la poesia quando si avvicina il bicchiere al naso ed è un tripudio di pietra focaia, sale e mare e poi ancora pietra, agrumi, albicocca, pesca bianca, erbe aromatiche (timo e rosmarino soprattutto) con leggere sfumature che richiamano il burro di malga.

La libidine si fa completa con l’entrata in bocca di questo portento di bianco, con un gusto salato, teso, verticale e profondo, ravvivato da un’acidità perfetta, da una verticalità infinita, una lama di luce e di sale attorno alla quale si avvolge in maniera mirabile un frutto croccante, una tenera e sfumata grassezza che richiama il miele d’acacia, la cera d’api, la nocciola fresca appena staccata dalla pianta e schiacciata, per coglierne il frutto, con un sasso.

 

Un vino montaliano, da bere ascoltando le musiche che ho selezionato e che vi ho proposto distribuite lungo il testo e leggendo un capolavoro assoluto di uno dei più grandi poeti italiani del Novecento, Eugenio Montale, la sezione VI di Mediterraneo tratta da quel capolavoro che sono gli Ossi di seppia, dove il Maestro scrive: “Avrei voluto sentirmi scabro ed essenziale
siccome i ciottoli che tu volvi,
mangiati dalla salsedine”.

E nel bere e godere questo capolavoro, perfetto in abbinamento ad ostriche, sushi,  ceviche, tonno rosso, ma anche crostacei e cozze o muscoli per dirla alla ligure, il mio eno-delirio “sale agli astri ormai…”.

 

Attenzione!:

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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2 Commenti

2 Commenti

  1. Antonio

    16/09/2020 at 09:18

    Interessantissimo as usual..ne parliamo il 28

  2. giuseppe pesce

    18/09/2020 at 12:41

    Buongiorno Franco. Un suo vecchio e devoto lettore. Quando a corrente alternata ogni tanto sparisce resto sempre in attesa spasmodica della sua “riapparizione”. La sua descrizione del Pure mi aveva creato una grande voglia di ordinarlo come fatto con alcuni suoi ultimi consigli…(Li veli-Lafage-De Bruno) ma i 44 euro mi hanno fatto desistere e mi sono consolato…pure…grazie alla stratosferica Islands.
    un caro saluto
    Giuseppe Pesce

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