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Degustazioni

Langhe Nas-cëtta del Comune di Novello 2018 Arnaldo Rivera

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Un dubbio divorante: e se fosse meglio del Timorasso?

Da quanti anni scrivo, parlando di altri vitigni di Langa che non siano Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Freisa, e il mio amato Pelaverga di Verduno, della Nascetta o Anascetta o Nas-cëtta di Novello?

Posso documentare, online, un primo articolo, sull’eroico Wine Report, che risale a 17 anni fa, eccolo, ovviamente riferito al vino dell’azienda, Elvio Cogno, che è stata (come Walter Massa per il Timorasso) l’artefice fondamentale del movimento di riscoperta di questo vitigno bianco semi aromatico che ormai quasi perduto è stato riscoperto a Novello da Elvio Cogno appunto e poi da piccoli produttori e successivamente è stato lanciato sul mercato nel 1994. 

 

Dopo quell’articolo, frequentando regolarmente la cantina di Nadia, figlia di Elvio, di Valter Fissore e della loro giovane bella figlia Elena, perché producono eccellenti Barolo, Dolcetto d’Alba, ecc., ho scritto della Nascetta di Elvio Cogno nel 2010 e nel 2012, e nel 2007 ho persino lanciato un pubblico appello al più illustre cittadino di Novello, il mio amico e “compagno” (per me di merende a base di Barolo e Alta Langa, non d’altro..), Oscar Farinetti (venerdì sera Facebook mi ha bloccato per un mese perché ho preso a male parole due imbecilli che l’attaccavano da idioti per le difficoltà in cui versano, causa emergenza coronavirus, i vari Eataly e Fico), perché facesse pressione su Slow Food perché alla Nas-cetta di Novello venisse dedicato un presidio.

Io credo fortemente in questo vitigno e ne ho poi scritto anche riferendomi ad alcune interpretazioni extra Novello, come ho fatto nel 2011 con il Langhe Nascetta 2010 di Rivetto. E meno di una settimana fa, accompagnando in visita l’amico Fabio Epis del Red Wine Bar di via Moroni 63 a Bergamo, dall’amicone Sergio Germano a Serralunga d’Alba, sono rimasto di sasso (è quasi il caso di dirlo) assaggiando (ne parlerò diffusamente presto) il Langhe Nascetta 2018 affinato in anfora (oh, yes!) di questa splendida cantina.

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E mercoledì pomeriggio, da Barbaresco dove mi troverò oggi per fare visita al marchese Alberto di Gresy, all’amico Roberto Minuto di Cascina Luisin, il cui Barbaresco ho contribuito a far importare a Parigi da una splendida donna di Langa, la regina di Ardesiaco, Francesca Camerano, e ad un produttore noto in tutto il mondo, ma di cui ricordo solo che dicono sia “le Roi”, e che qualche mese fa abbia festeggiato i suoi primi fiammeggianti 80 anni, per rinfrescare le idee sulla Nascetta di Novello, tornerò nella splendida cascina di Nadia e Valter, per una degustazione, in compagnia della nuova giovane e splendida collaboratrice di questo blog Letizia Miraudo, dei vini di 11 produttori.

Nel frattempo, nel 2010 è stata ufficialmente riconosciuta la Menzione Geografica Aggiuntiva Nascetta del Comune di Novello (vinificazione in purezza), è nata l’associazione Nascetta di Novello, visitate qui il sito Internet, che comprende 11 produttori, ed è stata fondata “con l’intento di promuovere e valorizzare l’affascinante storia dell’omonimo vitigno autoctono delle Langhe. Con un totale di 11 cantine rappresentiamo la quasi totalità delle aziende vinicole del paese.

Nel 2002 la Nas-cëtta entra a far parte della DOC Langhe e nel 2010 si ottiene il riconoscimento della DOC Langhe Nas-cëtta del Comune di Novello la cui produzione è autorizzata nel solo Comune utilizzando uve Nas-cëtta al 100%. La nostra missione consiste nel far scoprire in Italia e all’estero questo straordinario vino bianco dal forte carattere, simbolo di un piccolo territorio come Novello e della tutela della cultura vitivinicola delle Langhe, elemento imprescindibile per la salvaguardia di una zona considerata tra le più affascinanti al mondo”.

E in attesa del tasting di mercoledì 9 a Novello io mi sono portato avanti e mi sono stappato, con grande piacere, una bottiglia di Nascetta del Comune di Novello annata 2018 inserita nella linea di qualità, una selezione rigorosa che porta il nome venerabile di Arnaldo Rivera, di cui ho parlato recentemente qui, di una cantina cooperativa, Terre del Barolo, con sede nella parte bassa della mia amatissima Castiun Falàt.

Un Langhe Nascetta del Comune di Novello, 100% Nascetta, da vigneti in Novello (inclusa una vigna storica del 1963 in località Ravera), prodotta, in 6500 esemplari, con lenta fermentazione in acciaio inox a bassa temperatura e affinamento in acciaio con permanenza di 8 mesi sui propri lieviti.

Con la mia “scrittura tagliente ma attenta”, la definizione, bellissima, mi è stata regalata da uno dei giovani, capaci, inventori dell’enoteca on line Spumante 365, Marco Duò, che ringrazio, provo a raccontarla con queste parole: colore paglierino scarico brillante, naso minerale, teso, molto pulito, fresco e vibrante, con grande espansione e note di agrumi, sale, pietra, fiori bianchi e mandorla in evoluzione.

Bocca viva, larga e grassa, con una sensazione che varia tra il Vermentino ben fatto, quello di Ivan Giuliani Terenzuola ad esempio o il Pagliatura di Fattoria di Magliano, e quella che dà il Grenache gris in un vino largo, pieno, succoso, ma fresco come il 2017 di Mas Gabinèle nell’Hérault (poco distante da Montpellier e da Aniane, ovvero Mas de Daumas Gassac) che vorrete sicuramente acquistare tramite Vinatis, dopo che prestissimo lo avrò raccontato qui.

Mi sa proprio che mercoledì 9 a Novello degustando una dozzina di Langhe Nascetta del Comune di Novello mi divertirò e avrò elementi in più per farmi questa domanda che già mi ronza in testa: ma i langhetti che, come ho raccontato qui, hanno investito sul Timorasso nei Colli Tortonesi, hanno fatto bene oppure dovevano restare in casa e investire sulla Nascetta?

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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