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Enoriflessioni

La bellezza senza fine: Letizia Miraudo ci(si) racconta

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A proposito dei 5 Terre dell’azienda Possa di Samuele Heydi Bonanini

Great news cari lettori! La “famiglia” di Vino al vino si allarga e accoglie una giovane bellissima futura Mamma, una ragazza trentaduenne, sommelier, ovviamente A.I.S. (l’Associazione che sempre nel cor mi sta nonostante gli attuali vertici nazionali), che vive nella “superba Genova” e corrisponde al nome di Letizia Miraudo.

Tutto è andato, come accadeva a me, tanti anni fa, quando scrivevo a Baldassarre Molossi, direttore della Gazzetta di Parma, ai miei Maestri Indro Montanelli e Germano Pelizzoni, e mi proponevo di collaborare con i loro quotidiani o riviste. Così ha fatto Letizia, che mi ha mandato alcuni suoi pezzi (collabora anche a Civiltà del bere ben diretta da Alessandro Torcoli autore del bel libro In vino veritas) e mi ha detto (la sventata) che le sarebbe piaciuto pubblicare qualcosa sui miei blog.

Ho letto, mi è piaciuto come scrive, poi ho visto le sue foto e ho capito che un po’ di bellezza a Vino al vino farebbe solo bene, e le detto, forza Letizia, sali a bordo e sentiti a casa tua.

Così Letizia (che incontrerò mercoledì pomeriggio quando mi raggiungerà in Langa a Novello per una degustazione di Nas-cetta di Novello) si presenta:

“Per dieci anni ho lavorato presso la più grande compagnia assicurativa italiana, maturando una grande esperienza nell’ambito dello sviluppo e dell’organizzazione.

Le competenze commerciali che ho saputo sviluppare ed il mio entusiasmo mi hanno permesso di raggiungere brillanti risultati e traguardi. A dicembre del 2014, un grave incidente stradale, ha cambiato le sorti della mia vita e le mie prospettive.

Al risveglio dal coma, ho deciso infatti di studiare e approfondire quello che per me era sempre stato un diletto, ma che da quel momento avrei voluto diventasse il mio presente e futuro: “il mondo del vino”.

A febbraio del 2015 mi sono iscritta al primo livello del corso AIS e a febbraio 2018 ho conseguito il diploma di Degustatore AIS.

Durante il percorso di studio, ho sviluppato la mia passione per il vino e per il mio lavoro. Oggi collaboro con aziende della Liguria e zone limitrofe per la promozione e lo sviluppo dei prodotti della mia terra, portando l’amore per la vigna e per la vendita in ogni banco di assaggio e in ogni pubblicazione, che mi vede coinvolta direttamente, inoltre ho iniziato un percorso con la rivista “Civiltà del bere”; progetto nato grazie ai miei studi presso la Scuola superiore Sant’Anna di Pisa riguardanti il rapporto tra il mercato mondiale e il vino italiano.

L’allegria, la determinazione, il sorriso e la costanza che da sempre mi fanno svolgere al meglio il lavoro, spero portino anche in questa nuova avventura il mio contributo positivo”.

Belle le sue parole, vero? E allora per cominciare un percorso di condivisione e di crescita che mi auguro sia lungo e proficuo per lei, Letizia ha scelto di raccontare vini della sua terra ligure, e di quell’autentica meraviglia che sono le Cinque Terre e precisamente quelli dell’Azienda Agricola Possa di Samuele Heydi Bonanini posta nel Parco Nazionale di quell’angolo di paradiso.

Beh, che dire se non benvenuta a bordo a Letizia, augurissimi per ottobre e buona lettura?

Il graffio sapido accompagna ogni sorso, e ogni sorso accompagna la mente verso pensieri rasserenanti. Un piccolo balcone, un tramonto, il mare, il presepio colorato di casette strette e lunghe, i piedi scalzi, un libro chiuso vicino e null’altro che un calice di 5 terre Doc in mano. 
Ecco è così che credo si debba gustare il bianco ligure più famoso oltreconfine. 
Il 5 Terre ti racconta una storia di fatica e sudore quotidiano, di persone determinate e sognatrici che non hanno mai abbandonato lungo il trascorrere dei secoli la loro amata casa.
Doc dal 1973 ma presente nella zona dal IV sec. A.C. il 5 terre Doc si sviluppa nella provincia di La Spezia nei comuni di Riomaggiore, Vernazza, Monterosso e La Spezia nei paesi di Tramonti di Biassa e Tramonti di Campiglia.

È in questi anni che nasce la cooperativa e vengono costruite di 73 monorotaie, per il trasporto di merci e uomini, caratteristici trenini in grado di risalire le ripide scogliere in cui l’uomo rubando spazio alla natura è stato in grado di generare vita. Dal 1999 Parco nazionale le 5 Terre sono l’unico parco in Itala volto alla salvaguardia di un ambiente antropizzato impegnato nella tutela dei terrazzamenti e dei muretti a secco che li sorreggono.


Possa: con il massimo dell’impegno e senza risparmio di energia: adoperarsi con ogni possa; lavorare a tutta possa.
Se cerchi sulla Treccani il sostantivo “Possa” ne esce tutto ciò che per un vignaiolo è quotidianità ed è proprio da qui che voglio iniziare a parlare dell’Azienda Agricola Possa di Samuele Heydi Bonanini; da qui, da questa curva che l’occhio umano non si stanca mai di cercare, dove cielo e mare si uniscono, dove Tino e Tinetto rompono la “monotonia” del blu con le loro ombre nere, quella curva che anche il Milanese non vorrebbe mai finisse. 
Siamo nel comune di Riomaggiore e proprio qui sulla curva, dietro a un piccolo cancello si nasconde un lungo precipizio in cui km di muretti a secco che sfiorano il mare provano a domare le intemperie della natura, l’acqua e il vento, il sole e la burrasca.

È qui che l’occhio dolcemente innamorato di Heydi si perde tra i filari delle sue vigne. Le uve sono quelle della tradizione secolare del luogo: Bosco, Piccabon, Rossese Bianco, Bonamico, uva Regina e Albarola. Sul suo sito nella presentazione Heydi descrive in poche righe lo spirito della sua azienda: “Restituire alle 5 Terre esattamente quel vino che le rese famose in tutto il mondo.” 


Cuore genuino e determinazione sono gli ingredienti alla base del successo di questa realtà ligure. Nessun compromesso solo fatica, innovazione e sperimentazione. Nata nel 2004, è la realizzazione di un sogno infantile, che Heydi ha coltivato giorno dopo giorno direttamente sul campo insieme al nonno e alla nonna. Nel romanticismo di questa storia c’è la difficoltà della gestione di un territorio scontroso a primo impatto ma generoso se curato quotidianamente. I vigneti degradano, NO!, la parola giusta è precipitano nel mare, le uve sono accarezzate dai venti provenienti da sud, riscaldate tutto il giorno dal sole e pervase dal salino del mare per affinare il loro corredo aromatico.
Ad ogni sorso di vino smetti di riflettere sulla parola giusta da usare per descriverlo e ti getti a capofitto giù per quelle ripide pendenze alla ricerca dei profumi della terra, del gusto del sale, dall’aroma balsamico della macchia mediterranea, senti il ronzio delle api e lo sciabordio delle onde attorno a te, il calore delle pietre sotto i piedi e dei piccoli viottoli dove a fatica corri accarezzato da rovi e grappoli di uva, coccolato da un respiro senza fine.


Nel calice il vino si veste di un giallo ambrato, la breve macerazione sulle bucce e la fermentazione spontanea non inficiano la vivacità del colore. Il naso è intrigante e pungente: il timo, rosmarino, salvia maggiorana e la forte componente salina si amalgamano alla perfezione agli aromi agrumati e fruttati di mela golden e una lieve nota di frutta secca. La bocca è fresca e scorrevole, la nota salina persuade chi lo beve al sorso successivo.
Questo vino è il perfetto ritratto della sua terra di provenienza ricco di sfaccettature, ogni olfazione regala sfumature sorprendenti. Un omaggio alla uva Bosco e all’Albarola, alla coltivazione ecosostenibile e alle buone pratiche di cantina.

Attenzione!:

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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