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Indignazioni

Italia mia cara, ma cosa ti sta succedendo?

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Riflessioni ad alta voce di un italiano incazzato…

Sono persuaso che non basti più l’indignazione, che non siano sufficienti la rabbia, l’indignazione, la rabbia, che occorra passare da questa fase stagnante e improduttiva di incazzatura solenne, di nausea, di schifo, di fronte allo spettacolo indecoroso di come giorno dopo giorno, per dirla con il sommo poeta Mario Luzi, “muore ignominiosamente la repubblica. Ignominiosamente la spiano i suoi molti bastardi nei suoi ultimi tormenti”, e di come occorra reagire. Se necessario, e temo sia proprio necessario, non solo a parole, con il voto (inutile) espresso quando gli infami di ogni risma che ci sgovernano ci permettono di andare a votare, e passando, finalmente!, dalle parole ai fatti…

 

Questo Paese è alla deriva, basta recarsi qualche giorno all’estero e rientrare in questa “povera patria”, per averne la percezione, per avere mille motivi per provare ribrezzo, per essere investiti da una feroce collera, per sentire crescere la voglia di andare a Roma, e non per visitare il Colosseo o farsi du’ spaghi…

Questa mattina, alla stazione di Asti, dove mi trovavo, reduce da tre giorni meravigliosi nell’operoso civile Piemonte, nella Langa, del Barbaresco e del Barolo e poi in quella deliziosa enclave dolcettista che è Montelupo albese, ne ho avuto l’ultima riprova. Ero lì, tranquillo, seduto, l’infame mascherina indossata, il fottuto distanziamento rispetto ad un altro passeggero rispettato, ad aspettare, con largo anticipo, il mio treno (ovviamente arrivato in ritardo, con l’interno lercio, i sedili sconnessi, l’aria da terzo mondo, non da Paese industrializzato), vestito con tanto di giacca, mica cunscià come un barbun, senza nessun tatuaggio addosso, orecchini, capelli lunghi e lerci, insomma con l’aspetto civile che cerco di avere sempre, in ogni circostanza, quando da una pattuglia della Polizia arrivata in forze mi è arrivata la richiesta di esibire i documenti.

Attenzione, non eravamo nell’Unione Sovietica di Breznev, nella Polonia del generale Jaruzelski, nella Bulgaria che visitai nel 1980, nove anni prima del crollo dell’infame Muro della Vergogna specchio della criminale ideologia comunista, di Todor Hristov Živkov, nella Cina di Mao o nella Cambogia di Pol Pot, nella Corea del Nord del cicciobello…, ma in un Paesello che teoricamente dovrebbe essere democratico, dove ogni cittadino ha il sacrosanto diritto di spostarsi, rispettando le leggi, pagando il biglietto del treno, senza essere importunato da un poliziotto che ti chiede perché sei ad Asti, chi sei, e pretenderebbe che tu ti facessi controllare esibendo il documento di identità…

Sono stato tentato di fare disobbedienza civile, di non presentare la carta d’identità, di dire portatemi pure in caserma, poi chiamiamo il mio avvocato e vediamo un po’ come va a finire… Però avevo fretta di rientrare a casa, dovevo avere un colloquio telefonico importante in serata che non potevo certo sostenere trovandomi in un gabbione in una stazione di polizia. E ho fatto quello che mi veniva chiesto, vedendo come il mio documento venisse scrutato e controllato manco fossi un delinquente, uno spacciatore, un sans papier arrivato non si sa da dove e perché.

Mi sono limitato a dire al cosiddetto tutore dell’ordine, che in realtà si dimostra essere un testimone impotente del disordine, che provavo vergogna per questo controllo indegno di un Paese civile, che mi faceva pensare di essere nella DDR o nell’Urss dell’incubo stalinista…

Poi, detto questo e pronto ad essere portato in Caserma per ulteriori controlli perché avevo anche alzato la voce, non ho più proferito sillaba e sono stato fortunato, non è più successo nulla e ho potuto tornare a Bergamo. Su treni lerci e ovviamente in ritardo, perché a Palazzo Chigi c’è mister pochette, l’ineffabile pugliese falso come Giuda e non.. beh avete capito a chi alluda

Arrivato però alla stazione di Bergamo la mia indignazione che si era placata è tornata ad esplodere, arrivato nell’area antistante, di fronte all’indecoroso spettacolo di decine e decine di sfaccendati, in larghissima parte di colore, gente che non si sa come campi, che lavoro faccia, perché le sia stato consentito di invaderci, di rendere le nostre periferie sordidi ghetti, di insozzare, defecando e pisciando dove capita, spaparanzati alle 16 a non fare nulla, ma con tanto di smartphone ultima generazione, scarpe Nike e mountain bike costose.

 

Sbarcati (e continuano ogni giorno a sbarcare senza nessuno che li fermi) non certo per salvare, come ha sostenuto una comica involontaria finita assurdamente a fare la Presidenta della Camera, le nostre pensioni, a sostenere l’economia italiana, ma a rendere la vita di tanti italiani per bene, onesti, lavoratori, in regola con le tasse, ancora più difficile.

E allora avrei voluto tanto dire, anzi urlare, a quei poliziotti che alla Stazione di Asti mi hanno rotto i corbelli chiedendomi di favorire i documenti, e alla loro capa, il peggior ministro degli Interni dal 1946 ad oggi, tale Lamorgese Luciana, perché diavolo non chiedete i documenti a questa torma di invasori, perché vi rifiutate di verificare carte alla mano che non sono in regola, che non hanno alcun diritto di restare qui e invadere le nostre città e campagne, che sono di fatto nemici dei cittadini italiani perbene?

Perché, porca di quella miseriaccia zozza? Quando finirà questa vergogna, questo sconcio, quando i cittadini italiani si risveglieranno dal loro pigro torpore e prenderanno in mani le sorti di questa italietta da operetta, costi quello che costi, prima che sia troppo tardi?

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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3 Commenti

3 Commenti

  1. Simone N

    12/09/2020 at 13:42

    Caro Ziliani,
    intanto solidarietà per aver toccato con mano l’arroganza del braccio triviale dello Stato. La prima cosa che mi viene in mente, è che tra Carabinieri, Polizia, Finanza,ecc ha più corpi d’armata l’Itaia, con annessi generali, colonnelli e funzionari, che qualunque altro paese del mondo. Tanto alla fine fine paga sempre”Pantalone” Cioè noi.
    Quanto alla questine migranti, mi chiedo:
    1)Cè una frazione della borghesia di casa nostra(in agricoltura e nell’indstria) che si arricchisce sulla pelle, sul sangue e sul sudore di disperati provenienti da ogni dove.
    I tassi di sfruttamento della manodopera immigrata, da parte di padroncini e caporali di casa nostra, sono una piaga indegna di un paese che si qualifica civile. Perchè nessuno si indigna contro questi mercanti di carne umanana, che trattano meglio i loro animali domestici, piuttosto che gli immigrati che impiegano nelle fabbrichette, nei campi o nelle cooperative? Eppure, al parte il colore della pelle, facciamo parte della stessa specie;
    2)In un paese, dove nessuno vuole fare figli, per motivi su cui non mi soffermo, non è forse vero che è proprio grazie agli immigrati naturalizzati(e non solo)che l’Italia non sprofonda nell'”inverno demografico”?
    3) Dati alla mano, i contributi pagati dai lavoratori immigrati impinguano quella cassa, che poi va a pagare anche lo lo stipendio di non pochi signori in divisa, che ogni tanto importunano anche chi sale su un treno e vuole solo tornare a casa.
    4) Non è forse vero, che cè un infame bussiness dell’accoglienza” che è diventato un vero ramo dei servizi, che continua a far arricchire sciacalli(dalla pelle bianca), che solo in questa putrida società borghese possono camminare a piede libero?
    Potrei continuare, ma capisco il suo sdegno, nel vedere qualche giovane
    colorato “sbragato”sui gradini della stazione, che scimmiotta i modi di fare e i deboli costumi della nostra gioventù. Da fastidio anche al sottoscritto, ma non prendiamocela con i più fessi(o ultimi se vi piace di più) della piramide sociale!
    Sempre con i migliori Saluti
    Simone

    . Suppongo che si incazzerà ancor di più pensando che abbiamo più co

    • Franco Ziliani

      12/09/2020 at 16:15

      bel commento su cui non concordo ma fatto con intelligenza e coraggio civile. Mi piacerebbe fare due chiacchiere con lei. Cordialità

  2. mc

    14/09/2020 at 15:33

    Gentile Ziliani, lo chiedo sommessamente: concordo sui treni maleodoranti e in perenne ritardo mentre ho da eccepire sui toni riservati agli immigrati, ma non è questo il punto.

    Piuttosto mi pare balzano che si infastidisca se le chiedono i documenti: lei si dichiara uomo di destra quindi ritengo abbia massima stima e simpatia per i rappresentanti delle Forze dell’Ordine, quali che siano.
    Io, che per carità militante non sono ma che per indole tendo ad altro versante (moderatamente e con disgusto crescente per chi mi rappresenta) mi sento tranquillo se incrocio una volante della Polizia o un controllo dei Carabinieri.

    Per inciso, sabato e domenica ho gravitato tra Mombaruzzo, Asti, Serralunga e Castiglione Falletto, zone che mi capita fortunatamente di attraversare due o tre volte l’anno, e ho visto in strada una quantità di pattuglie decisamente più numerosa del solito; immagino stessero cercando qualcuno.
    Mi fermano, presento i documenti, sorrido e ringrazio: nel 99% dei casi le persone in divisa fanno altrettanto, davvero non vedo motivo di scaldarsi e di alzare la voce con persone che stanno lavorando e che non possono certo decidere se devono fare un posto di blocco a Grinzane Cavour invece che una retata antidroga a Milano Rogoredo.

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