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Mon coeur mis a nu...

C’è ancora tantissimo da fare per rendere normale quello che è normale

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Sono di destra, qualcuno dice anche “fascista”, ma sono soprattutto un uomo…

Lo so bene, qualche amico e qualche semplice lettore me l’ha scritto dopo aver letto i miei due ultimi articoli su questo blog, ovvero questo e questo: ma Vino al vino non è un blog del vino che dovrebbe occuparsi di vino, perché parli delle tue idee politiche e di perché questa Italia del 2020 ti fa incazzare?

Obiezione perfettamente ragionevole e giustificata, che dimentica però un’evidenza: prima che un cronista del vino sono un uomo, con le sue idee, le sue sensibilità, le sue speranze, le sue delusioni, e quindi, usufruendo di questo spazio pubblico, letto, lo dicono i dati di Google Analytics non io, da tanta gente (il 20% delle visite nonostante scriva in italiano e non inglese, all’estero, persino in Cina, Giappone, Australia e non solo negli States, en France, in UK o in Polonia) cerco di manifestare il mio pensiero.

Non solo raccontando il mio trentennale Amore per il Barolo e la Langa, la mia idiosincrasia per la barrique se utilizzata sul Nebbiolo, il Sangiovese, l’Aglianico, il Nerello Mascalese, la mia sfrenata passione per i vini in rosa, i rosati, la mia fedeltà e dipendenza dal modello insuperabile dei metodo classico universali, le Roi Champagne, ma anche dicendo la mia, ho ancora molte idee nonostante i 64 anni alle porte, e so scrivere, dicono, su diversi fatti della realtà quotidiana, sulla vita di tutti i giorni.

E quindi oggi, da cittadino, da uomo, da padre, da ex marito il cui matrimonio è finito sette anni fa, dopo trent’anni di eroismo da parte della mia ex moglie (una santa) per infinite mie mancanze e colpe, assolutamente non per colpa di Ely, di fronte a questa notizia spaventosa, orribile, devastante, che ho letto sul sito Internet dei principali quotidiani italiani, e poi sulle pagine Web del Mattino di Napoli, una notizia non da 2020 ma da Medio evo, non da Italia Paese civile, ma da Paese preda del fanatismo islamico, ho pensato, anche se è domenica e questo non è il Corriere della Sera ma solo un modesto blog del vino, di dire ad alta voce che da uomo, da padre, mi vergogno di quanto è potuto accadere ieri a Caivano vicino Acerra borgo disperato alla periferia di Napoli dove a comandare è la delinquenza organizzata, la merdosissima camorra.  

Ho letto, spalancando gli occhi e devastato dall’orrore, dalla pietas, dalla rabbia, che un fratello, un ragazzo di 25 anni, è potuto arrivare ad uccidere, anche se involontariamente, dice, la propria sorella di 22 anni avendo scoperto che lei aveva una relazione seria, stabile, felice, non con un ragazzo, bensì scandalo insopportabile soprattutto per la mentalità retrograda di troppo Sud, bensì con una ragazza. Una relazione gay, o omosessuale, comunque la si voglia definire.

L’ha uccisa, lo sventurato fratello, perché non sopportava la cosiddetta “onta” di avere una sorella “non normale”, non reggeva più le derisioni di imbecilli trogloditi retrogradi come lui che gli imputavano di avere una sorella non “zoccola”, ovvero “generosa” e di “larghe vedute”  con svariati masculi, bensì, “che orrore, che vergogna!”, lesbica.

E così, accecato dalla rabbia, vittima di una pseudo cultura, che è invece solo incultura becera e sorda ignoranza, maschilista, idiota, buia, che vede la donna come un oggetto, incapace di decidere del proprio destino, buona solo a fare figli e lavare e stirare e guai a lei se parla e vuole decidere per proprio conto, “ha deciso che servisse una lezione”, ha speronato la motoretta dove la sorella viaggiava con la compagna lesbica e ne ha causato la morte. E non contento di aver fatto cadere dalla moto la sorella e di averla ridotta in fin di vita, lo sventato è arrivato a pestare a sangue la compagna della ragazza ferita dopo essere caduta dalla moto, perché “colpevole”, somma ingiuria, di aver “infettato” la sorella.

Cosa dire se non asciugare le lacrime e provare un’infinita pietas per la povera morta, per amore, per i “misteries of love”, per la sua compagna e per quello sventato che fino alla fine della sua povera inutile vita sarà, lo spero profondamente, lacerato, se sopravviverà al rimorso e all’angoscia che lentamente lo invaderanno, dal rimorso per aver causato la morte della sorella.

Non so come la pensassero, come vivessero i genitori della ragazza morta e dello stupido fratello, la relazione omosessuale della ragazza, il fatto che, nella Campania della camorra, fosse lesbica…

Bisogna viverle certe situazioni e giudicare da fuori è facile, comodo, banale, io dico solo, e non è automatico e semplice dirlo da uomo di destra quale sono, una destra che ha per decenni criminalizzato l’omosessualità e trattato chi, per una volontà della natura, non per quale improbabile inesistente “malattia”, compie una scelta di vita e d’amore “diversa”, come un colpevole, di non si sa quale “lettera scarlatta”, mi sento di dire una semplice cosa.

Voglio dire che se a me capitasse mai di avere una figlia come la povera ragazza di Caivano forse inizialmente farei fatica ad accettare la cosa ma poi, perdiana, è tua figlia!, la abbraccerei forte per dirle che sono orgoglioso di lei, che accetto senza criticare la sua scelta. Che le voglio bene, che quel che conta è la sua serenità, la sua felicità, e che non importa affatto se non mi renderà nonno e non mi darà in braccio o da accompagnare ai giardinetti e ad insegnargli ad andare in bicicletta, un nipotino.

Perché quel che conta è l’amore, all you, we need is love e l’amore può avere e ha mille facce, mille colori, mille inclinazioni, declinazioni, importante è viverlo con tutte le forze e lasciarsi bruciare se necessario…

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog www.lemillebolleblog.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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7 Commenti

7 Commenti

  1. Luca Rossi

    13/09/2020 at 20:41

    Divertente scoprire che il fascista e razzista Ziliani, quello che voleva che i migranti fossero affondati sui barchini e sulle sgangherate imbarcazioni con cui approdano, scappando dalle guerre e dalla fame, in Italia, oggi, con uno studiato colpo di teatro si scopre sostenitore dei diritti degli omosessuali.
    A Ziliani, al nazista Ziliani, quello che più volte in pubblico e privato ha inneggiato a Hitler,vorrei chiedere: difende la legittimità di questa coppia anche dopo aver scoperto che la compagna della ragazza morta era in realtà un transessuale, come si legge sull’Ansa?
    https://www.ansa.it/campania/notizie/2020/09/13/-speronata-dal-fratello-perche-gaycade-da-scooter-e-muore-_e732c33a-2fc2-4526-a38f-6add43fc1f13.html
    Ancora una volta il razzista Ziliani che odia i “negri”, o “abbronzati” come ama chiamarli (una volta l’ho sentito anche con le mie orecchie) ha dimostrato di essere abile a scrivere e vendere fumo ma di fare discorsi del ca..o che si sgonfiano come palloni sfiorati da una punta di spillo.
    Ziliani si ricordi che i suoi camerati nazifascisti gli omosessuali li ammazzavano nei lager..

    • Franco Ziliani

      13/09/2020 at 20:51

      pubblico lo pseudo commento di tale Luca Rossi (sto provvedendo ad informare la Polizia Postale per risalire alla vera identità di questo diffamatore) solo per documentare quanti imbecilli e intellettualmente disonesti esistano al mondo.
      A difesa delle deliranti accuse di un diffamatore che posso benissimo immaginare chi sia mi è sufficiente linkare questo mio articolo di quattro anni fa che dice con chiarezza quale sia la mia posizione nei confronti del nazismo e degli ebrei.
      Altro non ho da aggiungere se non provare sincera pena per quel minus habens:
      https://vinoalvino.org/blog/2017/02/stasera-a-milano-per-onorare-le-vittime-dellolocausto.html

  2. Simone N

    13/09/2020 at 22:59

    Articolo coraggioso e per niente scontato. La tragedia è orribile ed è figlia del degrado sociale di una zona del nostro paese, non nuova ad episodi raccapriccianti. Troppo facile Liquidarla come semplice episodio di omofobia e poi magari andare in televisione e sull’ondaemotiva,invocare leggi ad hoc o aggravanti speciali.

  3. Marcello Sensi

    14/09/2020 at 08:17

    Buongiorno, magari non c’entra nulla, ma vorrei dare un mio personale contributo alla discussione. Chi vi parla non ama le etichette ( se non quelle dei vini… ) e non si professa né di destra né di sinistra. Mi rivolgo al signor Luca Rossi, rammentandogli che quelli che oggi vengono definiti “migranti” ed approdano sulle nostre spiagge, non muoiono certo di fame, altrimenti non potrebbero permettersi un viaggio da migliaia di dollari. Coloro che patiscono realmente la fame rimangono li a morire di stenti. Interroghiamoci su chi gestisce questi traffici e perché cio’ avviene. Quando ero ragazzo non si parlava di migranti ma di “emigranti”, ossia dei nostri eroici connazionali che – con il permesso degli Stati di destinazione – hanno tirato su i grattacieli in Nord America e costruito ferrovie nelle steppe russe e nei deserti australiani. Oggi, per un sussulto di pudore, e’ stata fatta cadere la “e” iniziale dal termine emigrante e si tratta di una differenza di non poco conto…

  4. Marcello Sensi

    14/09/2020 at 11:07

    Grazie per l’apprezzamento, caro Franco. Credo che nessun “cuore tenero” replichera’ alle nostre inoppugnabili argomentazioni. Il rumore prodotto dal loro meschino arrampicarsi sugli specchi si potrebbe udire finanche in cima all’Himalaya…

  5. Simone N

    14/09/2020 at 15:25

    Non si tratta di essere fascista o di sinistra (che oggi non vuol dire niente), ma
    di provare ad andare oltre l’apparenza delle cose.
    Premesso che i flussi migratori sono fenomeni mondiali,e che come tali devono esser affrontati, non è pensabile che in un mondo dove le merci e i capitali si muovono liberamente,alla ricerca del più alto tasso di profitto (ovviamente sfruttando e malpagando la manodopera salariata indigena- che non emigra), le persone non possano emigrare alla ricerca di condizioni di vita migliori. Sarebbe un paradosso.
    Volando basso e guardando dentro casa nostra, siamo un paese che sta attraversando malamente l’inverno demografico.Secondo le previsioni Fmi, dal 2045 avremo un lavoratore per pensionato. Ai livelli attuali delle pensioni ciò significa che 4 euro su 5 guadagnati col proprio lavoro andrebbero a pagare le pensioni. Non cè studio che non abbia dimostrato che senza l’afflusso di manodopera immigrata, il nostro Belpaese, dove nessuno fa più figli, è destinato al collasso. Dati alla mano, i contributi versati dagli immigrati, alle casse dell’INPS sono una boccata di ossigeno. Non è opinione. E’ fatto oggettivo.
    Interi rami d’industria o della nostra agricoltura perirebbero senza il lavoro della forza lavoro immigrata; senza la quale probabilmente non arriverebbe la frutta e la verdura sulle nostre tavole.Chi l’andrebbe a raccoglierla? In una economia dove con un click si ordina una merce, di che colore pensate abbiano la pelle gli operai che lavorano nella logistica?
    Secondo voi, è un caso che la Confindustria sia terrorizzata dall’interruzione dei flussi migratori? E pensare che rispetto a Germania, Francia e Spagna, abbiamo la percentuale più bassa di immigrati sulla popolazione. E veramente vorrei continuare, ma capisco che non è queata la sede.
    Altra cosa sono quei mercanti di carne umana,italianissimi, che con sedicenti cooperative hanno fatto dell’accoglienza un bussiness ultra redditizio perchè foraggiato tanto al kilo dallo Stato. Contro costoro sarebbe sacrosanta l’indignazione.
    Saluti Caro Ziliani,
    sempre con la stessa stima.

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